Terapia a seduta singola: Intervista al dott. Flavio Cannistrà… dalla clinica alla crescita personale

 

 

Ti è mai capitato di avere 2 mesi per concludere un certo lavoro per poi scoprire di averlo fatto con la stessa perizia di chi ci mette 2 settimane?

No tranquillo non sono impazzito, esistono prove a sostegno del fatto che, se credi che ci voglia un mese ci metterai un mese, se credi ci voglia una settimana… ci metterai una settimana…

…ecco una intervista che chiarisce l’importanza del mindset nella nostra vita, buon ascolto:

 

 

Ascolta “170- Il potere del mindset: la TSS… intervista al dott. Flavio Cannistrà” su Spreaker.

 

Riserva il tuo posto per il prossimo Corso 10 giorni di meditazione gratis

 

Allora ti è paiaciuta l’intervista al dott. Flavio Cannistrà? Se sei un mio collega scommetto che l’hai apprezzata particolarmente, perché dietro l’idea della tearpia a seduta singola ci sono un sacco di concetti utili per la nostra crescita personale.

Ciò che ti dicevo poco fa è noto come la legge di Parkinson dove è chiaro che se hai un certo tot di tempo per fare qualcosa ci metterai esattamente quel tempo. In pratica ciò che credi guida le tue azioni, niente di metafisico.

Se pensi che per fare una certa cosa sia necessario un anno della tua vita probabilmente ci metterai un anno.

 

Questa idea non piace a tutti

 

Pochi sono disposti a cedere tutto questo potere alle proprie convinzioni ed aspettative, ma la realtà è che queste guidano realmente le nostre azioni.

Se lavori in proprio di certo ti sarai accorto più volte che se hai “tanto tempo a disposizione” tendi a metterci di più.

Nel caso della terapia la questione si fa ancora più interessante e spinosa perché se da un lato ci può dare dati convincenti sul potere del mindset dall’altro può sembrarci un piccolo inganno.

 

“Ci sono cose che richiedono tempo!”

 

Se per fare un buon ragù servono alcune ore di preparazione di certo non si può fare altrettanto in pochi minuti, farlo sarebbe o una pura illusione o un “trucco”.

Ma non tutte le cose hanno un “tempo predeterminato”, così se racconti che per fare un buon ragù servono settimane forse stai un po’ esagerando.

La terapia a seduta singola (o TSS) non cerca di convincerti che puoi curare una persona in colpo solo ma che puoi cercare di assestare i tuoi interventi con l’idea che saranno gli ultimi.

Cioè che non avrai altre occasioni per proseguire la terapia, per cui, ciò che farai sarà tutto orientato a quel risultato, il che spesso si trasforma in grandi vantaggi per chi assume questo mindset.

 

E se oggi fosse l’ultimo giorno della tua vita

 

Ti vedo sai mentre tocchi ferro o le tue parti intime 😉 Hai mai sentito la frase: “vivi come se fosse l’ultimo giorno”? E’ una frase che sembra perfetta per descrivere la TSS.

Se letteralmente sapessi che oggi è l’ultimo giorno della tua vita, con chi lo passeresti e che cosa faresti? Come trascorreresti il tuo tempo?

Queste macabre domande hanno la tendenza a portarci a pensare alle cose “davvero importanti ed essenziali” per noi.

Di certo non vorrai passare le tue ultime ore con persone antipatiche, fare cose che non desideri con persone che non desideri.

 

L’ultimo biscotto

 

Ti sei mai accorto che l’ultimo biscotto è il più buono, perché? Probabilmente perché c’è sotto il famoso meccanismo della scarsità reso noto da Cialdini ma non solo.

E’ più buono se sai che si tratta dell’ultimo biscotto, e se sai che non potrai mangiarne per un bel po’. E se pensi di non poterne mai più mangiare, probabilmente sarà il più buono della tua vita.

Se sai consapevolmente che “quello lì è l’ultimo biscotto” cercherai di gustartelo al meglio, cercherai di coglierne tutte le sfumature di sapore, in altre parole “sarai presente”.

Si ragazzi la presenza c’entra ancora una volta, non si tratta qui di una presenza volontaria ma involontaria, data dal contesto (dell’ultimo biscotto).

 

Conosci te stesso

 

Quando ho iniziato l’Università avevo una stima del mio metodo di studio pari “a zero”. Perché nel passato non aveva dato grossi risultati, così mi sono messo semplicemente a studiare.

Nel tempo avevo capito che se riuscivo a leggere i libri per almeno 3 volte prima dell’esame tutto sarebbe andato bene. Per varie ed eventuali non sono sempre riuscito a leggere così tante volte.

Così mi sono ritrovato a fare esami dopo aver letto 2 volte, se non 1 sola volta l’intero testo. Si devo ammetterlo sono un precisino per cui cercavo di arrivare molto preparato.

Ma alla fine avevo trovato il mio bilanciamento, 2 volte ed una bella ripetizione erano più che sufficienti.

 

La “velocità” in terapia

 

Se conosci il mio mestiere sai che è famoso per essere “lungo e dispendioso”. E’ vero c’è poco da nascondere non è come andare da uno specialista medico qualsiasi.

E’ un po’ come andare dal “nutrizionista”. Chi fa il dietologo sa bene che il primo incontro è probabilmente il più importante di tutti.

E’ nel primo incontro che si riesce a creare quella collaborazione necessaria affinché il cliente metta in atto i nostri consigli. Senza questa “fiducia” raramente le diete vanno avanti.

Bisogna ammettere che il mio mestiere è cambiato tantissimo a partire dagli anni 60-70 in poi, con l’avvento delle terapie moderne.

 

Lasciamo la parola agli esperti:

 

 

Ecco l’intervista a Michael Hoyt uno degli sviluppatori dell’idea di “terapia a seduta singola”. In questo video Michael e Flavio ripercorrono la storia della TSS.

Come hai visto si tratta di studi iniziati nel 1990 e come ci racconta Flavio: “quando ho iniziato ad approfondire questo modello ho notato che c’era un gap di 30 anni”.

E come dice Hoyt si tratta di un approccio che tempo fa era discusso nella parte occidentale del mondo (Usa, Canada e Australia) mentre oggi ne parlano sempre più “Paesi”.

 

La mia personale esperienza

 

Prima di mostrarti un altro “pezzo di crescita personale” voglio dirti la mia a proposito di questa TSS, anche se non sono ancora specificamente formato in questo approccio.

Sono personalmente “nato con le terapie brevi”, ho acquistato il mio primo libro dedicato a questi approcci nel 2001 grazie all’amico Manuel Mauri che era già un vero esperto al periodo.

E ne ho potuto toccare con mano i benefici. Questo significa che “tratto le persone in una singola seduta”? Assolutamente no, ma è capitato.

Grazie a Psinel negli anni ho avuto clienti da tutta Italia isole comprese. Partivano ed arrivavano a Padova per fare 1 ora di terapia con me.

 

“E’ il cliente a scegliere la durata”

 

Come dice Hoyt nell’intervista sono spesso i clienti/pazienti a decidere quando dura la terapia. Lo so che può sembrarti assurdo ma è vero!

Oggi dopo qualche incontro insieme i pazienti mi dicono: “ok sto già un po’ meglio non è che potremmo vederci tra un mese?”.

Questo fenomeno mi capita sempre più spesso e sono convinto che, oltre alla crisi economica, ci sia sotto lo zampino dell’auto-aiuto, del fatto che sono già avanti nel loro percorso di crescita.

 

Essere rapidi non significa suggestionare

 

Più volte qui su psinel abbiamo parlato di come sia possibile che sul palco di diversi formatori internazionali sembrino avvenire dei piccoli miracoli in pochi istanti.

E la risposta più frequente è stata “suggestione”. Si è possibile convincere una persona di essere cambiata e a volte questo effetto suggestivo funziona… perché?

Perché può portare il cliente verso quella “esperienza emozionale correttiva”. Se ti convinci di non avere più paura dei cani li avvicinerai di più e questo ti desensibilizzerà dalle tue paure.

Ma non sempre funziona! Bisogna saper maneggiare bene la “suggestione” per invogliare i clienti a lavorare su se stessi e non per convincerli che qualcosa di magico è accaduto.

 

Torniamo alla nostra cara crescita personale

 

Nell’intervista Flavio ci racconta dell’esperienza del suo amico Fabio, lavapiatti che ad un certo punto inizia a studiare e a raggiungere diversi risultati.

Ragazzi abbiamo qui il protagonista di questa storia intervistato da Flavio:

In questo video conosciamo Fabio, il protagonista della storia che ci racconta Flavio e del quale troviamo diversi episodi sul canale di Youtube.

E’ bello anche il format creato da Flavio dove si parla di come “persone (non) comuni” riescono a fare cose straordinarie. Mi piace un sacco questo approccio.

Proprio come il nostro mitico Zimbardo ci racconta da qualche tempo che i veri “eroi” sono persone comuni, credo che in questa popolazione vada cercata la “crescita personale”.

 

Lo straordinario nell’ordinario

 

Psinel non viene apprezzata troppo da chi è alle prime armi con la crescita personale (lo so dalle statistiche) perché non promette alcun “magio cambiamento”.

Ma ti mostra come migliorarti attraverso azioni ordinarie e non strordinarie. Tra circa un mesetto uscirà l’intervista ad Andrea Giuliodori di efficacemente.com

Con Andrea abbiamo parlato proprio di quanto sia utile “modellare le persone ordinarie” andando contro l’idea classica del “contornati di persone straordinarie”.

 

Ma non voglio rovinarti la sorpresa…

 

Due parole finali sul mindset

 

Da diversi anni si sente parlare dell’importanza di avere un mindset di un certo “tipo” piuttosto che di un altro. Come ti raccontavo non si tratta solo di “convincersi di qualche cosa”.

L’autrice che ultimamente ha rimesso in piazza questo concetto è di certo Carl Dwek (di cui abbiamo parlato più volte) che con i suoi studi ha generato una serie di pubblicazioni imperdibili.

Una di queste la troviamo anche in italiano… si chiama per l’appunto “Mindset” ne parleremo più avanti in una prossima puntata di psinel.

Ancora una volta la dimostrazione che la moderna crescita personale è, in fondo in fondo, sempre più scientifica 😉

 

Fammi sapere cosa ne pensi lasciando un tuo commento qui sotto, se per caso sei un terapeuta TSS o sei un cliente/paziente facci sapere la tua.

A presto
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
La Sindrome Del Primo: Fra Psicologia, Logica e Linguistica
Influenzare I Sogni Con Un’Applicazione Per Iphone? Esperimento Psicologico Di Massa
Psicologia della decisione: Effetto del Pensiero Inconscio (UTE)
Psicologia e Fortuna: Come Vincere al Gratta e Vinci…Diventando Fortunati
Psicologia: ” la rivincita della introspezione”
Psicologia dell’anti-aging: “solo il 20% dell’invecchiamento dipende dalla genetica”
Poker Texas Hold-em e Psicologia…una rete neurale che predice “tutto” ;-)
Leggere nel pensiero mettendosi nei panni degli altri… con i neuroni specchio…
4 Commenti
  • Un argomento cusioso, d’impatto anche bizzarro, per questo l’ho dovuto riascoltare. In definitiva va nella direzione della psicologia positiva e richiede un cambio di paradigma dalla psicopatologia alla psicologia del benessere, e per questo siamo sempre nell’ambito della crescita personale, I see.
    Solo una riflessione. E’ abbastanza comune che i grandi geni, spesso teorici della scuole di psicoterapia, risolvessero casi clinici in una sola seduta, es. Erickson. Ma nella terapia a seduta singola, da quel che si evince, si tratterebbe di interventi autentici di counseling, si dice di identificare soluzioni a problemi, “insegnare” a usare risorse e abilità, di “porgere” idee e suggerimenti, quindi metodi direttivi, più tesi alla consulenza, mirati sul cliente per portarlo a usare le sue potenzialità, riconoscere i propri talenti, ammesso, però, che si tratti di un soggetto con buoni margini di funzionalità. Cosa diversa è intervenire sulla psicopatologia (le etichette servono per capirsi) ed è difficile immaginare la soluzione di una depressione in una sola seduta; se anche si volesse portare la persona a conoscere se stessa, in realtà non basta una seduta, a meno che non gli dici “vai sul sito di Genna e medita, segui le sue indicazioni” che di per sé è già un suggerimento da seduta singola 🙂 A parte la battuta, resta molto interessante il concetto di mindset, l’atteggiamento mentale di chi si predispone a massimizzare ciò che viene “come se” fosse l’unica possibilità. Va capita bene questa cosa e semmai approfondita. Grazie Genna, post molto interessante e qualitativo.
    Un saluto

    • Ciao Carmen,
      assolutamente si 😉
      Però non distinguerei la psicopatologia dai problemi personali per determinare la velocità del cambiamento. Si è vero che una persona con un disturbo psichiatrico annoso di solito non cambia in una seduta ma è anche vero che alcune persone lo fanno…anche quando hanno problemi decennali.

      Personalmente ho trattato di recente un giovane ragazzo, anni di terapie differenti, in molto meno di 10 incontri. Se avessi intervistato i suoi ex terapeuti mi avrebbero detto che è un ragazzo “difficile da cambiare”, ci sono un sacco di variabili da osservare. Possiamo anche metterci il fatto che io sono arrivato al momento giusto 😉

      Lo stesso Freud ha fatto “terapie a seduta singola”, magari passeggiando introno ad un lago con la propria paziente (altro che setting rigido ;))

      Non c’è una vera differenza nel trattamento del disagio psichico, che sia una piccola fobia o un disturbo depressivo grave. E’ chiaro che se una persona ha avuto 10000 traumi difficilmente l’aiuti in un sol colpo.

      Ci tengo a dirlo perché non vorrei che la gente sull’onda di queste osservazioni creda che esistano problemi che possono affrontare con persone “NON qualificate” (i counselor non psicologi) ed altri che invece necessitano l’aiuto specialistico. Lo psicologo ha studiato per affrontare entrambe le questioni, chi dice il contrario (e non mi riferisco a te Carmen;)) si sta servendo delle famose “fake news” per promuovere un lavoro che già esiste 😉

      • Grazie della giusta precisazione, e colgo l’occasione per dire che ho usato il termine “counseling” nell’accezione che ne ha dato il TAR del Lazio come ambito squisitamente dello psicologo, quindi ok; la riflessione sorgeva non tanto tra psicologo e “altre figure” quanto tra psicologo e psicoterapeuta; mi spiego: gli psicoterapeuti sono sempre molto attenti a marcare l’ambito di intervento clinico, e il termine stesso “terapia” sollecita qualche puntigliosità poichè la linea di confine tra un intervento Psicologico (clinico) e Psicoterapeutico non sempre è chiara affidandosi al criterio della durata rispetto alla qualità/quantità del “disagio”; e forse solo per questo si può far passare allo psicologo la possibilità di fare “terapia” breve, perchè non duratura (ci vuole tempo) nel qual caso entrerebbe in gioco lo psicoterapeuta.

        • Carmen,
          bella gatta da pelare 😀

          Si, onestamente sono dalla parte di quei colleghi che affermano di poter fare terapia anche quando non appartengono ad alcuna scuola e quindi non si sono specializzati. Però devo ammettere che la scuola mi ha dato una forma mentis completamente diversa (e in alcuni casi mi ha chiuso le percezioni ;)) per cui non saprei.

          L’unico aspetto positivo che vedo in chi ha frequentato la scuola di specializzazione (oltre alla preparazione specifica) è l’impegno profuso. Sono davvero convinto che chi studia per 10 anni, investe tempo e denaro, difficilmente farà cavolate. Mentre non sono troppo sicuro del contrario.

          Cioè se non hai faticato per fare ciò che fai “non hai nulla da perdere” e questo è un aspetto inquietante della non regolamentazioni delle professioni.

          Tu cosa ne pensi? Sei psicologa?

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK