5 consigli scientifici per gestire le emozioni: Intervista al prof. Alessandro Grecucci

 

Ti piacerebbe sapere “come gestire le emozioni in modo scientifico”?

E ciò di cui ci parla l’ospite di oggi il prof. Alessandro Grecucci che ci guiderà per mano verso la scoperta della scienza della regolazione emotiva.

 

Ascolta “191- La gestione “scientifica” delle emozioni: Intervista al prof. Alessandro Grecucci” su Spreaker.

La scienza della regolazione emotiva

 

Alessandro Grecucci ci parla in modo chiaro e diretto del collegamento che c’è fra ricerca e applicazione pratica.

Il volume da lui curato si chiama “Advance in Emotion Regulation From Neuroscience to Psychotherapy” e lo trovi qui, come vedrai è qualcosa per specialisti ma non così difficile.

Contiene numerosi studi sulla regolazione delle emozioni, termine che noi addetti ai lavori utilizziamo (invece che gestione, termine più pop).

Alessandro ha praticamente fatto un quadro completo della maggior parte delle tecniche efficaci per gestire le emozioni efficacemente.

 

Dal laboratorio alla vita reale

 

Ho scelto di intervistare il prof. Grecucci proprio per il suo duplice ruolo di ricercatore e di clinico, in questa pagina di facebook trovi un sacco di materiale.

Infatti non studia solo come il cervello elabora le emozioni e come regolarle in laboratorio, ma poi le applica nel suo studio.

Esistono certamente centinaia di siti che ti mostrano come si regolano le emozioni ma pochi si basano così fortemente “sui dati”.

Dati che come sai sono diventati un pallino per psinel, è un modo più moderno di dire “ricerca scientifica” (la parola scienza è pericolosa).

 

Accogliere le emozioni e fargli spazio

 

Come hai sentito Alessandro conferma ciò che ci diciamo da anni qui su psinel su come gestire le emozioni.

Sembra una manovra scontata quella di fare spazio al mondo emotivo, ma non lo è per niente.

Se hai mai provato a farlo magari seguendo i miei consigli (nel qde troverai tutto) sai quanto è importante e difficile.

Ma come tutte le cose, “serve esercizio” per citare il professor Grecucci.

 

Studi specifici e non “casuali”…

 

Ascoltando il professore emerge che i suoi studi sono rivolti a migliorare l’attività clinica.

Quindi sono fatti appositamente per aiutare chi si occupa di relazioni di aiuto a migliorare i propri interventi.

Non si tratta di ricerca “sui topi” che generalizziamo agli esseri umani (si forse un po’ si) ma di ricerche con applicazioni e ricadute dirette.

Questo mi sembra davvero molto affascinante, perché hai a disposizione una serie di strumenti che funzionano sul campo!

 

Riduzionismo scientifico

 

Come avrai sentito Alessandro si scusa dicendoci che in campo scientifico si fanno delle iper semplificazioni.

Questo aspetto che per qualcuno è “riduionistico” è in realtà l’approccio generale della metodologia scientifica.

Ora non voglio annoiarti con queste cose magari approfondirò nel Qde ma ti basta solo sapere questo:

Se vuoi studiare qualcosa come le emozioni devi ridurre questo concetto a variabili chiare e distinte.

 

Spezzo una lancia per gli “scienziati”

 

Spesso chi si getta contro la “scienza” si attacca proprio al riduzionismo: “siamo esseri complessi noi”.

Oppure “la realtà è complessa e non può essere ridotta”. Il punto è che gli scienziati lo sanno mica sono stupidi 😉

Ma sanno anche che per fare vera ricerca devono delimitare i loro campi ed essere molto specialistici.

Poi è chiaro che dopo “si mette tutto assieme” in una visione maggiormente olistica delle cose.

NB. Se non sai che cosa è esattamente una cosa, è meglio evitare di criticarla 😉

 

Perché seguire questi consigli se assomigliano a molti altri?

 

Nei libri e nei siti di crescita personale c’è la tendenza a cercare sempre “la tecnica definitiva” che cambierà tutto.

Ne abbiamo parlato più volte… e spesso questi siti dicono cose interessanti e giuste anche senza una base scientifica.

I consigli del prof. Grecucci possono essere rintracciati qui e la nella storia del genera umano fino ai primi filosofi pre-socratici.

Ma la verità è che nella storia si dice tutto ed il contrario di tutto. E si può trovare chi ti dice di distanziarti dalle emozioni così come chi ti dice di viverle.

 

Per me i dati “fanno chiarezza”

 

I dati fanno chiarezza, ci consentono di scartare le ipotesi contrastanti per darci una base su cui ragionare e continuare a studiare.

Un esempio è stato spiegato egregiamente dal professore durante l’intervista, proprio quando si parlava di distanziarsi o meno.

Come hai sentito Alessandro ci ha mostrato i diversi casi in cui è meglio distanziarsi, con una tecnica diretta, rispetto al fare spazio all’emozione.

Queste distinzioni sono proprio il frutto dell’analisi dei dati dei suoi studi. E’ questo cio che intendo per chiarezza nei dati!

 

Mindfulness e metacognizione

 

Ebbene si, abbiamo parlato ancora una volta di meditazione mindfulness e di come questa si dimostri un’alleata preziosissima.

Non solo per chi desidera davvero imparare a gestire le proprie emozioni ma anche per chi si occupa di “relazioni di aiuto”.

Meditare consente di rafforzare due abilità fondamentali in questo ambito: la capacità di aprirti all’emozione e quella di notarla.

Quest’utlima è ormai una sorta di “rock star” nel campo della terapia e la chiamiamo “meta cognizione”.

 

Meta cognizione: la capacità di accorgerti dei tuoi pensieri

 

Forse sarebbe meglio dire “meta emozione”? Non lo so, ma la pratica della meditazione è scientificamente funzionale a questo scopo.

Perché? Perhè è esattamente così che si pratica, si porta l’attenzione verso il presente in modo non giudicante.

Cercando di osservare quando non siamo più nel presente, osservare il movimento dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

Queta osservazione continua porta alla capacità di osservarsi anche nella vita quotidiana.

 

La conferma della cumilabilità

 

Nella “meditazione del marinaio” ti ho parlato proprio di questo fenomeno della “cumulabilità della pratica”.

L’ho fatto citando il famoso studio sulla felicità con Matthieu Richard dove si vedevano le differenze fra i novizi e gli esperti.

Nel laboratorio del prof. Grecucci hanno fatto qualcosa di simile ma rivolgendosi alle emozioni.

E soprattutto confermando una sorta di effetto “pratica”…che sembra scontato ma non lo è: più ti eserciti e più diventi bravo!

 

La rivalutazione

 

La meta cognizione non serve solo a notare i pensieri quando sorgono ma anche a ricordarci di “rivalutare”.

Qui Alessandro intende il cercare di modularle la propria versione dei fatti spostandola su un versante maggiormente meno negativo.

E’ una tecnica datata ma sempre efficace che va nella direzione delle attuali scoperte neuroscientifiche.

Ti ricordi il post sull’esposizione? Li abbiamo parlato di come “risalire in sella dopo esserne caduti”.

 

La cognizione …a posteriori

 

Nel post “sul cavallo” abbiamo visto che utilizzare strategie cognitive “prima” dell’esposizione può rovinare l’effetto espositivo.

In altre parole se continui a ripeterti “ce la faro’” questo mantra mentale da un lato ti aiuta ma dall’altro ti ostacola.

La rivalutazione invece va fatta a posteriori, cioè dopo che abbiamo vissuto e interpretato un evento.

Perché per quanto tu possa esporti “senza giudizi” una qualche valutazione a posteriori arriverà sempre.

 

Quando la situazione lo richiede distrarsi serve

 

Dagli studi del prof. Grecucci emerge che, nei casi in cui l’intensità emotiva sia troppo alta conviene distrarsi.

Se hai appena assistito ad un incidente mortale in strada e ne sei sconvolto, ti conviene distrarti per continuare a guidare.

E’ inutile in quel frangente cercare di entrare in contatto con le tue emozioni, a meno che tu non sia già allenato a farlo.

Ma tranquillo perché la maggior parte di noi si distrarrà spontaneamente come meccanismo di difesa.

 

La dissociazione

 

Se un evento è troppo forte da tollerare scattano meccanismi di distrazione “estrema” che noi chiamiamo “dissociazione”.

E’ una sorta di sensazione di estraneità e distanziamento che può intervenire nei momenti maggiormente traumatici.

Tutti i racconti di grandi traumi contengono narrazioni simili: “ero fuori dal mio corpo, non sentivo il dolore, era irreale”.

Questo ovviamente è il meccanismo estremo che s’innesca in momenti che risultano davvero intollerabili.

 

Il cervello “sa cosa fare”

 

Come hai visto il tuo cervello sa bene cosa deve fare quando una emozione può risultare eccessivamente intensa.

Tuttavia un buon allenamento (volontario e deliberato) su questi aspetti puo’ aumentare sensibilmente la tua gestione emotiva.

E come ho detto anche in puntata: “la crescita personale è per l’80% regolazione delle emozioni”.

Nel Qde troverai tutti gli approfondimenti. Se desideri porre qualche domanda specifica al prof. Grecucci puoi farlo tra i commenti qui sotto.

 

Alla prossima
Genna

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2 Commenti
  • Ciao Genna.
    Molto interessante questa intervista.
    I consigli sono preziosissimi.
    Io mi sono trovato molto bene con la trappola della felicità. Consigliato da te tra l altro.
    Ora invece voglio fare un vero e proprio viaggio MINDFULNESS.

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