PNL: Modellamento Simbolico II

Ciao,

ti ricordi che cosa è il “modellamento simbolico”? No?allora corri subito a leggere il post che ne parla perchèquesto articolo presuppone che tu già sappia di che cosasto parlando. La scorsa volta ti ho lasciato dicendoti cheesistono delle “domande di processo” che vengonoutilizzate con maggiore frequenza dai terapeuti efficaci.

Il Modellamento Simbolico nasce dagli studi clinici sul”linguaggio pulito”. Cioè il rimandare al cliente, le suestesse parole evitando il più possibile l’inserimento dielementi di contenuto da parte del terapeuta. Qualcosa dimolto affascinante per chi conosce la linguistica e la neruolinguistica.

Le nove domande che vedrai tra poco scaturiscono daun profondo studio di Lawley J. e di Tompkins. I trepuntini (…) alla fine della frase non sono le mie classichepause 😉 ma il posto in cui inserire il contenuto che haappena dato il cliente:

1) E che altro c’è riguardo a…?

2) E che tipo di… è quel… ?

3) E quel… a cosa somiglia? (e quel… è simile acosa?/ e quel… com’è?)

4) E dov’è…?

5) E dove si trova…?

6) E poi cosa accade?

7) E cosa accade poi?

8) E cosa accade appena prima…?

9) E da dove viene/potrebbe venire…?

Come avrai notato sono domande di processo cheesplorano il territorio semantico del cliente in tutte ledirezioni. Nel tempo (6-7-8-9) e nello spazio (4-5) e intutte le sue categorie e domini (1-2-3). Obiettivo primo diqueste domande è quello di ampliare la mappa della realtàdel cliente. Rimandandogli il suo contenuto con formenuove e facendogli esplorare reami sconosciuti.

Sei sicuro di aver letto bene lo scorso post? perché aquesto punto voglio ricordarti che, nonostante questostudio sia ultra interessante e utile….questa tecnica usatacon grano salis può aiutare…ma tenendo presente che ilcontenuto non va mai sottovalutato, e come tidiceva Steve Andreas… “potrebbe farti risparmiare unbel pò di tempo”.

Tutta la PNL e la terapia moderna, sono una sottile danzafra contenuto e forma…passando fra categorie e domini,allargandoli, diminuendoli, andando avanti e indietro neltempo…quando sai muoverti agilmente fra questi livellipuoi affermare di essere un bravo piennellista 😉 il truccoè tutto nella pratica. Conosco centinaia di persone (adesempio) in grado di riconoscere i modelli linguistici dellaPNL…ma ne conosco solo una decina in grado di utilizzarli naturalmente 😉

La differenza fra il “primo tipo di persone” ed il secondosta nella pratica pura. Ma evita di sottovalutare lo studio,imparare a memoria le “frasette” non serve a nulla. Deviprima comprenderne il significato… solo quando hai unamappa completa (o il più completa possibile) puoi andaredove ti pare 😉

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A prestoGenna

Ps. l’argomento non è di certo esaurito, per cui miriservo di tornarci in futuro. In caso non lo sapessioggi e domani (tutti i martedì e i mercoledì) sono instudio a Mantova, per cui risponderò, con calma, aituoi gentili commenti 😉

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2 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Enrica,

    sicuramente i due autori che ho citato (Lawley e Tompkins) e poi Steve Andreas nel suo libro "la costruzione del significato".

    Penso che il linguaggio strategico (come ben sai sviluppato da Nardone con Salvini…mio grande prof dell'Univesità ;-))sia un mix di strategie linguistiche, ma è ottima l'analogia perchè hanno molti punti in comune.

    Genna

  • Trovo affasciante questo tipo di comunicazione.
    Mi sembra che abbia delle affinità con il "correggimi se sbaglio" molto utilizzato dal Problem solving Strategico.

    Correggimi se sbaglio :-))).

    Secondo te fra gli autori che conosci chi lo sviscera in maniera più efficace e comprensibile a chi è ai primi passi?

    Enrica

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