Psicologia: “Gli anti-depressivi non funzionano?”

Ciao,

l’effetto placebo è uno degli “aspetti” più temuti dalle case farmaceutiche, al punto da fare più test su questo aspetto che sulla reale efficacia dei farmaci. Ok, immagino che questa frase ti suoni un po’ come l’ennesima teoria dietrologica contro le major e invece…il prof. Irving Kirsch dopo aver studiato e consultato gli archivi della FDA (la Food and Drugs Administration) ha scoperto che i 6 farmaci più utilizzati contro la depressione sono risultati essere meno efficaci del placebo.

I principi attivi di questi farmaci: citalopram, fluoxetina,nefazodone, paroxetina, sertralina e venlafaxina, sono statisottoposti a 47 studi differenti dove, nessuno di questi hadato un risultato che superasse l’effetto placebo :-O ahhh..questo non è solo terribile ma fa anche capire che quandoleggiamo “clinicamente testato” a volte dovremmochiederci quali sono stati questi “benedetti risultati” 😉

Pensa che l’effetto placebo è risultato essere decisamentepiù performante dei 6 principi sopra citati. Il Prof. Kirschcontinua affermando che solo il 10-20% dei casi trattatiriceve un reale beneficio dalle “molecole antidepressive”.La cosa più agghiacciante che dice il professore, è che imedici sono perfettamente al corrente di questi risultati.Una notizia da far accapponare la pelle, soprattutto a chiha visto queste patologie da vicino…

Fortunatamente il professore non da solo “brutte notizie”elargendo tanti complimenti alla efficacia dei trattamentipsicoterapici, che non solo “funzionano” ma hanno anche(secondo una valanga di studi) la metà delle probabilitàche il paziente vi ricada in futuro. Tutte questeevidenze non fanno altro che confermare quello che glipsicologi e psicoterapeuti cercano di dimostrare daanni…cioè che il farmaco ha poco a che fare con ilcambiamento.

Infatti, continua il professore nel suo articolo, tutti glipsichiatri si sono impuntati sulla regolazione della”serotonina”, come se da questa dipendesse tutta ilnostro umore, ma molti studi dimostrano che non ècosì. Utilizzando un’analogia, tentare di curare qualcunocon i farmaci è come pretendere che, cambiano il tipodi benzina un motore si riprenda da anni di usura.Di certo il tipo di carburante può dare prestazioniprofondamente diverse ma non cambierà la struttura del motore.

Nella depressione così come in altri “disturbi mentali”,ci sono parti di noi che devono “crescere, essere sbloccate,mdoficiate”…qualsiasi sia la metafora di riferimento dellascuola di terapia l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenereun cambiamento…e questo avviene raramente attraversol’uso di psicofarmaci. Attenzione non sto dicendo che siano inutili, perché sono un valido supporto per molti percorsi di “riabilitazione” ma sempre tenendo a mente che non sono “loro” ad attuare questo cambiamento.

a presto
Genna

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11 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Si è normale, ma se ti senti insicuro chiama il tuo psichiatra…

  • Ciao io da poco ho smesso con i medicinali e normale che ho segni di sbandentO un po' di capogiro?? Ke mi consigli di fare??

  • Caro Genna,

    scusa il ritardo.

    Eccoti la metanalisi della cochrane:

    efficacia degli antidepressivi vs placebo quando prescritti dal medico di medicina generale:
    http://www2.cochrane.org/reviews/en/ab007954.html. Se hai familiarità con la statistica puoi vedere il basso valore di NNT (number needed to treat). nessuno dubita che l'aspirina possa ridurre la probabilità di un ictus, eppure bisogna trattare 200-300 pazienti all'anno per prevenire un solo ictus tra questi. Qui invece basta trattare solo 7-9 pz con un antidepressivo per dimostrare una guarigione! Sono numeri che misurano una grande efficacia.

    Io credo ci sia stato una errata interpretazione della letteratura. Tutti i lavori, compreso quello che hai citato tu, confermano la superiorità dei farmaci rispetto al placebo. motivo del discutere è che anche nel placebo c'è un effetto (placebo appunto) e ci sono MENO effetti collaterali nei pazienti che assumono i farmaci rispetto a quelli in placebo. Quindi il dibattito è QUANTO sia effettivamento il vantaggio del farmaco (netto: effetti positivi-effetti collaterali)rispetto al placebo.
    e finchè il dibattito rimane qui va bene perchè stimola la ricerca.

    Ti ricordi quando hai scritto che i test cognitivi che rivelavano differenze tra razze diverse avevavo delle limitazioni metodologiche? Il dibattito in corso sugli antidepressivi è appunto se abbiamo delle scale efficaci per cogliere le reali differenze tra un farmaco ed il placebo.
    Buona Fine settimana!
    alessandro. A.

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao A. Adami,
    invece di parlare di "disinformazione" perchè non mi mandi le "evidenze scientifiche"? linka gli articoli, come ho fatto io, così li guardiamo insieme 😉

  • Caro Genna,
    non posso lasciar passare la disinformazione contenuta in questa pagina

    1)Esistono evidenze su evidenze che i farmaci antidepressivi funzionano rispetto al placebo. E queste evidenze sono conclusioni STATISTICHE di studi rigorosi in doppio cieco condotti indipendentemente rispetto agli interessi commerciali. prova a consultare ad esempio le metanalisi cochrane e gli studi che esse citano.

    2) Esistono singoli studi che giungono a conclusioni contrarie. Questo non è strano nel mondo della scienza. La discussione di come i risultati si integrano nel "sapere globale" comporta complesse nozioni di statistica ed epistemologia sanitaria. La metodologia di ricerca e il sapling dei pazienti inficia parecchio i risultati finali.

    3) Gli antidepressivi non creano di per se dipendenza. Vengono anzi utilizzati per lo svezzamento da dipendenze varie. L'uso errato di ansiolitici può creare dipendenza ma questo non è poi così frequente. Le tossicodipendenze più diffuse sono legate al tabacco alcool e farmaci antidolorifici da banco. La farmacofobia è poi un ulteriore sintomo di disagio psichico. da non dimenticare la dipendenza da psicoterapia 🙂

    4) è più facile dimostrare l'efficacia dei farmaci che dei trattamenti psicoterapici. Questo per motivi tecnicia condurre test in doppio cieco.
    Anche se la psicoterapia ha maggiori velleità "culturali" ciò non risulta automaticamente in una superiorità rispetto all'approccio farmacologico! Ovviamente ciò vale anche nel senso opposto.

    5) esiste una lobby psicoterapeutica oltre che commerciale.

    In sostanza 😉 la ricerca del benessere deve rimanere aperta sia nella direzione farmacologica che in quella psicoterapeutica (che spesso si integrano nella pratica quotidiana) e il paziente ha il diritto/dovere di scegliere quella che meglio preferisce attraverso un reale consenso informato. Se si afferma la superiorità dell'una rispetto all'altra si entra automaticamente nell'errore.

    Ti ringrazio dell'ospitalità!

    A. Adami

  • Patrizia –
    Compreso bene, molte grazie.
    Patrizia

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Patrizia,
    il discorso è lungo…la dipendenza arriva perchè questi farmaci agiscono sulla serotonina (in genrale sulla produzione di catecolamine)… ma il disturbo non è dato "solo" da uno squilibrio di queste sostanze.
    I farmaci funzionano per dare quel momento di "tranquillità" ma dopo questo non curano…non fungono da "terapia". In alcuni nevrosi gravi e nella psicosi più importanti (schizofrenia) i farmaci sono inevitabili.
    La terapia congiunta è utile quando entrambi i professinisti sanno dove arriva il loro limite 😉

  • Patrizia –
    Scusa non ho capito bene. Questi farmaci danno dipendenza quindi presumo che qualcosa facciano come sostanza chimica. Oppure è una dipendenza da "pseudo-placebo"? Allora tanto vale dare il placebo (in qualche modo all'insaputa del paziente che così non si procura danni ulteriori).
    Non sarà che questi medicinali funzionano meglio se associati ad altre terapie mirate psicoterapeutiche?
    Sono abbastanza convinta che per vincere questo tipo di disturbi occorrano un bel po' di strategie associate, una sola a sè stante fa poco.
    Ma le malattie psichiche sono diverse dalle nevrosi che possono anche essere migliorate o parzialmente risolte col placebo, psicoterapia ecc. Per le psicosi conclamate non si dice che occorre il farmaco e basta?
    Potrei avere lumi al riguardo?
    Ti ringrazio e saluto.
    Patrizia.

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao ragazzi,
    sono appena tornato da una fila lunghissima in autostrada …uff 😉

    @ Elisa: solo i medici possono prescrivere farmaci, per cui solo gli psichiatri e gli psicologi che hanno una laurea in medicina.
    Purtroppo si, gli psicofarmaci provacano dipendenza, come tutto quello che ci prcura "piacere". Lo psicofarmaco eliminando la sofferenza psichica (solo per il momento della sua assunzione) provca dipendenza.

    @ Anonimo: di certo se vuoi fare una "gara" si puoi mostrarglielo…però per la sua salute sarebbe meglio di no 😉 Chi soffre di determinate patologie è particolarmente "incazzato con il mondo" perchè gli altri lo denigrano. Soprattutto quelle derivate dall'ansia… chiaramente questa è una generalizzazione ma è la mia esperienza. Sembra che, "se tu non l'hai avuta" allora significa che non capisci il loro malessere. Fortunatamente questo pensiero gli spinge in terapia e sfortunatamente a volte finiscono sotto le grinfie di psichiatri che li rimpinzano di psicofarmaci perchè "non credono nella psicoterapia"…che oggi sarebbe come dire che non credi che "usando il telecomando" tu possa cambiare canale 😉

    Grazie
    Genna

  • Ciao Genna, post molto interessante. Domanda, Mi piacerebbe far leggere questo articolo ad una persona che (anche se non in maniera assidua) fa uso di farmaci di questo tipo. Credi sarebbe utile, oppure è meglio evitare? Solitamente quando affronto discorsi di questo genere mi sento dire che sono troppo razionale e faccio questi discorsi solo perchè non sono "affetto" da problematiche di quel tipo.
    Grazie 1000 e continua così!

  • Ciao Genna,
    toglimi una curiosità:
    lo psicologo può prescrivere farmaci? o è prerogativa dello psichiatra?

    Mi risulta che alcuni farmaci antidepressivi creino facilmente dipendenze, è vero?

    Trovandosi accanto a un amico che sta per intraprendere una cura farmacologica antidepressiva, qual è l'atteggiamento più utile per lui? Sostenere il percorso scelto da chi lo segue, anche se in cuor nostro non lo riteniamo effettivamente il migliore? O esprimere apertamente le nostre perplessità?

    buona giornata 🙂

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