7 segnali per capire “se fai il duro” …e come smetterla il prima possibile!

 

Hai mai conosciuto un “vero duro”? Uno di quegli uomini che “non devono chiedere mai”? Anche se sei una donna scommetto che hai conosciuto “la dura di turno” o forse sei proprio tu!

Comunque stiano le cose tutti abbiamo davanti ai nostri occhi l’immagine di chi “fa il duro”, in un recente articolo di psychology today sono emersi questi 7 punti, buon ascolto:

 

Ascolta 151- Sei “mentalmente forte” o fai solo finta? Ecco i 7 segnali per capirlo…” su Spreaker.

 

Non è per niente facile parlare di questo tema, anche se lo abbiamo affrontato tante volte. La prima difficoltà è legata alla comprensione della differenza fra forza dimostrata e forza reale.

Nel mondo animale gli esseri viventi sanno per istinto da quali pericoli guardarsi e quando combattono cercano di non uccidersi ma di dimostrare “la loro forza”.

Noi facciamo la stessa cosa da sempre, a partire dai nostri atteggiamenti aggressivi per arrivare alla costruzione di enormi castelli contornati da fossati ed enormi mura protettive.

Da sempre cerchiamo di ostentare la forza!

Questo è certamente dovuto ad un nostro retroterra evolutivo, dove fino a poche centinaia di anni fa, se non ti dimostravi forte e capace venivi o sottomesso o estromesso dalla società!

Giusto per ricordare: durante la prima guerra mondiale i soldati italiani che tornavano traumatizzati (i famosi “scemi di guerra”) venivano fucilati!

Esatto, li ammazzavano perché rappresentavano un pericolo: dimostrare alle altre forze armate che gli “italiani” erano più deboli ed inclini a sviluppare psicopatologie.

La verità è che tutte le persone sottoposte a traumi violenti possono diventare “traumatizzate” e quindi comportarsi come se fossero “scemi di guerra”. (Perdona questo termine ma è il più calzante).

Quindi piuttosto che dimostrare debolezza… meglio morire!

E questa cultura non è lontanissima da noi, anzi se ci pensi meno di 100 anni, meno di un paio di generazioni. E chi tornava incolume dalla guerra, diventava un eroe!

Quando è molto probabile che i traumatizzati fossero gli eroi, essendosi trovati nel bel mezzo del pericolo. Oggi tendiamo a riconoscere questa differenza e non solo:

Oggi sappiamo che più le persone cercano di fare “le dure” e più si stanno comportando come l’esercito italiano della prima guerra mondiale: nascondono le proprie debolezze!

Nascondere i punti di forza può essere utile in guerra

Tenere nascosti le proprie debolezze può essere utile in guerra, durante una competizione o durante un colloquio di lavoro. Ma non nella vita di tutti i giorni!

Ho iniziato con questo esempio terribile della guerra perché è emblematico! Quando siamo in “guerra” non stiamo crescendo ma ci stiamo decimando.

Si lo so che esistono anche le guerre di “conquista” ma se ci pensi bene, durante la guerra, non si cresce molto raramente perché si è tutti intenti a difendersi ed attaccare.

Anche biologicamente siamo fatti così, quando siamo sul “piede di guerra” (sistema simpatico) siamo pronti e attivi o a scappare o a combattere. Quando siamo “in pace” si cresce davvero!

Apparire duri è come essere costantemente in guerra!

Se ti sforzi di sembrare duro o semplicemente non riesci a toglierti la “maschera del duro”, sai bene di cosa sto parlando. Ti senti come costantemente minacciato dagli altri e sai perché?

Perché hai paura! Si lo so generalizzo, ma pensaci… sentirsi “sotto attacco” significa necessariamente impaurirsi e spesso questa “paura” diventa rabbia aggressività!

Aggressività che è sana se abbiamo davanti un reale pericolo e lo è molto di meno se il pericolo è solo nelle nostre teste, se l’unico vero campo di battaglia “sono le nostre menti”.

Pavlov ed i suoi cani…

Se conosci un pizzico di psicologia di certo conoscerai i famosi esperimenti di Ivan Pavlov, fisiologo di fine 800′ famoso per la scoperta del “condizionamento classico”, scoperta che gli è valso il Nobel.

C’è una cosa che pochi sanno: Pavlov ha provato numerose volte a ripetere i propri esperimenti in pubblico, tentando di replicare i suoi “condizionamenti classici” (le ancore della PNL per intenderci).

Ma purtroppo non ci è mai riuscito o almeno così dicono alcuni storici della psicologia. Perché? A quanto pare il pubblico distraeva l’animale che attivava il “riflesso di orientamento”.

Il tuo cane si gira quando sente un rumore?

Se hai mai avuto un cane o un qualsiasi altro animale ti sarai di certo accorto che sono “molto reattivi” agli stimoli esterni. Questo riflesso sembra essere innato e presente anche in noi.

Più ci sentiamo in pericolo e più tendiamo ad attivare questo “riflesso innato di orientamento”. Ad esempio le persone molto agitate tendono ad averlo più attivo di altre.

I traumi (grandi o piccoli) della vita possono disturbare il funzionamento di questo sistema che è come se restasse “sempre all’erta”. I duri sembrano conoscerlo molto bene!

Ci sono “duri e duri”… tra assertività e resilienza

Tutta la storia di Pavolov è solo per darti un’idea di come una persona che ha ricevuto “molti colpi dalla vita” potrebbe diventare, iper vigile e costantemente sulla difensiva.

Questo però non significa che i “duri” siano tutti stati traumatizzati! Però ritengo personalmente che la “chiusura del cuore”, il cercare di non dimostrare alcune emozioni, ecc…

…tutte cose tipiche di chi cerca di dimostrarsi “imperturbabile” hanno sempre a che fare con un problema di “gestione emotiva” o per cattive esperienze o per cattiva educazione.

Assertività e resilienza

Due concetti che calzano perfettamente con il post di Amy Morin l’autrice dei 7 punti discussi in puntata, sono quello di assertività e di resilienza.

Molto probabilmente li conosci entrambi e forse sai che queste sono le vere abilità dei “veri ma veramente veri duri” 😉

La metafora della “durezza” calza a pennello con quella della resilienza, anch’essa tratta dal mondo fisico e meccanico. Resilienza è la capacità di un materiale di resistere alle sollecitazioni esterne.

E’ la nostra capacità di rialzarci dopo aver preso una batosta! E come facciamo a rialzarci se non ci accorgiamo di essere per terra?

Il duro cerca di non sentirsi mai a terra!

Ti ricordi il podcast della scorsa settimana? In quel caso uno dei “miti” era quello di cercare di sentirsi sempre felici e mai tristi. Il duro fa lo stesso con la sensazione di “forza e sicurezza”.

Cercando di non sentici mai a terra per prima cosa cadiamo nello stesso tranello della felicità. Perdiamo di vista il fatto che la vera forza e sapersi rialzare non cercare di non cadere!

Così ci barrichiamo dietro una maschera di invincibilità che ci fa perdere l’abilità di ogni persona resiliente, la consapevolezza!

Eh già, torniamo sempre alla nostra cara presenza, la capacità di renderci conto di ciò che ci capita invece che fare finta di niente.

Dimostrare e difendere due facce della stessa medaglia

Dimostrarsi duri e difendersi o mettersi costantemente sulla difensiva sono due facce della stessa medaglia: la paura! E’ bene ricordarlo, chi si deve difendere si sente minacciato.

Notare in noi stessi questi timori non è facilissimo, è come sempre più semplice farlo osservando le altre persone. E scommetto che durante l’ascolto del podcast te ne sono venute in mente.

T’invito comunque a fare altrettanto con te stesso, perché tutti per svariate ragioni possiamo finire in un circolo vizioso del genere, dove per difenderci andiamo avanti a “muso duro”.

Fare i duri costa caro

Questo è il titolo di una canzone dei Timoria, un gruppo dei miei tempi che mi fa prendere consapevolezza con gli anni che passano.

Ricordo che il pezzo era un intramezzo musicale con alcune voci e forse era dedicato al pericolo dell’alcool alla guida, ma onestamente non ricordo, però la frase è molto vera!

“Fare i duri costa caro”, restando sul metaforico: in una società liquida cercare di essere duri è pericoloso, bisogna piuttosto cercare di essere “come l’acqua”.

Ed anche se metafore sull’acqua, come liquido in una società liquida può suonare come “nuovo” in realtà non lo è, da millenni i maestri di svariate discipline parlano di “essere acqua”.

Il “vero duro” è un essere completo!

Siamo talmente abituati agli eroi della narrativa e crediamo che il duro debba per forza essere monocromatico. Una persona che fa il duro non scherza, non ama, non gioca!

Le persone forti, quelle vere fatto tutte queste cose ed anche molte altre cose. Si emozionano, comunicano con gli altri, sono aperte alla discussione e non cercano di calpestare gli altri.

Sono esseri completi al meglio possibile… si perché è chiaro che nessuno è perfetto ed anche “i veri duri” possono sbagliare e cadere nella narrativa culturale dell’uomo tutto d’un pezzo.

E questo è un altro segnale del “para-duro” di cui parliamo oggi, il fatto di non accettare gli errori, che come sappiamo sono fondamentali!

E’ la “dissociazione” il prezzo da pagare per essere duri!

Il duro, per evitare agire come hai ascoltato in puntata deve dissociarsi dalla propria esperienza personale. Deve fare finta di non avere difetti o di compiere errori.

Ed è questo il meccanismo che gli impedisce anche di accedere a tutte le altre qualità di se stesso. Per dirlo come alla “Assaggioli”: si auto preclude una sana psicosintesi.

Nel podcast dedicato alla meditazione come laboratorio abbiamo visto come avviene questa “sintesi mentale” che è un mix di presenza, esposizione e assimilazione.

La “forza mentale” è come il coraggio… è una abilità derivata:

Prima di salutarti voglio insistere su questo passaggio, cioè sul fatto che la “forza mentale” quella vera non è una caratteristica innata. Si di certo ci sono persone più o meno forti ma…

…per fortuna si tratta di qualcosa che apprendi agendo nel mondo, esponendoti, evitando di evitare e coltivando la tua presenza mentale.

Proprio come diciamo da tempo, il coraggio non esiste in natura ma si deriva dall’affrontare le cose che ci fanno paura. Così chi vuole davvero diventare forte può farlo affrontando i propri timori.

Quindi, se pensi ancora di essere l’uomo che non deve chiedere mai o hai affrontato davvero tantissime battaglie e ne sei uscito vincitore oppure, forse stai facendo finta… smettila 😉

Alla prossima
Genna

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2 Commenti
  • Ciao Genna,
    ho capito il senso del post, e proprio per questo non riesco a trascurare il concetto espresso nelle frasi sopra, perciò non prenderla come una polemica off topic.
    Mi riferisco a: “E chi tornava incolume dalla guerra, diventava un eroe!
    Quando è molto probabile che i traumatizzati fossero gli eroi, essendosi trovati nel bel mezzo del pericolo.”
    Ora, se chi si trova nel mezzo del pericolo e ne rimane traumatizzato è un eroe, non lo è ancor di più chi, trovandosi in identica situazione, esce incolume? Ovviamente parlo di chi incolume lo è davvero, non di chi fa solo finta.
    Anche per chi resta traumatizzato: lo si può definire vero eroe se non si arrende alla propria condizione di trauma e cerca di contrastarla e vincerla, magari semplicemente chiedendo aiuto agli altri, di certo non per il puro fatto di aver subito il trauma, altrimenti sarebbe come ammettere che qualsiasi condotta di fronte a un pericolo sia giustificata e allora tanto vale arrendersi sempre, poiché il lottare richiederebbe uno sforzo in più.

    • Ciao Marco,
      si certo hai ragione, ciò che intendevo era puntare il dito sul fatto che i traumatizzati venissero fucilati, cioè si pensava che fossero dei “deboli mentali”. Ma la verità è che chiunque subisca un certo tipo di evento ne rimarrà traumatizzato, ovvio che varia da persona a persona. E quindi ciò che intendevo nel post era dire che forse, chi era rimasto traumatizzato era più probabilmente vicino all’azione e quindi più probabilmente eroe di chi è tornato incolume. Era solo per sottolineare la disumanità dei nostri soldati nella prima guerra mondiale, citando Alessandro Barbero. Non era un modo per discutere sulla eroicità delle gesta, che sicuramente non si possono basare solo sul fatto di essere incappati in un evento traumatico.

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