Come prevenire i comportamenti a rischio

Ciao,

una delle ricerche più interessanti nel campo della psicologia e che ricade anche, in quel “sotto-cappello dello sviluppo personale”…sono i vari comportamenti “a rischio”. Esiste un fenomeno molto conosciuto in psicologia che in poche parole dice “quando le persone sono in balia delle cattive emozioni, tendono a mettere in atto – con più frequenza – comportamenti a rischio. Ad esempio chi si è appena lasciato con il proprio partner guida con più foga o beve…o peggio ancora fa entrambe le cose!

Anche nello sviluppo personale si dice “le decisioni prese da emozioni negative sono sempre sbagliate”…e lo ripete spesso anche lo stesso Bandler quando dice,”prima di prendere una decisione, sentiti bene”. Thomas Webb e i suoi collaboratori della Università di Sheffield hanno scoperto che è possibile proteggersi da questo effetto attraverso la formazione di un “se…poi”.Una abitudine di pensiero, come spesso accade nel mondo della psicologia applicata (vedi ad esempio le teorie di Seligman sull’ottimismo).

Per creare uno “stato negativo” i ricercatori hannoelaborato un ingegnoso espediente, veniva chiesto aisoggetti di risolvere alcuni anagrammi…e gli venivaanche detto che sarebbe stato molto facile risolverlinel giro di 5 minuti. Ma in realtà alcuni di questi erano irrisolvibili… mentre ad un altro gruppo di soggetti veniva detta la verità, per fare in modo che questi non fossero influenzati dalle emozioni negative…

Successivamente è stata presentata a tutti i soggetti una serie di tre scenari differenti e hanno chiesto loro come si sarebbero comportanti nel: 1) guidare un’auto vecchia con problemi meccanici – 2) Svelare un segreto del proprio compagno di stanza – 3) Riportare in un negozio un paio di scarpe per farsi rimborsare. Da questo ci sarebbe dovuti aspettare che, gli studenti che erano stati messi “in un cattivo stato emotivo”avrebbero risposto con comportamenti più rischiosi di chi, invece, era al corrente della cosa…

Una settimana prima, fingendo che si trattasse di un altra ricerca, è stato chiesto ai soggetti di tenere un diario delle emozioni… e di cercare di mantenere quelle positive il più a lungo possibile. Ma a metà di questi sono state date le semplici istruzioni “prova a restare positivo” e di ripeterselo durante la settimana. Mentre all’altra metà è stato chiesto di valutare che cosa avrebbero fatto …ad esempio “se mi sento triste poi piango / bevo/ urlo…ecc”. In uno schema “se…poi”.

Risultato: i soggetti che erano stati sottoposti al compito impossibile e che avevano semplicemente tenuto il diario delle emozioni semplificato…erano più inclini ad avere atteggiamenti rischiosi rispetto ai soggetti che, invece, avevano tenuto il diario”se…poi”. I ricercatori hanno affermato che questo accade perché chi aveva ragionato sul “se…poi”aveva inoculato quelle stesse emozioni. In altre parole si era abituato a pensare alle conseguenze negative di eventuali comportamenti a rischio.

In un secondo esperimento i ricercatori hanno usatolo stesso disegno sperimentale ma osservando dei parametri fisiologici (come l’aurosal) in relazione al”gioco d’azzardo”. Altri studi provano che l’attivazione (l’aurosal) agisce come i “cattivi sentimenti” e porta le persone ad agire comportamenti a rischio. Metà dei soggetti ascoltava un concerto di Bach “attivante” mentre l’altra metà ascoltava una sonata di Beethoven de-attivante, cioè rilassante.

Il gioco d’azzardo, a cui erano sottoposti i soggetti consisteva nell’indovinare dove veniva nascosta una moneta fra due scatole che apparivano sullo schermo di un computer (scatola rossa o scatola blu?). Ai soggetti è stato chiesto di fermarsi quando avrebbero ottenuto un punteggio soddisfacente. Come per l’esperimento precedente, i soggetti che erano “maggiormente attivati”tendevano a rischiare di più…. ma solo quei soggetti che non avevano tenuto un diario “se…poi”.

Conclusioni: addestrare la mente delle persone a pensare alle “conseguenze” dei comportamenti non adattivi li “vaccina dal farli”.

Ti sembra una scoperta da poco? a me no 😉 anzi…penso a quanto possa essere utile in tutti i contesti educativi e riabilitativi. Come vedi non si tratta di dare “punizioni” ma semplicemente di far pensare a cosa accadrebbe… è come se si desse modo alla famosa “coscienza o scrupolo” di entrare con più facilità in funzione.

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A presto
Genna

 

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5 Commenti
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  • @ Elisa: grazie a te ;-)))

    @ Collega: leggendo l'articolo penso che nel diario ci sia "tutto"…emozioni, azioni e pensieri. Ma non ne sono certo… credo che l'importante sia il chiedersi "quali saranno le conseguenze?".

    Grazie
    Genna

  • ciao Genna,
    come funziona il diario <>?
    nel "se" si inseriscono solo stati emotivi o si può usare anche con le azioni o i pensieri?
    dove posso trovare un esempio d'uso?
    grazie 🙂
    collega

  • complimenti per i risultati del concorso 🙂

    Articolo interessante, grazie 🙂

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