Dalla PNL al coaching la relazione d’aiuto secondo Armando Pintus

 

“La crescita personale in determinati casi può fare più male che bene” dice Armando Pintus verso il termine della quinta intervista di psinel.

Ho intervistato Armando Pintus psicologo e coach che ha lavorato ad altissimi livelli e condivide con noi un pezzetto della sua esperienza…

 

Ascolta “162- PNL e Coaching raccontati dal dott. Armando Pintus…” su Spreaker.

 

Allora l’hai ascoltato? Finalmente sono riuscito a fare una registrazione senza i due canali separati. Finalmente, anche perché nelle prossime interviste ci saranno alcuni “vip”…

…e come avrai capito sono alle prime armi con le interviste per il podcast, per cui vedrai un continuo miglioramento, ed anche su questo tema potremmo scriverci un post.

Ed anzi partiamo proprio da questo, perché Armando ci parla di piccoli passi invece che di “massimi sistemi” e questa è una delle chiavi del successo.

 

Piccoli cambiamenti che portano grandi risultati

 

Ormai è più che evidente a livello sperimentale: se vuoi mangiare una balena devi farlo un pezzo alla volta, racconta un proverbio ed ha ragione da vendere.

Lo sappiamo tutti e da anni, se un compito è troppo grande, se un problema ci sembra insormontabile, dobbiamo spezzettarlo in “sotto-problemi” e fare “un passo alla volta”.

La scienza delle abitudini degli ultimi anni ha provato più e più volte che, il cambio di una singola abitudine positiva può creare un vortice di cambiamenti positivi.

 

“Altro che un passetto alla volta, chi fa crescita personale osa…”

 

Qualcuno potrebbe pensarla così (come scritto qui sopra) ma in realtà è proprio chi ha osato tanto che ha capito che valgono di più piccole e virtuose abitudini che enormi salti in avanti.

Armando ha fatto una valanga di corsi di formazione e, come avrai forse notato da queste interviste, si tratta di un comun denominatore di tutte le persone di successo, continuano a formarsi.

E sappi che non mi riferisco alle persone che ho intervistato (che hanno nel mio campo molto successo) ma a tutti i campioni di ogni tempo.

Solo un “pazzo invasato” non cambia idea, non si forma e chiude il suo mondo alle conoscenze esterne perché convinto di aver scoperto il “sacro grall di qualcosa”.

 

Contro lo specialismo

 

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente di Armando è stata la sua curiosità, il fatto di aver seguito una valanga di corsi ed avere i piedi in più scarpe.

Esattamente come capita a me, lo so che per fare in modo che psinel spacchi dovrei trovare 1 singolo argomento e batterci sopra, ma non ci riesco 😉

Ne avrei di argomenti verticali di cui parlare, però non riesco a far finta che tutto possa essere discusso in maniera psicologica e che tutto possa diventare una leva per la crescita.

Siamo noi che suddividiamo la conoscenza per semplicità ed anche perché così creiamo super professionisti iper specializzati e tecnici, niente di male in tutto questo.

 

Ma crescita personale implica “una persona”

 

Le persone non sono macchine, possiamo si agevolarci attraverso la tecnologia ma noi non siamo delle macchine. Un uomo che si interessi solo ad una singola cosa limitata è limitato!

Se un tuo amico pensa solo alla matematica non va bene, e neanche se pensa solo ai fumetti giapponesi o a trovarsi una ragazza, a meno che non sia un adolescente…

E’ chiaro che ognuno di noi può avere passioni e talenti e quindi seguire quelli, ma pensare di poter ad esempio studiare solo Freud o solo Erickson o solo chicchessia è impossibile.

Perché quella certa conoscenza “X” ti porterà ad approfondire l’aspetto “Y” per scoprire che non sono poi così distanti e che forse, tu ti trovi proprio fra X ed Y.

 

 Armando ha iniziato con Jung

 

Tempo fa ti raccontavo come Jung sia stato uno dei capi stipiti (forse poco consapevoli) della attuale crescita personale.

No tranquillo non voglio dire che Jung incitava a correre sui carboni ardenti ma che è stato il primo (in campo clinico) a vedere l’uomo non solo come un “processo andato a male”…

…come qualcuno che subisce una “malattia” ma come un essere incompleto che cerca una completezza attraverso l’individuazione che si svolge lungo l’arco di tutta una vita.

Non a caso moltissimi esponenti della crescita personale di un paio di generazioni fa provenivano quasi tutti dal versante junghiano della psicoanalisi.

 

Lo stesso Jung ti metteva in guardia

 

E’ nota la storia personale di Jung quando racconta di essere “caduto nell’inconscio” descrivendo così quello che alcuni dipingono come un quadro psicotico.

Jung ti mette in guardia su diversi aspetti della relazione terapeutica, il primo avvertimento è legato al contagio (o transfert) con il paziente.

Ed un secondo elemento è lo stare attenti alla esplorazione personale senza una guida, cosa che lui faceva regolarmente tenendo diari ed analizzando i propri sogni.

 

“In certi casi la crescita personale fa più male che bene”

 

Armando ti spara in facci una scomoda verità, il fatto che in alcuni casi e per determinate persone, lavorare su se stesse può addirittura nuocere.

Ma quali sono i casi in cui la crescita personale può nuocere? Non esiste una regola fissa ma di certo ti posso dire che più una persona soffre e meno dovrebbe affidarsi a questo campo.

Tu stesso hai provato qualcosa del genere: se durante una discussione con un amico inciampi e ti fai male ad un piede la qualità di questo dolore determinerà il modo giusto di curarsi.

Se il dolore è sopportabile riuscirai a proseguire la tua discussione senza intoppi, se invece è troppo forte fare lo stesso (cioè far finta di niente) può portare a gravi conseguenze.

 

I limiti dell’auto-aiuto

 

Come sai sono un super fautore dell’auto-aiuto ma fino ad un certo punto. Infatti chiunque sa che se vuole imparare a fare davvero bene qualcosa la scelta migliore è trovare un maestro.

A volte bastano quelle lezioni introduttive che ti consentano di apprendere quei movimenti iniziali o del sentirsi dare quelle 2 o 3 raccomandazioni che guidano tutta la pratica.

In realtà penso che il rapporto consulente/cliente o terapeuta/paziente sia un mix fra auto ed etero aiuto. Andare dal nutrizionista più bravo al mondo non ti assicura di dimagrire.

Se vuoi dimagrire non devi solo trovare un bravo nutrizionista/dietologo ma devi anche mettere in pratica ciò che ti dice. Per questo tutte le relazioni d’aiuto sono in parte di auto-aiuto.

 

La relazione terapeutica e non…

 

Come nelle scorse interviste l’argomento topico è emerso spontaneamente senza andarlo a cercare ed in questo caso è stata l’importanza della relazione ed alcune differenze.

Differenze fra relazioni d’aiuto che però possono interessare chiunque, perché la relazione è uno degli aspetti più importanti per la nostra crescita personale.

Nessuno può crescere da solo e cresce da solo! Tutti siamo immersi in un mondo sociale che ci precede, noi arriviamo in un film che è già in corso e spesso non ce ne accorgiamo.

Prova a pensarci? Quali sono le abilitò più gettonate dello sviluppo personale? Comunicazione, assertività, gestione delle emozioni ecc. Tutti aspetti che hanno a che fare con la relazione.

 

Tutte le relazioni seguono uno schema simile

 

Uno schema ricorrente perché iniziamo tutti da un nostro pregiudizio misto “cozze”, quando incontri una persona non la valuti per ciò che è veramente ma per ciò che ti passa per la mente.

Nel senso che tutto conta, come è vestita, dove la incontri e come tu ti senti. Se sai di andare da un avvocato avrai già lo schema di come si parla ad un avvocato, poi dopo un po’ che ci parli…

…inizi a scorgere l’uomo dietro l’avvocato, magari ti piace o magari non ti piace ed inizia così una post valutazione di quella persona che può finire bene oppure male.

In fondo però, più conosci di una persona e più non riesci più a vederla come l’avevi inquadrata all’inizio. Ti ricordi l’esempio sul pregiudizio di qualche podcast fa?

 

“Mi sento ignorante… è sono stupito nel vedere quante cose ci sono”

 

Questa è probabilmente la frase che mi ha colpito maggiormente di Armando. Sai quando senti quella risonanza no? L’ho sentita perché ci abbiamo dedicato una puntata a quella che viene chiamata anche “mente del principiante“.

Incuriosirti per altri modelli, nuove tecniche, metodi alternativi di intervento è secondo me sacrosanto. Ed è probabilmente uno dei segnali delle persone davvero in gamba in un certo ambito, che non si limitano a curare solo il proprio orticello ma sbirciano anche in quello del vicino.

Il voler apprendere sempre più cose non significa essere insicuri o avere “la sindrome dell’impostore” (cosa molto comune nei lavori complessi come questo) ma significa riconoscere di non poter sapere tutto.

Riconoscere che qualcuno potrebbe aver migliorato un processo, agire come dovrebbe agire un vero scienziato. Abbandonando la propria teoria di riferimento nel momento scoprisse non reggere più al confronto con altre teorie.

 

Tutti i riferimenti di Armando

 

Come ti dicevo Armando ha fatto un sacco di cose, tra queste ha pubblicato anche alcuni video che puoi trovare online. Qui puoi trovare il suo sito principale con alcuni video… qui sotto ti metto, come imparare a dire di no, tematica sempre molto utile 😉

 

 

Visto? Allora se mi hai seguito fino a qui sappi che ho in serbo alcune interviste davvero pazzesche, alcune anche fatte ad esperti internazionali grazie alla collaborazione con alcuni esperti italiani.

Insomma ne vedrai delle belle, nel frattempo fammi sapere se ti è piaciuta l’intervista e se desideri approfondire queste tematiche.

A presto
Genna

 

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8 Commenti
  • Fantastico genna😎

  • Ciao Gennaro,podcast fantastico..durante tutta l’intervista avevo le lacrime agli occhi.Grandissima persona Armando.

  • Grande Genna.
    Mi piace molto la direzione che stanno prendendo queste interviste, grazie. Armando non lo conoscevo: solidissimo.

    PS. Si mi piacerebbe risentirlo

    • Grande Manolo,
      si tanta storia che un po’ ci appartiene
      porca puzzola ho visto solo ora i commenti
      mi sa che dovrò settare meglio Wp 😉

  • C’è molta umiltà e compassione nella voce di questo Armando Pintus. Mi è piaciuta molto l’intervista.
    E meno male che c’è qualcuno che come lui, vede i propri pazienti in modo ‘umano’ e valutativo.
    A proposito di sogni, chissà se riuscirò mai a vedere e sentire un’intervista a Riccardo Arone di Bertolino. Mi sembra incredibile che di uno studioso così famoso si riesca a trovare così poco sul web.
    Quindi Genna, io spero che te o il tuo amico Luca Mazzucchelli mi diate, prima o poi, questa grande soddisfazione. Un saluto!:-)

  • Wow 🙂

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