“La Visualizzazione funziona?”

Ciao,

quante volte hai sentito dire che visualizzare e pre-vedere un evento ne aumenta l’efficacia? Uno degli studi più noti nel campo dello sviluppo personale è quello dei “tiri liberi”a pallacanestro, basato sull’allenamento mentale attraverso la visualizzazione del proprio gesto sportivo. Ma questa pratica funziona davvero? cioè esistono studi rilevanti sulla efficacia della visualizzazione? Gli studi che lo provano sono davvero molti…ma sempre più spesso si sente dire “visualizza ciò che desideri e lo avrai”. Allora è meglio visualizzare il “processo” o il risultato finale?

Lien Pham e Shelley Taylor della Università della California, ha chiesto ad un gruppo di studenti di passare alcuni momenti al giorno a visualizzarsi mentre riuscivano ad ottenere un voto alto ad alcuni importanti esami. Ad un altro gruppo è stato invece chiesto di visualizzarsi nell’atto di ripassare e del dove e come farlo. Infine, ad un terzo gruppo, è stato chiesto semplicemente di pensare al loro lavoro (gruppo di controllo). Come puoi vedere abbiamo 2 tipi diversi di visualizzazione: uno sul risultato ed uno sull’allenamento al raggiungimento di quel risultato.

Tutti gli studenti dovevano prendere nota di quante ore studiavano ogni giorno in modo da poter comparare i loro voti. Risultato: gli studenti che si erano limitati a prefigurarsi un voto alto, studiavano mediamente meno ed ottenevano mediamente meno risultati di chi, invece,si era allenato mentalmente a prefigurare se stesso durante lo studio. Il dato interessante è che gli studenti che avevano già “pregustato” il voto alto, hanno studiato di meno…ed è stata questa la causa dei voti significativa-mente più bassi.

Se da un lato questo studio ci rincuora dell’efficacia di una delle metodologie si sviluppo personale più antiche…dall’altro è un po’ spiazzante. Infatti se ci pensi molti t’insegnano che ti basta “visualizzare il risultato finale”.Anche se i ricercatori non ne parlano, voglio dirti la mia a proposito: questo, secondo me, può avvenire per due motivi…

1) pre-visualizzare ti fa perdere il gusto dell’ottenere quel risultato (perché lo hai già fatto nella tua mente) e

2) perché non si associa abbastanza piacere al risultato finale.

Invece, secondo i ricercatori, chi visualizza il processo ha migliori risultati perché questo “diminuisce l’ansia da esame”. Mi sembra un po’ riduttivo 😉 ma chissene,visto che la ricerca è davvero molto interessante. In modo particolare per chi è estremamente appassionato e convinto delle moderne pratiche newage, come la legge di attrazione e affini. Fortunatamente, per i due”motivi” che ti ho detto prima esistono 2 semplici soluzioni:

1) Visualizzarsi in modo dissociato: cioè in terza persona. In teoria questo ti permette di non anticipare la buona sensazione di riuscita che avrai.

2) Associare piacere: magari spostandosi avanti nel futuro, chiedendosi “che cosa otterrai e come ti sentirai subito dopo aver passato l’esame?”. Questo permette al cervello di motivarsi intensamente guardando non al”risultato diretto” ma al come ci “si sentirà dopo”.

Concludendo: ormai ricercatori di tutto il mondo hanno dimostrato che visualizzarsi è utile per raggiungere un qualsiasi risultato. Ancora meglio se questa visualizzazione non è diretta e attaccata al risultato ma più orientata a motivarci verso quelle azioni che ci portano al risultato.

A presto
Genna

Ps. Come vedi il blog sta prendendo sempre più forma dal punto di vista di “usare la ricerca” per dare adito o per sbugiardare le “leggende legate” allo sviluppo personale. Domani leggerai una ricerca sconvolgente..

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7 Commenti
  • E' vero, l'ho notato anche su di me. Quando visualizzo il risultato finale, specie se a medio-lungo termine, mi ritrovo spesso in una posizione inibitoria, dalla quale mi risulta complicato esercitarmi bene nel presente. Sono più distratto e le emozioni che provo non sono così positive.

    Ad esempio, l'anno scorso sono passato da uno sport nel quale non avevo mai perso ad un altro che trovavo più stimolante. In quel caso, visualizzare il risultato mi portò a sottovalutare l'avversario, che in teoria non doveva essere impegnativo, ed a perdere l'incontro.

    La sconfitta psicologicamente fu abbastanza traumatica. Nella preparazione per il successivo incontro, ogni volta che visualizzavo il risultato finale, mi saliva l'ansia e non riuscivo a rendere al massimo, più cercavo di vedermi vincitore, più ritornavano le immagini della batosta. Questo perchè la mia motivazione era eteroriferita e a medio-lungo termine. Decisamente una cattivo carburante. In effetti penso che tutta la SUPERFICIALITA' del fenomeno THE SECRET derivi proprio dal processo e dal tipo di motivazione che usa.
    Comunque, per non tirarla per le lunghe, nel secondo incontro andai al tappeto in 20 secondi, un attimo di distrazione e finii a riveder le stelle.
    Da allora ho fatto un pò di chiarezza, mi sono concentrato più sul processo, ho vinto un titolo prestigioso nel vecchio sport e soprattutto ho vinto il mio primo incontro nel nuovo. Con questo non voglio dire che la colpa sia di The secret, ma sicuramente con una strategia motivazionale diversa le cose sarebbero andate diversamente.

    L'esperienza sintetica,invece, mi è stata utile da… da sempre. Mi permette di rendere automatici alcuni meccanismi, di analizzare tutte le possibili dinamiche e affrontare la prova con più calma.

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Patrizia,

    ottimo…è bello vedere che "istintivamente" tu sia già giunta ai risultati della ricerca. Questo, secondo me, succede alle persone che sperimentano e che amano mettersi in gioco. Infatti il valore della soggettività e della introspezione è intramontabile 😉

    Ed hai anche, forse involontariamente, dato degli ottimi consigli per i lettori…

    Grazie
    Genna

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Eugenio,

    Grazie 1000 🙂 si…si siiii mi piace tantissimo la piega che sta prendendo. Amo il mio lavoro e vorrei che tutti i miei colleghi avessero a disposizione le ricerche più approfondite e comprovate in questo senso.

    grazie ancora 🙂
    Genna

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Elvino,
    la tua osservazione casca a "fagiuolo" 😉 troppo spesso le persone credono che "pensa pensa pensa" e poi "ottengo qualcosa". Salntando a piè pari l'idea di dover sviluppare delle abilità per poterlo fare…

    …discorso molto importante se messo in realzione con le moderne pratiche che circolano: "spera nel futuro e il futuro spererà in te". Il concetto è meraviglioso, ma uno può credere quanto vuole di essere un ottimo cardio chirurgo, ma se non ha mai studiato e operato nessuno, non sarà mai in grado di fare un'operazione…per quanto la sua convinzione sia potente.

    Ahhh…Santo Robert Dilts…mi viene da pensare. Basterebbe dare un'occhiata ai suoi livelli logici per rendersene conto.

    E' bello sapere che ci sono professionisti in gamba ed esperti come te a cui affidarsi 😉

    Genna

  • Patrizia –
    Ciao Gennaro,
    veramente le sperimentazioni e le statistiche non mi portano avanti. Io faccio così: intanto devo essere molto motivata – mi rilasso, non solo a casa ma lo ripeto anche fuori, specialmente sul treno o in circostanze simili, insomma dove posso. Inizio dal primcipio, visualizzo dall'inizio tutto il processo in prima persona, unitamente ad una forte emozione e desiderio di raggiungere il mio traguardo. Quindi mentre visualizzo quindi somiglia ad un sogno piacevolissimo. Faccio in modo da tele-trasportarmi nella situazione nel modo in vui voglio che vada ed il piacere lo sperimento già durante, perchè sono già lì che sperimento ciò che voglio. Non sono per niente delusa quando termino l'esercizio perchè questo mi porta ad avere una specie di certezza che prima o poi accade.
    Premessa in fondo anzichè all'inizio: da bambina, poi ragazza, facevo già questo senza sapere nulla di tutto ciò, era solo un bel gioco ed un gran piacere. Lo chiamavo sogno ad occhi aperti ma ora so che non è così-ne ho le prove!
    Se mangi una cosa buona ti resta il desiderio di rimangiarla, se hai un'emozione particol.bella cerchi di riprovarla vera o virtuale che sia e questo porta all'avverarsi di cose che in partenza non stanno nè in cielo nè in terra. Quindi il giorno dopo hai voglia di rifarlo-
    Non so se sono riuscita a descrivere giustamente il processo ma così su due piedi….
    Comunque la mia"ricerca" l'ho fatta e continuo, pertanto associo agli esercizi ciò che ho capito mi funziona.
    Provare per credere….un po' di pazienza però ci vuole! Abbiamo già tutto in un eterno presente, dobbiamo imparare ad estrapolare ciò che ci serve. Tutto qui.
    Salutoniiiiiii! Ancora…..post…

  • "Come vedi il blog sta prendendo sempre più forma dal punto di vista di "usare la ricerca" per dare adito o per sbugiardare le "leggende legate" allo sviluppo personale…"

    … Che, per me, è una stupenda piega, che sta prendendo! Molto molto interessante, soprattutto il (Tuo) punto di vista, critico, ovvero quello di una giovane mente della Psicologia Italiana. ;D

    Eugenio

  • Ciao Genna, grazie per questo tuo contributo.
    Quanto letto le tuo post ci conferma quanto sostenuto da Bandler, cioè che non basta pensare positivo, ma che è importante anche sviluppare le capacità. Una cosa è pensare di conoscere l’inglese e non studiarlo e una cosa è associare il pensiero positivo al fare in quello che serve per imparare l’abilità! Nel primo modo si creano solo illusi, nel secondo si raggiunge il successo.
    Nell’esercizio “Lasciati attrarre dal tuo futuro” insegno alle persone non solo a visualizzarsi in un futuro in cui hanno raggiunto un obiettivo, ma anche visualizzare prima e percorrere poi fisicamente la linea del tempo concentrandosi sul processo che porterà a quel risultato. Dopo “essere stati nel futuro” tornare nel presente aumenta tantissimo la motivazione a fare i passi necessari per produrre quel risultato; non di meno vi è anche una riduzione dell’ansia da prestazione nel momento in cui dal futuro arriva un messaggio del tipo: “puoi stare tranquillo, qui è tutto ok!”

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