Psicologia e conversazione: “Non sottovalutare il tuo interlocutore”

Comunicazione_efficace1Ciao,

ti è mai capitato di sottovalutare un tuo interlocutore? un recente studio ha dimostrato che le persone che tendono a farsi “belle” agli occhi degli altri sottostimano, quelle stesse capacità che loro mettono in mostra nei loro interlocutori. E’ un fenomeno piuttosto diffuso, spesso mi capita di parlare con pseudo-esperti-di-psicologia 😉

Che magari si perdono in una dissertazione lunga ore(soprattutto se li becchi sul treno) per poi chiederti:”scusa ma tu cosa fai nella vita” e rispondo “lo psicologo”…a questo punto o si ritirano oppure ti attaccano (il secondo caso è il più frequente soprattutto se hanno letto qualche libro di PNL ;-)).

Prima di mostrarti l’esperimento è utile sottolineare il concetto più importante: se tu tenti di modificare la tua personalità per sembrare più “intelligente” ecco che di colpo diventi cieco all’intelligenza altrui… direi un gran bel pasticcio 😉

Purtroppo però non tutti sanno che questo può accadere per mille ragioni, e non solo per una personalità narcisistica. Uno dei motivi potrebbeessere quello di sentirsi più bravi e competenti perchénon si conoscono le referenze della altra persona…come nel mio esempio.

Bryan Gibson e Elizabeth Poposki hanno svolto ben 5esperimenti con migliaia di partecipanti, per giungerea questa incredibile scoperta. In pratica hai soggetti era chiesto di guardare una serie di filmati e, poi, di discuterne con altre persone.

A metà di questi è stato chiesto di presentarsi come: estroversi, introversi,intelligenti, felici o sicuri… per ogni tipologia di esperimento. In breve, ai soggetti a cui era statoassegnato “un tratto” diventavano ciechi a quellostesso “tratto” che loro presentavano nei lorointerlocutori.

Come ti dicevo prima questo effetto è molto bello vistal’importanza che riveste sempre la famosa “prima impressione”. E’ forse per questo che la maggior parte degli strateghi più famosi al mondo utilizzavano quella che viene detta posizione “one-down“? perché così,oltre che usarla come leva la utilizzavano anche per valutare meglio il nemico? cosa ne dici? 😉

A presto
Genna

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8 Commenti
  • Grazie Kaizen 🙂

  • Salve gennaro.
    Finalmente ho trovato il blog che fa per me.. grazie di esistere.:-)
    -kaizen

  • Ciao Genna!
    Articolo interessantissimo! Sopratutto se pensi che potrebbe esserci sotto un processo cognitivo di base (come per es. la categorizzazione). Le prime volte che ti avevo sentito parlare di up/down mi era venuto in mente il detto evangelico chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.. (Forse ne avevamo anche già parlato). Questa frase non è un'"invenzione" di Gesù, ma l'indicatore di un atteggiamento molto più arcaico. Gli antichi avevano capito che "mettersi in down" crea molti più vantaggi? E qui la domanda sorge spontanea: E se Gesù fosse il Super-Master dei Master Trainer? 😀

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Sono d'accordo,
    se non ci sono "situazioni precise" oltre che patologie è sempre meglio adattarsi… situazioni nel senso che, se sei (es) in presenza di un poliziotto è sempre meglio il down 😉

    I tuoi commenti mi saranno sfuggiti, perdonami (perdonatemi tutti) ma il sistema di blogger per i commenti ogni tanto fa questi scherzi…ma mi accollo tutta la responsabilità 😉

    Grazie DAN
    Genna

  • [quest'ultima (l'altra non questa!:) precisazione mia però pubblicamela, ehh!!?]
    🙂

  • giustissima questa precisazione Genna… ma io intendevo che in down mi ci metto da sola in privato mica così spudoratamente in pubblico o davanti a qualsiasi interlocutore sia… Mi spiego meglio: il lavoro up e/o down è e va in contemporanea, almeno per me. Proprio un caso di surf su onde contrarie o di vantaggio al proprio percorso. Così come dici parlando di sensibilità alla via di mezzo…

    Una cosa è chiara: più facile partire dal down e arrivare all'up o viceversa? Per me, se non ci sono patologie precise, è assolutamente uguale.
    Solo questione di equilibri nella comunicazione.
    Ciao e grazie a te

    P.s.
    A proposito di commenti pubblicati o meno:
    A volte non hai pubblicato alcuni miei commenti ma la cosa non mi turba assolutamente:)

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao DAN,
    perchè non avrei dovuto pubblicarti?

    "in medio stat virtus"…vale anche per le posiozioni ma soprattutto è utile imparare a passare da una all'altra in base alla propria sensibilità.

    Ti faccio il mio esempio professionale, se arriva un cliente che si mette subito down è inutile mettersi down… è meglio matenere un Up (gentile ;-)) e viceversa…

    Grazie
    Genna

  • eh eh eh… Giustissimo Genna. Mi son fatta una risata circa il down e l'up perché io mettendomi sempre costantemente down (mi piace un casino imparare sempre di più da chiunque sappia trasmettere qualcosa) devo sempre costanetemente anche ri_mettermi in up. Nel senso che se le cose andassero sempre così sarebbe una favola. A specchio, chiaro! L'interlocutore è sempre ognuno di noi rispetto a chi parla!
    :-)))
    (anche se non mi pubblichi per me è lo stesso:-)

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