mercoledì 19 settembre 2012

Inconscio: il vagare dei pensieri fa bene o fa male?














Ciao,

da qualche tempo ti parlo di una nuova scoperta
delle neuroscienze, la rete di default. Una rete di
neuroni che si mette in azione durante quello che
gli inglesi chiamano daydreaming, cioè il ben noto
"vagabondaggio mentale". Mentre leggi questo
post la tua vagherà per un certo periodo di tempo,
questo fa male o bene? Le implicazioni della
ricerca che stai per leggere confermano quello
che possiamo ingenuamente definire "il potere
dell'inconscio".



La ricerca in psicologia ha provato che questo strano
meccanismo, il fatto che la mente tenda a vagare sia
un modo per "prendersi una pausa" e rielaborare le
informazioni. Per questo tempo fa ho paragonato la
drm (rete di default) come il correlato fisiologico di
quella che Milton Erickson ed Ernest Rossi hanno
battezzato "comune trance quotidiana". Uno stato
naturale della mente che sopraggiunge diverse volte
durante la giornata.


Questi studi proverebbero che il vagare della mente
non sia qualcosa di dannoso, ma al contrario che sia
utile. Allora possiamo dire che chi vaga maggiormente
con la mente elabori meglio le informazioni? Oppure
chi si lascia trasportare da questo vagare in realtà
non è in grado di concentrarsi...e quindi ai riposa di
più per un limite fisiologico?


Un recente studio ha voluto comprendere meglio questi
meccanismi studiando la capacita della memoria di
lavoro. La memoria di lavoro è come una scrivania
mentale sulla quale poggiamo tutti i nostri piani di
azione che restano in attesa. Se ad esempio stai
andando in posta, ma improvvisamente ricevi una
telefonata, questa nonmt'impedisce o meglio non
ti fa dimenticare di andare in posta... A meno che
la telefonata non abbia un contenuto altamente
emozionante.


Non ti dimentichi di andare in posta perché quel
certo compito è rimasto sulla memoria di lavoro.
E da quando è stata scoperta, era chiaro che se
una persona riesce a mantenere più cose su questa
scrivania è anche maggiormente in grado di fare
fronte alle proprie esigenze, perché riesce a tenere
a mente i propri obiettivi. Da questo ragionamento
oltre al fatto di permetterti di riposarti, il day
dreaming, non farebbe altro...


Un recente studio condotto dalla Università del
Wisconsin-Madison ha testato questo effetto. E lo
ha fatto chiedendo ad alcuni soggetti di sottoporsi
ad alcuni semplici compiti. I partecipanti erano
invitati a premere un tasto quando sullo schermo
appariva un determinato stimolo, oppure a battere
il tempo al ritmo del propri respiro. Ogni tot
minuti i ricercatori fermavano i soggetti e gli
chiedevano se stessero pensando ad altro.


Ma era un'altro compito quello che avrebbe poi
testato la capacità della loro memoria di lavoro.
Dovevano imparare a memoria una serie di
lettere senza senso. E subito dopo aver fatto un
compito matematico, per distrarli, veniva loro
chiesto di recuperare il ricordo delle lettere.
Risultato: i soggetti che nel compito di prima,
quello del daydreaming, vagano maggiormente
erano anche quelli più bravi nel ricordare le
serie di lettere.


Quindi al contrario di quello che si potrebbe
attendere, chi si distraeva con più facilità era
anche chi memorizzava o meglio "riusciva a
tenere a mente" con maggiore efficacia, la
serie di lettere imparate a memoria. Questo
risultato che può sembrare banale ha in realtà
delle potentissime implicazioni per chi come
me studia da anni le potenzialità dell'inconscio.
Di quella parte di noi che regola miliardi di
cose, senza che noi ce ne occupiamo.


Quindi se ti distrai facilmente sappi che non è
un brutto segnale, ma anzi significa che la tua
mente sa quando prendersi delle pause. Ma
ATTENZIONE questo non significa che se ti
metti a pensare volontariamente ad altro questo
ti aiuterà. Ma credo che il punto sia sempre lo
stesso: fidarti del tuo inconscio...fidarti della
tua memoria di lavoro. Più ti fidi del tuo
inconscio è meglio è ;) 


Questi studi, insieme a quelli legati alla rete
di default, sono certo, regaleranno delle chicche
preziosissime a chi studia il funzionamento della
mente e dei suoi stati di coscienza. Qualcosa che
potrebbe migliorare e confermare pratiche come
l'ipnosi e la meditazione, che da anni hanno
ormai dimostrato la loro efficacia clinica e
preventiva.


A presto
Genna

2 commenti:

Matteo Mainetti ha detto...

Ora mi spiego perchè in classe ho sempre fatto fatica a stare attento. Perchè stare attenti è un task che richiede poca working memory, che quindi preferisco utilizzare col vagare dei pensieri?
Può essere un ragionamento plausibile?

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Matteo,
mmm..no, perchè usi la WM anche mentre stai attento, anzi in quel momento stai mettendo tutto sul tavolo della WM.

Questo tipo di memoria può essere paragonato al pre-conscio, in cui le informazioni restano fin tanto che c'è bisogno. Il processo di assimilazione di queste dipenderà poi da tanti altri fattori...

ecco perchè è spesso più utile vagare con il pensiero durante una lezione, che sforzarsi attivamente per seguirla.