Comunicazione: “persuadere con un linguaggio efficace”

Dai retori più antichi ai moderni pubblicitari tutti sanno che sono le emozioni ad essere la leva persuasiva più importante. Nella comunicazione persuasiva sono le parole a farla da padrone e con l’uso accorto di queste è davvero possibile muovere gli animi per portare acqua al suo mulino. So che forse starai già pensando ad un articolo che parola della “poetica nel linguaggio per evocare immagini” (cosa davvero utile) ma non voglio parlarti di questo…cazzo!

Ah…hai notato? ho usato una parolaccia…e l’ho fattoapposta. Per due motivi: il primo è che sto per mostrartiuno studio su come le “parolacce” possano essere utiliper veicolare emozioni ed essere più persuasivi ed ilsecondo per “scremare” tutte quelle persone che nonpossono proprio sentir parlare di parolacce. Per cui è anche una forma di scherzoso rispetto 😉 Uno studio del 2006 condotto da Scherer and Sagarin ha chiesto ad 88 ragazzi di fare un dibattito (cosa in voga nei paesi anglosassoni e sarebbe carino vederlo anche qui da noi ;-)).

I ricercatori hanno scoperto che quei discorsi checontenevano delle “leggere parolacce” erano anchequelli che persuadevano maggiormente. E’ chiaro chenon è la parolaccia in sè ad essere efficace, ma il modocon cui essa viene detta… Nel mio ultimo corso dal vivo ho detto scherzando che “le parolacce” sono delle nominalizzazioni…ma non è proprio esatto (data la definizione di nominalizzazione) tuttavia svolgono un ruolo molto simile: cristallizzano una grande quantità di significati in una sola parola. (a parte il vaffanculo che è un vero e proprio “moto a luogo” ;-)).

Ti avevo già parlato di come molti comunicatori di estrema efficacia utilizzino un linguaggio colorito. Ad esempio in questo video molto bello, puoi vedere Richard Bandler che fa un intervento dal vivo ed usa un bel po’ di paroline interessanti 😉 (ringrazio lo Zio Hack per aver condiviso il video su fb …tra qualche giorno lo analizziamo insieme ok? ;-)). Un linguaggio denso di significato che smuove gli animi e quello che, secondo i ricercatori ha fatto la differenza nella persuasività dei discorsi preparati dai partecipanti dell’esperimento.

Concludendo: il turpiloquio non è una cosa bella da ascoltare… ma di certo alcune piccole parole, che spesso ci scappano proprio perché siamo emozionati,possono essere importanti proprio per veicolare le emozioni e smuovere gli animi. Tuttavia ti ricordo che,seppur questo stratagemma retorico sia efficace ti sconsiglio di usarle con te stesso…perché spesso portano ad un circuiti di auto-critica pericolosi…insomma…preferisci sempre le emozioni positive 🙂

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Elisa,

    hai ragione "quando sono troppe" non è bello. Bisogna usarle naturalmente e per sottolineare i punti importanti.

    grazie 😀

  • E pensare che io sono mesi che cerco di cancellarle completamente dal mio linguaggio… senza molti risultati per altro, accipicchia! ;P

    A me piace se sono utilizzate in giusta misura e in maniera spontanea (o che sembri spontanea :)) come hai fatto tu al corso ad esempio.

    Mi è capitato anche di seguire un corso con Alessio Roberti e sentirne veramente troppe, fastidioso… erano fuori luogo e mi è sembrata una forzatura.

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