Comunicazione non verbale: 8 consigli per insegnare in modo efficace

Ciao,

finalmente la psicologia accademica lo ha riconosciuto, il linguaggio non verbale è di fondamentale importanza non solo per i “grandi comunicatori” ma soprattutto per gli insegnati…che spesso sono “noiosi” pur essendo ultra preparati…

Se leggi il mio blog e sei appassionato di sviluppo personale molto probabilmente conosci già tutto sulla comunicazione non verbale…nonostante questo, le persone più importanti di un Paese (gli insegnanti che devono formare le nuove generazioni) spesso non sanno nulla di questo e addirittura le additano come “trucchi e stratagemmi inutili”…

Ma è proprio nel numero di “psicologia contemporanea” di questo mese c’è un articolo completamente dedicato a questo con tanto di consigli pratici…e il primo e assolutamente più importante è dato da Rudolf Heidemann, uno pedagogista:ed è la congruenza. Se conosci la PNL, non ti sto dicendo nulla di nuovo. Infatti Bandler, Robbins e compagnia bella,sono i paladini della congruenza.

 

Ecco alcuni consigli per gli insegnanti che voglio migliorare il proprio stile non verbale durante le lezioni:

 

1) Fai in modo di trasmettere con tutto il tuo corpo quello che vuoi comunicare. E stai bene attento a mostrarti ed essere sempre presente… (usa questo esercizio permigliorare la presenza)…

2) Stai rilassato: lascia i tuoi impegni e i tuoi pensieri fuori dall’aula. Perchè gli studenti si rendono velocemente conto del tuo stato d’animo e lo leggono proprio attraverso il linguaggio non verbale (beh…questa è la soluzione).

3) L’inizio è la cosa più importante: entra in aula con calma evitando di trasmettere una sensazione di fretta. Evita di parlare solo per coprire dei vuoti e apprendi come controllare “l’ansia del silenzio”…

4) Sconvolgi i tuoi inizi: evita di fare sempre le stesse cose in modo standard; magari invece di iniziare con l’appello osserva bene la classe ed entra in rapport con loro, magari chiedendo se hanno visto quel film o quell’evento…

5) Spostati: durante la lezione evita di stare dietro alla cattedra ed entra in contatto con gli studenti. Muoviti di frequente ma sempre con calma e rilassamento. Scegli dei punti di ancoraggio per quando dici le cose che sono più importanti. I più bravi a farlo sono i comici, guarda come si muove Benigni o Luttazzi…entrambi settano delle ancore spaziali davvero efficaci.

6) Sii amichevole ma non troppo: essere amichevole e simpatico non significa diventare l’amicone dei tuoi studenti. E’ un grave errore farsi coinvolgere troppo perché in un attimo perdi tutta la tua autorità.

7) Evita di esagerare: utilizza la forza e l’energia dei tuoi gesti ma evita di diventare un teatrante che mostra al suo pubblico una tragedia. Dosa bene questa forza e osservati prima di modificare il tuo stile…

8) Mani e braccia rilassate: l’atteggiamento delle mani, qualsiasi gesto tu faccia deve essere tranquillo e rilassato, perché gli studenti percepiscono tutto (oltre ai simpatici neuroni specchio. Fai gesti ampi, aperti e tranquilli. Quando parli ad uno studente usa gesti alla altezza del petto e con il palmo della mano rivolto leggermente verso l’alto.

I consigli non sono finiti, perché non ho intenzione dimostrarti esattamente i gesti che dovresti fare (magari lo farò in un post futuro)…è sempre meglio che tu li trovi da solo in base alla tua personalità. E se proprio ti trovi in”alto mare”…trova un insegnante efficace e stimato…e….modellalo (imitalo, immagina di essere lui mentre illustri i concetti alla classe).

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A presto
Genna

 

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8 Commenti
  • Ciao Andrea,

    sono pienamente d'accorodo con te, anche perchè, il progetto con le scuole di cui faccio cenno fra i commenti l'ho fatto proprio insieme a te;-)

    e…tu…che eri il mio "aggancio" fra scuola e formazione, conosci molto bene questa realtà…

    L'ho scritto adesso perchè l'articolo scientifico da cui è tratto è uscito di recente 😉

    Grazie
    Genna

  • Grazie Genna per il tuo post, mi è piaciuto un sacco!
    Lavorare prima come insegnante che come formatore mi ha permesso di imparare sul campo alcune delle regole che consigli, ma altre (come "l'ansia del silenzio") mi risultano ancora difficili da applicare..

    Un grazie anche ad Ester e alla sua grandiosa testimonianza! Tutti gli insgnanti dovrebbero imparare da genitori come te!

    Avrei una piccola provocazione.. Come mai hai deciso di postare questo argomento proprio quando è finita la scuola? Non era il caso di farlo all'inizio dell'anno scolastico?

    Un salutino "mattutino"!
    Andrea

  • Ci hai dato dentro 😉

    che meraviglioso esempio di insegnamento. Se tutti i maestri fossero così…
    nel 2007, nella mia ex-associazione, abbiamo organizzato un congresso
    dedicato proprio a questi argomenti…ospite d'onore Mario Lodi…ed è bello
    sapere che ci sono persone che si impegnano in questo senso.

    ma il tuo maestro era davvero un genio! bellissimo il modo che hai descritto:-)

    Adesso capisco dove hai imparato ad essere alternativa 😉 hai fatto bene
    a scendere nei particolari, ogni storia di vita reale e ogni narrazione
    accrescono la qualità del blog…e non posso che esserne contento 🙂

    Grazie
    Genna

  • Ciao Ester,

    per me hai fatto la cosa giusta, perchè è realmente così…i maestri/professori/insegnanti, hanno nelle loro mani la formazione dei nostri figli…ed è fondamentale che un genitore se ne occupi.

    Ho insegnato in diverse scuole, tecniche e metodologie meravigliose e ti assicuro, che, i professori che ne avrebbero avuto maggiormente bisogno erano i primi a snobbare le lezioni. (questo anche perchè spesso i corsi erano imposti dalla presidenza)….

    Ahahahh…ti ho immaginata mentre dicevi "suscettibilità" 😀

    hai fatto benissimo ad essere "agguerrita" in questo campo…altrimenti nessuno lo fa per te e, se malauguratamente il maestro è una testa di c…. può davvero rendere infernale la vita di uno studente…e deviare il suo sviluppo…

    Brava Ester 😉
    Genna

  • Adesso capisci da dove ho imparato ad essere “alternativa”?? mi scappa da ridere, ma sono soddisfatta di come ancora sto evolvendo perché in tutto questo, c’è la mia voglia di conoscere sempre di più e più a fondo questo mondo affascinante pieno di incognite, di situazioni che a seconda di come ti poni, danno risultati diversi. Questo ho imparato: POSSO SCEGLIERE SEMPRE E COMUNQUE, e allora?? Ci do dentro e non mi perdo d’animo, qualunque cosa accada, perché la vita è un’avventura irrepetibile e ti capita una sola volta, perciò meglio viverla al maglio, o no??
    P.S.
    Ecco stavolta sono scesa nei particolari, non volermene, ma se svegli il cane che dorme….. (rido)ciao!

  • Ogni volta che insegnavo ai miei figli a vestirsi, per esempio, ho usato un metodo diverso per ognuno di loro, perchè loro sono diversi l'uno dall'altro. Mica siamo in caserma! Non sto addestrando dei soldati che devono ubbidire e non pensare, io sto allevando persone che devono capire perchè obbedire il che è esattamente l'opposto!
    A quel punto ho sempre riportato l’esempio del mio maestro delle elementari, il maestro Pompeo Soranna, che in tre anni, dalla terza alla quinta, ci ha fatto fare tutto il programma richiesto e anche di più. Erano gli inizi degli anni 70, e mi ricordo che ci insegnò tutta la geometria solida, tutta l’analisi della sintassi della lingua italiana ( analisi della frase, periodo, testo sia grammaticale, sia logica) addirittura la numerazione binaria, quando ancora non si parlava di computer!!! In classe eravamo in 27, e il più somaro aveva la media del 7… e allora??
    Era un uomo eccezionale, non per niente è stato il mio mentore” number one”!
    Lui insegnava così:
    per l’analisi grammaticale serviva la pista dei trenini, quindi, dopo una giornata di montaggio dei binari, stazione annessi e connessi, partiva la locomotiva VERBO che si tirava avanti tutto il resto del discorso: articoli, nomi, aggettivi, avverbi, preposizioni ecc ecc, ogni vagone aveva al suo interno degli scomparti ( genere, numero ecc) a seconda del titolo del vagone. Ovviamente la locomotiva era la più complessa perché aveva il motore (i modi) il carburante (i tempi) i macchinisti ( le persone) ecc ecc…. come potevi non imparare l’analisi grammaticale così??
    Geometria?? Cartoncini bristol colorati a iosa, forbici, colla e via a progettare le scatole per i regali di Natale!!! Te li faceva costruire e ti ci faceva ragionare su ed ecco trovata la soluzione per sapere a priori quanto materiale avrebbe potuto contenere ogni scatola. Morale io di regole a memoria non ne so mezza, ma se mi dai un problema di geometria complicato con solidi incastrati uno dentro l’altro in tre secondi te lo risolvo… magari sbaglio i prodotti! 
    Storia geografia???avevamo dedicato una parete all’osservazione dello spostamento del sole. Un immenso cartellone bianco la ricopriva e noi ogni mattina alle 8 e 30 tracciavamo la linea di demarcazione del raggio solare, così nel corso dei mesi potevamo vedere l’effetto dello spostamento di posizione della terra rispetto al sole. Sempre su quel foglio ognuno di noi aveva la propria linea tracciata parallelamente al pavimento in cui scrivevamo Chi a che ora Faceva qualcosa ( genitori, noi, bidelle, preside, ecc) in modo di avere una linea del tempo che era uguale per tutti, ma che tutti occupavano in modo diverso e così si aveva la contemporaneità delle attività.
    Questo metodo veniva applicato anche per i cicli storici, cos’, mentre i Romani facevano… erano… i Greci andavano e facevano….gli Egiziani… ecc
    Come potevi non appassionarti alle loro storie? Spesso poi ce le faceva recitare, non ti dico il divertimento, fortuna che all’epoca si andava a scuola anche di sabato: ti immagini due giorni fuori da quel nostro mondo fantastico?? Sarebbe stato frustrante!
    Ho frequentato la scuola fino al trzo anno di ragioneria, e ti assicuro che per tutto quel tempo ho vissuto di rendita: avevo imparato a stare attenta in classe, a studiare i prof. Per capire cosa volevano da me e a comportarmi di conseguenza. Così c’era il prof che spiegava la lezione in classe, io prendevo appunti e poi ripetevo, nell’interrogazione, quello che lui diceva ed era molto soddisfatto, c’era quello che invece voleva sapere le motivazioni di un evento, allora applicavo il sistema “Soranna” e non sbagliavo un colpo, con i prof di matematica a volte risolvevo i problemi per assurdo, il che a volte li lasciava un po’ interdetti, insomma ho continuato a divertirmi fino a quando poi ho lasciato per entrare nella scuola vera: la vita quotidiana di madre di famiglia con pannolini da cambiare, piatti da lavare, bucato da stirare e casa da rigovernare ecc ecc.

    • Cara Ester, anche io ho avuto la fortuna di essere allieva del maestro Pompeo Soranna dalla 3 alla 5 elementare alle Tambroni di via Murri a Bologna dal 70 al 73. Eravamo per caso in classe assieme? Io ricordo i nomi solo di alcuni compagni…

  • Che bel modo per iniziare una giornata leggendo il tuo post!!!
    sono 30 anni che giro per le scuole in veste di "utente", non certo perchè io sia un'insegnante, ma in qualità di genitore che segue i figli a scuola.
    Non hai idea di quante volte mi sia "scontrata" con i docenti proprio su questo tema. Non ho seguito solo i miei figli, ma anche i miei nipoti.
    Fortunatamente nel corso degli anni si sono succeduti diversi professori, altrimenti sai che guaio per i "miei" ragazzi! per causa mia avrebbero subito le ire funeste durante tutto l'anno!

    Ovvio che non sono mai partita a testa bassa per litigare con loro, ma con alcuni è stata davvero una sfida: non può passarla liscia una mamma che non ha nemmeno un titolo di studio che si permette di sindacare con l'insegnante sul METODO di trasmettere la propria materia! Ma scusa, io non ho, tra gli altri, anche il compito di formare la personalità dei figli che ho in custodia?
    (abbi pazienza, passami il termine custodia perchè io ho sempre considerato i figli come un dono da amministrare, non come una mia appendice e/o prolungamento di me o mio marito o di tutti e due messi insieme, bensì come esseri a sè stanti con caratteristiche e aspirazioni proprie. Ho sempre agito, almeno l'intenzione era quella poi non so fino a che punto ci sono riuscita ma mi sono impegnata, ad aiutarli a tirare fuori, a far crescere il LORO potenziale)
    Allora, se uno dei miei compiti è quello di trasmettere la mia conoscenza della vita, non è anche quello un "insegnare"?? è diversa la materia, ok, ma la finalità è la stessa:far crescere i ragazzi come persone, preparali alla vita, trasmettere loro gli STRUMENTI con le relative istruzioni per l'uso in modo che possano diventare degli adulti autonomi e competenti, soprattutto consapevoli di sè e delle proprie capacità e talenti…. o no???
    Quindi ogni volta che andavo al colloquio e mi sentivo dire " suo figlio non si applica abbastanza, non usa il suo potenziale al massimo,… non è interessato alla mia materia … ecc ecc" le prime volte ero disorientata, poi parlando con altre mamme ( che brutta cosa!!! 😉 ) mi rendevo conto che 16 alunni, 14 erano nelle condizioni dei miei… allora?? forse c'era un virus imbecillum contagioso nell'aula???
    Forse che dopo un'accurata selezione, avessero raggruppato tutti i "somari" nella stessa classe?? poi mi rendevo conto che anche le altre sezioni erano alla stessa stregua. Se mi permetti, non ci vuole un genio per capire che c'è qualcosa che tocca.

    Allora, con le buone maniere, e santa pazienza, continuavo la mia ricerca parlando coi docenti stando bene attenta a non accendere la loro suscettibilità ( per fortuna che questa parola la leggi e non me la senti pronunciare alla bolognese! 🙂 )

    Ma quando timidamente accennavo appena appena al fatto che forse si poteva cercare un altro metodo per catturare l'attenzione dei ragazzi in classe, alè! apriti cielo! Che avevo poi mai detto di così terrificante?? e allora li facevo ragionare sulla loro reazione: se loro che erano adulti, preparati e innamorati della loro materia, davano in escandescenze solo per aver ACCENNATO ad una eventuale minima variazione nell'insegnamento, come mai pretendevano che i ragazzi si adeguassero ad un insegnamento che non era nelle loro corde?
    lo so, avrei dovuto tacere, ma non ce la faccio, perchè io mi comporto in modo diverso.

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