Sviluppo Personale: “Perdonarsi dal rimorso per migliorarsi”

Ciao,

è un po’ di giorni che “te la meno” (come dicono a casa mia)sull’importanza di apprendere la procrastinazione, cioè il rimandare il piacere per ottenere un piacere più grande futuro. Zimbardo e collaboratori hanno infatti scoperto, o meglio ri-scoperto, che i bambini in grado di fare questo riescono meglio nella vita in diversi campi.

Oggi voglio parlarti di uno studio condotto da Wohl et al. (2010). In questo studio viene evidenziato che, se dopo il NON aver procrastinato ci si “perdona”, la volta seguente sarà più semplice procrastinare…

Questo studio si lega a “doppia mandata” con il famoso”apprendere dai propri errori”. Il nemico numero uno nel fare errori è proprio quello di “NON perdonarti”…se ci pensi, chi “non si perdona” non può aver imparato la lezione.

Cioè, credo che il perdono di se stessi sia il primo vero passo verso l’apprendimento dai propri errori passati. Coraggio! tutti sbagliamo… La famosa frase alla Tony Robbins “non esistono fallimenti ma solo risultati “ne è un chiaro esempio. Però per considerare “risultati”i “fallimenti” è necessario sapersi perdonare.

Questo mi ha portato a pensare al termine “rimorso”…moltissime persone vivono questo stato, se ci pensi il ri-morso è una doppia fregatura…infatti significa…mordersi 2 volte.

E come dice invece il buon Bandler, perché soffrire 2 volte? quando puoi aver appreso già da quella singola esperienza? Lo so…è più facile a dirsi che a farsi (come tutto d’altronde). Ecco come funziona il mio metodo personale.

Errore –> senso di colpa —> rimorso–> se riesci ad inserire un pizzico di “razionalità” in questa catena ecco che si blocca il circolo vizioso…che a furia di ripetersi porta alla ben nota “impotenza appresa”.

Cioè nel credere che qualsiasi altro tentativo in quella direzione sarebbe inutile, per cui non si fa più nulla e ci si ritrova bloccati. Mentre se solo, ci si allena a trattare il ri-morso secondo la sua (presunta) etimologia ecco che le cose cambiano.

Esercizio: pensa ad un rimorso che ti porti dietro ed analizzalo in questa prospettiva. Chiediti: ho già fatto tutto ciò che in mio potere per migliorare questa sgradevole sensazione?

Se la risposta è NO…allora fai una lista di tutte le cose che potresti fare, fallo con creatività, scrivendo anche ipotesi assurde, del tipo: “vado sulla luna a recuperare il senno e poi glielo porto”…metti almeno 10 modi diversi e poi, scegli i primi 3 più semplici e falli.

Se invece hai già fatto tutto il possibile …è venuto il momento di perdonarti!esattamente come descrivono i ricecatori nello studio…

Attenzione: qui quando parlo di “perdono” non sto parlando della famosa tecnica Hoponopono che oggi spopola fra i libri di eso-turismo. E ci tengo anche a dire che la conosco da anni, visto che il buon Zio Hack ne parlava almeno 7/10 anni fa …così come di molte altre metodiche (grazie Zio ;-)) …

Ma parlo di un perdono”cognitivo”, cioè di mettersi a tavolino e chiedersi se davvero vale la pena torturarsi. Se poi, a questo vuoi aggiungere l’hoponopono tanto di guadagnato, ma sappi che non è indispensabile.

a presto
Genna

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3 Commenti
  • Grazie Gennaro Della citazione. Sono un po' in Californua adesso nacho per qualche update ma ti leg go sempre interessato dall'ipad. Un abbraccio

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Elvino,
    mi piace un sacco andare a scovare questi studi e mi piace, ancora di più, cercare la corrispondenza con il "nostro mondo".
    Elvino il tuo esempio è perfetto!…"perdonare con il cuore e con la testa"…nello studio descritto bastava il "semplice sforzo congnitivo" per diminuire la "procrastinazine successiva"..ma quando cuore e cervello sono allineati sappiamo di essere sulla strada giusta; o come direbbe Castaneda, sulla "strada che ha un cuore" 😉

    Grazie Elvino i tuoi interventi sono sempre di altissima qualità…
    Genna

  • Ciao Genna,
    grande come al solito nello scovare studi che confermano le esperienze empiriche.
    Il mio parere è che hoponopono o non hoponopono, il perdono migliore è quello che riesce a partire dal cognitivo (consapevolezza e intenzione) e vi fa ritorno dopo essere passati su un piano emotivo più profondo. Faccio un esempio, se una pesona ti perdona con la testa fa uno sforzo apprezzabile, ma se ti perdona col cuore e con la testa, la sensazione è ben diversa; più completa e fa miracoli, sia in chi da che in chi riceve.
    Credo che l'obiettivo con noi stessi sia lo stesso, accettare che in quel momento abbiamo fatto il meglio che potevamo. La buona notizia è che siamo sulla strada giusta. Buon cammino.

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