Svelare le menzogne: “la Reid Technique – una tecnica di interrogatorio – “

Ciao,

abbiamo visto molte volte come sia possibile svelare lemenzogne attraverso il linguaggio non verbale. Maabbiamo anche visto le diverse tecniche di analisi delcontenuto (cioè analizzare le parole che vengono dettee come vengono dette) per fare la stessa cosa. Oggi tiparlo della “Reid Technique” creata da John E. Reidper valutare la credibilità. Si tratta di una serie didomande non accusatorie (molto soft) intervallate dadomande provocatorie. Questo metodo, basato su 9passi specifici è stato creato per spingere un eventualecolpevole a confessare.

La tecnica è composta di 3 fasi: l’analisi fattuale, cioèl’osservazione oggettiva dei fatti – una intervista – el’interrogatorio vero e proprio, in cui entra in gioco latecnica in 9 fasi. L’analisi fattuale è utilizzata per:scartare tutti gli improbabili sospetti; delineare una pistada seguire; aumentare la possibilità di trovare tracce dicolpevolezza e identificare una modalità appropriata diinterrogatorio. L’ intervista è un mix di domande nonaccusatorie con domande provocative, atte ad elicitarerisposte comportamentali evidenti che vadano nelladirezione più utile a scoprire segni di colpevolezza…

…una domanda provocatoria tipica è “ha commesso ilcrimine in gesto improvviso oppure è stato un gestomeditato?”. E’ ovvio che una domanda del genere che,presuppone che tu sia il colpevole, ti faccia saltare inervi. Anzi è possibile che il colpevole sia quello chedimostra meno emozioni di tutti, visto che lui sa diessere il colpevole. Mentre un innocente potrebbeapparire molto più spaventato, proprio perché sisentirebbe in trappola, come già condannato.

Infine c’è la parte più interessante, i 9 punti della tecnica. Ti faccio presente che in America ci sono corsicontinui sull’utilizzo di queste tecniche, da quanto sonostate giudicate valide per scoprire i colpevoli…

1 – Confronto diretto: mostrare al sospetto, o fargliintuire che le forze dell’ordine hanno delle prove concretee mettergliele sotto il naso. In questo modo si da unaopportunità di poter confessare d’innanzi alle proveoggettive del reato.

2 – Scaricare il barile: cercare di dare la colpa ad altriper fare in modo che, il sospettato, si senta più tranquilloe che inizi una eventuale confessione, non sentendosi piùin colpa direttamente.

3 – Scoraggiare il sospetto: cercare di mettere inevidenza l’importanza di NON trattenere i sensi di colpa.Ma in modo particolare, scoraggiarlo a dire frasi come”non sono stato io”… perché più volte riesce a farlo e piùsi convincerà di “non essere stato lui”, anche se è statoil vero autore. Questa parte serve soprattutto a questo.

4 – Ribaltare gli alibi: a questo punto dell’interrogatorioil sospetto dichiara i propri alibi, cioè i motivi per cui luinon può essere il colpevole. Gli alibi che vengono fuori aquesto livello non sono di solito quelli ufficiali …e hanno ilcarattere della estemporaneità (trovati al momento)…seil sospettato è colpevole le sue argomentazioni sarannosemplici da ribaltare e condurre ad una confessione.

5 – Rinforzare la sincerità: sottolineare nuovamentel’importanza di essere sinceri assicurandosi che il sospettosia ricettivo. Cioè che comprenda l’importanza dello esseresinceri… magari dicendo qualcosa del tipo “lei si rendeconto che a questo punto è inutile mentire…e che piùmenzogne dirà e peggio sarà per lei”.

6 – Calma e tranquillità: a questo punto il sospettodiventa più calmo e tranquillo e tende più ad ascoltare cheha sentenziare. Questa è una buona occasione per daredelle alternative di uscita, sempre presupponendo che cisia qualcosa che “non va”. Se il soggetto mostra segni di”crisi”, come pianto o imbarazzo, cercare sempre distrappare una confessione.

7 – Domande cornute:-) cioè domande che hanno solodue alternative di risposta, e dove, una delle due scelte ènecessariamente la scelta più normale. Ad esempio: ” okadesso lei o confessa e si risparmia anni di carcere oppuresaremo costretti a darle il massimo della pena”. Chi leggesa quanto queste domande siano insidiose specialmentein situazioni molto stressanti.

8 – Testimoni: spingere il sospetto a ripetere le proprieammissioni (che non saranno necessariamente di colpevo-lezza) di fronte ai testimoni dell’accaduto. Questo anche pervalidare le affermazioni di una eventuale confessione…Bisogna ricordare che alcune persone potrebbero confessareper diversi motivi dalla colpevolezza (accordi segreti con ilreale criminale, esagerata pressione psicologica, ecc…).

9 – Agli Atti: Nella fase finale, come ogni atto giudiziarioè necessario registrare il tutto ricordando al sospetto chequello che ha detto sarà registrato e oggetto di validazionisuccessive.

Il metodo in 9 passi è terminato, e forse ti starai chiedendoche diavolo ci puoi fare tu con questa descrizione? Nulla, ameno che tu non faccia parte delle forze dell’ordine ;-)))ma ci serve come base per esaminare alcuni articoli futuriche prendono in esame proprio questo genere di modelliper svelare le menzogne attraverso manovre psicologiche.Oltre ovviamente a soddisfare la curiosità degli amantidella criminologia e dei metodi di indagine innovativi.

Quindi nell’attesa degli articoli più strettamente psicologicifammi sapere che cosa ne pensi di questo metodo..lasciaun commento qui sotto e se ti piace il blog, iscriviti aifeed rss oppure seguimi dal tuo account di facebook.

A prestoGenna

Articoli di riferimento:

Kassin, Saul and Christina Fong: “‘I’m Innocent!’: Effects ofTraining on Judgments of Truth and Deception in theInterrogation room”, Law and Human Behavior,Vol. 23 No. 5, 1999, page 499-516.

Beck, Susan: “Saving Anthony Harris”, American Lawyer,The, Vol. XXXI No. 3 March 2009, page 76.

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5 Commenti
  • L'ho preso da un articolo di "mente e cervello"… riadattandolo al mio stile. Allora le cose sono 2:

    1) Mente e cervello ha semplicemente tradotto ed il mio "inconscio collettivo" l'ha caripito

    2) Il mio inconscio collettivo è Mente e Cervello? 😉

    Si la bibliografia credo di averla presa da Wikipedia…e comunque sia non vedo cosa ci sia di male a tradurre, visto che l'80% degli italiani non sa l'Inglese 😉 ma la differenza è che quando lo faccio "di sana pianta" lo dico sempre…

    Genna

  • semplice traduzione (pure la bibliografia) da wikipedia…

  • ecco perchè non lo trovavo 🙂 eheheh

    con quale criterio hai scelto il corso da frequentare?

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Elisa,
    ricordi male 😉 non l'ho mai pubblicato… ho pubblicato i certificati di Paul Ekman…e una volta in un vero atto di boria, la mia laurea 🙂

    Il mio certificato di Master pract è stato rilasciato da Charlie J. Fantechi… che è un Trainer della NLPU di Robert Dilts.

  • ciao Genna, ti faccio una domanda che non c'entra nulla: ricordo male o tempo fa avevi pubblicato il tuo certificato in Master Practitioner Pnl? Con chi l'avevi fatto? Che idea hai della NLP Italy?

    grazie 🙂

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