Sviluppo Professionale: “il Pulitzer online”

Ciao,

questi sono giorni speciali per i “giornalisti indipendenti”,cioè tutte quelle persone che si auto-organizzano perpoter auto-sostenere la propria passione di scrittori e digiornalisti. Se segui un po’ la rete sai che oggi, anche inItalia esiste questo stupendo movimento. L’argomentoc’entra poco con la psicologia ma di certo è una notiziainteressante a livello per lo sviluppo professionale.Infatti ieri è stato assegnato il famigerato premioPullitzer al giornalista di un sito internetindipendente :-O

Il premio è stato assegnato al giornalista investigativoSheri Fink, che che ha intervistato numerose vittime dellouragano Katrina e ne ha riportato l’articolo sul visitatissimosito www.propublica.org. Credo che questo sia un fortesegnale di quanto la qualità possa venire anche “dal basso”e di come “diventare un editore indipendente” non sia piùun sogno di piccoli blogger. In Italia, chiaramente si trattadi argomenti e modalità diversissime abbiamo il miticoRobin Good che si occupa di insegnare “ai piccoli” comediventare grandi.

Se mi segui sai quanto mi piace l’ idea della “rivoluzione dal basso”. Oggi abbiamo uno strumento incredibile che cipermette di farlo, ed è proprio internet… Quando ho iniziatoa pubblicare articoli sulla psicologia (per fare promozione allemie attività) ho scritto un po’ ovunque… dai giornali locali aisiti contenitore di un tempo. Ancora oggi qualcuno mi chiede”ma perché non scrivi più per quel giornale?”…la risposta èsemplice: “perché ho molta più visibilità a scrivere qui sulmio piccolo blog” 😉

Con questo non voglio di certo dire che se ti apri un blog o unsito specializzato questo ti permetterà di essere visibile.Infatti, per imparare, non ci ho dovuto solo mettere le miecompetenze da psicologo, ma studiare ed informarmi su millealtri aspetti che riguardano …internet… ed in generale il mondodella informatica (dal quale sono sempre stato un po’ attratto).Ho seguito una scuola e mi sono circondato di amaci e colleghiche mi aiutano nel perseguire i miei obiettivi professionali.

In caso tu non ci capisca “una mazza” mi spiego meglio :-)ammettiamo che tu sia esperto di un argomento e che vogliafar conoscere le tue abilità in quel campo. Puoi scegliere varimodi per farlo: puoi rivolgerti a riviste specializzate, alle radioe alle tv… Ma sappiamo tutti che questi ambienti, ad un certolivello sono spesso inacessibili per chi non ha le “conoscenzegiuste” 😉 Anche per chi ha fatto una lunga gavetta e magariè ultra riconosciuto nella sua zona come un bravissimo professionista.

Il presupposto è che oggi, nello sviluppo professionale,essere bravi nel proprio campo non è l’unico elemento cheporta “ad un vero successo”, soprattutto oggi con la famosa”crisi che impazza”. Per questo motivo molti “pionieri” sisono messi a pubblicare i loro lavori su internet. Un luogopresumibilmente libero dove poter esprimere le proprieidee e mettere in mostra i propri lavori.

A questo punto vedo già “i critici” con il dente vampirescopronti a dire: “si ma se non c’è un controllo alla fonte delleinformazioni che scrivi, allora è tutta robaccia”. Si è unacosa possibile 😉 ma internet ha una cosa impagabile, siauto-organizza e auto-regolamenta …cioè? cioè sescrivi delle cavolate in breve tempo il tuo sito crolla e lepersone iniziano a parlarne male. Ad esempio tutti sonoliberi di scrivere qui sotto il loro parare e hanno lapossibilità di sbugiardare quello che sto scrivendo…

…questo è successo più volte qui sul blog…infatti ci sonostate occasioni in cui, riportando articoli e commentandolinon ho svolto per bene le ricerche, e molti attenti lettorimi hanno subito redarguito… ed io, oltre a migliorare loarticolo in questione e il mio modo di divulgarlo, ho anchepubblicato i loro commenti per permettere a tutti dicomprendere come funziona questo meccanismo chetrovo meraviglioso… A regolare il mio lavoro non ci sono”padroni” ma attenti appassionati pronti a ridirezionarele mie idee e le mie ipotesi.

Questo crea un circolo virtuoso, dove solo i contenuti diqualità resistono, mentre tutti gli altri sono destinati ascomparire nell’oblio della rete. La stessa cosa, con i mediatradizionali non è possibile perché la comunicazione èunidirezionale, cioè va dal “mezzo” (giornale, tv, ecc.) alconsumatore… mentre nell’ormai ultra noto “web 2.0” lacosa è bidirezionale…l’utente finale è libero di scrivere ilproprio parere in tempi rapidissimi, arricchendo la notiziae migliorandone (o affossandone) i contenuti.

Il premio Pulitzer ad un giornalista indipendente che scriveper un sito internet indipendente è una vera e propriasvolta nel mondo del giornalismo ma non solo, anche nelmondo dello sviluppo professionale. E’ un segnale chela “teoria dell’auto-regolazione” funziona! e che i contenutiche si possono trovare oggi on-line hanno lo stesso valore,se non più alto, di quelli pubblicati dai media tradizionali.Senza stare a parlare di caste, nepotismi e compagniabella 😉

Se come me, sei un giovane e competente professionistae hai deciso di aprire una tua attività, che concerne anchela pubblicazione di contenuti, internet è assolutamente ilcanale migliore. E’ l’unico luogo dove gli esperti possonodire la loro, e giudicare in un tempo brevissimo, sequello che dicono e fanno è apprezzato o meno.

Lo sviluppo personale è strettamente legato a quelloprofessionale, questa è la motivazione che mi porta ascrivere e a divulgare queste notizie. Per dare un piùsperanza a chi, come me, ha deciso di precorrere stradenuove. Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un tuocommento qui sotto e se vuoi seguire gli aggiornamenti delmio blog iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuoaccount di facebook.

A prestoGenna”Psico-giornalista”indipendente ;-))

Ps. le poche pubblicità che vedi qui accanto, non mostranosolo i miei lavori, ma servono soprattutto a sostenere la miaattività indipendente 😉

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2 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Matteo,
    l'ho notato anch'io, il motivo secondo me è che quando "sei all'inizio" (presupponendo che tu lo sia) il pubblico più specializzato non ti visita…perchè loro sanno già cosa leggere e dove andare. Mentre ti visitano molto di più neofiti e persone che non conoscono bene l'argomento. Poi nel tempo inizi a farti conoscere ed iniziano ad apprezzare anche gli articoli più approfonditi.

    Genna

  • A proposito di "autoregolamentazione" del web… ho riscontrato personalmente, con diversi siti miei, che se fai articoli di bassa qualità, cioè semplici, non ad alto livello tecnico (erano siti di notizie/articoli informatici), hai un sacco di visititatori. Se inizi a fare articoli qualitativamente alti dal punto di vista tecnologico, approfonditi… ecco che i visitatori calano. Portano invece molti visitatori le notizie riguardanti argomenti che vanno di moda, di cui si parla in modo ossessionato.
    E credo sia un po' lo specchio di questa nostra società. In cui la "cultura" continua a perdere campo, a discapito di argomentazioni frivole. Ho visto anche blog, sullo stesso argomento, scrivere delle fesserie, eppure sono molto seguiti e acclamati.
    E questo si riscontra anche nelle riviste cartacee. Un paio di riviste, che trattavano contenuti di qualità, sono fallite qualche anno fa. Quando mando qualche articolo che scrivo ad una rivista, se l'articolo è troppo tecnico e avanzato, non viene accettato, perchè sanno che non ha così tanto interesse. E giustamente un editore deve trarre il massimo profitto, quindi mi ritrovo a scrivere sempre sui soliti argomenti, riproposti ogni volta, anche se in forme diverse.

    Volevo portare la mia esperienza, anche se tutto ciò mi lascia un po' perplesso e per nulla contento di come sta andando la società.

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