Ipnosi: “la metafora del giradischi”

Ciao,

qualche giorno fa stavo lavorando con un mio cliente molto curioso. Lui, giustamente, continuava a farmi domande interessanti sulla natura dell’inconscio.

E ad un tratto mi ha chiesto “ma come è possibile che delle volte io penso a qualcosa e contemporaneamente ne penso anche un’altra?

Ma soprattutto perché do più peso ad una cosa piuttosto che ad un’altra?”. Si parlava del perché di alcuni aspetti del funzionamento mentale.

Se come me sei appassionato di questa materia di certo sai che esiste una enorme quantità di teorie che cercano di spiegare questi fenomeni. Durante la consulenza mi arriva la metafora giusta al momento giusto: quella del giradischi.

La “trasposizione” arriva dritta dalla teoria neo-dissociazionista di Hilgard… detto in parole povere è come se la coscienza fosse la puntina del giradischi e i solchi invece siano numerosi flussi di coscienza che possono essere separati l’uno dall’altro.

Per far girare tutto il meccanismo serve “energia”, ed alcuni solchi possono essere “più profondi di altri”, per cui serve più energia per poterli leggere.

Allo stesso modo se hai “un ricordo emotivo” questo attrarrà la tua puntina con più forza, e quando ci entri questa farà più fatica ad uscire da quello specifico solco.

Ma perché si parla di ipnosi? perché Higlard è stato uno dei massimi teorici dell’ipnosi. Ha studiato in modo accurato questa meravigliosa materia ed è stato anche fra le persone che hanno studiato Milton Erickson.

Hilgard parla di “moduli della mente” che sono separati(i solchi del disco) e tenuti insieme da un sistema regolatore generale (la puntina) – è per questo motivo che è possibile fare cose “apparentemente paradossali in trance”.

Se ci pensi chiedere ad una persona di fare qualcosa “senza che se ne renda conto” è una prescrizione paradossale.

Sarebbe come dirti, continua pure a leggere queste parole ma evita di comprenderne il significato (tra le altre cose gli studi sull’effetto stroop e l’ipnosi hanno dimostrato che questo è possibile).

Concludendo: credo di aver trovato una metafora carina per spiegare (grosso modo) il funzionamento della mente durante l’ ipnosi ma anche durante lo stato di veglia.

Infatti, come penso forse saprai, l’ipnosi è solo uno strumento per raggiungere uno stato naturale della mente chiamato “trance” che corrisponde ad alcuni parametri fisiologici (aumento della frequenza delle onde Theta ed inversione della dominanza emisferica).

Tu che cosa ne pensi… “ci sta la metafora”? puoi farmi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto e se ti piace il blog, puoi seguirlo dai miei feed rss oppure dal tuo account di facebook.

A presto
Genna

Ps. un amico mi ha fatto notare che un LP ha dei cerchi a spirale, per cui la testina si sposta per forza,per cui sarebbe ancora meglio parlare di CD…dove il laser si sposta per selezionare le tracce. Ma l’idea e/o l’immagine del giradischi mi piace di più -)

Pps. Nota per i precisini come me 😉 il cavallo di battaglia di Hilgard è la teoria dell’osservatore nascosto, ma non ne ho parlato perché non mi sembra c’entri molto.

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2 Commenti
  • Ciao Val,

    dipende da quanta "emotività" / "energia" c'è in quella traccia. Restando in metafora è come se l'emotività (sia positiva che negativa) desse un quantum di energia…quando questo quantum viene raggiunto è possibile saltare di livello (come gli elettroni nelle reazioni chimiche ;-))…

    …però è anche possibile tornare indietro se quella vecchia traccia riprende energia o se quella nuova ne perde…

    Genna

  • ho in testa un giradischi? wow 😉
    ma le tracks quanto durano?
    O meglio, quanto ci vuole per rendere un cambiamento duraturo?
    Sai, a volte si va in ipnosi per smettere di fumare e la cosa riesce…ma per un po' e poi ci si ricasca.
    Quanto a lungo bisogna ripetere il processo per far si che l'inconscio si "arrenda" e la pianti di tormentarci col pensiero fisso delle sigarette?

    Bacio

    Valeria

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