Psicologia e Rapport: “chi va con lo zoppo…il mimetismo”

Ciao,

ti ricordi che cosa è “l’effetto camaleonte”? è una innata tendenza degli esseri umani (e anche di altri animali) ad imitarsi vicendevolmente. Questo accade per motivi squisitamente evolutivi, se vedi un tizio che corre nella direzione opposta dove tu sei diretto con un faccia terrorizzata, il tuo primo istinto è quello di imitarlo ;-)Nella PNL così come in altre applicazioni tecnologiche della psicologia l’imitazione viene usata volontariamente per entrare in rapport…cioè per creare una relazione…

…lo scopritore di questo fenomeno è stato Robert Zajonc negli anni 80. I suoi studi sono stati portati avanti da decine di altri ricercatori che hanno scoperto effetti davvero molto interessanti. Zajonc, insieme ai suoi collaboratori aveva chiesto ad alcuni soggetti di valutare la somiglianza di alcune coppie di individui. In queste”coppie casuali” erano presenti “coppie reali” di partners.

Il primo risultato è stato che, le coppie che vivevano da più tempo insieme venivano anche giudicate come più somiglianti, non solo, più le coppie si assomigliavano e più, queste dicevano di essere soddisfatte del loro rapporto.

Questo fenomeno è stato ribattezzato dagli scienziati come”mimetismo”… una capacità che hanno gli animali, come ad esempio i noti “camaleonti”. Roland Neuman e FritzStrak (2000) hanno mostrato ad alcuni soggetti una persona mentre leggeva un testo. Ad alcuni dei soggetti la lettura del testo veniva mostrata con “voce allegra”mentre ad altri con voce “triste”. Successivamente veniva chiesto ai soggetti di ripetere il brano ad alta voce: i partecipanti tendevano ad imitare il “mood” che avevano appena ascoltato…

… non solo, i soggetti non imitavano solo lo stato emotivo dell’attore (che aveva letto il testo) ma anche il suo tono di voce, la sua velocità (tutta la prosodia) e anche la costruzione sintattica delle frasi. Questi, come altri studi hanno portato ad ipotizzare che la somiglianza nelle coppie sia dovuto al fatto che, tendendo automaticamente ad imitarci (compresi i micro-movimenti del viso), il continuo ripetersi di questa “imitazione muscolare” crea dei connotati simili negli individui. Ecco “spiegato” il perché della somiglianza fra le coppie.

A questo punto i ricercatori si sono chiesti: “ok abbiamo notato che esiste questo fenomeno e che è adattativo” ma è proprio vero? Jessica L. Lakin ha svolto un interessante studio (Lakin 2008) dove faceva giocare delle persone ad un videogioco di football. I ricercatori manipolavano il gioco facendo in modo che alcune persone non ricevessero mai la palla e creando così un gruppo di “esclusi sociali”. Dopo la partita una ricercatrice si sedeva fra i giocatori ed iniziava, con le gambe accavallate a far roteare il proprio piede…

i soggetti esclusi hanno imitato quel movimento con molta più frequenza di chi, invece, aveva partecipato realmente al gioco. Questa sarebbe la prova che si imita inconsciamente anche per essere accettati e creare maggiore “contatto sociale”. Piccola nota che c’entra ma poco 😉 -> questo trucco dell’isolamento è una delle tante infamate che fanno le sette per reclutare i loro adepti… per cui se ti ritrovi a dover valutare se entrare o meno in un gruppo e noti che lo fanno in modo programmato “SCAPPA” ;-)))

Concludendo: il mimetismo o effetto camaleonte esiste davvero e chi, conosce le tecniche giuste è in grado di sfruttarlo a propri vantaggio. Questo effetto, dato con tutta probabilità dai nostri splendidi neuroni specchio,ci serve sia per sopravvivere e sia per creare un miglior contatto sociale. Non solo, serve nei bambini per apprendere il linguaggio… ma non solo ai bambini 😉

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto…

A presto
Genna

Ps. Oggi sintonizzati su Radio Kiss Kiss…programma”casa Kiss Kiss”…sarò intervistato ;-))

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5 Commenti
  • Ciao Patrizia,

    una delle tecniche è quella del "ricalco guida" della PNL. Che una delle cose più interessanti che abbiano "scoperto" i due co-fondatori 😉

    Ciao Stefano,
    vedo che il tuo inconscio ti ha già dato la risposta ;-)) in realtà possiamo imparare a "filtrare"… è questo che faccio io e fanno i miei colleghi con un pò di esperienza. L'importante è che "questo filtro" non diventi un'isolamento delle emozioni. Come capita spesso ai medici, che a furia di vedere sofferenza diventano "a-emotivi" (non lo dico io lo dice uno studio :PP).

    Alla fine, comunque, restare un pò invischiati è necessario e naturale. Con l'esperienza si apprende come lavorare su questi contenuti che restano dentro di noi. Per fare questo, secondo me, non esiste una tecnica, esiste solo l'esperienza.

    Genna

  • ciao Genna! una domanda che ogni tanto mi sorge spontanea riguardo a questo argomento è se abbiamo degli "anticorpi" verso il modellamento negativo, mi spiego meglio 🙂 …ogni giorno siamo immersi in una società che ci influenza continuamente anche spesso in maniera negativa, tra televisione, persone negative, e quant'altro… La cosa migliore è evitare tutto questo, ma ovviamente non è che si può scappare sempre da ogni contatto di questo tipo, quindi in questi casi, quando noi notiamo questa negatività ma ci dobbiamo convivere, cosa accade in noi? il nostro inconscio recepisce il messaggio che non vogliamo imparare da questi comportamenti o comunque assimila informazioni e si modella anche in questi casi? …noto ora però che sono completamente focalizzato sul problema, potrebbe essere meglio pensare ai comportamenti da modellare e non a quelli da non modellare… forse ho bisogno di lavorarci un pò su in questo senso! 😀

  • Patrizia –
    Ciao Gennaro,
    sarebbe interessante conoscerne qualcuna di queste tecniche o sono soltanto per gli addetti ai lavori?
    Buona domenica!
    Patrizia

  • Ciao Collega 🙂

    si è esattamente quello del bellissimo film di Woody Allen…

    Buona domenica
    Genna

  • ciao genna,
    è da questistudi che woody allen ha tratto lo spunto per il bellissimo film "Zelig"?

    PS: nall'altro post la persona che ti ha chiesto della paranoia non ero io!
    collega

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