psicologia clinica: parlare dei traumi fa bene?

Ciao,

“il gioco del silenzio” è una tecnica che utilizzo nella miaprofessione per aiutare le persone a risolvere alcuniproblemi…l’ho presa dalla terapia breve strategica diGiorgio Nardone e del M.R.I di Palo Alto

L’idea che per stare meglio sia necessario “parlarne”è un retaggio cattolico (confessioni) e psicoanalitico.La metafora è quella di un vaso pieno che deve essere”svuotato”…

Uno studio di Mark Seery della State University di New York dimostrerebbe che non sia necessario parlareper elaborare eventi traumatici. La ricerca è stata fattainviando 30.000 email l’ 11/09/2001con scritto:

“Se lo desidera può condividere con noi i suoi sentimentiper l’evento sconvolgente di oggi”

Le risposte sono state diverse e variegate…Seery ne haindividuato e studiato un campione nel corso di 2 anni.E a differenza di quanto si possa immaginare i soggettiche non volevano condividere i loro sentimenti eranoquelli che stavano meglio.

La cosa sorprendente è stata la stretta relazione frabrevità della risposta (alla mail) e benessere generale.Più erano corte e meglio stavano! Chiaramente undato del genere non spiega molte cose…visto lametodologia adottata tramite e-mail…

La ricerca è interessante perchè mostra un’aspetto bellodella psicologia… cioè che “non è tutto senso comune”.Molte scoperte della psicologia e dello sviluppo personaletravalicano il “senso comune” e la conoscenza ingenuadei fenomeni che derivano dalla attività mentale.

Nella terapia strategica il silenzio viene utilizzato spessonei disturbi di ansia…infatti “parlarne in questi casi” ha lacapacità di attizzare il fuoco dell’ansia…e smetterla di farlopermette diversi benefici, come evitare che il “cliente”utilizzi il sintomo per “cercare aiuto dal suo sistemafamiliare”…ecc…

Quindi, la prossima volta che qualche tuo amico/a nonvuole parlarti di qualche suo problema, legato ad unevento traumatico ricordati che è meglio lasciare che lacosa si aggiusti senza parlarne 😉

E tu che ne pensi? vuoi parlarne? 😉 allora lasciami uncommento qui sotto e se non lo hai ancora fattoiscriviti ai miei feed

A prestoGenna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
“Il BIvio” – Ipnosi Regressiva a Marco Columbro – Fisica Quantistica
Modificare la personalità con la “psicologia moderna”?
“La PNL per evocare gli spiriti?” brrrrr ;-)
Sviluppo Personale: Meditazione e il Mindfulness…nella psicoterapia!
8 Commenti
  • Wow Mimcic grande esperienza! Sei stata coraggiosa e la visulizzazione è utilissima..la proverò..:)

    Sono capitata in questo blog perchè appunto mi domandavo se fosse il caso o no di riesumare il passato.
    Ho preso la decisione da poco di parlare, finalmente dopo 20 anni, alla persona che mi ha recato trauma fisico e pricologico quando ero piccola. Sono stanca di tenermi tutto dentro e voglio far sapere a questa persona che melo ricordo, ricordo tutto, e che le sue azioni hanno inciso molto sulla mia intera vita. Voglio sapere se se ne rende conto di ciò che ha fatto e sentirmi almeno dire scusa sarebbe un passo avanti verso la mia sicurezza.
    Dall'altro lato penso ancora che parlarne potrebbe fare ancora più male e conoscendolo potrei sentirmi dire: "io non ti ho fatto niente." E sarebbe tutto vano. Cosa ne dite? Liberarsi per sperare di stare meglio e levari un grosso peso, oppure stare ancora zitta e far finta di nulla?
    Grazie!

  • Io ho sempre pensato che paure ed emozioni negative andassero affrontate, non ignorate. Se non si parla di qualcosa non e' come ignorarla?

    Lo scorso anno io e il mio compagno siamo stati aggrediti da 3 uomini armati nella nostra camera da letto. Non solo ci hanno derubato di tutto, ma hanno anche colpito con un macete la testa del mio compagno che era aperta in due. Ci hanno legato come salami e sono andati via con tutti i nostri averi. (viviamo a Nairobi e devo dire che il crimine e' altissimo) Io tutta legata mi sono alzata dal letto e ho cercato qualcosa per tagliare le corde. Liberatami e slegato il mi compagno ho cercato di portarlo in ospedale. Ho cercato di mantenere la calma ma era evidente che ero sotto shock in quanto vedevo tutto nero e me ne sono resa conto solo quando mi sono schiantata con la macchina contro una rotonda che non avevo visto.

    Questo episodio ci ha sconvolto e per tutto l anno successivo anche se e' vero che parlarne mi faceva piangere e crescere una rabbia inferiore, mi ha aiutato a combattere lo stato di paura in cui vivevo. Non solo raccontavo a chi chiedeva cosa fosse successo, ma esorcizzavo la mia paura e la rabbia cercando di rendere il racconto "divertente" enfatizzando parti dell'episodio che potevano fare sorridere, come ad esempio uno dei ladri e' entrato con la faccia coperta e quando mi sono svegliata si e' tolto il cappuccio dicendomi non guardarmi! o come noi siciliani facciamo le cose bene o niente per cui la rotonda che ho distrutto l ho proprio fatta a pezzi incluso palo con nome della strada piante interne e muretto, insomma cose cosi.

    La visualizzazione mi ha aiutato a superare gli incubi notturni. Poiche ogni sera la mia mente mi proponeva la scena di cio che era successo con tutte le possibili variazioni (potevano uccidere me e il mio compagno, potevano violentarmi etc.) ho immaginato una grande gomma che cancellava l'immagine. A volte la mente e' proprio masochista!!
    Pero ha funzionato.

    Concludendo credo che parlare o non parlare delle emozioni negative per stare meglio sia soggettivo.

  • Io ho sempre pensato che paure ed emozioni negative andassero affrontate, non ignorate. Se non si parla di qualcosa non e' come ignorarla?

    Lo scorso anno io e il mio compagno siamo stati aggrediti da 3 uomini armati nella nostra camera da letto. Non solo ci hanno derubato di tutto, ma hanno anche colpito con un macete la testa del mio compagno che era aperta in due. Ci hanno legato come salami e sono andati via con tutti i nostri averi. (viviamo a Nairobi e devo dire che il crimine e' altissimo) Io tutta legata mi sono alzata dal letto e ho cercato qualcosa per tagliare le corde. Liberatami e slegato il mi compagno ho cercato di portarlo in ospedale. Ho cercato di mantenere la calma ma era evidente che ero sotto shock in quanto vedevo tutto nero e me ne sono resa conto solo quando mi sono schiantata con la macchina contro una rotonda che non avevo visto.

    Questo episodio ci ha sconvolto e per tutto l anno successivo anche se e' vero che parlarne mi faceva piangere e crescere una rabbia inferiore, mi ha aiutato a combattere lo stato di paura in cui vivevo. Non solo raccontavo a chi chiedeva cosa fosse successo, ma esorcizzavo la mia paura e la rabbia cercando di rendere il racconto "divertente" enfatizzando parti dell'episodio che potevano fare sorridere, come ad esempio uno dei ladri e' entrato con la faccia coperta e quando mi sono svegliata si e' tolto il cappuccio dicendomi non guardarmi! o come noi siciliani facciamo le cose bene o niente per cui la rotonda che ho distrutto l ho proprio fatta a pezzi incluso palo con nome della strada piante interne e muretto, insomma cose cosi.

    La visualizzazione mi ha aiutato a superare gli incubi notturni. Poiche ogni sera la mia mente mi proponeva la scena di cio che era successo con tutte le possibili variazioni (potevano uccidere me e il mio compagno, potevano violentarmi etc.) ho immaginato una grande gomma che cancellava l'immagine. A volte la mente e' proprio masochista!!
    Pero ha funzionato.

    Concludendo credo che parlare o non parlare delle emozioni negative per stare meglio sia soggettivo.

  • necessita di verificare:)

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Luigi,

    in alcuni casi, solitamente quelli “ansiosi” che si portano dietro “l’accompagnatore” dico:

    “adesso scommetto che lei si porta dietro questa persone perchè l’aiuta a fare alcune cose. Come uscire di casa, fare la spesa e se la porta sempre dietro”…

    …”da oggi in poi, se vuole continuare il percorso con me, lei dovrà fare una sola cosa: evitare di parlare delle sue preoccupazioni…perchè più ne parla e peggio è…è come gettare benzina sul fuoco…”

    a questo punto la maggior parte dei pazienti chiede: “ma devo stare zitto anche con lui (la persona che l’accompagna…

    e io: “soprattutto lui/lei”…e poi continua raccontando il doppio messaggio comunicativo che riceve quando “elemosina inconsciamente” aiuto 😉

    Spero di essermi spiegato
    Genna

  • Genna ciao,
    potresti illustrare la tecnica del “gioco del silenzio”.

    grazie e complimenti!

    Luigi

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Ester,

    ammazza che risposta lunghissima…BRAVA;-)

    Adesso sono in studio ma sono riuscito a leggerla tutta…e appoggio il tuo metodo “strano” che a volte mi ha fatto risolvere gravi problemi in breve tempo…

    Esempio: arriva una ragazza che mi dice di essere terrorizzata dall’idea di vomintare…allora le chiedo di disegnare la sua paura su un foglio e quando arriva a casa deve romperlo in mille pezzi e gettarlo nel water (come il vomito)…

    risultato…una sola seduta 🙂

    Torno dai miei pazienti 🙂

    Grazie
    Genna

  • stuzzicante questo post!
    di primo acchito mi viene da fare un distinguo:
    un conto è parlare, esternare i sentimenti
    altro è condividere il problema.

    per me sono cose diverse.
    Proprio stamattina mi ha telefonato una mia carissima amica tutta agitata per un fatto che le era successo.
    Era talmente “fuori” che in tre secondi netti ho dovuto “inventarmi” una strategia per calmarla.
    Siccome parlava a raffica , alzando il tono della voce, col respiro affannato, proprio sull’orlo di una crisi di pianto isterico, l’ho zittita facendola inspirare profondamente col naso ed espirare con la bocca per 5, 6 volte, fino a quando ha ripreso coscienza di sè, coi battiti cardiaci rallentati rispetto a prima
    Dopo di che le ho fatto srotolare tutto lo sproloquio iniziale con + calma e cominciando dall’inizio.
    Lei mi ha raccontato il fatto, poi quando stava per cominciare a “condire” l’accaduto con le sue sensazioni, le sue emozioni ho notato che stava partendo di nuovo.
    A questo punto ho preteso la sua attenzione distinguendo le due cose; una il fatto in sè, che è successo e che quindi non può modificare, l’altra le sue emozioni, che in quanto “sue” potevano essere controllate e quindi gestite unicamnete da lei, che solo lei poteva decidere COME reagire al fatto.
    Questa prima considerazione di per sè ha prodotto un ridimensionamento della cosa, ha distolto il suo focus dal suo stato e motivo e l’ha centrato sulla sua gestione… il che mi è sembrato già un altro passo avanti.
    Abbiamo ” fotografato” il fatto insieme e arrivate alla stessa conclusione che non restava altro da fare che accettarlo per quello che era per via degli annessi e connessi,dopo abbiamo valutato il COSA FARNE di questa esperienza: restiamo in balia delle emozioni che galoppano a briglia sciolta? chi comanda qui? chi decide COME STARE qui? a questo punto, mentre prima le ho lasciato esternare per lungo e largo il nocciolo della questione, arrivata alla parte emotiva, l’ho contenuta, l’ho bloccata, l’ho zittita.
    non perchè non la volevo ascoltare, ma per non farla di nuovo risucchiare dal vortice emozionale che aveva dentro.
    ho usato la mia vecchia metafora della bottiglia di vino ( quello genuino che ha sempre un pò di fondo): cosa succede se trasporti la bottiglia? che il fondo sale verso l’alto intorbidendo il vino, quindi, per bere solo il vino buono, bisogna lasciar ferma la bottiglia, aspettando che il residuo si ridepositi sul fondo, dopo di che si può gustare il puro vino.
    nel caso delle emozioni, quando prendono il sopravvento e sconvolgono il nostro equilibrio, l’unica decisione da prendere è… non prendere decisioni! restare in silenzio ( per non continuare a mescolare il residuo col liquido) e aspettare che il tutto si plachi, si deponga, il liquido torni limpido.
    Un conto è essere travolti dalla felicità, dall’euforia ( anche se bisogna comunque riprendere il controllo per non eccedere in propositi che poi magari non si riescono ad onorare con la disfatta e i sensi di colpa che poi ne possono derivare)
    e un conto è essere in balia di sentimenti negativi come il risentimento, la rabbia, la frustrazione: qui si rischia veramente di farsi del male! meglio prevenire che curare.

    quindi, per me è SI per l’esposizione del “problema”
    NO alla fuoriuscita delle emozioni travolgenti, specie quando sono negative.

    a tale proposito, sai cosa faccio io quando proprio sono “vittima” di queste ultime??
    NN RIDERE!
    Prendo un foglio di carta, ci scrivo e disegno sopra tutto quello che mi passa per la zucca, mi sfogo su di lui, poi lo riduco in 1000 pezzettini mentre penso che sto stracciando le emozioni, dopo di che li butto nel water e tiro l’acqua!, CHE LIBERAZIONE! e non ci penso +! rompo il pensiero.

    P.S. se pensi che questo funzioni anche con me, ti disilludo subito: anche a pezzettini, sono intasante!!!! 🙂 🙂 🙂

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK