I 4 Miti della felicità: conoscerli può davvero aiutarci ad essere più felici?

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Vorresti essere più felice? E chi non vorrebbe esserlo? Culture occidentali ed orientali hanno un obiettivo comune “vivere una vita felice”.

Tuttavia la ricerca ci dimostra che molto spesso, più cerchiamo di essere felici e meno ci riusciamo, perché crediamo ai “4 miti dell’amore”…

 

Ascolta 150- I 4 “miti” della felicità…” su Spreaker.

 

Se hai letto ed ascoltato la 50° puntata di questo podcast saprai perché “i miti” sono così importanti. Tecnicamente si tratta di convinzioni che si tramandano o memi!

Questa trasmissione non ha nulla di strano, ci ha aiutato a sopravvivere fino ad oggi. Il nostro cervello è un sistema raffinatissimo di apprendimento.

Fra le varie abilità che vengono trasmesse di padre in figlio ci sono anche quelle legate a come “essere felici” o vivere una vita “soddisfacente”.

Una volta soddisfatti i bisogni primari di sopravvivenza e assicurata una certa stabilità sociale ciò che cerca l’essere umano è la felicità.

Tutti vogliamo essere felici!

Lo scopo della vita è sicuramente legato alla felicità personale, tuttavia in quest’epoca dobbiamo suddividere questa parola “felicità” in due tipologia:

1- La felicità edonistica: basata sul piacere (o sul principio di piacere) rivolta ad un appagamento immediato dei propri bisogni desideri.

2- La felicità guadagnata: quella basata sulla ricerca di una vita soddisfacente che sia in linea con i nostri valori personali.

 

La felicità edonistica

Il primo tipo di felicità è quello che ve per la maggiore, la nostra società ci ha convinti che essere felici significa provare sensazioni piacevoli senza limiti di sorta.

Questa idea vede la felicità come un accumulo di esperienze piacevoli: “più piacere riuscirò a provare e più sarò felice”. Questo è il motto della felicità edonistica!

Purtroppo però, se ci pensi bene questo tipo di felicità è effimera, passeggera e soprattutto non porta ad una profonda soddisfazione personale, altrimenti i drogati sarebbero felicissimi no?

 

La felicità guadagnata

Il secondo tipo di felicità ha più a che fare con la “soddisfazione personale”, per cui è legata al fatto di condurre una vita rivolta a questo scopo.

E’ una soddisfazione che contempla sia emozioni positive che negative. Infatti ogni azione umana di un certo spessore implica l’accogliere emozioni “buone e cattive”.

Questo tipo di felicità richiede lavoro e impegno, come ogni processo la soddisfazione sta sia in ciò che si persegue e sia nell’atto stesso di perseguirlo.

 

La trappola della felicità

Esattamente come nella 50 puntata per trovare questi miti ho dovuto rispolverare un ormai datato libro: “La trappola della felicità” di Russ Harris.

Ma prima di parlarti del libro e della teoria di fondo lascia che ti descriva brevemente che cosa ci porta ad auto-intrappolarci, si perché sei tu l’autore di questa trappola.

Ed i 4 miti che hai ascoltato nel podcast sono le 4 modalità con cui ci andiamo ad infilare nei guai, proprio seguendo 4 idee su come “dovremmo essere felici”.

La ACT o Acceptance and Commitment Therapy

Da qualche anno ti parlo di questa forma di moderna psicoterapia ideata da Steven Heysxx e collaboratori. I quali prendendo un po’ di qua e di la hanno creato un modello semplice ed efficace.

Perché parlare di una tecnica di psicoterapia in un blog di crescita personale? Primo perché la psicoterapia è più vicina di quanto non si possa pensare alla “felicità guadagnata” e…

…secondo perché questo tipo di terapia adotta metodi del tutto simili allo sviluppo personale, lavora su obiettivi e valori, lavora direttamente su come percepiamo la realtà.

La ACT come altre teorie (in particolare quelle di Palo Alto degli anni 70) ha capito che spesso “è la soluzione stessa il problema”.

La tentata soluzione disfunzionale

Lo sforzo di vedere i processi di cambiamento sotto un punto di vista completamente nuovo è stato fatto proprio a Palo Alto dal famoso team del Mental Reserash Insitutte.

I quali, applicando la logica non lineare e le allora moderne ricerche sui sistemi e la cibernetica, avevano compreso che spesso il problema è la “tentata soluzione”.

Se vuoi saperne di più leggi “Change” uno dei libri più affascinanti di questo metodo. Tutta questa storia è per mostrarti da dove arriva questa idea strampalata e tanto efficace!

E’ spesso il nostro tentativo di risolvere un problema a mantenerlo!

Così come hai ascoltato in puntata è il tentativo di ricercare una felicità immediata, che ci scacci via i pensieri negativi la vera trappola della felicità.

L’esempio più classico sono le dipendenze: un giorno Mario scopre che se beve 2 bicchieri di vino la sera la sua mente si alleggerisce del peso della giornata.

Allora tutte le sere inizia a bere 2 bicchieri, ma nel tempo questa quantità non basta e deve aumentare la dose di alcool per avere lo stesso effetto originario.

In poco tempo Mario si trova con 2 danni: il primo è l’evidente rischio di diventare alcolizzato ed il secondo è la sempre inferiore capacità di gestire quei pensieri per cui ha iniziato, senza alcool.

Perché ci comportiamo in questo modo apparentemente illogico?

Perché la nostra psicologia non segue la logica lineare della realtà fisica che ci circonda. Tocco un tasto e comprare una lettera sullo schermo. Dove X (il tasto schiacciato) provoca Y (la comparsa della lettera).

La nostra mente è sistemica per natura, non voglio menartela con tutte le teorie da Bateson, passando per Maturana e Varela e giungendo fino a noi.

Per capirlo ti basta pensare ai 4 miti di cui abbiamo discusso e del fatto che, quando le cose vanno bene non c’è niente di male nell’applicare questi 4 punti.

Se il prurito è poco grattarsi non causa grossi danni 

Come dice Harris nel suo libro, se ho un prurito leggero grattarmi mi aiuterà a superarlo ma se ho una grave irritazione della pelle grattarmi non farà altro che peggiorare l’infiammazione.

Le cose diventano controproducenti quando sono in ballo “cose importanti”. Quando inizi a torturarti perché vedi tutti gli altri felici su facebook e tu no!

E pensi che “tutti siamo nati per essere felici tranne te”! Ecco mettere da parte un pensiero del genere è pericoloso. Non è come un “semplice prurito”.

I 4 miti che hai appena visto solitamente sono già “oltre il normale prurito” ed ecco perché è bene diventarne consapevole. NB ho detto “diventare consapevole e non cercare di modificarli”!

L’ossessione per il controllo

Come sai se mi segui da tempo “il controllo ti controlla” ed è proprio da questo tentativo di “gestione attiva dei pensieri” che sorgono i 4 miti della felicità.

Li mettiamo in atto per cercare di avere un qualche controllo diretto su noi stessi, questi controlli si dividono nei due grandi comportamenti umani “fuga e lotta”.

Nella fuga tendiamo a distrarci e ad estraniarci da quei contenuti mentali mentre nella lotta cerchiamo di sopprimerli o sostituirli.

In entrambi i casi rischiamo di finire in un circolo vizioso tipico di segue la crescita personale, per questo ci tengo tanto a ripeterti alcuni concetti.

Chi segue la crescita personale è a rischio!

Si, per avere un esempio eccellente di queste “trappole della felicità” ti basta frequentare un grande evento di crescita personale. Ormai l’Italia è zeppa, ci sono imprenditori che se ne occupano.

Da quando la crescita personale è diventata un business ci sono imprenditori che portano in Italia grandi nomi, non perché li stimino o li seguano ma perché attirano gente!

Chi più di una persona che vuole migliorarsi rischia di trattare i propri pensieri come cose? Ed è questo che pretendiamo quando cadiamo nei 4 miti, di credere che i pensieri siano cose.

Si è la classica mappa che non è il territorio

Si tratta proprio del nostro classico discorso che ti risparmio. Non si tratta solo di confondere mappa e territorio ma si tratta proprio di fonderle assieme.

Infatti uno degli esercizi più riusciti della ACT si chiama proprio Defusione e ci abbiamo dedicato una puntata intera puntata, la 51° di questo podcast.

Apprezzo davvero tantissimo questo approccio per molti motivi, i principali sono: per l’idea di mindfulness applicata senza pratica formale, per il concetto di “flessibilità cognitiva“…

…per la ripresa di alcune tecniche di “crescita personale” e della loro importanza… e poi perché hanno esplicitamente scelto di non certificare le persone.

Guarda il video del suo creatore:

Questo è Steven Hayes in un bellissimo Ted Talk, dove ci racconta una sua esperienza personale di come è arrivato a sviluppare la ACT, che come continuo a ripeterti è un insieme di cose.

La scelta di non certificare mi è piaciuta moltissimo, primo perché ormai l’idea che io ho quel pezzo di carta e tu no, è “passata di moda” 😉 e secondo per non creare “strutture piramidali”.

E’ chiaro che solo i miei colleghi possono utilizzare clinicamente queste tecniche ma allo stesso tempo però non esiste un criterio di esclusività assoluta.

Mi è sembrata un’ottima scelta quella di non certificare (anche se ho un “certificato ACT”) in linea con quanto dichiarato dalla stessa scuola di pensiero.

No tranquillo quindi, anche se è un acronimo non si tratta di una nuova moda!

Ti sei accorto che nel nostro campo le nuove “mode” arrivano con delle sigle? PNL, EFT, EMDR, SPDT… in alcuni casi si tratta di abbreviazioni utili in altri, sono tecniche “naming”.

I marketer chiamano “naming” quella parte del lavoro promozionale dove cercano il “nome giusto” per un’azienda. E per quanto ti possa sembrare assurdo, le azione che lo fanno sono più che ben pagate.

Si perché il nome che dai alle cose è estremamente importante, ed è anche per questo che ci perdiamo dietro ai “nomi mentali” che diamo alle cose.

Perché come sappiamo ormai da anni “la mappa non è il territorio”

Se segui psinel sai che questa frase è stata fraintesa dai “fuffa coach” della crescita personale che hanno pensato bene di dire:

“Visto che il territorio è inconoscibile tanto vale modificare le nostre mappe”. quindi cercando di controllare il proprio mondo interiore.

E come forse avrai intuito ascoltando il podcast, cercare di controllare i propri pensieri per sentirsi più felici, è spesso una trappola che ci conduce all’infelicità.

Segui il 5 consiglio del podcast 🙂

Tra i “miti” ne ho inserito uno che “mito” non è! Ed è il semplice consiglio di notare se per caso insegui uno di questi 4 miti, che come avrai notato non sono così semplici da cogliere.

Nota se, così per puro caso, segui anche tu involontariamente uno di questi miti e prova semplicemente a porci la tua consapevolezza.

E magari dopo un pizzico di consapevolezza prova a fare qualche piccolo cambiamento… fallo in modo consistente!

Nel suo ultimo libro Tim Ferris dopo aver intervistato centinaia fra i migliori “top performer al mondo” dice:

“il segreto non è fare grandi cose, ma piccole cose fatte con consistenza”

Alla prossima
Genna

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