Psicologia del Potere: la diatriba di Palo Alto

 

 

 

 

 

 

Chiunque sia appassionato di comunicazione conosce gli studi effettuati dal M.R.I di Palo Alto che hanno contribuito e non poco alla visione moderna della comunicazione e della psicologia in generale.

Quasi tutti conoscono quello che è il manifesto di questa rivoluzione degli anni 70, cioè il bellissimo testo “La pragmatica della comunicazione umana” (se non lo hai compralo…è un must!).

Ma non tutti sanno che (settimana enigmistica) all’interno del MRI sono nate una cascata di teorie e fra i pensatori del periodo davvero interessanti e spesso fonte di utili diatribe su cui oggi possiamo riflettere per aggiungere qualcosa di nuovo dal passato…

 

Una delle diatribe più affascinanti è stata quella fra Gragory Bateson e Jay Haley

 

La disputa era basata su “cosa si fonda il potere”…per Bateson il potere “si fonda sulla capacità di chi lo gestisce di dare costantemente senso alle relazioni tra se stesso e le persone su cui viene a esercitare tale potere. Esso, quindi,in realtà non esiste; è frutto di un processo circolare di coordinamento “nell’attribuzione di significato” (Bateson).

Quindi, visto che è impossibile per l’uomo NON dare un significato a ciò che lo circonda, allo stesso modo essere inclusi o meno, nelle relazioni di potere, dipenderebbe dalla tua capacità di dare quel determinato significato. Ci hai capito qualcosa? Io non tanto…proviamo con un esempio:

Tu nasci in una società, questa società ha delle regole,prima ancora che tu abbia capacità di intendere e di volere sei già soggetto tuo malgrado a queste regole,tuttavia esse hanno una reale influenza su di te, solo nel momento in cui tu gli dai quel significato.

Quindi se un bambino manda a quel paese un poliziotto di certo questo non lo mette in galera, perché sa che il bambino non è ancora in grado di attribuirgli il significato di potere che “ha”.

Mentre per Jay Haley il potere è il risultato di una “strategia comunicativa” costruita al fine di avere un controllo sulla relazione. Esso si basa sulla capacità dello stratega di togliere iniziativa nella relazione (Haley).

La differenza è abbastanza lampante, mentre nel primo caso il soggetto è quasi in balia di questo “deformazione” di dover significare tutto ciò che incontra. Nel secondo caso, quello di Haley, chi comunica lo fa in modo volontario e motivato attraverso delle vere e proprie strategie.

 

Sono d’accordo per metà con entrambi, giusto per non fare un torto a nessuno…ma così dicendo mi pongo quasi automaticamente dalla parte di chi sostiene Haley.

Perché anche giustificarsi, mettere le mani avanti è presupporre imponendo strategicamente il mio ruolo nella relazione…che in questo momenti si svolge fra te e me.

Ok…ok…voglio evitare di essere troppo complesso e ti chiedo quale definizione di potere ti piace di più delle due e se ci “hai capito qualcosa”.

Perché anche su questo bellissimo tema ho intenzione di parlare approfonditamente vista la sua utilità nella psicologia pratica di tutti i giorni…

Evolutivamente l’uomo è l’unico animale che quando nasce è totalmente impotente e, il suo sviluppo coincide con la sua capacità di acquisire controllo sulla propria vita e spesso, anche su quella di altri.

Fammi sapere che cosa ne pensi ascia un commento qui sotto, e se vuoi seguire i miei aggiornamenti puoi farlo da facebook.

A presto
Genna

L’argomento è davvero complesso, ma ti assicuro che è molto affascinante…ecco alcuni libri per poterci”capire di più”.

– La pragmatica della comunicazione umana- Il linguaggio del cambiamentoChangeGuardarsi dentro rende ciechi– Strateghi del potere- Cambiare le famiglieCambiare le coppie– Verso un ecologia della mente

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3 Commenti
  • Ciao Genna, ti ho trovato cercando risposta ad atteggiamenti di personalità tendenti al dominio.Mi chiamo Laura mi interesso della vita in ogni sua manifestazione tra questo anche di psicologia se voglio capire qualcosa che mi è poco chiaro .Ultimamente mi trovo a frequentare diverse persone che non possono fare a meno di attuare la cosidetta "strategia comunicativa" di Haley in maniera quasi ossessiva, avrei dedotto quindi che quel tipo di personalità soffre di qualche problemino .Sono certamente in accordo con Bateson quando afferma che il potere non esiste ma è frutto di un processo in cui si dovrebbe intuire il significato dell'azione che si compie durante il rapporto con l'altro. In conclusione se hai compreso che per vivere devi superare le tue difficoltà da solo e non ti serve altro ,dovresti aver compreso che il dominio dell'altro ti è inutile.
    Grazie per avermi chiarito le idee.

  • Ciao Patrizia,

    hai fatto benissimo a dire la tua…infatti è una diatriba che probabilmente non ha senso 😉 entrambi hanno dato contributi importantissimi per la storia della psicologia e della psicoterapia.

    Anche domani ci sarà un post simile, fammi sempre sapere la tua opinione 🙂

    Grazie
    Genna

  • Sono Patrizia ciao –
    La volta scorsa che ho scritto mi sono dimenticata di dirti quanto è bello il tuo alberino parlante!
    Siete bellissimi pure voi nel video del blog di Todero.
    Guarda, qualcosa ricordo di Palo Alto ma in quello che hai scritto lì per lì non ci ho capito niente. Un po' per i postumi influenzali ed un po' perchè a volte ci arrivo a scoppio ritardato mi sentirei di dire che il presupposto di Halei sia un po' più obiettivo. (meno male che hai fatto gli esempi!!!)in quanto c'è di mezzo la volontà, la motivazione,il desiderio di prevalere, poi che sia per carattere, orgoglio, opportunismo, voglia di emergere o che dir si voglia non c'entra. Quindi si tratta di una caratteristica della persona e meglio ancora di una strategia come hai detto tu, che può essere anche positiva se viene gestita bene senza daneggiare altri. Ma non mi sento neanche di bocciare il pensiero di Bateson in quanto ciò che dice è comunque una realtà e non è uguale per tutti. E qui secondo me c'entra molto sia il carattere che il modo e l'ambiente in cui cresce. Purtroppo la nostra società ed ognunodi noi, chi più chi meno, è intriso inqualche modo da abitudini, comportamenti, ecc. assorbiti anche inconsciamente nella prima parte della vita e non solo, pare anche che certe predisposizioni provengano addirittura dall'albero genealogico. Ma senza andare lontano, tanti ad un certo punto sviluppano il discernimento anche se non su tutto ed altri invece vanno avanti sulla falsariga di ciò che è entrato ormai a far pate di loro. Persino in politica, c'è chi vota un determinato partito perchè infamiglia si è sempre fatto così, anche perchè i famigliari in un certo qual modo esercitano più o meno consapevolmente il loro potere.
    Questo mi pare sia un argomento con molte versioni, quindi lunghissimo.
    Non mi sento neanche di essere all'altezza di giudicare, ho detto la mia opinione da quel poco che ho capito. Non sono nè psicologa nè sociologa, solo ricercatrice.
    Sono curiosa di leggere che cosa diranno gli altri ospiti del blog. Magari ho detto cavolate, caso mai me ne scuso. Grazie, sempre ligio, anche durante le feste. Il tempo poi non è stato così inclemente in Liguria come ti avevo preavvisato.
    Continua così, mi fa piacere partecipare.
    Ciao, che il nuovo anno ci porti una veduta più ampia sia di noi che degli altri che della vita.
    Patrizia.

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