Certificazioni e Competenze

Ciao,

se segui Psinel (questo blog) sai che non amo molto le “certificazioni”…e in modo particolare non amo il notissimo e abusato “Trainer’s Training” in PNL.

Le ragioni sono molte e probabilmente le hai già viste e sentite di tutti i colori al riguardo…tutte si possono riassumere in un’unica e alquanto cinica frase:

“basta pagare”

In realtà, posso tranquillamente affermare che l’80% della formazione extra-scolastica che rilascia attestati e certificazioni…NON richiede verifica delle competenze apprese…o per lo meno fa dei controlli blandi…

Anche qui le motivazioni sono una valanga, tipo:

 

– Età dei partecipanti: un trentenne/quarantenne non ha più “voglia” di stare chino sui libri di scuola e si presume che lui stesso abbia la responsabilità di apprendere per il proprio lavoro…pena “la fame”!

– Contenuto della formazione: forse, anche tu come me hai parecchi amici e conoscenti che hanno svolto il trainer training direttamente da Bandler…e forse anche tu, come me, ci sei rimasto un po’ male nel constatare che, alcuni di loro, sono davvero poco”capaci” ad applicare quello che, in teoria, dovrebbero essere le competenze di un trainer…

Infatti, se il corso implica abilità verticali (usare il pc,fare i conti, ecc.), le competenze apprese sono facilmentevalutabili. Basta fare un piccolo test…o sei capace o no;-)

Mentre, per quel che riguarda le abilità trasversali(comuni – care, motivazione, leadership, ecc.) la valutazioneè decisamente più difficile da svolgere (ma non impossibile).

Ok? è chiaro che sia difficile valutare le competenze che,solitamente si apprendono in un corso “istituzionale” diPNL! ma “qualcuno” dovrà pur farlo no?;-)

Perchè ti dico questo? per ribadire, ancora una volta, comela penso ed anche per sottolineare che un “certificato” nonè una “garanzia” di preparazione…e questo vale anche perle lauree ed i master post-laurea.

Quando la PNL impazzava (in Italia), a metà degli anni 90,le persone cercavano di accappararsi la certificazione piùprestigiosa…ed anche se in Italia se ne è sentito pocoparlare…

nei paesi anglosassoni ci sono state battaglie furiose, dellequali la più famosa è quella fra Bandler e Grinder sul chi, avrebbe avuto i diritti sul “nome” PNL…(processo di Hall, mi pare si chiamasse) ecco la notiziona di oggi!

Non ha vinto NESSUNO in realtà!

Certo è ovvio che NON puoi andare in giro a dire che sei trainer di Bandler quando non è vero…MA non esiste nessuno ORGANO deputato al controllo della formazione dei professionisti della PNL…in modo particolare dei Trainers…

Quello che ho detto sopra…vale per tutti i Paesi del mondo…tuttavia in Italia la legge è ancora più ambigua. Nessuno ti impedisce di fare il tuo certificato di Trainer con Photoshop;-)

Lo stesso discorso vale per le lauree e le specializzazioni:ad es. essere uno psicologo NON è garanzia di “abilità nelloaiutare le persone”.

Tuttavia, se uscendo dallo studio di un “esperto di PNL” tibutti sotto ad una macchina…la tua famiglia si attacca altram…la colpa è TUTTA tua (sembra anche giusto;-)…

Mentre se lo fai, uscito dallo studio di uno psicologo o di uno psicoterapeuta, puoi richiedere i danni all’ordine di competenza. E, nel caso, radiare il professionista dall’ordine. Oserei dire che questa è una bella”garanzia” per i miei clienti.

Ricapitolando: la certificazione NON è garanzia di competenza,tuttavia in determinati casi possiamo solo affidarci a queste per”valutare a grandi linee” a chi ti stai rivolgendo.

A presto
Genna

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6 Commenti
  • C’è da dire che già alle scuole medie/superiori l’insegnamento è carente a causa di certi insegnanti che hanno sbagliato lavoro che purtroppo non sono controbilanciati da quel pugno di docenti che crede nel loro lavoro e questo sbilanciamento purtroppo continua anche all’università: a certuni “professori” bastava offrire da bere per avere un “aiuto” durante l’esame.

    Viste queste esperienze ormai ritengo che diplomi/lauree/certificazioni lascino tutte il tempo che trovano e se il possessore del pezzo di carta non ha la passione per fare l’attività scritta sul pezzo di carta farebbe meglio a farsi un esame di coscenza e trovarsi qualcos’altro da fare.

    Ultimamente, per valutare il formatore di turno mi baso solo sui commenti degli alunni ma purché siano in numero sufficiente a dimostrazione che non sia un autolodamento troppo esplicito.

    E ho notato che a volte ci sono formatori non certificati che sono molto più validi di formatori certificati ma purtroppo nel Paese della burocrazia la carta è sacra e molte valide persone sono costrette a farsi da parte per far posto a degli incompetenti.

    Carlo

  • Cari colleghi sono d’accordo con voi.

    Se c’è un criterio per scegliere un corso è la congruenza di chi lo tiene e non il blasone della pergamena!!

    Per coerenza intendo dire semplicemente se chi insegna e un buon esempio di quello che insegna.

    Io credo che potrebbe esserci anche un buon trainer autodidatta anche se per me una persona che ha studiato all’università la materia che insegna… è sempre un passo più avanti….a parità di esperienza pratica ovviamente.

    Tra un laureato di 24 anni che tiene un corso e un professionista di 50 con la terza media…. io frequenterei il corso del secondo.

    La laurea di per se non garantisce più di un diploma qualsiasi….ma insomma….almeno certifica che quella persona di è iscritta, ha studiato, ha pagato e ha passato un po di anni ad approfondire…poi però conta di più ancora cosa ha fatto dopo la laurea!!! se non ha più fatto nulla….mmmmm.

    Alla fine torno al criterio iniziale: la congruenza!! Io imparo volentieri da chi è un buon esempio!! BASTA.

  • ciao Andrea

    La tua precisazione legale è perfetta e sono pienamente d’accordo sul come scegliere la propria formazione.

    Troppe persone formano senza essere davvero professionisti di quello che impegnano..

    E penso che questo abassi molto gli standard di ogni professionista onesto.

    Genna

  • Le professioni in Italia sono riconosciute e regolamentate de iure, vale a dire che si possono esercitare qualora siano presenti determinati e specifici titoli (laurea, certificazioni, attestazioni, abilitazioni, ecc) e, solo in alcuni casi, anche specifiche competenze attestate durante i cosiddetti esami di stato. La condicio sine qua non (oggi mi sento molto latinorum) resta comunque il possesso dei titoli. Per capirsi: si chiama dottore qualcuno che ha conseguito una laurea; non qualcuno che è capace di fare qualcosa, ma qualcuno che ha passato un determinato percorso di studi. In altre nazioni, soprattutto di matrice anglosassone, lo logica invece è diversa. Non questiono su quale sia migliore, fatto sta che è diversa.
    I corsi quindi, oltre alla loro fondamentale e naturale finalità conoscitiva, assumono anche lo scopo di “certificare” e “abilitare” le persone ad un qualche cosa. Pensiamo per esempio ai corsi di degustazione enogastronomica: sono tantissimi e variegati; i più famosi, costosi e ricercati sono però quelli dell’AIS non perché siano i migliori (magari lo sono, ma non è questo il punto), ma perché sono gli unici che certificano la possibilità di diventare Sommelier.
    Chiaramente in una società orientata al mercato e al consumo come la nostra questo ha un valore e… si paga. Il mercato poi non screma solo sulla base della qualità del servizio/corso erogato, ma soprattutto sulla possibilità di dare attestati.

    Io nel dubbio consiglio di fare un benchmark tra i corsi di formazione considerando anche chi li frequentati (tenendo in considerazione cosa ci ha fatto con l’attestato, se ci lavora o no, quanto il corso ha aumentato gli introiti, ecc.) e chi li organizza; cercando di capire soprattutto se l’associazione che li organizza campa solo di corsi o se lavora realmente con l’attività per la quale forma. La questione, a mio avviso, è diffidate da chi vive solo di formazione e delle associazioni che fatturano solo grazie alle spese dei loro iscritti.

    Chiaramente ogni riferimento alle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia è puramente casuale.

    Ovviamente questa è solo la mia opinione
    Andrea

  • Ciao,

    prima di tutto voglio scusarmi con chi, come te, ha studiato e lavorato per ottenere un qualsiasi certificato.

    Il post è una provocazione nei confronti di chi, paga e riceve certificati a “babbo morto”;-)

    Spero che sia chiara 1 cosa: “ritengo che le certificazioni ANCHE QUELLE ACCADEMICHE” non siano garanzia di ABILITA’ di chi le possiede…

    Tuttavia nel “mare sconfinato dello sviluppo personale” è sempre più difficile orientarsi…

    Caro “anonimo” ti ringrazio…mi hai dato lo spunto per un futuro post….

    So bene che ci sono persone che hanno studiato e lavorato per ottenere la certificazione in PNL…Oggi però, come sai non è più così…

    Grazie per la dritta
    e resta collegato;-)
    Genna

  • Scusa se sbotto ma è un po’ che ti seguo e nutro nei tuoi confronti un po’ di invidia e un po’ di ammirazione…. ma oggi non so quale prevale.

    Tu parli con disinvoltura del fatto che i certificati di PNL non valgono nulla…ed è vero, ma lo fai proprio perchè tu sei laureato in psicologia e puoi vantare l’unico titolo che in Italia abbia veramente valore.

    Se fossi come me e tanti altri che non hanno potuto studiare fino alla laurea forse non parleresti così.

    Non lo so…dopo aver letto il tuo post ho alzato gli occhi e ho guardato il mio certificatino di PNL e mi è venuta una grande invidia…. perchè vorrei avere anche io una laurea e potermene vantare come fai tu… invece mi devo accontentare del certificato di una scuola di PNL e non di una università.

    Io però non ho pagato per averlo, ma ho studiato!!

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