PNL: “il linguaggio che influenza 2” ;-)

Ciao,

hai ascoltato l’audio newsletter della scorsa settimana?abbiamo parlato di presupposizioni e di come queste siano il “modello linguistico” (della PNL) più efficace e potente, ed anche il meno facile da individuare perché, in fondo, tutto è ad un qualche livello “presupposto”.

A questa categoria linguistica, oggi, voglio aggiungere altri elementi che ne aumentano l’impatto e ti danno l’opportunità di comprendere a fondo “come dare una direzione”ai verbi che esprimi…

 

 

L’hai ascoltato? su coraggio, fai l’esercizio… anche con poche frasi… su dai, anche se sei un esperto fai l’esercizio.Ricorda che tutti i grandi campioni ripassano i fondamentali dei loro sport e anche i grandi musicisti fanno la stessa cosa.

Come avrai intuito, studiare il linguaggio della PNL è infondo “studiare la PNL“…perché nasce e cresce proprio in un’ottica linguistica. Nella mia esperienza di formatore ho visto spesso “pessime reazioni” ai modelli linguistici…perché?…

Forse ho la risposta: perché la maggior parte della gente è “condizionata negativamente” dal sistema scolastico e sentire nomi che ricordano “l’analisi grammaticale e logica”gli fa venire i brividi!

Ma ci tengo a sottolineare che questi modelli hanno poco a che fare con quello che hai appreso a scuola, a meno che tu non abbia studiato la linguistica…da un punto di vista generale.

Infatti la grammatica o, anche detta “sintassi” è solo un aspetto della linguistica, che invece si occupa di osservare come “una specie” utilizza il linguaggio in modo spontaneo.

Mentre a scuola ti hanno raccontato che “esiste un modo corretto” di dire le cose. La linguistica si occupa, soprattutto di osservare come le persone utilizzino “naturalmente” il loro linguaggio.

La PNL ha fatto questo, ha preso persone che erano particolarmente abili nell’utilizzo del linguaggio e, utilizzandole categorie della linguistica di allora (grammatica transformazionale di Chomsky) ha creato le categorie che oggi chiamiamo metamodello e Milton Model.

 

Per cui, tranquillo, sono concetti lontani dall’analisi logica e grammaticale 😉

 

In questa audio newsletter ho messo insieme diversi elementi del “linguaggio della PNL”: il ricalco guida, le presupposizioni e i verbi non specificati. Ma che diavolo significa verbo non specificato?

Se ci pensi bene i verbi che utilizziamo hanno diversi gradi di specificità, cioè sono più o meno vicini alla descrizione linguistica di ciò che accade. Se ad esempio ti dico che ora sto “scrivendo”, questo verbo lascia poco spazio alle interpretazioni (fra virgolette, visto che una parola vale più di mille immagini) se invece ti dicessi che sto “pensando”, questo verbo è molto più a-specifico.

Inserendo un avverbio, puoi specificare ulteriormente l’ambiguità del verbo. Ad esempio, “sto pensando seriamente”da già un’idea più specifica. E se lo inseriamo in un contesto più ampio la cosa diventa a ancora più chiara…

Se ad esempio ti dico “sto pensando di iscrivermi ad un corso di nuoto” o seti dico “sto pensando seriamente di iscrivermi ad un corso di nuoto”…quale delle 2 affermazioni ti sembra possano davvero muovere la persona a fare ciò che ti sta dicendo? per cui a colmare il “vuoto” che esiste fra “quello che si dice e quello che si fa?”…direi la seconda…no?

Mentre sei li posso dirti che “stai leggendo queste parole”, e in questo modo sto ricalcando la tua esperienza. Ma se ti dico che “stai leggendo piacevolmente queste parole” già mi sto allontanando dalla realtà vera.

Magari non ami come scrivo e per te non è (ancora 😉 un’esperienza piacevole. I verbi non specificati, così come i presupposti, sono tanto efficaci quanto più rispettano il funzionamento naturale delcervello…cioè l’economia cognitiva.

“Allora per essere abilmente vago devo sempre usare solo verbi descrittivi e precisi? No… si per lo meno all’inizio, quando sei nella fase di “ricalco”, ma successivamente puoi passare(anzi devi, che tu lo voglia o meno) alla guida.

E, questo è possibile farlo con il semplice espediente degli avverbi e,una volta fatto, puoi vedere la reazione del tuo interlocutore e calibrando cercare di comprendere se è il caso di proseguire con la guida o di fare un passo indietro e ricalcare ancora un po’ 😉

E’ molto più importante, secondo me, che si afferrino le logiche sottostanti al linguaggio piuttosto che imparare a memoria i diversi modelli di influenza.

 

Per cui, ora che hai afferrato completamente il messaggio possono mostrarti la struttura dell’esercizio:

 

1) Trova un obiettivo: qualcosa che vuoi far fare all’altro o uno stato emotivo in cui vuoi direzionarlo.

2) Presupponi: utilizza i presupposti temporali della scorsa audio-newsletter e costruisci la struttura delle frasi.

3) Verbi e avverbi: usa verbi vaghi e specificali con avverbi che facilitino la direzione (obiettivo) che hai stabilito prima.

Semplice no? costruisci una decina di frasi, ma fai si di provarle dal vivo, prendi piccoli comportamenti positivie prova a “presupporli” nei tuoi discorsi quando parli con chi ti sta accanto.

Ricorda che questi modelli funzionano solo se li usi con “buone intenzioni” 😉 Fammi sapere che cosa ne pensi, lascia un commento qui sotto e se ti piace il mio blog, iscriviti ai feed rss oppure seguimi dal tuo account di facebook.

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Un post davvero interessante e specifico che vale tanto. Grazie, spero di poterti ricambiare.

    Marco

  • E' sempre un piacere ascoltarti.
    Un pò di tempo fa non sopportavo molto le parole, perchè credevo non potessero spiegare tutto ciò che sentivo, provavo, pensavo.
    Ora anche se credo le parole non possano dire tutto di noi so che possono essere molto utili e piacevoli.
    Quanto sei preciso! Ammirevole!
    Osserva le pause fra un'onda e l'altra (Del mare naturalmente).
    Elisabetta

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