venerdì 8 giugno 2012

Come valutare "la prima consulenza psicologica?"

















Ciao,

questa settimana mi sono arrivate un sacco di domande
simili, sarà una sincronicità, il quesito era più o meno
questo: come faccio a capire, durante il  primo incontro, 
se il professionista (psicologo, psicoterapeuta, counselor
o coach) è davvero un professionista?;) Lo so che sembra
una domanda banale, ma non è così. Non è facile scegliere
l'orientamento del professionista (perché non  siamo del
campo, altrimenti sapremmo dove andare) e neanche capirlo
dal singolo incontro, tuttavia è possibile osservare alcuni 
indizi rivelatori.



Ecco alcuni consigli che ho pensato potrebbero esserti utili,
presupponendo un primo incontro, che magari è andato
anche bene ma ci ha lasciati con uno "strano sentore". Questi
consigli sono degli indizi induttivi attraverso i quali puoi
"misurare" la preparazione del professionista che scegli.


1) Fatture: in base al periodo in cui decidi di affidarti ad un
consulente dovresti poter vedere il numero progressivo delle
sue fatture. Se ad esempio ci vai adesso e vedi che il numero
è al di sotto  della cinquantina, allora molto probabilmente
non è la sua attività principale. Ci sono eccezioni, come chi
lavora nei servizi (ospedali, ASL, ecc.), persone che hanno
appena aperto l'attività. Altri fatturano mensilmente, ma
se noti che fa fatture ad ogni incontro, 50 in 6 mesi di
lavoro sono proprio poche...dovrebbe averne almeno
il triplo.


2) Corsi e gruppi: se al primo incontro ti propongono subito di
partecipare ad un corso o ad un gruppo...scappa!:) scherzo ci
sono eccezioni anche qui. Ad esempio potrebbero esserci
dei gruppi tematici (es. alcolismo, droghe, gioco d'azzardo, e
pratiche di meditazione e rilassamento). Comunque sia, al primo
incontro proporre qualcosa del genere, non è comune, per cui
in tal caso informati sulle credenziali del professionista.



3) I farmaci: se al primo incontro ti vengono subito proposti dei
farmaci, e tu pensi e senti di non averne bisogno, scappa!:)))
Questo non vale solo per i professionisti "non medici", ma anche
e per quei medici di base che si improvvisano psichiatri. Di
norma se vai da un professionista riconosci di avere qualcosa
da "risolvere" per cui ti rendi anche conto se sono necessari
i farmaci o meno. Se il professionista "non medico" te li
propone subito o "ti ha visto davvero male" o lavora
davvero male ;)


4) Scienza e metodo: per quanto riguarda i professionisti che
hanno una preparazione accademica (psicologi e psicoterapeuti),
questi dovrebbero utilizzare solo strumenti e metodi che la
ricerca ha valutato essere validi. Per cui se uno psicologo ti
fa i tarocchi, scappa... A meno che non abbia sviluppato un
metodo alla Jodorowsky;) ma comunque deve garantire la
validità degli strumenti che utilizza. A tal proposito tieni
presente che alcune fra le "prescrizioni terapeutiche" più
efficaci sono caratterizzate dal "paradosso". Per cui evita
affrettate conclusioni, e chiedi i dovuti chiarimenti.



5) Preparazione: internet oggi crea clienti sempre più preparati,
prima di andare dal professionista informati sul suo approccio e
sul tuo disagio, e se ti sembra che non sia preparato in tal senso,
scappa!:) anche qui ci sono numerose eccezioni, infatti il
professionista non è tenuto a spiegarti le cose, tuttavia è un
buon segno se è in grado di spiegarti, con parole semplici,
come funzionerà il vostro "viaggio". Personalmente penso
che l'aggiornamento e la conoscenza in questo campo siano
un obbligo morale, per cui lo inserisco fra "i miei criteri
di scelta" personali.


Come hai notato questi aspetti, possono essere oggettivizzati
ma di certo ci sono numerose eccezioni. La cosa, forse, più
importante è che tu ti senta bene in sua presenza. Che
sappia metterti a tuo agio, che non ti dica "cosa devi fare",
che non passi il tempo ad indottrinarti. Insomma ce ne
sarebbero di cose da dire ;) Se cerchi un professionista
o se sei un professionista, segui queste regolette e affidati
al tuo istinto...tenendo presente che spesso un incontro
non è sufficiente a valutare realmente le abilità di chi
ti sta davanti.



Credo che questi consigli possano essere generalizzati ad
altre libere professioni, tu cosa ne pensi e cosa altro 
consiglieresti? cosa consiglieresti a chi decide di
affrontare un percorso psicologico? che sia di crescita
o di risoluzione di un problema?


A presto
Genna

2 commenti:

Andrea ha detto...

ottimisssimo articolo, io lo declino anche per "odorare" in ambito lavorativo possibili collaborazioni pacco(tendo a dar molta fiducia,ma troppe delusioni mi hanno imposto di crearmi una checklist di verifica). Beh, non avevo visto il tuo articolo su Jodo, l'ho conosciuto abbastanza bene in Francia ed effettivamente sa "andare oltre" Grande Genna! AB

pcnewsystems ha detto...

Io diffido sempre nella prima consulenza
Realizzazione siti web Palermo solo dopo alcune sedute si riesce a capire bene il soggetto.