Gli anziani apprendono più lentamente?

Ciao, non è raro pensare che chi ha superato una certa età, in modo particolare “appena i 40 anni” venga percepito dai suoi colleghi di lavoro come più lento e soprattutto come incapace di acquisire nuove informazioni. Per questo motivo, nella crescita professionale di un lavoratore spesso si creano dei limiti dati solo da stereotipo e false convinzioni. Ti è mai capitato di cercare di spiegare a tuo nonno o ai tuoi genitori come funziona internet? e di ricevere la classica risposta “non sono cose che fanno per me… oppure, sono troppo vecchio per capirlo”. Queste frasi non sono solo dettate da una generale mancanza di fiducia ma sono spesso il frutto di una cattiva informazione. Infatti nelle riviste da bar di psicologia, si legge spesso che dopo i 25 anni c’è un continuo deterioramento delle capacità cognitive, in pratica si inizierebbe rimbambire. Bene, la ricerca (quella vera) ha provato che questo non è affatto vero…o per lo meno lo è solo per alcuni aspetti che non coinvolgerebbero il lavoro vero e proprio. Secondo il Prof. Christian Stamov Rossnagel sarebbe l’intelligenza fluida quella a decadere. Insieme a due tiplogie di compiti, matematici e di memoria. Per “fluida” si intende quella che entra in gioco nella risoluzione di compiti nuovi. Mentre l’intelligenza cristallizata resta intatta e, spesso, migliora le performace… Pensa che dalle ricerche (quelle serie;)) è dimostrato che le competenze linguistiche sono identiche, sia a 25 anni che a 88 anni :-O In pratica l’intelligenza cristallizzata può compensare l’intelligenza fluida. Questo è stato dimostrato studiano segretarie che andavano dai 19 ai 72 anni… In poche parole le più giovani erano più veloci nel rileggere quello che scrivevano, ma la velocità di battitura era identica. E per di più, le “anziane” avevano una maggiore precisione, cosa che le permetteva di passare meno tempo a correggere. Morale, i tempi erano identici 😉 Che cosa mostrano questi studi? Visto che le nostre aziende hanno sempre più bisogno di “lavoratori della conoscenza” i corsi di formazione continua sono in assoluto necessari… MA non c’è bisogno di fare classi separate. L’unica vera discriminante è riuscire a coinvolgere i più anziani, che hanno meno motivazione perché ormai “la loro crescita professionale” e lavorativa è giunta quasi al termine. Perdere l’esperienza delle persone anziane è una grande perdita in ogni settore. Le loro conoscenze implicite acquisite in anni di lavoro non si possono scambiare con qualche “giovane talento”…è giusto che anche chi ha qualche anno in più venga aiutato nella propria crescita personale perché porta in se un valore insetimabile… quello della “vera esperienza”. Voglio infine ricordarti che personaggi come Sigmund Freud e Milton Erickson hanno lasciato la loro impronta dopo aver abbondantemente superato i 40 anni. E nonostante avessero iniziato prima ad “elaborare i loro approcci” quelli maturi non hanno nulla da invidiare ai primi scritti “giovanili” 😉 Tu come la pensi? lascia un commento qui sotto! e se è la prima volta che vieni sul mio blog, iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo account di facebook. A presto Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
L’Ora di “psicologia e crescita personale”… un nuovo insegnamento nelle scuole?
Apprendimento efficace: Migliorare la memoria con 2 piccoli gesti
Consigli per affrontare gli esami nella scuola e nella vita
Come apprendere una nuova abilità in sole 20 ore… lo spiega Josh Kaufman
6 Commenti
  • La ringrazio per Blog intiresny

  • leggere l'intero blog, pretty good

  • Ciao P i e r o 😉

    mi auguro "confronto genrazionale"…è difficile tenere lontane queste due anime (scontro e confronto generazionali) che vanno avanti da secoli…ma è giusto rompere certe convinzioni limitanti che rischiano di limitare l'intera società come "memi negatiivi".

    Grazie
    Genna

  • G e n n a…

    Prendo spunto da questo tuo post per chiederti e chiedermi: "Confronto Generazionale o Conflitto Generazionale??"

    Da una decina d'anni il mio motto è: BILLO Building Intergenerational Lifelong Learning Organizations.

    Di nuovo un grazie di cuore per il lavoro che stai portando avanti con questo tuo blog.

  • Ciao Enrica,

    bhe…quale migliore testimonianza?
    passare da un campo all'altro, soprattutto per un medico non credo sia una cosa semplice, ma se c'è la passione tutto è possibile.

    Dico "soprattutto per un medico" perchè se voglio fare il "nutrizionista fai da te" non ho bisogno di essere poi così preparato, visto che "nessuno mi controlla" 😉 mentre un medico deve dimostrare a se stesso, ai suoi paazienti, ai suoi colleghi e al proprio albo di essere in grado..

    conosco persone molto "più avanti di te" che si sono appassionate per l'inglese e lo hanno imparato…a 70 anni 😮

    …come dici tu, e come diceva una vecchia trasmissione rai "non è mai troppo tardi"…

    Siamo in costante crescita…questo è il nostro destino, crescere costantemente 🙂

    Grazie
    Genna

  • Assolutamente d'accordo.
    Ho 55 anni e un anno fa ho deciso di cambiare totalmente il mio campo di interesse, dalla medicina del lavoro al dimagrimento. Mi sono quindi rimessa a studiare con la stessa lena di un 20enne che si deve laureare.
    La memoria è sicuramente diminuita, ma la capacità di sintesi e di associazione (di gran lunga superiori a quelle che avevo a 20anni) compensano abbondantemente la maggiore difficoltà a memorizzare.
    La "tigna" di un 50enne che vuole cambiare o sostenere una sua tesi può essere poi, di gran lunga superiore a quella di un giovane che non sa bene ancora dove vuole andare amplificando le emozioni positive delle scoperte che man mano si fanno.
    E niente di meglio che un po' di sane emozioni positive per "fissare" l'apprendimento.
    Ricordo di aver studiato Statisitca Medica su L.Lison "Statistica applicata alla Biologia sperimentale". Ho dato un'occhiata su Internet ed ho visto che è il testo è consigliato ancora oggi. E' degli anni 60. Ebbene, Lison non era un matematico. Era un istochimico. Mi raccontava il Prof che da "vecchio" si mise a studiare Statistica per dimostrare che tutto sommato non serviva. Se ne appassionò a tal punto che divenne il fautore principale dell'uso della Statistica per la ricerca medica e biologica.
    Non escudo che la memoria mi abbia in parte ingannato 🙂 nel raccontare la storia di Lison, ma il succo del discorso rimane.
    Non è mai troppo tardi, se lo vogliamo e siamo motivati.
    E di esempi se ne potrebbero fare migliaia.
    Enrica

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK