Aiutarsi a superare il lutto con la PNL

Ciao,

l’argomento di oggi è molto delicato, avevo dedicato qualche riga anche in questo altro audio-esercizio. Avevo deciso di evitare la registrazione di questo esercizio, visto la natura del profondo disagio legato al lutto, ma mi è stato chiesto esplicitamente.

 

 

Il lutto è la più grande forma di disagio, e chi ha avuto la”sfortuna”(fra virgolette perché prima o poi succede a tutti)di provarlo sulla propria pelle ne conosce gli effetti. E’ laprova indesiderata del fatto che, uno stravolgimento”emotivo” può agire sul corpo in modo pazzesco…

i sintomi possono essere innumerevoli, dalla inappetenza alla depressione più nera… è anche per questo che il lutto è stato studiato a lungo. Essendo così delicato si è cercatoanche di decretare quanto dovrebbe durare ecc…ecc..Tuttavia sono sicuro che sia assolutamente soggettivo…

Hai ascoltato l’audio? Bandler è eccezionale nella suasemplicità. In teoria, quello che propone, è un modo che lamente utilizza naturalmente per organizzare i ricordi emigliorare lo stoccaggio di quelli “negativi”… infatti i ricordi”negativi” portano con loro una carica di energia…

La metafora che preferisco per illustrare il lutto (è presadalla teoria psicoanalitica sulle relazioni oggettuali;-))immagina che ci siano, dentro ognuno di noi, delle piccolefoto delle persone a cui teniamo. Queste immagini sonocontornate da una luce, come un neon che ci permettedi vederle meglio…

..alcune sono più illuminate e sono quelle a cui teniamodi più… il “grado di luminosità indica l’energia che investiamosu quella persona. Se la persona viene a mancare, in modoimprovviso la luce NON si spegne…ma si disperde in modocasuale generando il malessere.

Subito questa “cornice di luce” resta “accesa”, facendospesso illudere che quella persona sia ancora lì…per unvero e proprio meccanismo di isolamento (meccanismo didifesa simile alla rimozione). Ma poi, appena fa accesso allacoscienza si disperde senza controllo.

Perdona il linguaggio psicoanalitico, ma ti assicuro che intanti anni di teorie qualcosa di buono l’hanno tirato fuori;)Il lutto, spingendo più in là questa metafora, consiste nel ri-posizionamento di questa luce nella giustacollocazione….

…pare proprio che, l’Audio-esercizio aiuti a fare questo,ma senza tutta la pomposa teoria di mezzo. Aiutando ilprocesso naturale di ri-posizionamento del ricordo. Ma laesperienza clinica mi dice che è utile aspettare per lo meno6 mesi prima di “forzare il processo”…

Di solito amo fare post divertenti..ma è difficile farlo quandosi parla di questi argomenti. Anche perché, la sofferenzaesiste e bisogna evitare di scacciarla ma bisogna “passarciattraverso”…solo così possiamo apprendere come gestirele nostre emozioni e diventare più forti e più emotivamente intellgenti 😉

Nei miei post, tra le altre cose amo darti del TU…perchéma per ovvi motivi, quì ho cercato di evitarlo 🙂 Adessoti lascio con un esercizio simile, che mi hanno raccontatoi coniugi Barretta… (quelli che hanno insegnato la PNLa Robbins ;-)) Premessa: in america esiste un postodove viene messa tutta la posta perduta…

1) Pensa alla persona che è venuta a mancare e crea,una piccola immagine con la persona dentro.

2) Rimpiccioliscila fino a farla diventare grande comeun francobollo. Esattamente di quelle dimensioni.

3) Immagina di staccarla dallo sfondo con delicatezzae rispetto. Ed incollarla su una busta o una cartolina.

4) Immagina di spedire la lettera… senza mittente…

Anche per questo esercizio valgono le “regole” descritteprima. Tieni a mente che puoi usare questi esercizi perpoter uscire anche da separazioni amorose…che sonomolto simili ad un lutto. Lascia un commento qui sotto…e se non lo hai ancora fatto, abbonati al mio blog!

A presto
Genna

 

Ecco gli altri “Audio-Esercizi” pubblicati:

1 PNL: Certificazioni… …2 Audio imperdibili 😉

2 Richard Bandler: “esercizio anti-stronzi” 😉

3 Richard Bandler: la time line e il tempo nella PNL…

4 “Ho tanta paura da sbellicarmi”…esercizio di PNL

5 “Esercizio Anti-Ansia” …

6 “Esercizio PNL convinzioni”

7 “Esercizio Anti-Panico…esagerare…”

8 “Esercizio per la Distorsione Temporale”

9 “La Cura Veloce delle Fobie”

10 “Come l’ Auto-Suggestione…

11 Cambiare lo “stato d’animo”…

12 Dimenticare l’amore

13 Ri-dipingere il passato con la Time-line

14 Come prendere le decisioni

15 Come superare gli Esami

16 Generare Nuovi Comportamenti

17 Cancellare i “brutti ricordi”

18 Come motivarsi con la PNL

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24 Commenti
  • That is a great tip particularly to those new to the blogosphere.
    Brief but very accurate info… Thank you for sharing this one.
    A must read article!
    My weblog : men mood swing

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Anonimo,
    in effetti non bastano, per questo bisogna prima aspettare il tempo fisiologico e poi, al limite, agire con una tecnica…

    …e se la tecnica non funziona rivolgersi ad un professionista…

  • sai a volte non bastano queste cose per superare un lutto io ci ho provato tante volte ho fatto queste cose per molto tempo e tutto quello che ho ottenuto è stato un' attimo di annebbiamento e poi via di nuovo il dolore come se qualcuno giocasse con un coltello in una ferita sanguinante……..e quando poi non è dove dovrebbe essere ma è in un cimitero allora è davvero finita,non è un incubo è la triste realtà. quando mi sento sola, mi verrebbe proprio voglia di tirarla dai sogni per poterla riabbracciarla per poter rivedere quel sorriso ma questo non è possibile

  • Perche non:)

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao,

    gli audio esercizi possono essere tutti molto utili…se poi hai anche il libro sono certo che saprai orientarti al meglio.

    Si…l'esercizio del lutto può essere fatto anche in questo caso e anche tanti altri, ma comprenderai che la cosa più importante è il "rapport terapeutico"…che non è la stessa cosa di un "rapporto familiare". Tuttavia se tuo figlio è davvero motivato puoi aiutarlo moltissimo.

    In caso tu non ci riesca, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista. Non è per fare pubblicità a me o ai miei colleghi…ma se l'auto-aiuto non funziona, e il malessere è debilitante…è la scelta migliore.

    Ecco i numeri corrispondenti agli audio-esercizi che possono aiutarlo: 3-2-9-12-13-16-19

    Grazie
    Genna

  • Ciao Genna
    io ho già comprato il libro, ma non sono ancora arrivata all'argomento.
    Però in questo momento ti vorrei chiedere un consiglio.
    Mio figlio sta passando un brutto perodo: la sua piccola ditta non sta andando bene e deve chiudere. Lui aveva puntato tutto su questa ditta, con grandi prospettive. Ma i fatti non gli hanno dato ragione. Ora sta male; è chiuso e taciturno, non partecipa alla vita familiare, non riesce a prendere una decisione sul da farsi, ecc. ecc. Forse anche questo può essere paragonato ad una morte, relativamente ad un qualcosa che aveva creato e che non c'è più.
    Cosa posso fare per poterlo aiutare? ti ringrazio e aspetto fiduciosa un tuo consiglio. A presto.

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Arianna,

    innanzi tutto ringrazio anche te per aver postato la tua esperienza personale…

    …le relazioni familiari sono quanto di più difficile possa esistere in quanto "relazioni". I ruoli che si vengono a ricoprire spesso non sono scelti da noi e sono davvero tanti (sposo/a, figlio/a, fratello, cugino, nipote…ecc..).

    Come ho scritto in questo articolo:

    http://pnl-ipnosi.blogspot.com/2009/05/ipnosi-e-prosperita-che-cosa-hanno-in.html

    i soldi sono degli amplificatori…così come i beni materiali che possiamo acquistare…il denaro è un mezzo e mai un fine…ma non tutti lo capiscono 😉

    Grazie
    Genna

  • L'esercizio proposto e il post mi sono stati molto utili; non sempre si possono scegliere argomenti allegri, la vita è variopinta.
    Ho perso una persona cara alcuni mesi fa. Il tempo diluisce il dolore, ho deciso di praticare e perfezionare tutto ciò che mi ha insegnato: senza dubbio il periodo trascorso assieme ha fatto di me una persona migliore, più indipendente che in passato. In queste situazioni tuttavia è in gioco un intero sistema di relazioni: uno degli aspetti traumatici è stato l'atteggiamento degli "eredi", piombati come sciacalli a esequie avvenute. Vorrei rivolgere un monito a tutti coloro che fondano il senso della loro esistenza sul possesso e sulla difesa di beni materiali: è un'idea rivoluzionaria, ma esistono degli esseri diversi da voi, che provano dei sentimenti: cercate di rispettarli. Potreste vivere ( e far vivere ) meglio accontentandovi dell'abbondanza nella quale vivete già: tanto toccherà anche a voi, un giorno imprecisato, addormentarvi per l'ultima volta.
    E' una delle poche certezze che ci sono.

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Paola,

    bene…io ho ottenuto ottimi risultati con la "visualizzazione del francobollo"…

    mi raccomando fammi sapere come è andata 😉

    Grazie
    Genna

  • Grazie Genna! Grazie veramente. Sto seguendo una persona che ha perso il partner da un pò, ma ancora non riesce a superare il dolore e questo post è proprio quello che ci voleva. Certo, ogni esperienza è unica e mi avvicino sempre in punta di piedi al dolore degli altri, ma ora posso provare qualcosa di diverso.
    Appena posso lo metterò in pratica…
    Dr Paola Biondi

  • Genna,
    è davvero difficile parlare di questi temi senza cadere in banalità e tanti giri di parole.
    Mi è piaciuto il modo schietto e semplice e "pragmatico" con cui hai affrontato l'argomento!
    Oltretutto la metafora del francobollo è fenomenale!

    Un grazie ad Ester.
    Ho letto la tua storia, struggente e forte, ieri notte. Da tanto tempo non mi commuovevo..
    Sono andato a letto lasciandomi coccolare dal ricordo del tuo racconto, dalla tua forza interiore e dalla tua capacità di trovare "soluzioni" anche nella tragicità del dolore.

    Vorrei, se posso, darti un idea su cui riflettere. Più volte ho letto nel tuo commento della "separazione", sia tra la vita e la morte, sia tra il corpo e l'anima.
    A me piace vedere il corpo non solo come un "contenitore", ma anche come un mio modo di essere Io. Io sono il mio corpo, vedo sento, ascolto e parlo grazie a me come corpo.
    Gli altri mi conoscono per quello che io esprimo col mio corpo.

    A questo punto forse non è più solo un contenitore, ma qualcosa di più. E' l'espressione di Qualcosa di più profondo..

    Sarà forse possibile che gli altri vedano la mia anima attraverso il mio corpo (e non solo attraverso gli occhi?)

    Grazie Genna per questa opportunità!

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Eccolo si era impallato blogger…

    Grazie ancora
    Genna

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Ester,

    innanzi tutto ti ringrazio per aver spezzattato questo lunghissimo commento 😉

    Bella la citazione biblica che rappresenta la separazione e anche un pò la rimozione…

    e ti ringrazio tantissimo per aver condiviso la tua toccante storia che ho letto tutta fino alla fine…anche se pare manchi un pezzo. (forse si è impallato blogger).

    Genna

  • Quando mi son resa conto che il tutto gravitava su un mio atteggiamento egoistico, mi son ripresa, ho cominciato a pensare che il mio egoismo avrebbe prodotto altro egoismo, che sarei stata un pessimo esempio per i miei figli in quelle condizioni, che se non volevo che loro soffrissero tutta la vita a causa di una madre che si era scrollata di dosso le proprie responsabilità nascondendosi dietro ad un dolore, che li aveva seppelliti vivi ( questo sarebbe stato il risultato se non fossi tornata in me, se avessi anteposto il mio dolore, le mie questioni personali col nonno a loro)dovevo riprendermi la mia vita. “Qualcuno” aveva deciso che Andrea doveva separare il corpo dalla sua anima a due anni? Io potevo farci qualcosa? NO! Allora ok! Lo accetto, anche se forse ancora adesso non condivido perché non capisco, ma accetto. Se mi è capitato questo evento è perché ho anche le risorse per affrontarlo. Devo concentrarmi sulle persone che ancora mi circondano: loro hanno bisogno di me, come io di loro. Li ho voluti? E adesso che faccio, li rinnego solo perché penso di esser incapace di gestire questa situazione? Devo far pagare lo scotto a loro? ASSOLUTAMENTE NO. Ho dato inizio alle danze e adesso ballo fino alla fine.
    Un passo dopo l’altro ho ricominciato il mio percorso, ad amare di nuovo i miei figli nel vero senso della parola, non ho risentimento verso le posizioni di mio marito, sono riuscita anche ad accudire mio suocero negli ultimi sette mesi della sua vita, non perché sia tornata sui miei passi, ma per rispetto verso mio marito, mia suocera malata anche lei e ai miei figli. L’esempio vale più di mille parole, la coerenza e la lealtà promessa quel fatidico giorno in cui ho detto “si” a mio marito idem. Al suo funerale però non sono andata. Questo lo dovevo a me.
    Adesso ho anche ricominciato a cantare. Ho ancora molta strada da fare, se mi sarà dato di restare ancora un po’, ma l’importante è aver mosso i primi passi, il resto verrà da sé.

  • Con Sephora, la quartogenita che è attaccatissima a me, spesso affroniamo questo argomento e lei piange “Mamma, come farò quando non ci sarai più?” “Farai come fai adesso, parlerai con me attraverso i tuoi ricordi, al ricordo di questo momento in cui ne stiamo parlando insieme adesso e ti ricorderai di quando ti dicevo che la morte fa parte della vita che la separazione del corpo dallo spirito, dall’anima da inizio ad un’altra avventura che qui adesso non c’è dato di conoscere. Ti ricordi qualcosa del periodo prima della tua nascita? Io no, tu? Forse no anche tu, ma chi te lo dice che magari anche prima di nascere non avessi un pò timore di nascere in questo mondo? Eppure questo mondo è bello, straripante di cose meravigliose: E’ vero, succedono anche cose brutte, ma queste sono conseguenze di scelte sbagliate degli uomini. Il mondo in origine non era così. Gli uomini a volte seguono pensieri egoisti e producono degli effetti negativi, ma questo non vuol dire che tutti gli uomini siano cattivi. Per fortuna ce ne sono molti altri che amano i loro simili e producono del bene. Al di là di tutto ciò, comunque, non è bene che ti fasci la testa prima di essertela rotta: rischi di non vivere bene il “qui e ora” preoccupandoti di ciò che potrebbe succedere domani rischi di perdere il bello e il buono di oggi, e quando farai la somma dei tuoi giorni cosa ne trarrai?? Quando succederà vedrai che saprai tirare fuori da dentro tutto ciò che ti servirà per superare il momento. Dopo devi dare solo tempo al tempo. Il tempo è una gran medicina, soprattutto quando tu lo sai usare bene. Adesso è il tempo per stare insieme, ridere scherzare, anche soffrire insieme, domani si vedrà. Scatta quante più foto ricordo puoi, perché è solo dopo che le hai sviluppate che potrai decidere quale sia venuta meglio, quali inserire nell’album, quali ingrandire e incorniciare. E’ tenendo la mente impegnata in cose belle, in cose che ci appassionano che salvaguarda di pensieri infruttuosi e debilitanti. Ricordati sempre che c’è più di un’angolazione per guardare le cose e immortalare la posa migliore. Quelle naturali, spontanee sono sempre le migliori.”
    Seguendo questo filo di pensieri ,ho sentito tirare una crepa nel muro che mi ero innalzata intorno per l’ennesima volta. Grazie a Dio questo mio malsano isolamento ha avuto breve durata. In più sul lavoro ho cominciato, mio malgrado, ad avere relazioni coi ragazzini del centro. Era l’inizio di ottobre e con le prime rinfrescate arrivano anche i primi raffreddori, così successe che a turno, alcuni ospiti si ammalarono e stettero a casa da scuola, così tocco a me coprire quel lasso di tempo scoperto dagli educatori.
    Dopo alcuni mesi il mio orario di lavoro si allungò per motivi di compresenza tra il personale. Un paio d’anni più tardi mi assunsero in veste di educatrice, pur non possedendone i requisiti necessari a livello di diplomi o lauree. D’altra parte la mia insegnante è stata la vita stessa, per cui io mettevo in atto quello che avevo vissuto e provato sulla mia pelle, il che non aveva nulla o poco a che vedere con quello che puoi trovare sui libri.

  • Con Andrea, anche se era molto piccolo, era successa la stessa cosa, anzi avevo dei bellissimi ricordi vissuti insieme e li avevo dentro di me, nessuno e niente potrà mai portarmeli via. Poi mi venne da pensare anche ad un’altra cosa.
    Cos’era che mi faceva male in definitiva? Qual’era l’origine di tanto dolore? Lo so, può sembrare una domanda scema, però il rispondere mi ha aiutato. Io sono credente, credo ci sia un mondo che accoglie il nostro spirito una volta che si separa dal corpo, non so come sia questo mondo, non so cosa ci sia in questo mondo, ma il fatto che io non conosca, non vuol dire che non esista. Io non sono mai stata a Parigi a vedere la torre Eiffel, ma solo per questo non vuole dire che non esista, chiaro il concetto? E sono altresì sicura che sarà un mondo adatto per la vita dello spirito, quindi penso anche che sia un bel posto, perciò lo spirito di mio figlio è entrato in una dimensione adatta al suo nuovo stato, sta bene. Allora?? Anche quando tuo figlio si sposerà piangerai… io ho pianto quando ho assistito alla nascita della mia nipotina… vedere mia figlia che dava alla luce la sua creatura è stato commovente, erano lacrime di gioia…anche se sempre lacrime erano. Allora la reazione di dolore che abbiamo non è tanto rivolta a chi si è già sbarazzato del suo corpo… mi è venuto da pensare che la mia reazione è frutto del mio egoismo. Sto male perché non lo vedo, perché non lo posso abbracciare, perché non posso sentire la sua voce, e via così… ma allora cosa posso fare?? Posso attingere dai miei ricordi e rivivere ciò che ho vissuto, posso cantare e immaginarmelo seduto sullo scalino della cucina come si metteva sempre…. Posso condividere il suo ricordo con gli altri, posso scorgere qualcosa di lui in ogni mio figlio, e in ognuno di essi un qualcosa degli altri. E per fare tutto ciò prima devo accettare questo stato di cose. Devo accettare che anche io un giorno non so come e quando, mi separerò dal mio corpo, e se davvero voglio bene ai miei figli, a mio marito, sarà meglio che li prepari, che ci prepariamo insieme. Meglio che ne parliamo insieme che strappiamo la grottesca immagine della morte sotto forma di scheletro avvolto in un manto nero con tanto di falce. Usiamo la morte per vivere meglio.

  • Mi venne poi in mente che una frase della canzone che cantai al suo funerale diceva proprio questo, fra le alre cose: “Dammi o Signore la serenità di accettare le cose che non posso cambiare” Ripensai allora a tutto il susseguirsi degli avvenimenti dal momento in cui ricevetti la telefonata. Come in un film in cui io la spettatrice. Emersero particolari, che a botta calda non avevo considerato. Solitamente alle nove non c’è mai molto da aspettare all’USL, eppure quella mattina c’era molta gente, poi il particolare del pc che si inceppa senza motivo apparente… era come se io avessi dovuto star lontano da casa per forza! Pensai allora a quale reazione avrei potuto avere se fosse successo mentre io ero a casa…. Certamente avrei reagito come Noemi, mi sarei sentita in colpa, invece il fatto di essere stata lontana non mi ha neppure sfiorato la mente di sentirmi in colpa perché magari sarei potuta andare alla mutua un altro giorno. Poi la dinamica dell’incidente ha dell’incredibile, cioè razionalmente è stata una cosa assurda ( è difficile da spiegare senza vedere il posto)doveva proprio andare così e basta. Io non so dare ancora oggi un significato a questo evento, forse non ci arriverò mai, ma questo non è importante… di quante cose ignoro il perché e il per come e comunque questo non impedisce il normale fluire della mia esistenza?? O della vita in generale?? Mi son resa conto che nell tragedia, sono stata protetta. Lo so, può sembrarti assurdo, ma come pensi che vivrei se fossi convinta di essere in un qualsiasi modo responsabile della morte di mio figlio? Per il carattere che ho, probabilmente non sarei sopravvissuta un giorno di più, il dolore mi avrebbe dilaniata, se non subito, di lì a poco.invece il non sentirmi in alcun modo parte in causa, mi solleva, mi rincuora, mi lascia serena… ti pare poco?? Poi ho rivisto il tempo vissuto con lui, e ti posso affermare in coscienza di non aver nulla di rimproverarmi. Non è mai successo che io abbia trascurato uno solo dei miei figli perché invece che ascoltare loro avevo da stirare o pulire casa, o mungere le mucche… loro hanno sempre avuto al priorità assoluta, non ho mai disertato una festa della scuola,una loro recita, mi son sempre presa cura immediatamente dei fiori che mi portavano in casa… Non è che io vivessi alle loro dipendenze, il fatto è che si è venuta ad instaurare una tacita intesa per scegliere i momenti adatti per fare ogni cosa. Per esempio, se non era una cosa urgentissima, non venivano a parlarmi dei dissapori scolastici mentre stavo mungendo con la pretesa che io interrompesi la mansione per loro, aspettavano che fossi in casa, magari mentre rammendavo i calzini. Ma il nostro “confessionale” preferito da tutti è l’auto. Ogni mattina si andava via un po’ in anticipo così loro mi parlavano senza avere il mio sguardo addosso visto che stavo guidando, inoltre penso che la consapevolezza di avere comunque un lasso di tempo limitato sortisse un effetto benefico sia per loro perché in caso di confessioni di marachelle la “predica” sarebbe stata comunque limitata, sia per me per togliermi dagli impicci da quelle domande alle quali un genitore poche volte si sente immediatamente pronto ad affrontare, così riuscivo a prendere tempo per prepararmi senza dare l’impressione di essere impacciata, imbarazzata e cose del genere… rendo l’idea di ciò che voglio dire?

  • Da un lato mi sentivo fiera di me, dall’altro mi odiavo perché quella non ero io. Ero in ribellione con me, avevo perso la mia armonia interiore.
    Poi la notte comunque era un casino, non riuscivo a dormire, la stragrande parte del tempo la trascorrevo fuori nella vigna, sempre col mio cane. Cercavo di piangere, ma non ci riuscivo. Mi sentivo vuota come la cosa più vuota che ci potesse essere. In più mi detestavo per le prese di posizione che avevo adottato. Non riuscivo più ad essere amorevole coi miei figli. Eravamo come una famiglia di astroidi che gravitavano ognuno per conto proprio, che ogni tanto si affiancavano, poi si allontanavano e si guardavno da lontano. Bella roba avevo fatto della famiglia numerosa che avevo voluto! Si esatto! Ogni figlio è stato voluto, era stata una gioia portare dentro di me per nove mesi ognuno… quando ero incinta ero ancora più fuori di testa. Il pensiero che dentro di me, piccolo essere insignificante nell’universo stava sviluppandosi una vita…. mi gasava da morire, ero convinta che non ci sarebbe stata alcuna sfida che potesse resistermi. E ora eccomi lì accartocciata come un pezzo di carta scarabocchiato nel cestino, inutile, inservibile, buono solo per essere bruciato in una fiammata. Ecco dentro mi sentivo come le fiamme dell’inferno, anche se nn so come potrebbero essere. Fu in una di quelle notti che ad un tratto mi misi a chiamar mio figlio. Da prima piano, poi sempre più forte fino ad urlare il suo nome fino a che ho avuto voce. Il cuore mi batteva forte e ho urlato fino a che avevo fiato, tanto sapevo che non mi avrebbe sentito nessuno, e se anche si fosse sentito, mica potevano venire a chiudermi la bocca. Il cane sollevò la testa appena cominciai a chiamar forte, poi si riaccucciò. Io ero seduta in terra a gambe incrociate, e quando finii di urlare, mi sorpresi a dondolare il busto avanti e indietro come se fossi su un’altalena. Era una strana sensazione, era come se mi cullassi da sola., Mi sentivo stordita, ero triste perché non riuscivo a piangere, mi venivano giù due lacrimoni e basta, non uno di più. Però in certo senso mi sentivo anche meglio, più leggera. Continuando a dondolarmi ripassai in carrellata molti episodi della mia vita e compresi una miriade di cose. Se non volevo ricadere nel buco nero dove già ero caduta quando morì mia madre, dovevo fare una cosa sola: ACCETTARE CIO’ CHE NON POTEVO CAMBIARE. Mheeeeeeeeeeee come si fa ad accettare la morte del tuo bambino?? Eppur dovevo trovare il modo, perchè era l’unica strada per ripristinare il mio equilibrio.
    Mi venne poi in mente che una frase della canzone che cantai al suo funerale diceva proprio questo, fra le alre cose: “Dammi o Signore la serenità di accettare le cose che non posso cambiare” Ripensai allora a tutto il susseguirsi degli avvenimenti dal momento in cui ricevetti la telefonata. Come in un film in cui io la spettatrice. Emersero particolari, che a botta calda non avevo considerato. Solitamente alle nove non c’è mai molto da aspettare all’USL, eppure quella mattina c’era molta gente, poi il particolare del pc che si inceppa senza motivo apparente… era come se io avessi dovuto star lontano da casa per forza! Pensai allora a quale reazione avrei potuto avere se fosse successo mentre io ero a casa…. Certamente avrei reagito come Noemi, mi sarei sentita in colpa, invece il fatto di essere stata lontana non mi ha neppure sfiorato la mente di sentirmi in colpa perché magari sarei potuta andare alla mutua un altro giorno. Poi la dinamica dell’incidente ha dell’incredibile, cioè razionalmente è stata una cosa assurda ( è difficile da spiegare senza vedere il posto)doveva proprio andare così e basta. Io non so dare ancora oggi un significato a questo evento, forse non ci arriverò mai, ma questo non è importante… di quante cose ignoro il perché e il per come e comunque questo non impedisce il normale fluire della mia esistenza?? O della vita in generale??

  • . Io, la donna forte che sempre lo incoraggia, che gli fa notare i lati positivi delle cose, che lo spalleggia e lo sostiene accordandogli tutta la fiducia di cui è capace, dopo il momento duro, sicuramente avrebbe ritrovato il proprio equilibrio e rimesso le cose a posto. Io sono rimasta di sale. Io non mi son mai vista come una donna forte, anzi, posso condividere che non mi do per vinta, questo si, ma da qui a costruirsi l‘idea che io non abbia bisogno di aiuto come tutti gli altri essere umani ce ne passa!
    Avevo due strade per scegliere: o andarmene per i fatti miei e buonanotte al secchio ( sempre la più facile di primo acchito, ma poi?? E gli altri figli? Li avrei lasciati lì?? Certo che no, ma che avrei potuto fare da sola, senza un lavoro, senza una casa…e poi, dopo una batosta del genere davvero avrei inferto un altro colpo ai miei figli? E quali argomentazioni avrei portato al loro giudizio per avvallare una simile reazione? Li avrei messi contro il nonno? Avrei distrutto la figura del loro padre ai loro occhi?? È assurdo e contro la mia etica. La questione tra il nonno e me riguardava solo noi due, a loro non ho mai fatto trapelare alcun chè perché il nonno era pur sempre il nonno! Ecc ecc)
    Oppure cercare un compromesso, stringere i denti per l’ennesima volta e andare avanti senza coinvolgere i figli in questioni che non competono loro.
    A malincuore, optai per la seconda. Il desiderio di fare del male, di far soffrire era molto forte, ma compresi anche che probabilmente loro avrebbero girato la frittata in modo tale che poi tutta la responsabilità degli inevitabili risvolti sarebbe stata tutta sulla mia testa. EH no! Col cavolo che ti do questa soddisfazione!
    Cosi, colsi al balzo l’opportunità di andare a lavorare in un centro di accoglienza per minori abusati come governante della casa.
    A dire il vero, non è che l’avere a che fare con altri ragazzini mi entusiasmasse molto. Non mi interessava il fatto di dover pulire una casa, quando un lavoro è dignitoso, va bene tutto, ma coi bambini no, dai, poi in quelle condizioni per giunta!
    Fatto sta che al colloquio mi assicurarono che non sarei stata a contatto coi piccoli ospiti in quanto io avrei dovuto svolgere il mio lavoro dalle nove a mezzogiorno dal lunedi al venerdi,mentre i bambini erano a scuola. Accettai. Avevo l’occasione per stare fuori di casa mezza giornata, in più guadagnare qualcosina senza complicazioni. A casa mia smisi di occuparmi dei polli, conigli, maiali, orto e compagnia bella. Mio marito ogni tanto ci provava a farmi riprendere le mie mansioni, ma io avevo fatto un patto con lui: non vuoi andartene da qui? OK. Credi che mi rimangio ciò che ho detto a tuo padre?? SCORDATELO io non butto all’aria la nostra famiglia, sto qui , ma alle mie condizioni: primo gli scuri della finestra della cucina che danno sul cortile li voglio perennemente chiusi, secondo , fuori dal perimetro della casa dove viviamo, che non posiamo chiamare nostra perché è di tuo padre e come ha detto lui in + occasioni che ci può buttare fuori quando vuole, io non muoverò più un solo dito, non ci sprecherò nemmeno mezzo pensiero. E ti comunico anche che da ora in avanti si mangia la verdura che porto a casa io, perché tutto quello che arriverà in casa dall’orto andrà dritto nella pattumiera. La spesa la farò col mio stipendio, perciò per te non cambierà un bel niente. E non è una cosa passeggera. E’ COSì E BASTA. Se accetti bene, altrimenti faccio le valige in men che non si dica e vi mando tutti a quel paese.

  • Io volevo cambiare casa, ma mio marito no. Ero furente, mi sentivo pugnalata alle spalle, abbandonata. Dovevo trovare una soluzione. Anche perché tra mio suocero e me non è mai corso buon sangue, e quando mio figlio è morto, lui mi ha detto una frase, di fronte a mio marito, che mi ha ferito profondamente e visto che mio marito non ha battuto ciglio, me la son sbrigata da sola: gli ho risposto che per me, con mio figlio, avevo seppellito anche lui; di pregare il suo dio di tenerlo in salute perché se fosse dipeso da me per una qualsiasi malattia, lo avrei lasciato morire definitivamente, che non gli avrei nemmeno dato un bicchiere d’acqua, e che il giorno del suo funerale io non sarei stata al suo misero corteo ( tanto ci sarebbe stata pochissima gente a rimpiangerlo) ma sarei andata a festeggiare a tripudiare dalla contentezza per un evento finalmente giusto e liberatorio. Forse lo destabilizzai così tanto con quella risposta, che non rispose beo: non mi ero mai ribellata così apertamente. Mentre parlavo, sentivo lìira annebbiarmi la vista, credo che se lui avesse anche appena accennato ad una benché e qualsivoglia reazione, lo avrei annientato. Davvero, ero fuori di me dalla rabbia, dal dolore, dall’impotenza, dalla delusione cocente che mio marito non avesse nemmeno detto a suo padre anche un solo misero “ babbo, non è il momento adatto questo adesso. “ niente. Silenzio assoluto. Io mi son sentita tradita nel più profondo di me. Io che per lui, per amore di lui, in conclusione avevo sposato tutta la sua famiglia con lui, io che mi ero adattata a fare tutto quello che si aspettavano da me, che avevo buttato alle ortiche tutto il mio mondo, le mie aspirazioni, i miei sogni, che ho fatto veramente di tutto per farmi voler bene d mio suocero, io che avevo appena perso un figlio e non solo io ovviamente, ma anche lui,… mi son sentita alla stregua di uno stuoino dove tutti si possono pulire le suole… era troppo… e lui.. lui non ha mosso un dito, emesso un soffio… sarebbe bastato mi prendesse per la mano, insomma mi facesse sentire che era con me… niente di niente…mi è caduto il mondo addosso. Come poteva ancora pensare che io sarei riuscita a vivere in quel posto in quelle condizioni? Gli avevo chiesto aiuto, mi ha risposto picche. Lo so aveva anche lui le sue ragioni, è nato qui, qui c’è il suo lavoro, la sua vita, il suo mondo… ma io nn ero una anche minima parte del suo mondo?? Niente, non aveva capito che questa volta io non avrei trovato alcuno stimolo a trovare una vi di uscita come mio solito, anzi, lui, mi confessò poi, che non ci aveva dato peso perché era sicuro che me la sarei cavata come avevo sempre fatto fino a quel momento, pensava che la mia richiesta era frutto di un momento di sbandamento che poi avrei superato come in passato, non si era conto della gravità del mio stato.

  • Non facemmo il rito cattolico, al cimitero un pastore evangelico lesse ad alta voce una brano della Bibbia. Mentre la piccola bara bianca scendeva nel terreno intonai un canto… al mio bambino piaceva sentirmi cantare, a poco poco a me si unirono altre voci, ma io guardavo il cielo, quello stesso cielo che già ospitava mia sorella, le mie due mamme, il mio amato babbo adottivo e anche il babbo che non avevo conosciuto.
    tornata a casa, finalmente eravamo solo noi. fu come svegliarsi in quel momento e rendersi conto che non era stato un orrendo incubo, ma una cruda realtà.
    Per sostenermi in quei giorni avevo preso un farmaco che mi aveva prescritto il mio medico, avrei dovuto continuare a prenderlo, ma non aveva senso per me, non avevo più urgenze da assolvere. Così almeno mi dicevo. Non mi ero resa conto, ma mi ero chiusa a riccio. Come se di botto, all'improvviso con un colpo secco avessi abbassato la saracinesca del mio cuore, della mia vita.
    Avrei voluto essere morta io al posto di mio figlio, perchè mai una madre deve sopravvivere ai propri figli? e gli altri figli? ne avevo pur sempre altri 4. non mi importava: amare = dolore, perdita. non mi piaceva. Troppe volte già fatto il conto, io mi sentivo sempre a credito, di aver già dato abbastanza, che non era giusto, perchè proprio e sempre a me?? E la sera poi!!! All’imbrunire mi assaliva lo sgomento, a chi avrei cantato la ninna nanna? Le mie braccia erano vuote. Il mio cuore era vuoto. Odiavo quel divano, odiavo quell’angolo di casa dove era successo il fatto, odiavo la brezza frizzantina delle serate di aprile.
    Ma chi volevo prendere in giro!! La notte non dormivo. Me ne andavo nella vigna, seguita dal mio cane che, una volta sedutami sotto alla “mia” quercia, si accucciava accanto a me, poggiandomi il suo muso sulle gambe. Era buffa perché dopo un po’, senza alzarsi, si trascinava sempre più verso di me fino ad arrivarmi quasi in grembo. Allora le accarezzavo la testa e lei mi guardava e si accucciava ancor meglio e dopo aver sospirato profondamente, si metteva in immobile e paziente attesa che le dicessi, “Bianca, andiamo a casa” Bianca era una maremmana arrivata cucciola a casa mia, quando la secondogenita aveva due anni, perciò praticamente ha visto tutti i miei figli crescere. Lei era la loro guardiana. Li seguiva sempre a distanza. Quando loro andavano a giocare magari dietro ad un capannone e non rispondevano ai miei richiami, lei mi veniva incontro abbaiando come per dire “ sono qui con me”, poi si fermava in mezzo al cortile per vedere la mia reazione: se i mi avviavo verso di lei mi aspettava e mi portava da loro, se io tornavo in casa, lei a sua volta tornava da sola dai ragazzi. Anche lei aveva capito che Andrea non era più con noi.

  • Avevo involontariamente attivato il viva voce, l'impiegato e io ci guardiamo impietriti, mi porge le carte, io le lascio cadere e mi fiondo fuori. L'auto fa le bizze, finalmente riesco a partire col cuore in gola e uno svolazzamento di farfalle sia nella testa sia nello stomaco… che cavolo vuol dire Andrea non respira più… lo avevo lasciato sulla porta accanto alla nonna… mi aveva anche salutata…imbocco la strada in salita, dopo la prima curva trovo l'ambulanza "sta venendo a casa mia"…se mi lasciasse passare gli fare da strada, altrimenti non mi trova… pensavo, ma l'ambulanza andava piano, o almeno mi sembrava e la strada non permetteva il sorpasso, il mio sfanalare non sortiva alcun effetto. Arriviamo all'imbocco della mia strada sterrata, suono, sfanalo, mi metto tutta sulla destra in modo che l'autista veda la mia freccia a destra e capisca che deve svoltare lì… meno male: ha capito.
    Butto l'occhio verso casa mia, l'elicottero dell'ospedale sta cercando di atterrare, ma non ce la fà: troppe tettoie di lamiera… ma perchè cavolo non abbiamo messo i tetti sui capannoni??Arrivo nell'aia di casa: altre due ambulanze, l'elicottero che alza un polverone della madosca, due camionette dei carabinieri, Noemi che piange ed urla, la nonna come una statua di sale, il trattore davanti a casa… scendo sto per entrare, un omino arancione che mi arriva tra si e no al petto mi dice " non può entrare signora" C O S A ??? lo prendo per il bavero, lo sollevo da terra e lo sposto dalla soglia di casa"Questa è casa mia, prego" il mio bimbo è lì steso sul divano pieno di fili contornato da tre o quattro teste. Ha la testa enorme: quello non è mio figlio si sono sbagliati penso.
    Ma il viso è il suo.
    "E' la mamma??" "Sì" rispondo a non so chi.
    mi lasciano passare mentre tutti scuotono il capo in cenno di no.
    Lui è immobile, non respira, ha gli occhi chiusi. Lo tocco, è ancora caldo, lo prendo in braccio, lo chiamo ma non mi risponde. Lui è già volato via.
    con calma che non so da dove mi sia venuta, gli tolgo delicatamente tutti i fili, me lo stringo al petto e resto così nn so quanto tempo. Mi sento l testa vuota, non è vero niente, è solo un brutto sogno. La gente parla ma io non capisco niente. alzo la testa e guardo ognuno di loro dritto negli occhi e con lo sguardo gli faccio capire di uscire… che ci stanno a fare lì adesso. non c'è più niente da fare per loro. Mia suocera viene in casa e tra le lacrime mi racconta di come sia finito sotto alla ruota posteriore del trattore. E' assurdo.
    Teoricamente è impossibile ma è successo. Riadagio il corpicino sul divano e comincio ad organizzarmi. Chiamo mia sorella e mia cognata al telefono. Chiedo loro di andarmi a prelevare i bambini dalla scuola, telefono a Damaris, l'altra mia figlia, chiamo mio marito. Noemi era distrutta "Mamma è colpa mia perchè quando la nonna mi ha chiamato non mi sono alzata" "No, Noemi, non è colpa tua, i nostri giorni sono segnati e quando è la nostra ora è la nostra ora, possiamo nasconderci dove ci pare, ma non c'è scampo. Doveva andare così!" e me la strinsi al cuore.
    Telefonai a scuola per avvisare il personale che avrei mandato altre persone a prendere i miei figli
    Insomma feci tutto quello che dovevo fare con mente lucida e fredda. Mi preparai ad accogliere i due cuccioli e spiegargli cosa era successo. Vollero vedere il corpicino e io glielo permisi. Poi arrivò anche mio marito, ci siamo abbracciati e mi sono scese due lacrime, ma si è fermato tutto lì.
    Dopo alcune ore arrivò il furgone della medicina legale, il personale si portò via il mio piccolino. Era tutto così assurdo. Irreale. senza una collocazione temporale.
    La mattina dopo una mia carissima amica mi accompagnò alla medicina legale per il riconoscimento della piccola salma, non prima di esserci fermate in un negozio per comprare un completino per vestirlo… che strazio comprare un completo nuovo per un bimbo morto.
    me lo fecero vedere attraverso un vetro.
    il giorno dopo ci fu il funerale che io avevo organizzato.
    partecipò tutto il paese.

  • A quel punto che succede?? Dio maledice il serpente, e si rivolge di nuovo prima ad Adamo e poi ad Eva anticipando loro una vita tribolata poi li scaccia dal giardino " Affinchè non mangino anche il frutto dell'albero della Vita e abbiano a vivere (così, in questa condizione) in eterno".
    Quindi non è che sono morti all'istante, ma sono stati SEPARATI, ALLONTANATI dalla presenza diretta di Dio.
    Quando noi moriamo, in effetti, avviene una separazione tra il nostro corpo ( che è polvere e polvere tornerà)e l'anima,lo spirito, cioè la nostra vera essenza, il vero IO di noi.

    Come ho spiegato ai miei allora figli piccoli quando abbiamo perso il nostro 5° figlio di due anni, noi non siamo il nostro corpo: se io perdessi le braccia e/ o le gambe, sarei forse meno "io"? avrei meno amore per loro? assolutamente no, allora noi non siamo il nostro corpo, piuttosto il corpo è l'involucro che contiene la nostra essenza, quello spirito impalpabile che ci fa ridere, piangere, amare, odiare, sentirci felici o tristi. Il corpo ha dei limiti, tra i quali quello ultimo di consumarsi, di deteriorarsi. E' il mezzo che ci permette di vivere in questa forma su questa terra. E' per questo che quando perdiamo una persona amata soffriamo atrocemente perchè le funzionalità del nostro corpo smettono di essere coinvolte e soddisfatte: i nostri occhi non lo vedono più, le nostre orecchie non sentono più la sua voce, le nostre braccia non lo possono più abbracciare…
    la sera prima che mio figlio morisse, mi si era addormentato in braccio e io sono rimasta fino alle 3 di notte semisdraiata sul divano in cucina con lui steso sopra di me. Lo sentivo respirare profondamente, gli accarezzavo i suoi capelli biondi, sentivo il calore del suo corpo, il suo profumo e mi beavo di quel momento solo nostro nella quiete della notte. poi mi decisi ad andare a dormire anche io, così lo sistemai nel suo lettino, non prima di averlo inondato di baci.
    La mattina seguente portai a scuola gli altri due, mentre una delle grandi era già andata al lavoro e la primogenita era ancora a dormire. Mentre ero allo sportello dell'USL per prenotare delle visite, il pc dell'impiegato si è inceppato per un buon dieci minuti. Lo squillo del mio cellulare e il pc partirono all'unisono
    "Pronto?"
    "Mamma vieni a casa, Andrea non respira più!"
    "Cosa???"
    klik

  • Apprezzo questo post perchè sono dell'idea che quando non si vuole in tutti i modi parlare di un determinato argomento, invece è proprio il caso di farlo perchè vuol dire che ce n'è bisogno, che le nostre conoscenze sono lacunose e che è proprio il caso di conoscerlo più a fondo.
    ( ricordi quando ti ho detto che adoro le tesi per assurdo??? 😉 )
    A nessuno piace parlare di morte, piuttosto si fanno tutti gli scongiuri del caso: gesti, frasi, facciamo finta sia una cosa che non faccia parte della vita.
    In natura non è così: un seme, per portare frutto, deve morire per dar luogo a tanti semi.
    Ma cosa significa la parola morte?
    significa " SEPARAZIONE". Detta così perde un pò del tetro significato che, per ignoranza del termine stesso, gli attribuiamo.
    Genericamente per noi morte è = ad annientamento, annullamento, fine di una cosa, di una vita.
    COSI' NON E'.
    Prendiamo per esempio un brano preso dalla Bibbia, a prescindere che uno ci creda o meno, non voglio entrare in questo ambito di fede o non fede.
    Quando Dio pone Adamo ed Eva nel giardino terrestre ridondante di ogni sorta di piante, tra le quali l'albero della conoscenza del bene e del male, e quello della vita eterna, intima loro di non mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, per non incappare nella conseguenza della morte.
    sappiamo tutti come è andata a finire la storia: Eva, sedotta dal serpente che la lusinga con una mezza verità ( non mi dilungo su questo anche se sarebbe molto interessante, ma non è questa la sede), a sua volta coinvolge Adamo e insieme mangiano quel frutto. ( interessante notare come il frutto della conoscenza del bene e del male sia diventata popolarmente una mela!!!! male… mela… bha!)
    Cosa succede?? Eva ed Adamo stramazzano a terra stecchiti dalla morte perchè hanno fatto la loro scelta?? assolutamente no. Allora Dio è inesatto? dice una cosa e poi non la mantiene?? E' UN PAZZO TERRORISTA BUGIARDO?? no! e allora?? andiamo avanti con la storia. E' scritto che sul far della sera Dio viene a scambiare le solite 4 chiacchiere con le sue creature, ma… non le vede, non le trova… che fino hanno fatto?? Forse che Dio si fosse un attimo distratto o scordato che essendo lui Dio doveva comunque sapere cosa avevano combinato quei due briganti?? certo che no! il fatto è che Dio sapeva, quelli invece che non avevano capito cosa era successo erano proprio i due protagonisti, che di fatto ,che atteggiamento hanno adottato?? SI SONO NASCOSTI DALLA PRESENZA DI DIO! ( Non ti pare un'altra somiglianza singolare?? il non sapere, il non conoscere o ignorare ci porta istintivamente a sottrarci, a nasconderci, a cercare di eludere la questione…) Dio fa finta di niente perchè era l'unico mezzo per far capire a quei due a cosa sarebbero andati incontro in conseguenza al loro atto. Dio chiama Adamo e gli chiede "Dove sei?" a quel punto, Adamo si sente scoperto ed compare davanti a Dio e comincia "Ho sentito che stavi arrivando e ho avuto PAURA perchè io sono nudo e mi son nascosto…" Dio lo incalza e lo mette di fronte alle sue responsabilità per fargli capire che ogni gesto che facciamo ha delle conseguenze, Adamo allora si scusa "E' stata la donna che mi hai affiancato…" ecc ecc scuse: ognuno è responsabile per sè, avrebbe potuto rifiutare invece si è reso complice. E non dirmi che scrivo così perchè io sono una donna!!!! 😉
    A quel punto che succede?? Dio maledice il serpente, e si rivolge di nuovo prima ad Adamo e poi ad Eva anticipando loro una vita tribolata poi li scaccia dal giardino " Affinchè non mangino anche il frutto dell'albero della Vita e abbiano a vivere (così, in questa condizione) in eterno".
    Quindi non è che sono morti all'istante, ma sono stati SEPARATI, ALLONTANATI dalla presenza diretta di Dio.
    Quando noi moriamo, in effetti, avviene una separazione tra il nostro corpo ( che è polvere e polvere tornerà)e l'anima,lo spirito, cioè la nostra vera essenza, il vero IO di noi.

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