Cibo e emozioni: Intervista al dott. Matteo Rizzato… “educazione alla responsabilità emotiva”

 

Cosa hanno in comune i neuroni specchio, l’espressione delle emozioni e la tua alimentazione? Ce lo spiega l’ospite della 14° intervista di Psinel, il dott. Matteo Rizzato.

Matteo è un giovane ricercatore, con varie specializzazioni (si sta anche laureando in psicologia) con la passione per la formazione. Il suo libro è stato introdotto da Giacomo Rizzolatti…

 

Ascolta “176- Cibo ed emozioni: fra neuroni specchio e formazione con il dott. Matteo Rizzato Ph.D in Scienze dell’alimentazione” su Spreaker.

 

Allora sei riuscito a notare che cosa hanno in comune le tre cose di cui parlavamo poco fa? Si tratta di qualcosa di intuibile ma allo stesso tempo difficile da “provare”.

Eppure Matteo, insieme ad alcuni collaboratori ci è riuscito: hanno scoperto che la presenza di una emozione negativa durante un pasto ne influenza il desiderio.

Se mangi con una persona arrabbiata il tuo desiderio per il cibo si modificherà mentre se la persona ha un’espressione neutra o felice… non cambierà nulla.

Allora prima di discutere la ricerca che ci ha raccontato Matteo partiamo dal concetto di “trasmissione delle emozioni”.

 

 

 

Nell’immagine qui in alto vedi Matteo (sulla tua destra) insieme al prof. Giacomo Rizzolatti lo scopritore del “neuroni specchio”.

 

I Neuroni specchio

 

Matteo ci racconta che durante il suo dottorato di ricerca in scienze dell’alimentazione si è trovato di fronte allo studio delle emozioni umane e della loro trasmissione.

Ma come si trasmettono queste emozioni? Come probabilmente saprai dentro la tua testa c’è un complicato labirinto di neuroni che simulano ciò che osservano all’esterno.

Se vedi una persona che sta guidando l’auto, i tuoi neuroni specchio “inizieranno a farti guidare”… cioè a mimare l’azione che stai guardando.

Parliamo delle ricerche sui neuroni specchio da quando ho aperto Psinel, perché si tratta di una delle scoperte più interessanti del secolo scorso.

 

Siamo antenne riceventi e trasmittenti

 

Per utilizzare un’analogia un po’ obsoleta possiamo dire di essere come degli “apparecchi che ricevono e trasmettono informazioni”.

Come già diceva Freud, che tu lo esprima a parole o meno, le tue intenzioni saranno visibili nei tuoi gesti e nei tuoi comportamenti. Oggi lo sappiamo tutti ma nel 900 non tutti.

Chi immaginava qualcosa del genere? Tutti gli studiosi che in quel periodo erano entrati in contatto con la teoria dell’evoluzione della specie di Darwin.

Darwin, che immagino non abbia bisogno di presentazioni, è stato uno dei primi “psicologi del comportamento” ed ha studiato come gli animali “trasmettono tra di loro le emozioni”.

 

La funzione comunicativa delle emozioni

 

Molti studiosi sono convinti che le emozioni siano rimaste con noi durante tutti questi secoli di evoluzione perché ci consentono di sopravvivere meglio.

Esempio classico: vedo una persona con la faccia terrorizzata che urla e scappa e di conseguenza mi metto a scappare anche io… e in alcuni casi anche ad urlare come lui.

Capisci? Non hai bisogno di scambiare neanche una parola con quella persona, in base al suo volto capirai al volo la gravità della situazione e ti comporterai di conseguenza.

E’ una sorta di sistema di comunicazione pre-verbale validissimo ancora oggi. Se ricordi qualche tempo fa ti ho raccontato che ci puoi “leggere nel pensiero”…o quasi.

 

Un sistema sempre acceso

 

Questo sistema di trasmissione è costantemente acceso e ne sei consapevole solo per un certo grado. Tutti sappiamo che guardare un viso triste ci intristisce in un qualche modo.

Tutti, davanti ad una persona che soffre proviamo una sorta di “empatia”, cioè soffriamo a nostra volta. Anzi è proprio questo il sistema base di ciò che chiamiamo “empatia”.

Questa simulazione della realtà esterna non ci serve solo per capirla ma anche per avere informazioni sul suo valore evolutivo (farà bene o male? Sarà buono o cattivo?).

 

La responsabilità sociale

 

Se il tuo capo o tuo marito o un tuo amico sono tristi, tu te ne accorgi? A meno che tu non abbia qualche problema con la gestione delle emozioni dovresti rendertene conto…eccome!

Una persona che passa in mezzo ad una piazza con il viso arrabbiato o con le lacrime agli occhi, comunica immediatamente il proprio stato d’animo all’esterno.

E durante questa comunicazione influenza gli stati d’animo di chiunque incroci sul suo cammino. Di chiunque guardandola attivi il proprio sistema specchio.

Da qui emerge l’idea di “responsabilità sociale” legata alla espressione delle nostre emozioni… è qualcosa che anche tu conosci forse senza saperlo.

 

L’espressione sociale delle emozioni

 

Se vai ad un funerale e qualcosa ti fa sorgere un sorriso, di certo starai bene attento a mostrarlo in giro. Perché sappiamo tutti che ai funerali non si ride!

Così come in chiesa non si parla a alta voce e per entrare in certi locali ti devi vestire in un certo modo. La stessa “etichetta” la utilizziamo nel mondo emotivo, spesso senza saperlo.

Quando un tuo conoscente scoppia a piangere in una situazione sociale cosa succede? Esatto, solitamente si alza e se ne va. Questa non è solo una fuga dallo sguardo “sociale”.

E’ anche la sottile consapevolezza che quel pianto potrebbe “rovinare la serata a tutti” e non solo alla persona che sta vivendo quell’emozione.

 

Chi invece di solito resta nelle situazioni sociali anche se piange?

 

Di solito sono i bambini! Esatto e lo fanno spesso con lo scopo preciso di attirare tutta l’attenzione che c’è nei dintorni, per questo restano li.

E cosa succede se ci sono altri bambini attorno? A volte scoppiano a piangere anche loro, creando una sorta di effetto imitazione a catena.

Ma sono bambini e non hanno ancora sviluppato quel senso di “responsabilità sociale” di cui ti sto parlando.

E di certo non desidero che tu reprima le tue emozioni, ma che accenda un certo “radar sociale” che in realtà è sempre acceso e basta provi attenzione.

 

Ancora una volta la consapevolezza

 

E si, ci risiamo, ancora una volta “crescita personale fa un po’ rima con conosci te stesso”. Quando conosci te stesso aumenta anche la consapevolezza verso gli altri.

Se mediti sai che questa semplice “routine” è in grado di espandere la tua capacità di “accendere quel radar sociale”.

Alcuni praticanti ne restano addirittura sorpresi all’inizio. Diventare consapevole di te stesso aumenta la consapevolezza verso gli altri.

 

Consapevolezza e responsabilità

 

Quindi la soluzione sarebbe “mangiare da soli o con una persona felice”? Le persone ci influenzano continuamente non solo durante i pasti e nonostante questo sopravviviamo da millenni.

La soluzione è assumersi maggiormente la responsabilità delle proprie emozioni. Più sei consapevole delle tue emozioni e più adeguatamente saprai rispondere alle situazioni.

Tornando alle convenzioni sociali: se sai di essere molto arrabbiato di certo non ti andrà di ridere e scherzare, per cui eviterai situazioni del genere, perché sai di poter “rovinare la festa agli altri”.

Se sei ad un funerale e vedi qualcosa che ti fa ridere, ci penserai due volte prima di sghignazzare apertamente. Se hai abbastanza “intelligenza emotiva” cercherai di reprimere quelle risate.

 

La gestione sociale delle emozioni

 

Qualche tempo fa ti avevo mostrato come avviene la regolazione sociale delle emozioni. In altre parole, il fatto che le emozioni nascono in un contesto sociale e come le regoli in base ad esso.

Le persone con cui interagisci influenzano di brutto il tuo mondo emotivo, anche se non te ne rendi conto. Perché, come dicevamo prima, le emozioni sono principalmente un sistema di comunicazione.

Se sei in mezzo a persona arrabbiate è facile che anche tu ti senta in quel modo. Viceversa, se sei accanto a persona calme tenderai ad essere maggiormente calmo.

E più le persone che hai accanto sono in grado di gestire le emozioni e più imparerai a farlo per imitazione.

 

Hai domande per Matteo?

 

Come in altre interviste ti invito formalmente a porre tutte le domande che desideri all’ospite di oggi. Matteo ci ha parlato di una valanga di cosa per cui immagino non avrai troppa difficoltà nel farlo.

Purtroppo la maggior parte delle persone tende a scrivermi in privato le domande. Per piacere EVITA di farlo perché ci metto troppo tempo a beccarle.

Scrivi le tue domande per Matteo qui sotto, quando ne avremo raccolte a sufficienza faremo una seconda intervista che metta in relazione alimentazione, psicologia e crescita personale.

 

Alla prossima
Genna

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6 Commenti
  • No Genna grazie per avermelo segnalato! “Esperto in Pratiche esperienziali” come come ti vengono 🙂

  • Che bella Intervista Genna sei riuscito ancora una volta ad estendere il campo dello sviluppo personale a qualcosa di davvero interessante. Grazie al Dott. Rizzato per i contributi preziosi che con un linguaggio semplice ma diretto è riuscito a trasferire.
    Manuel

  • Sono pienamente d’accordo con la riflessione sulla responsabilità sociale delle emozioni, e quindi sull’importanza dell’educazione emotiva.
    D’altronde non si può essere responsabili dei propri comportamenti se non si è consapevoli dei meccanismi psicologici che regolano le nostre emozioni e ancor prima i nostri pensieri.
    Se mi comporto come una persona aggressiva difficilmente sarò in grado di assumermi la responsabilità dello stile di comportamento che ho adottato in modo disfunzionale, proprio per la mancanza di strumenti adeguati a esprimere i miei bisogni, rispettando gli altri. E se mi comporto come una persona passiva molto probabilmente continuerò a pensare di essere io responsabile degli stati d’animo degli altri, mettendo in secondo piano le mie stesse emozioni.
    Penso che basterebbe anche solo far riflettere su questa correlazione e offrire strumenti adeguati per individuare il proprio stile comportamentale per iniziare a diffondere attraverso l’esperienza personale, a partire dalla scuola, le basi di una cultura che valorizzi la consapevolezza e la conoscenza di sé. Non è possibile pensare oggi che l’educazione emotiva, intesa come esperienza formativa, sia considerata un’importante abilità sociale destinata alla formazione manageriale o all’apprendimento di tecniche di vendita.
    Perché a livello istituzionale non si riesce a cogliere appieno l’opportunità dell’alfabetizzazione emotiva e della diffusione della cultura psicologica in un’ottica di prevenzione anche di gravi problematiche sociali che ancora oggi si pensa di poter risolvere con leggi ad hoc e carte bollate? Perché non si prende seriamente in considerazione una promozione capillare del benessere emotivo e psicologico nell’ottica di un più ampio diritto alla salute, considerando quanto incida sul benessere fisico e di riflesso anche in termini di risparmio sui costi sociali?
    Conoscere le leve della persuasione, capire i meccanismi della manipolazione emotiva, riconoscere gli stili di comportamento per evitare le reazioni automatiche e il contagio emotivo sono abilità e strumenti di difesa che secondo me diventeranno in futuro sempre più indispensabili per garantire uno sviluppo sociale equilibrato e sostenibile.
    Quindi grazie per questi contributi e per gli importanti spunti di riflessione.

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