Gestire le emozioni… una semplice metafora

 

Sai gestire le tue emozioni? Ma perché è così importante saperlo fare? Ecco una piccola risposta contraddittoria che recita più o meno così:

E’ importante saper gestire le emozioni perché se riusciamo a “separare metaforicamente” l’aspetto emotivo da quello razionale… tutto diventa più facile… buon ascolto:

 

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I quasi 200 anni di psicologia su cui siamo appoggiati ci hanno tutti dato un chiaro responso che risale addirittura a Freud: “non siamo padroni in casa nostra”.

Un’affermazione pesante e allo stesso tempo semplice da constatare: chiunque ha provato la sgradevole sensazione di non riuscire a “gestirsi” o “controllarsi”.

Di provare a settare dei buoni propositi e non riuscirci, di provare con la volontà ad addormentarsi e passare la notte svegli ecc.

Tutti sappiamo di avere una parte “inconscia” (in qualsiasi modo venga rappresentata) ed una parte “conscia”.

 

L’avvento delle neuroscienze

 

Ma è solo con l’arrivo delle moderne neuroscienze che abbiamo iniziato a fare ipotesi di carattere scientifico. Una delle più potenti arriva dalla lateralizzazione degli emisferi.

Immagina che faccia hanno fatto gli scienziati quando si sono accorti che, separando gli emisferi, non solo le persone restavano in vita ma continuavano a “funzionare”.

Con una piccola e straordinaria eccezione: i due emisferi si comportavano come due cervelli distinti e separati con anche funzioni specifiche.

E’ nota no la distinzione? Un emisfero, quello dominante (il sinistro per la maggior parte di noi) sarebbe la parte logico-razionale e quello destro quella “emotivo-spaziale”.

 

Una rete complessa

 

Proseguendo con gli studi delle neuroscienze i ricercatori si sono però resi conto che le cose non erano così facili: razionalità Vs emotività.

Hanno scovato una valanga di reti e circuiti annessi all’aspetto emotivo, fino ad arrivare a dire a posizioni profondamente diverse:

Ci sono scienziati che vedono le emozioni come processi completamente inconsci che arrivano alla coscienza già belli e fatti e chi invece li vede come interpretazioni semi-cognitive.

Una cosa è certa: esistono due processi che si possono distinguere dentro di noi, uno potremmo definirlo “logico-razionale” e l’altro “emotivo-motivazionale”.

 

Confini sfumati

 

Le scienze cognitive hanno scoperto qualcosa sotto gli occhi di tutti: che non esistono processi completamente razionali e non esistono processi totalmente emotivi (che si presentino alla coscienza).

Per quanto uno creda di poter fare “ragionamenti a mente fredda” o di poter “maneggiare le emozioni pure” le cose non stanno in questo modo.

Tuttavia ho trovato più che utile continuare ad immaginare che si tratti di due processi “distinti e separati” come semplice “euristica di pensiero”.

L’intuizione che ho avuto è talmente semplice che spesso passa “sotto i radar”: non puoi usare la razionalità per sciogliere i problemi emotivi e non puoi usare le emozioni per risolvere questioni razionali.

 

Il condizionatore

 

Quando sono dentro al mio studio guardo spesso il condizionatore d’aria e dico: “se si rompesse all’improvviso che cosa ci servirebbe per metterlo apposto?”

La maggior parte delle persone mi risponde “bisognerebbe chiamare un tecnico”. Nessuno mi ha mai detto “bisogna iniziare a preoccuparsi ed emozionarsi fino a quando non si chiama un tecnico”.

Anche se in realtà le cose stanno così, nel senso che sono le emozioni che ci motivano a chiamare un tecnico, per aggiustare tecnicamente il condizionatore le emozioni non servono.

Se il tecnico fosse emozionatissimo la cosa non gioverebbe affatto al suo lavoro. Questo esempio è molto banale ma mette in risalto il punto della questione…

 

Non puoi usare la razionalità per risolvere questioni emotive!

 

Per spiegare questa ipotesi bisogna fare un passo indietro cioè alla constatazione che le emozioni siano attivazioni dell’organismo e che, in quanto tali, vadano e vengano.

In condizioni naturali non ci accorgiamo neanche di avere costantemente una coloritura emotiva in ciò che facciamo. Ma la verità è che questo mare interno continua a fluire dentro di noi.

Fluisce in modo più o meno armonico fino a quando qualcosa non lo “perturba”… i suoi scossoni ci fanno allarmare e attivare l’unica modalità che conosciamo per risolvere i problemi: la razionalità.

E lo facciamo esattamente come se fosse un problema da risolvere: “allora vediamo mi batte forte il cuore forse se riesco a respirare più profondamente ecco che si calmerà”.

 

Ti sei mai ritrovato a fare pensieri del genere?

 

Tranquillo non sei “matto” è ciò che hai appreso lungo l’arco di tutta la tua vita, se pensi intensamente ad un problema puoi trovarne la soluzione.

Purtroppo però le emozioni ed anche i nostri pensieri “non sono cose”, non sono macchinari che si rompono e che possono essere aggiustati con una logica-razionale.

Si, alcuni possono essere ristrutturati (come direbbe un tecnico) e messi in una nuova luce con l’utilizzo della logica. Se ad esempio pensi che tutti siano migliori di te, ti bastano pochi contro esempi per capire che stai generalizzando.

 

Ma questo processo funziona bene solo a “mente fredda”

 

Ti sei mai accorto che se sei troppo emozionato la tua parte razionale non funziona come dovrebbe? Per questo bisogna evitare di cercare di gestire le emozioni stesse con quella parte.

Cercare di gestire le emozioni con la razionalità è un po’ come cercare di rallentare un’auto in corsa usando il freno a mano, lo strumento meno indicato al momento.

Si fino a quando non sei ad alte velocità potresti usare il freno a mano per rallentare, ma se sei sparato a 130 Km all’ora…beh te lo sconsiglio vivamente.

 

Tutte le emozioni gestibili possono essere gestite le altre vanno surfate

 

Ti sei mai ritrovato in mezzo al mare fra le onde? Magari uno di quei giorni dove il tempo è un po’ “pazzo” e ti costringe a fare particolare attenzione?

Allora ti sarai di certo reso conto che quando le onde sono “calme” basta poco per fronteggiarle ed in alcuni casi possiamo anche opporvi direttamente resistenza.

Ma se le onde diventano importanti ecco che l’unico modo per riuscire a superarle è surfarle, cioè assecondarle e fare in modo di galleggiarci sopra.

Si ok non è proprio come farci surf, ma spero sia chiara la metafora che voglio condividere con te. Non puoi cercare di bloccare quell’ondata emotiva per questo devi viverla.

 

Vivere le emozioni davvero

 

E come si fa a vivere davvero le emozioni? Beh la risposta non è semplice anche se ne ho una facile facile qui nel taschino “aumentando il tuo stato di presenza”.

Quindi non cercando di capire ed analizzare che cosa ti sta succedendo ma al contrario cercare di notarla, portarci sopra la tua consapevolezza e “andare avanti”.

Se hai il tempo puoi anche fermarti e sentire quella sensazione se si ripercuote sul tuo corpo. Notare i pensieri che genera ed ovviamene…lasciarli andare.

 

E’ qualcosa che la gente non fa…perché?

 

Ancora una volta la risposta sembra banale ma non la è: la gente evita di affrontare in questo modo il proprio mondo emotivo semplicemente perché può portare “sofferenza”.

E a nessuno piace soffrire. Perché dovrei affrontare quella tristezza quando posso distrarmi mangiando un gelato? Guardando una serie tv? Oppure bevendo un paio di birre?

Perché meno l’affronti e meno diventi capace di farlo! Eccoci nuovamente di fronte a quel fenomeno che qualche tempo chiamavamo “evitamento esperienziale“.

Qualcosa di sottile che però può portare davvero a sviluppare delle problematiche personali. Problemi invisibili agli occhi perché la battaglia è completamente interiore.

 

Questo genera strani paradossi

 

Mi capitava spesso di notare che le persone che temevano il proprio mondo interiore cercassero di riempire la vita con molte cose, dopo tutto se riesco a distrarmi posso evitare anche le ondate.

Ma è una strategia che nel lungo termine può diventare fallimentare. Qualche anno fa chiesi ad una mia paziente perché facesse tutta quell’attività fisica e lei rispose:

“Credi che mi diverta a farla?” le dissi di no e che a me sembrava anche non ne avesse affatto bisogno e lei continuò dicendo “si è vero lo faccio solo per non pensare e mi fa malissimo”.

In altre parole mentre si distraeva e faceva cose apparentemente piacevoli come andare ad un corso di salsa o frequentare la palestra quasi quotidianamente, in realtà stava ancora peggio.

 

Scendere dalla giostra dell’evitamento esperienziale

 

Un buon modo di vedere questa tendenza è immaginare di essere su una sorta di giostra, di otto volante che fa su e giù di continuo ma visto che ci fa soffrire facciamo finta di niente.

Immagina di essere su una giostra molto movimentata e di cercare di far finta di niente, come minimo potrebbe venirti il vomito.

Ecco come ci comportiamo di fronte al nostro mondo emotivo. La metafora che ti ho presentato oggi, unita alla nostra cara consapevolezza può già fare molto.

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Alla tua gestione emotiva
Genna

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2 Commenti
  • Grazie per questi preziosi spunti di riflessione. Sarebbe interessante capire anche come riuscire a valutare razionalmente il proprio vissuto emotivo a posteriori, dopo aver imparato a vivere l’emozione senza reprimerla né esasperarla, se questa tende per vari fattori a ripresentarsi con le stesse modalità.

    • Grazie Caterina,
      un buon modo potrebbe essere quello di tenerne traccia, su un quaderno o sullo smarphone. E poi, a mente fredda di tanto in tanto fare un check.

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