Psicologia delle Decisioni: “prendere le decisioni inconsciamente è meglio?”

Molto si è scritto sulla psicologia delle decisioni, è davvero un argomento ultra interessante perché saltano agli occhi le vere potenzialità dell’essere umano. Infatti ci sono più studi che documentano la capacità incredibile del nostro cervello di prendere decisioni complessissime in modo pressoché inconsapevole (o inconscio). Questo dipende dal grado di expertise, cioè di esperienza che ha un individuo.

Facciamo l’esempio di un meccanico, un lavoro che sembra semplice ma che richiede (a certi livelli) anni di esperienza.Tu gli porti il tuo motorino, un meccanico esperto (quindi con un alto grado di expertise) non appena ti sente arrivare sa già quasi dal rumore (o da altri indizi) quale potrebbe essere il problema. Mentre se invece avesse poca expertise gli toccherebbe smontare tutto il motorino pezzo per pezzo per individuare il guasto.

..diciamo in modo semplicistico che tutte le decisioni vengono prese in questo modo, sfruttando il proprio gradodi esperienza in un determinato campo. Questo non significa che sia la strada “giusta”, ma che è sicuramente la più veloce.In psicologia, queste scorciatoie di pensiero prendono il nome di “euristiche di pensiero”. Se conosci la PNL sicuramente le conosci con il nome di “metaprogrammi“, sono la stessa identica cosa…

Da questi studi ne viene fuori un quadro interessante,perché tutte le decisioni di un certo livello di complessità, fatte da persone con alto grado di expertise, vengono fatte in questo modo …diciamo…”intuitivamente”… Tutt’oggi questo genere di pensiero viene costantemente messo alla prova, e in un recente studio Madelijn Strick, Ap Dijksterhuis e Picò B. van Baaren della Università di Nijmegen in Olanda hanno condotto un interessante studio a proposito…

…l’idea di base è che, quando è necessario prendere una decisione, un piccolo periodo di “distrazione” permette di migliorare la qualità della decisione. La spiegazione a questo fenomeno è che la mente inconscia continui a lavorare anche mentre siamo distratti, e che anzi lo faccia ancora meglio.

Questo paradigma viene chiamato Unconscius Tought effects (o UTT)

In un primo studio ai soggetti veniva chiesto di scegliere un nuovo compagno di stanza fra 9, sulla base di una breve descrizione che conteneva una fototessera ed una piccola descrizione composta dalle 140 alle 160 parole (come un sms).In questa descrizione erano presenti 12 tratti di personalità di ogni possibile compagno di stanza. Quelli giudicati alla fonte(cioè dagli sperimentatori) come “i papabili” avevano, 8 attributi positivi e 4 negativi. Quelli “non papabili” avevano 6 attributi positivi e 6 negativi…e infine i restanti avevano 7 attributi positivi e 5 negativi. I soggetti dovevano limitarsi a leggere queste descrizioni.

A questo punto i venivano assegnati a 3 condizionidiverse:

1) scegliere subito dopo aver letto il compagno -condizione “immediata” – 2) pensare accuratamente per 3 minuti al compagno migliore – condizione conscia – 3) I soggetti venivano distratti da un altro compito per 3 minuti- condizione UTT – (il compito era anagrammare una parola). Chiaramente nessuno dei soggetti sapeva che glisperimentatori avessero assegnato un grado di piacevolezzaai diversi “compagni di stanza candidati”…

Risultati: il 65,5% i soggetti nella condizione UTT hanno scelto i 3 profili giudicati “papabili”…quelli nella condizione”conscia” solo il 17% e infine quelli della “immediata” il 34,8%.Per farla breve, già questi dati fanno intuire che i soggetti nelle condizioni in cui “non si poteva pensarci sopra” hanno fatto le scelte migliori. Per cui ancora una volta questo studio dimostra la superiorità, nel prendere le decisioni di un certo tipo dell’intuito e del pensiero “inconscio”.

Per i riferimenti bibliografici e per leggere anche il secondo esperimento ti lascio il link all’articolo integrale in cui ci sono,chiaramente anche aspetti più fini e metodologici di come è stata svolta la ricerca!

A presto
Genna

 

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4 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao a tutti 🙂

    @ Doc: già io sono dalla parte dei tuoi prof…quando l'esperienza diventa intutito è "una magia"…ovviamente, come hai giustamente detto, senza innamorarsi della diagnosi. Fortunatamente nel tuo campo esistono molti più strumenti "oggettivi" per verificarlo 😉

    @ Adam: il tuo blog è molto carino, lo terrò d'occhio 😉

    @ Christian: si è davvero difficile fare articoli davvero interessanti, quando hai già scritto più di 800 articoli…ma fortunatamente ogni tanto esce qualcosa di bello di cui parlare 😉

    Grazie a tutti ragazzi
    voi siete il sale del
    blog…

    Genna

  • Christian Giordano
    Rispondi

    Interessanti queste ricerche! Le aggiungo agli studi sulla mera esposizione e sull'inconscio emotivo di Damasio :))
    Sempre un bel blog, Gennaro.

  • Caro Gennaro, noi non ci siamo mai visti, ma in fondo ci siamo già conosciuti, perchè ho dato un'occhiata ai tuoi articoli ed ai tuoi video.

    Ho scoperto il tuo blog perché era correlato al mio in Liquida.

    Ti sto scrivendo adesso, per chiederti se hai voglia di dare un'occhiata ai miei articoli (dovresti poter vedere l'URL), e per non rischiare di conoscerti troppo bene senza essermi ancora presentato.

    No, non preoccuparti, non voglio venderti né tirarti dentro alcunché, o tanto meno farmi pubblicità; ma semplicemente condividere le mie idee con te, perchè mi stai simpatico.

    Aspetto tue risposte.

    Mr Adam.

  • Buongiorno Genna,
    bellissimo articolo, come sempre,
    basato su una ricerca scientifica, ma sempre, riscontrabile nella realtà, non ci crederai ma è quello che ci raccomandano molti professori(almeno quelli più bravi) al momento di fare una diagnosi, ovviamente con la dovuta avvertenza di non innamorarsi della diagnosi ;-)))

    ciao m'pare!!!

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