Psicologia positiva: Come motivarsi in ogni lavoro…anche in contesti difficili

              il tuo lavoro non ti piace? oppure qualche aspetto del tuo lavoro non ti aggrada? credo che tu sia in buona compagnia 😉 Nella ANL di oggi troverai un semplice “esercizio di pensiero” in grado di trasformare la tua motivazione lavorativa, anche in quelle azioni noiose che tutti dobbiamo fare. Ho tratto questo esercizio da studi legati alla nota “psicologia positiva sul lavoro“… e dopo aver trasformato lo stress in resilienza oggi è venuto il momento di fare lo stesso con il nostro lavoro.

Sei riuscito ad ascoltarlo? Come hai notato si tratta di un compito semplicissimo che però può realmente farti vedere “con nuovi occhi” ciò che fai quotidianamente, semplicemente sforzandoti di attrabuirgli un “buon significato per te”. Ho preso questo esercizio da un testo molto carino di un autore che abbiamo già citato, Shawn Achor vincitore di diversi premi ad Harvard come insegnante.. Achor può definirsi uno degli esponenti di quella che viene chiamata “psicologia positiva” (ambito che conosco piuttosto bene visto che ci ho fatto una tesi di specializzazione;)) Questa branca della psicologia si chiama così non tanto per fare riferimento al “pensiero positivo o peggio positivitico” ma perché si contrapponeva alla allora psicologia del profondo… …che era monopolizzata dalla psicoanalisi e quindi si parlava solo di “sofferenza, conflitti e tristezza”…Martin Seligman è stato fra i primi psicologi moderni ad accorgersi che la mente umana non poteva essere ridotta solo alle sue sofferenze e mancanze ma che dovesse in un qualche modo orientarsi al positivo, cioè a studiare i nostri talenti e i nostri punti di forza. Da questi studi sono nate moltissime teorie che oggi vengono applicate in diversi campi, in modo particolare in quel campo dove sono i risultati a farla da padrone e non le ideologie. Mi riferisco al contesto aziendale del lavoro, dove se una cosa funziona la si utilizza altrimenti viene via via scartata. Moltissime delle ricerche che trovi su PsiNeL prendono forma da questi studi, perché hanno (secondo me) tutte le carte per diventare delle metodologie di “self-help” di crescita personale e professionale. Sono scientifiche, semplici e pratiche…spesso molto più semplici di tanti sistemi complessi della PNL o di altre discipline affini. Infatti nell’esercizio che ti ho appena presentato non si richiede di fare chissà cosa di assurdo, come ad esempio manipolare le rappresentazioni interiori o di osservare sottili messaggi dal proprio inconscio o di meditare per ore ed ore. Si tratta di una semplice domanda ripetuta che ci apre a nuovi modi di interpretare le cose, in questo caso il nostro lavoro… …questi studi hanno inizio con una ricercatrice dal nome molto difficile Amy Wrzesniewski che si è occupata proprio di vedere la relazione fra modo di vedere e percepire il proprio lavoro e la efficacia con cui viene svolto. Anche qui sembra una ricerca scontata, perché tutti sappiamo che chi da molto peso al proprio lavoro tenderà ad impegnarsi maggiormente di chi invece lo vede come un tedioso e doveroso compito. Ma a volte è solo attraverso la ricerca di ciò che ci appare come ovvio a darci dei risultati che ci sbalordiscono, proprio perché erano sotto il nostro naso. Così la ricercatrice scopre che può suddividere i lavoratori in tre categorie: quelli che potremmo definire lavoratori, quelli detti in carriera ed infine quelli “chiamata“… …nel senso che vivono il proprio lavoro come una chiamata, non nel senso del contratto a chiamata;) A questo punto entra in scena un altro autore noto della psicologia positiva Tal Ben-Shahar (mentore di Achor) che ormai è più un formatore che un ricercatore, andando in giro per il mondo ad insegnare le applicazioni delle ricerche  sperimentali in psicologia… …ecco lui consiglia di riscrivere la descrizione del proprio lavoro come una “chiamata”. Lui lo fa fare ai manager, cioè ai capi per ispirare, ma nulla ci impedisce di fare lo stesso su noi stessi. In realtà fa fare anche qualcosa del genere ma il vero esercizio l’ho preso da Shown Achor dal sul  libro “The happiness advantage”, un testo che ci parla del “il vantaggio della felicità”… …con tantissimi esempi tratti dalla psicologia positiva e non solo. Il libro è molto carino, ma se segui questo blog da un po’ di tempo, sappi che la maggior parte degli studi più interessanti sulla crescita personale li ho già pubblicati. Con una similitudine talmente precisa che se fossi fortemente paranoico sospetterei un plagio 🙂 …invece lo prendo come un buon segnale del mio lavoro di ricerca. Ecco la struttura dello esercizio tratto da questi studi: 1) Quaderno: prendi un pezzo di carta o il quaderno che ti ho chiesto mille volte di comprare per gli esercizi di PsiNeL poi…gira il quaderno in orizzontale e in alto a sinistra scrivi un un compito del lavoro che svolgi che non ti piace, io ad esempio posso prendere la contabilità che odio, come immagino il 90% dei miei colleghi. 2) Lo scopo: ora chiediti “quale è lo scopo di questo compito? Che cosa realizza. Traccia una riga e rispondi a questa domanda. Nel mio caso potrebbe essere, mi permette di pagare i miei contributi. Questo risultato del compito a me non da alcun significato, se anche tu come me non lo trovi subito…”fai un altra freccia e chiediti…. 3) Significato: ….e questo a cosa mi porta? Nel mio caso il fatto di pagare le tasse a cosa mi porta? Potrei dire a stare tranquillo nei confronti della legge ma non mi piace ancora…Allora forse mi porta a rendere ufficiale la mia esperienza lavorativa. Visto che sono un libero professionista nessuno può comprovare se lavoro e quanto lavoro, solo la mia contabilità può farlo. Ecco questo risuona con chi sono, con la mia vision, essendo appassionato del miglioramento ci tengo che questo possa essere verificato formalmente ed anche poter vedere con i miei occhi quanto ho lavorato…. magari anche in vista delle 10000 ore della maestria, ricordi? Dovrei essere circa a metà strada 😉 4) Continua la procedura: fino a quando non hai trovato uno scopo di quel compito che sia in linea con i tuoi Valori, con i tuoi obiettivi. Quando l’hai trovato semplicemente ricordatene quando puoi, scrivilo nel luogo di lavoro dove magari fai proprio quell’azione. Devi saperlo prima possibilmente di svolgere il lavoro, in questo modo avrà l’effetto migliore sulle tue performance ma non solo sul tuo benessere psicologico. Infatti fare qualcosa che ha un significato per te, anche se molto piccola, ti fa sentire bene, soprattutto quando il significato è intrinseco nell’azione stessa e quindi vale di per se… e solo per te stesso non per farlo vedere agli altri. 5) Ripeti questa ricerca: di significato con le azioni del tuo lavoro in cui non trovi alcun beneficio. Trovagli un significato e cerca di portarlo alla mente prima di svolgere quella azione, ti stupirai di quanto cambia il tuo modo di lavorare. Che ti ricordo, come dimostrano le ricerche sullo stress, trasformano qualcosa di pericoloso in qualcosa di davvero potenziante anche a livello biochimico. Tutto l’esercizio può essere riassunto in: trova cosa c’è di buono e significativo nel tuo lavoro. Tre ragioni per NON fare questo esercizio: a) Non hai un lavoro e ti sta sulle palle fare qualcosa senza un reale obiettivo. Il mio consiglio è di farlo su altre cose, come “il lavare i piatti” o l’azione stessa della ricerca di lavoro “in tempi di crisi”. b) Paura di farsi piacere una cosa: se per anni ti ha fatto schifo il cioccolato cambiare improvvisamente gusti può spiazzare chiunque. Alcuni temono che il proprio lavoro gli piaccia ed altri credono anche che sia “male”…come se lavorare corrispondesse necessariamente “a soffrire”. c) Paura di sfruttare o essere sfruttati: spesso quando si mostra ad un dipendente alcuni di questi studi sulla “soddisfazione sul lavoro” questi pensano “ecco un nuovo giochetto per farmi lavorare di più e con il sorriso…col cacchio che ci sto”. Ascolta l’audio per sapere che cosa ne penso su questo punto 😉 La psicologia positiva così come altre branche della psicologia stanno sempre più sfornando studi affascinanti che ci permettono di coronare il sogno di questo blog. Avere sempre più strumenti pratici e scientifici per utilizzare l’organo più importante che possediamo… quello racchiuso fra le nostre orecchie 🙂 Clicca su mi piace…a cosa serve? a condividere questi studi anche con altre persone e ad aiutarmi a far crescere il mio lavoro, in modo che possa essere sempre più di alta qualità. Questo porterà sempre più materiale divulgativo gratuito (nello spirito di PsiNeL) e ad aumentare la mia “cassa di risonanza”… A presto Genna Ps. A cosa sembra il finale?   

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8 Commenti
  • Ciao,
    hai ascoltato il podcast?

    Esistono molti modi per superare i momenti difficili…molti di questi li conosci e li hai utilizzati già nella tua carriera.

    Poi esistono modalità più specifiche, come la meditazione, lo sport, una sana alimentazione ecc. Ma nessuna di queste cose può darti reali risultati se il contesto è "una schifezza".

    "Se non si riesce a vedere la fine del tunnel" dipende di quale tunnel…intendi perché vorresti in realtà cambiare lavoro o perché questo lavoro ti crea problemi di altro genere?

  • Ciao, sono finita su questo articolo su come motivarsi in ogni lavoro perchè sto passando un periodo lavorativo molto difficile. In principio svolgo un tipo di lavoro che mi piace ma mi ció che mi crea molta frustrazione sone le condizioni di lavoro. troppe ore settimanali (ben oltre le 8 ore quotidiane), scadenze impossibili da rispettare, un cliente particolarmente difficile e nessun riconoscimento a livello economico o compensi in termini di vacanze. Parlo di lavorare anche la notte e i week end, di avere a che fare con un cliente che chiede sempre di piú, di un management che non sa imporsi e non ha o fa finta di non avere le idee chiare su tempi e modalitá di come si portano a termine certi incarichi e di un intero team di persone qualificate che non riesce piú a sostenere questi ritmi. La stanchezza e la frustrazione nel mio caso mi portano a odiare quello che faccio perché entra nel mio tempo privato e influisce sulla mia salute e non trovo un modo per difendermi perché comunque dal lavoro si é dipendenti economicamente. Come superare i periodi difficili? Come comportarsi se non si riesce a vedere la fine del tunnel o se é troppo lontana?
    Grazie mille!

  • Fantastico Aldo,
    sincronicità…ho visto proprio ieri sera un suo video su Nietzsche 🙂

    Vado subito ad approfondire la questione…grazie Aldo 🙂

  • Mi riferivo, non proprio fedelmente, a un concetto espresso da un filosofo, Marco Guzzi, che scriveva:
    "Semplicità di secondo grado: una sintesi semplice cioè di molte cose, di quella complessità che proviene dalle culture contemporanee. Il nostro compito mi pare essere quello di un salto di qualità, di una nuova semplicità che porti dentro di sé,
    sintetizzate però e quindi appunto semplificate, storie secolari e travagli millenari"

    Ciao

    Aldo

  • Intendi i livelli di apprendimento di Bateson?:)

  • Mi sembra che hai raggiunto la semplicità di secondo grado.
    Ho sentito definire così un percorso di apprendimento, nel quale un argomento inizialmente appare semplice, poi man mano che si studia diventa sempre più complesso, però dopo un lungo processo di apprendimento torna ad essere semplice, ma una semplicità più saggia, appunto di secondo grado.

    Un caro saluto

  • Ciao Luca,
    assolutamente si…ottima osservazione 🙂 Io ho praticamente fatto tutta l'Università pensando…"che significato avranno queste conoscenze nella mia vita? come le utilizzerò? dove mi porteranno?". E quegli esami p quelle discipline dove sono riuscito a fare questo tipo di ragionamento…sono rimaste iscritte dentro di me. Le ricordo come se le avessi (quasi) studiate ieri…e senza alcun trucchetto mnemonico 😉

  • E' un' esercizio molto semplice da utilizzare e azzarderei che e' applicabile anche al di fuori del contesto lavorativo (ma aspetto una tua conferma o smentita). Una domanda : potrebbe essere utile per la mancanza di motivazione nello studiare?

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