PNL: “la mappa non è davvero il territorio?”

Se conosci la PNL sicuramente sai che cosa significa la nota frase di Alfred Korzybski “the map is not the land“, cioè “la mappa non è il territorio?”.

Ma ne siamo proprio certi?

Ok, il concetto è chiarissimo… il nostro modo di”vedere e percepire il mondo non è il mondo”…ma questa frase nasconde un temibile presupposto, cioè che esista di per se un territorio reale, divincolato dai nostri valori,aspettative, apprendimenti, ecc…ecc..

Mi raccomando tieniti forte perché sto per fare uno dei miei “deliri”teorico-filosofici!

Ok, a dire il vero non voglio stare troppo sul lato filosofico,perché ormai è chiaro che il dualismo cartesiano fallisce nel momento in cui si osserva la complessità dell’essere umano.

E, oltretutto questo concetto è stato rimaneggiato più volte da filosofi come Kant, Hidegger, Peirce…e altri…

Quello che voglio farti notare oggi è una “filosofia spicciola”che mette in luce alcuni assunti importanti se nella vita ti occupi di cambiamento e, in modo particolare di PNL.

L’uomo è un essere che deve dare significato a ciò che lo circonda. E’ impossibile non avere un’idea o una opinione di ciò che ti circonda… ma che cosa significa dare un significato?

Immagina di guardare un nuovo modello di computer… per chi è esperto di quella materia si tratta solo dell’ennesima innovazione, per un lavoratore che odia stare seduto dell’ennesimo strumento di tortura 😉

…e per un bambino, una nuova opportunità per giocare ai video game… Insomma ognuno, in base alla sua esperienza, crea una relazione con quell’aggeggio…

Sono le relazioni con il mondo che ce lo fanno “significare”!ok, e qui siamo ancora nel banale, qualcuno potrebbe infatti dire che comunque sia quel computer esiste davvero e che,quindi, il territorio esiste davvero.

No! il territorio esiste solo nella nostra azione situata (come direbbe il bravissimo Prof. Giuseppe Mantovani) cioè nel contesto in divenire nel quale ti trovi in un determinato momento.

Per un indigeno della papuasia quel computer non significa assolutamente nulla. Anzi potrebbe anche essere un nemico o un demone da cui stare alla larga.

Korzybski con la sua famosa frase intendeva: “la parola con cui chiamiamo le cose non sono le cose stesse”…per cui se io ti dico “casa”, la parola casa non è la casa, cosa semplice ma spesso dimenticata…

Nella PNL si parla di “sensorialmente basato”, tutto ciò che non è dato dai tuoi sensi è una tua interpretazione della realtà…ma allora esiste una realtà così come data?

No…perché per l’appunto la realtà che esperisci e che intuisci è sempre frutto di una serie di significazioni (non so neanche se esiste questo termine, ma visto che parliamo di deliri ;-))…

Per cui la definizione di Bandler della PNL è sicuramente una delle più belle: “PNL come studio della soggettività”.

Cioè di come diamo significato alla realtà … ricordando che la realtà “così come è” non esiste… esiste sempre una-priori che ci fa sapere come è la realtà. A questo punto ti starai chiedendo, ma questo cosa aggiunge al mio bagaglio di buon piennellista?

Ti è mai capitato di andare ad un corso e di trovare la gente che si “scanna” durante gli esercizi sul linguaggio? a me si, visto che ne ho tenuti molti 😉

…i corsisti si “scannano” sulla derivazione del metamodello,sul significato di quel modello o di quell’altro… proprio perché magari attraverso il metamodello vogliono arrivare a quella che Chomsky chiamava “struttura profonda”.

Ma questa struttura profonda è a sua volta una mappa della mappa,non è il territorio! E’ quel qualcosa al quale tu hai dato il senso di “territorio”…. per tanto la frase “la mappa non è il territorio” è corretta solo se ammettiamo che un territorio dato e fatto, per l’essere umano, non esiste.

Credo che questo “delirio” possa essere di grande aiuto per chi insegna la PNL e anche per chi la usa sul lavoro. E lo zio Richard, con la sua semplicità lo ha sempre affermato con frasi del tipo: “quando un mio cliente mi parla io non gli credo mai” 😉

Il suo non è un atteggiamento da scettico ma solo quello di chi ha compreso che “non esiste un vero territorio”…ma un territorio diverso in base alla cultura, ai valori, alle credenze ecc… con cui siamo cresciuti ed entrati in relazione.

Ok, caro amante della filosofia, come avrai notato ho saltato a piè pari secoli di pensiero filosofico ma solo per non complicare ulteriormente le cose…

Posso solo dirti che questa intuizione è frutto di studi, anche e soprattutto di origine filosofica. Ma visto che qui non parlo di filosofia ho voluto dargli una veste “ingenua” e spero che questo mi verrà perdonato anche dai filosofi che leggono il blog…E’ inutile che vi nascondete, tanto lo so che ci siete.

E’ di fondamentale importanza che tu mi dica che cosa ne pensi 😉

A presto
Genna

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21 Commenti
  • Mi chiamo Carlo Giaccone da Torino. Sono pittore ed insegno in studio pittura occidentale e cinese dopo lunghe permanenza in quel paese. Scusate il preambolo ma necessario. Ho imparato dalla pittura orientale e invito i miei allievi a cercare e dipingere non ” un albero ma QUEL albero, immaginato o visto dal vero ” . A volte, spesso non sembra più un albero e noi occidentali lo definiremmo ” astratto ” parola che anticamente in Cina non esisteva! Grazie per l’attenzione

  • Grazie Janas:)

  • direi che a questo punto e per quanto letto sopra dal post e dai commenti, la frase di G.Bateson : “Non conosciamo le cose in se stesse ma solo le nostre idee su di esse”
    è illuminante,

  • Hai notato che l'ho per l'appunto chiamata "filosofia spicciola?" 😉

    Se pensi che siano lungaggini ci sono un sacco di altri siti dove andare…non tutti sono intelligenti e preparati come te.

    E comunque non è esattamente la differenza fra significante e singificato che la si può fare in qualsiasi contesto comunicativo. Comunque complimenti per il liceo che hai seguito 🙂

  • tutta questa lungaggine per dire che c'è differenza tra significante e significato? Lo sa anche uno studente di primo liceo senza mai aver aperto un libro di pnl 🙂

  • ok, ora ho capito.
    ciao, grazie

  • Esatto, nel senso che esiste solo la relazione fra la mappa e il territorio. Questi esistono solo in relazione a se stessi e si modificano via via che l'esperienza cresce o diminuisce.

  • l'espressione "la mappa non è il territorio" è molto interessante ma non necessariamente "vera". Nell'articolo frulli un pò di tutto e semplifichi molto al concetto di realtà soggettiva e dimentichi di parlare di mondo delle esperienze non misurabili/quantificabili. Detto cosi' sembra che non esista il territorio e non esista neanche la mappa…

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Figurati Fabio,
    d'altronde..io non sono il mio nome 😉

    Che bello rileggere le parole di quel testo…devo ammettere di averlo letto una sola volta 10 anni fa. Poi, come saprai molto bene, la sua mole mi ha sempre un pò spaventato 😉

    Grazie per il piacevole
    refresh 😉
    Genna

  • Già Bateson, però, aveva messo in guardia, nei suoi scritti, da un uso improprio del principio epistemologico "la mappa non è il territorio".
    Scrive, infatti, Bateson:
    "Tutto sommato, Korzybski parlava da filosofo e cercava di convincere gli altri a disciplinare il loro modo di pensare. Ma era una battaglia perduta in partenza. Quando passiamo ad applicare la sua massima alla storia naturale dei processi mentali umani, la cosa non è più così semplice. Forse la distinzione tra il nome e la cosa designata, o tra la mappa e il territorio, è tracciata in realtà solo dall’emisfero dominante del cervello. L'emisfero simbolico o affettivo, di solito quello destro, è probabilmente incapace di distinguere il nome dalla cosa designata: certo esso non si occupa di questo genere di distinzioni. Accade quindi che certi tipi di comportamento non razionale siano necessariamente presenti nella vita dell'uomo. È un fatto che noi abbiamo due emisferi, e da questo fatto non possiamo prescindere. È un fatto che questi due emisferi operino in modo un po' diverso l'uno dall'altro e non passiamo sfuggire alle complicazioni che questa differenza comporta." (da Mente e natura).

    Purtroppo, anche in questo Bateson è rimasto inascoltato.
    PS.scusami per prima Genna!

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Fabio,
    certo…approfondisci e condividi 😉
    ehi..il mio nome è GeNNa…e non Gemma 😉

  • Bisognerebbe anche rifarsi al costruttivismo, per il costruttivismo sociale la realtà esiste ma è filtrata dalle nostre credenze e culture, per il costruttivismo radicale la realtà è inventata, o perlomeno dovremmo scindere tra realtà tra 1 e 2 livello, nel primo livello esitono i fatti così detti oggettivi, es. nascita, morte. Nella realtà di 2 livello è presente il senso che noi diamo agli eventi.
    Però c'è anche da consideare che Bandler ha un po forzato il termine "la mappa non è il territorio", se ti interessa caro Gemma approfondisco.

  • Penso che il primo che abbia trattato in modo sistematico tutto ciò sia stato Kant nella Critica alla Ragion Pura.

    Comunque, divangando un po', ti dico una cosa Gennaro non so se l'hai mai sentita, una cosa a proposito della Casa che non è una Casa ma viene chiamata Casa.

    Che chi dice che il metere etichette, nomi, sulle cose, sotto un certo punto di vista non ci permette di conoscerle appieno, senza giudizi, in modo "orientale" diciamo.

    E qui viene il bello, c'è chi dice perfino che ai bambini non si dovrebbe dire: "Quell è un albero", ma "Quello viene chiamato albero". 🙂

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ehi Doc,

    ma dai…questo è un delirio più concreto di altri deliri ;-)))

  • ohi ma non aspettavamo il fine settimana per i deliri?!?

    compà mi sà che ci stai prendendo gusto ;-)))

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao David,

    la PNL è solo un modo per scoprire come la gente costruisce le proprie mappe. Ed è anche per questo che qualcuno ha detto che, la PNL è una meta-disciplina…perchè si occupa di capire come funzionano le altre 😉

    Grazie
    Genna

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Enrica,

    si, è bellissima anche la descrizione che fa Watzlavick sulla realtà di primo e di secondo livello 😉 E per il fatto che noi soffriremmo per quella di secondo livello …cioè delle nostre "opinioni sulla realtà di primo livello".

    Grazie Enrica…lo scopo principale del blog è proprio questo…dare spunti di riflessione 🙂

    Genna

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Nicola,

    si… la tua descrizione è corretta..ed è anch'essa una mappa delle mappe 😉

    Ehi… fantastico, non vedo l'ora di leggere il tuo libro. Mi piace un sacco come scrivi. Appena esce fammi sapere che magari organizziamo un "evento tra blog" per comunicarlo al meglio 😉

    Grazie
    Genna

  • Ciao,
    "la mappa non è il territorio" è davvero una delle riflessioni più profonde è stupende che abbia mai sentito, e devo dire che ho davvero aprezzato il modo con cui hai trattato l'argomento della possiblità che in effetti la mappa vera del teritorio sia la PNL (perdonami se magari ho capito male). Infatti è triste da un lato ma dall'altro ci mette tutti sullo stesso piano, cioè nessuno conosce veramente il territorio e come sempre possiamo solo accrescere la nostra conoscenza di esso basandoci su altre mappe oltre la nostra. Questo poi ci fa anche notare come la PNL sia comunque un campo in cui non si smettera mai di scoprire nuove teorie 🙂

  • Piacevolissima descrizione di uno dei concetti che "sulla pelle" ho imparato a capire che è fra i più importanti per chi desidera un cambiamento.
    Mi permetto solo di aggiungere Watzlawick fra gli autori che sviscerano la realtà ed il vissuto che abbiamo della realtà.
    Enrica
    PS: i tuoi post sono e continuano per me ad essere fonte di curiosità e stimolo. Sto rileggendo il tuo ebook e a distanza di tempo colgo aspetti che ad una prima lettura non avevo colto. Grazie

  • Ciao Genna, che la 'mappa' sia, non solo rimpicciolita, ma distorta, dipende dal fatto che noi abbiamo tanti 'occhi' per quante sono le nostre 'parti' o 'subpersonalità' (c'è la mia 'parte' Nicola che è 'presbite', c'è poi la mia 'parte' Mario che è 'miope, …Giovanna che è 'daltonica', ecc.): Ciascuna di queste parti, nel suo 'party delle parti' (Virginia Satir) si attiva secondo la situazione (Gurdjieff parlerebbe di 'legione', oppure di uomo 'uno', uomo 'due', ecc.).
    Non solo, the show must go on… il primo 'accesso modale' viene poi 'filtrato' dall'interpretazione, ossia dall'esegesi (che spesso non è un 'ex-ago' – trarre fuori – ma un 'en-ago', cioè un 'mettere dentro'…). Insomma, è come la frutta: tanti passaggi prima di arrivare sulla nostra tavola… (solo che lì il prezzo aumenta, qui la conoscenza 'vera' diminuisce!)
    Nicola Perchiazzi
    P. S. By the way, ti voglio segnalare l'uscita, in questi giorni, per i tipi di Armando Editore del mio "Prendi la PNL con Spirito!" A te piacerà (d'altronde, sai come scrivo… dal caos la stella danzante!).

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