venerdì 29 aprile 2011

Ipnosi: "ipnotizzabilità e tratti di personalità"












Ciao,


è un bel che non parliamo di ipnosi! che come sai è
una delle mie più grandi passioni ;) Se conosci un
di psicologia (anche alla lontana) saprai che uno dei
"pallini" degli psicologi è sempre stato quello di
creare dei test di personalità. Cioè dei questionari
che siano in grado di delineare "grosso modo" quali
siano i tratti e le caratteristiche dell'essere umano.


Ad un primo sguardo questo tentativo sembra essere
una violenza all'individualità, ma in realtà, in molti
contesti avere uno strumento (di "scrematura") del
genere è davvero molto utile. Così negli anni i test
si sono affinati fino a raggiungere una qualità molto
alta sulla previsione della personalità. Tanto che
molti studiosi di questo campo chiamano la branca
coinvolta "scienza della personalità" (Pervin).


Tutti sono ipnotizzabili? pare che la risposta più
plausibile sia un netto si! Tuttavia bisogna mettere
i puntini sulle "i" per cercare di capire di cosa si sta
parlando quando si cita "l'ipnosi". Come forse tu
saprai esistono due differenti correnti, una che
afferma che l'ipnosi sia uno stato discreto che può
essere rilevato attraverso dei segnali ben distinti.
Un'altra corrente che afferma il contrario: cioè
l'ipnosi sarebbe un "non stato", ogni volta che sei
in una situazione di assorbimento della attenzione
sei "in ipnosi".


Ecco, l'ipnotizzabilità viene testata non tanto su
questi concetti teorici ma su quello di "se una persona
risponde a determinati comandi allora è in ipnosi".
Come ti raccontavo in questo articolo esistono dei
test di ipnotizzabilità (che servono a ben poco da
un punto di vista clinico, ma solo da quello
sperimentale) che rivelano quanto un soggetto
è in grado di rispondere a determinate
suggestioni. Gli "scienziati della personalità"
hanno messo in correlazione i loro test con
questi altri test".


Ma torniamo alla domanda iniziale: tutti possono
essere ipnotizzati? la risposta è si, ma non tutti
hanno la stessa sensibilità all'ipnosi. In pratica,
come in ogni facoltà umana, ci si distribuisce
intorno ad una media (la famosa gaussiana), dove
alcuni sono altamente ipnotizzabili, altri mediamente
e alcuni scarsamente. Il dato più interessante delle
mie ricerche è stato trovare lo studio di Kirsch e
Council del 1992
ed una revisione moderna fatta
da Nordenstorm, Council e Meier nel 2002.


In pratica questi ricercatori hanno svolto una super
analisi su tutti i test di personalità conosciuti (un
vero e proprio sbattimento senza precedenti ;)) ed
hanno confermato quanto già affermato da diversi
ipnotisti del passato: non esistono correlazioni
positive fra personalità e ipnotizzabilità. I test
sono davvero un'infinità e le lunghe ricerche degli
ultimi anni hanno formalmente decretato che non
esiste "un tipo di persona ipnotizzabile".


Come per ogni forma "speciale di comunicazione"
nella ipnosi tutto dipende dalla situazione in cui questo
si viene a creare e soprattutto dal rapporto che si
instaura fra ipnotista e soggetto. Ancora una volta la
ricerca dimostra quanto il "mondo psichico" sia
differente da quello "fisico", in cui è possibile fare delle
previsioni situazionali e genetiche sulla sua risposta
ad un determinato trattamento. Probabilmente è
proprio per questo che "fare il nostro mestiere" risulta
essere più difficile che fare "il medico" o "l'ingegnere".


Questo pensiero però non può esimerci all'andare
avanti con la ricerca in questo senso. Perché, come già
mostrato nel post sulla epistemologia, il metodo che
per ora ha dato maggiori risultati sul piano evolutivo
resta ancora quello scientifico... anche in questo
campo che a molti appare oscuro e spesso senza una
base fondata (stereotipo in voga fra chi non conosce
davvero gli sviluppi della ricerca in questo campo).


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna


Ps. voglio ringraziare chi ha acquistato Rilassamento
Dinamico che è diventato un Best Sellers della
Bruno Editore
...grazie a tutti :)))

mercoledì 27 aprile 2011

Sviluppo Personale: "mind set per crescere"



















Ciao,


dopo l'articolo dedicato alla epistemologia dello sviluppo
personale
ho deciso di delineare a grandi linee che cosa è
questo "dannato sviluppo della persona" ma più che altro
mi occuperò di mostrarti quale sarebbe il "mind set per
affrontarlo". Non un semplice excursus storico, perché
chiunque abbia cercato di migliorare la propria vita e quella
degli altri, creando un metodo distinto dalle tautologie e
dai dogmi religiosi, può essere annoverato nella macro
categoria
, dallo sviluppo personale.


Come molti sapranno la psicologia clinica è nata con
la psicoanalisi, un approccio che si occupava più della
"malattia", utilizzando (come ho fatto io adesso) categorie
mediche per riferirsi alla mente. Ma intorno agli anni 60,
in america è nato un movimento che faceva esattamente
l'opposto, invece di concentrarsi su cosa non andasse bene
nelle persone si è invece orientato su cosa potesse andare
meglio. Questo è stato chiamato "movimento del potenziale
umano" ed ha avuto grandi esponenti come Maslow ed altri
psicologi, filosofi e pensatori.


Purtroppo però lo stesso movimento ha ed ha avuto
diversi lati oscuri e derivazioni che non erano più legate
allo studio della motivazione e alla autorealizzazione (come
visto da Maslow), ma si associavano a sette pseudo-religiose
che insegnavano come migliorarsi attraverso percorsi
iniziatici. In pratica delle piccole religioni della crescita
personale, che invece di avere come "idolo" una figura divina
possedeva un certo "stile di vita". E, nei casi più tragici erge a
"dio" un essere umano che vi si "auto proclama" (vedi
scientology e compagnia bella).

Lo sviluppo personale invece vede le metodologie per
migliorarsi qualcosa di slegato dalle religioni e dalle pseudo-
credenze, cercando di prendere il meglio innalzare la qualità
della propria vita. Anche nelle psico-sette qualcosa di buono
esiste, infatti alcune cose che vengono insegnate non sono
altro che metodologie recuperate in altri campi. Un pò come
in tutte le pratiche di sviluppo personale, "come si deve".
Se ad esempio la ricerca prova che osservare un albero
aumenta la memoria, alcuni includono questi risultati
nelle loro pratiche, magari spacciandoli per conoscenze
esoteriche ed eremeneutiche millenarie (e magari a
volte hanno ragione, ma non sanno perché ;) se vuoi
avere più chiarezza su come la penso leggi questo))


Fatto questo brevissimo excursus e fatta piazza pulita
della distinzione fra "sviluppo personale" e "movimento
del potenziale umano"... vediamo che quali sono "le due
consapevolezze" di chi decide di migliorarsi:


Consapevolezza 1: essere consci che l'essere umano
possiede delle abilità che possono essere migliorate e
sviluppate. E' inutile dire che uno è nato "così e cosà" -
ad esempio che "non è capace a comunicare" - oppure
affermare che, al contrario, " ha una dote naturale", per cui
è inutile studiare come fa a farlo, liquidando la possibilità
di scoprire un'eventuale struttura del suo comportamento.
Ci sono decine di persone che quando gli viene proposto di
fare un corso di "gestione del tempo" o di "comunicazione"
afferma che non ci sia nulla da fare perché è fatto in un certo
modo (scusa genetica) oppure che sono cose inutili che non
si possono apprendere (scusa scolastica).


Consapevolezza2: è l'umiltà di ammettere che abbiamo dei
limiti da una parte, e dall'altra sapere che con la pratica si
possano migliorare. Non si tratta solo del conoscere come
sei fatto (anch'esso di primaria importanza) ma di rendersi
conto che cambiare e migliorare è possibile. Dopotutto lo
facciamo sempre, da quando siamo nati abbiamo cambiato
mille volte opinioni e convinzioni. Chi si è già dimenticato
che un tempo credeva fermamente in babbo natale?;)


Abbiamo migliorato il nostro modo di vedere e di gestire ciò
che ci circonda. Immagina la prima volta che sei finito sul
posto di lavoro, all'inizio ti sembrava impossibile dover
imparare tutte quelle cose e riuscire a dargli un significato
ma poi hai imparato.


In una logica più spicciola si potrebbe dire che da un lato
si tratta di sapere che puoi "aggiungere qualcosa alla tua
vita" mentre dall'altra sapere che puoi migliorare qualcosa
che già possiedi. Mentre, per non uscire dalla metafora, se
si tratta di qualcosa che vuoi aggiustare o togliere, si parla
già di psicoterapia e non più di sviluppo personale.

Concludendo: sapere di poter migliorare la propria vita
è una delle cose che mi fa sentire meglio in assoluto. La
cosa ancora più interessante è che studiosi di tutto il
mondo si sono occupati di questo campo che va sotto il
nome di sviluppo personale. Qualcosa che non ha nulla
a che fare con le religioni o le sette, ma ha a che fare con
l'amore per il genere umano e le sue potenzialità.


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna

domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua: le uova e la curiosità
















Ciao,


buona Pasqua, ecco il topic della Audio Newsletter della
settimana. Sono qui al mare dai miei genitori e mi sto
godendo un di vacanze ma questo non placa la
pubblicazione della ANL di questa settimana che
sfrutta una delle tradizioni più antiche della nostra
storia, quella delle uova di Pasqua.Ma tranquillo ne
sfrutta solo il potere "della sorpresa" e non quello
religioso simbolico.
















L'hai ascoltato? si tratta di un semplice esercizio che
sfrutta la sottomodalità della reappresentazione della
curiosità per debellare la paura. Infatti la paura è la
emozione più debilitante che oggi possiamo provare e
che, per diversi motivi è sempre più dilagante. Il
contrario della "paura" non è il "coraggio" ma l'essere
curiosi di conoscere le cose. Di "non sapere che cosa
accadrà".


Ecco la struttura dell'esercizio:


1) Paura: pensa a qualcosa che vorresti fare ma che per
un motivo legato al timore non hai ancora intrapreso,
come ad esempio lanciarti in una nuova attività o
iniziare a fare qualcosa che sai ti farà sicuramente bene.


2) Le uova di Pasqua: immagina di essere di fronte
alle "tue uova di Pasqua". Rivedi la scena che forse hai
visto oggi oppure qualcosa del tuo passato, la cosa più
importante è che la scena faccia nascere in te delle
sensazioni/sentimenti di curiosità. (Vanno bene anche
i regali di Natale ;))


3) Estrazione: estrai le sottomdoalità, se vuoi farlo per
bene ti consiglio di usare carta e penna, e passando in
rassegna tutte le sottomodalità estraile una per una.


4) Calibra e ancora: gioca con le sottmodalità affinché
tu possa ottenere uno stato perfetto di ultra curiosità. Ad
esempio potresti scoprire che rendere l'immagine più
grande e luminosa aiuta...fallo. E quando senti il picco
delle sensazioni ancora la sensazione, fallo almeno 5
volte.


5) Installa: recupera l'azione che vorresti intraprendere
ed applicale le "sottomodalità della curiosità". Fallo in
modo "scientifico" modificandole una ad una e cercando
di far nascere in te la curiosità.


6) Tutto insieme: ora hai due cosette interessanti, una
rappresentazione submodale che ti spinge ad essere più
curioso...ed una super ancora...che cosa ci facciamo?
Esatto, mentre stai guardando la rappresentazione che
ti spinge verso la curiosità, ancora...


Bene, ho cercato di "piegare una tradizione" ai nostri
subdoli scopi. Per cui non ho null'altro da dirti che solo
di goderti a pieno queste vacanze...cercando di prendere
il meglio da ogni singola esperienza :)


A presto
Genna

venerdì 22 aprile 2011

Sviluppo Personale: "10 strategie per l'auto-controllo"


















Ciao,


ricordi i 10 modi per "evitare le truffe" e le "10 posizioni
empowerizzanti
"? erano tutti articoli "contenitore" del
bellissimo PsyBlog. Una delle sue ultime raccolte è
dedicata all'auto-controllo, una delle abilità che tutti
gli amanti dello sviluppo personale vorrebbe avere. In
una qualche misura cerchiamo di controllarci ma c'è,
chi riesce a farlo bene, cioè senza conseguenze sulla
propria salute mentale (infatti il controllo è una delle
"fissazioni" più accentuate degli ansiosi) e chi, per
vari motivi adotta strategie disfunzionali. In questo
post troverai 10 modalità testate scientificamente per
il tuo auto-controllo.


1) Una tanica di auto-controllo: la ricerca ha provato
che l'auto-controllo è una risorsa limitata. Questa risorsa è
come se giacesse in un contenitore, quando questa è
poca si hanno adirittura degli effetti fisiologici sui livelli
di glucosio nel sangue
. La ricerca ci dice in pratica che
noi sappiamo quando potremmo cadere in tentazione,
proprio perché siamo "semi-coscienti" delle nostre
risorse di auto-controllo che variano in base alle
diverse situazioni.


Se ad esempio sai di non poter resistere alla cioccolata
ma per diversi motivi non puoi mangiarla, è stupido
riempirsi la casa di cioccolatini e altre tentazioni.
Conoscere le proprie debolezze, e riconoscere quando
queste hanno la meglio su di noi, è la prima e migliore
strategia per "allenare l'auto-controllo".


2) Fare un fioretto: impegnarsi prima che le tentazioni
arrivino a mantenere un certo comportamento può essere
una strategia vincente. Ariely e Wertenbroch hanno
dimostrato che gli studenti che si davano una dead line
(cioè delle scadenze) avevano migliori risultati di chi non
"s'impegnava prima".


3) Premiarsi
: Trope and Fishbach hanno dimostrato
che premiarsi può davvero aiutarti a migliorare il tuo
auto-controllo. Gli studiosi hanno scoperto che le
persone sono in grado di fare un sacrificio presente
per ottenere un maggiore guadagno in futuro. E lo
hanno dimostrato con un esperimento. Questo
dimostra ampiamente che auto-premiarsi per
essere stati "ligi al dovere" aumenta questa nostra
abilità.


4) Penalizzati
: Ma gli stessi autori dello studio
precedente hanno anche studiato l'effetto delle
punizioni oltre a quello dei premi. Ed hanno scoperto
che le auto-punizioni possono permettere una
condotta migliore quando è necessario mantenere
l'auto-controllo. Clicca qui per leggere l'articolo.


5) Sfidare l'inconscio
: molte tentazioni derivano
dalla nostra capacità di farci suggestionare dagli eventi
e dalle persone. Fishbach e collaboratori hanno
provato che è possibile suggestionarci e portarci a
"sgarrare" attraverso stimoli inconsci. Un metodo
che ricorda i PWA di Derren Brown ;)


6) Raddrizzare le aspettative: nonostante sia
difficile, cerca di essere ottimista nei confronti della
tua abilità di resistere alle tentazioni. Zhang e
Fishbach hanno dimostrato che le persone che si
sentivano maggiormente ottimiste nei confronti
di una determinata tentazione, vi cadevano più
di rado. Ed hanno notato che questa abilità è
facilmente incrementabile, con un pizzico di
ottimismo.


7) Adegua i valori
: il valore dell'obiettivo, ovvero
quanto esso ci attrae è di fondamentale importanza
per l'auto-controllo. Se devi perdere qualche chilo
per metterti il costume è ben diverso se dovessi
perderlo per fare ciò che desideri (es. andare in tv,
fare un colloquio importante, o il modello). E' utile
per questo adeguare i propri valori ai propri obiettivi
come hanno dimostrato Fishbach e collaboratori


8) Segui il cuore
: chi conosce l'intelligenza emotiva
sa quanto è importante saper usare le emozioni per
uno specifico obiettivo...e l'auto-controllo non fa
eccezione. Mischel & Baker hanno documentato che
i bambini si controllavano dal mangiare le caramelle
quando attribuivano ad esse un'emozione diversa.
I ricercatori hanno utilizzato il famosissimo
esperimento di Zimbardo
. Allo stesso modo, caricando
di emozioni positive l'obiettivo diventa più facile
auto-controllarsi per raggiungerlo.


9) Auto-affermazione
: Auto-controllo significa
spesso, abbandonare le cattive abitudini. Questo è
quello che significa auto-affermarsi, cioè conoscersi
meglio per potersi "guidare al meglio". Un metodo
ottimo assomiglia e che assomiglia molto a quello
dei valori puoi trovarlo in questo affascinante
post di psyblog
.


10) Pensare in modo astratto: l'essere umano
ha come peculiarità all'interno del regno animale
quella del "pensiero astratto". E' grazie a questo
che sono possibili tutte le altre strategie. Diverse
ricerche dimostrano che portare il pensiero a
determinati livelli di astrazione sia utile per
guidare i nostri atteggiamenti. In questi due
esperimenti, Fujita e collabor (2006) puoi trovare
la documentazione di come il pensiero astratto
possa essere utile anche per l'auto-controllo.


Bene, la carrellata è terminata. Come ti sarai di certo
reso conto abbiamo già visto molti di questi studi.
Proprio perché l'auto-controllo è un comportamento
umano molto studiato per la sua estrema importanza.
Se rileggi bene tutti e dieci punti puoi trovare molte
cose in comune, t'invito per tanto a trarne le tue
conclusioni lasciandole scritte qui sotto fra i
commenti.


A presto
Genna


qui trovi l'articolo originale

mercoledì 20 aprile 2011

PNL: "errore - lo stato risorsa come addizione aritmetica"


















Ciao,


l'altro giorno stavo facendo un di ordine e mi spunta
fuori un bellissimo libro di Steve Andreas "la costruzione
del significato"
, un super pippone fra logica, PNL e
psicologia del cambiamento
, davvero bello ;-) Lo sfoglio
rapidamente e vedo che in una pagina, almeno 8 anni
fa avevo sottolineato con 3 asterischi (per segno di ultra
rilevanza), un paragrafo intitolato "la fallacia della teoria
aritmetica degli stati". L'ho trovato talmente interessante
che ho deciso di condividere discuterlo con chi è
appassionato dell'argomento.


Come probabilmente saprai una delle metodologie più
utilizzate in PNL (e non solo) è quella di andare a
recuperare degli "stati risorsa" che siano in grado di
contrastare, migliorare e/o risolvere una situazione
problematica. Se ad esempio non sei motivato a fare la
cosa X, si cerca nel tuo passato un'altra situazione dove
eri fortemente motivato, si elicita (si stimola) un vecchio
ricordo, per far si che il tuo cervello si senta "motivato
come in quella esperienza passata".


Questo modello è stato preso da Erickson che ha fatto
di quest'arte, cioè quella di andare a pescare le risorse
passate uno dei capi saldi del suo operare. Ma non solo,
Erickson non era partito dal nulla, perché altre forme di
terapia già lo facevano ma in modo diverso. In particolare
si tratta delle allora nascenti teorie cognitive che attraverso
desesibilizzazioni e rafforzamento dei comportamenti di
coping faceva qualcosa di molto simile, ma diverso.


Per cui se in PNL abbiamo da una parte una sensazione
sgradevole che puoi valutare come d'intenstità 7 (su una
scala che va da 1 a 10) dall'altra parte dovrai trovare una
sensazione gradevole di valore simile (cioè 7) o superiore.
Io la chiamo teoria del caffè, se il caffè è troppo amaro che
cosa fai? ci metti più zucchero ;) Ed è proprio contro
questo modo di vedere che si scontra Andreas facendoci
notare un aspetto fondamentale, cioè che non è
importante l'intensità emotiva della risorsa quanto il
suo essere adatta alla soluzione.


Per cui se voglio contrastare la paura di volare, invece che
cercare sensazioni di sicurezza da un'esperienza casuale
sarà necessario trovarne una simile, cioè che contenga
degli elementi il più possibile comuni (isomorfici) alla
situazione problematica (o meno) di partenza. Un
quello che Erickson chiamava "tayloring" cioè la capacità
del terapeuta di escogitare soluzioni "tagliate su misura"
del cliente. Andreas spiega questa "fallacia" con la sua
teoria logica molto bella e affascinante, ma lascia che ti
mostri come la vedo io...


...per me non si tratta solo di una confusione di livelli
logici ma di due paradigmi differenti. Nel primo caso
quello che vige è un paradigma meccanicistico dove se
manca l'ingrediente X, lo scovo, lo amplifico e cerco di
generalizzarlo in altre situazioni, indipendentemente
dalla sua natura. Questo approccio è tipico di quelle
forme di terapia comportamentali, stimolo-risposta.
Mentre nel secondo caso il paradimga è relativistico
costruttivista-cognitivo*, dove insieme al cliente
costruisco una nuova realtà osservando quali "modalità
di pensiero" esistono alla base.


Mentre il primo paradigma può essere applicato anche
ad un animale, che "non dovrebbe avere pensiero" (anche
se in realtà lo possiede), se è stato ferito emotivamente
(gli manca la cosa X) la si cerca e la si aggiunge. Mentre
il secondo paradigma vede l'attore come un essere attivo
con dei propri modi di pensare, convinzioni, bisogni e
modalità di azione. Per cui trovare uno "stato risorsa"
significa cercare lo stato migliore per quel determinato
individuo e per quella determinata situazione.


Detta così sembra che abbia proprio ragione Anderes,
ed effettivamente sono d'accordo con lui. Ma c'è un
"però", un dubbio che nasce in me. E' certamente vero
che una risorsa così specifica e precisa sia la soluzione
migliore, ma non è anche vero che il contrario, in una
qualche misura funziona? Non è forse vero che se sei
affamato (situazione problematica) e stai passeggiando
per strada e vedi del vomito per terra questo ti fa
passare un l'appetito?


Si è vero, se ci pensi il "vomito" potrebbe far passare
l'appetito a chi già di base odia il vomito. Ma se la persona
è una abituata a vedere il vomito per terra (magari per
ragioni professionali, mamma che brutto mestiere ;)))
la cosa non sortirà lo stesso effetto. Per cui caro amante
e praticante della PNL, se vuoi ottenere dei cambiamenti
ecologici e duraturi segui il buon consiglio di Steve
Andreas, evita di pensare che un qualsiasi stato risorsa
che valuti come d'intensità uguale e contraria allo
"stato problema" sia la soluzione. Cerca un o stato risorsa
che sia adatto a modificare quello stato problema.


Il lettore più attento si sarà reso conto che c'è molto di
più da dire a proposito. Si perché le scuole si dividono in
modo netto proprio a partire da questo spartiacque; e il
comprendere a fondo questa logica può darti un vantaggio
davvero competitivo se ti occupi di aiutare le persone per
lavoro. Per questo t'invito a dirmi che cosa ne pensi e a
farmi sapere se "mi sono spiegato" per bene.


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook... o esprimiti direttamente con
il tasto "mi piace" che trovi qui sotto.



A presto
Genna



* Il passaggio dal comportamentistmo al cognitivismo è
segnato dall'ammissione che fra stimolo e risposta vi siano
dei processi mentali di mezzo; appunto i processi
cognitivi. Prima si credeva che fra lo "stimolo" e la "risposta"
vi fosse una "scatola nera" inconoscibile e che si potesse
esclusivamente operare su ciò che vediamo con i nostri
sensi, cioè lo stimolo e la risposta.

lunedì 18 aprile 2011

Psicologia: "Training per l'Assertività" Vol.2
















Ciao,


ricordi il post su come sviluppare l'assertività? nella
ANL di questa settimana ti mostrerò un altro esercizio
per diventare più assertivo, cioè per apprendere come
rispettare se stessi e i propri bisogni senza calpestare
quelli degli altri. Sembra una cosa facile? forse per te
si, e allora ritieniti molto fortunato, mentre per molte
altre persone (me compreso;)) non è così semplice.
Lo scorso esercizio sfruttava il modeling ed una
integrazione della parti, mentre quello di oggi è
più "cosciente" (cognitivo) e devi farlo...dal vivo ;-)








Clicca qui per scaricare l'audio in mp3


L'hai ascoltato? appena l'ho scoperto ho provato a
svolgerlo per un certo periodo...è stato un sacco
divertente ma non facile. Serve impegno, lo stesso
che utilizzi quando cerchi di migliorarti "seriamente".
L'essere assertivi è di grande interesse perché lo siamo
in ogni istante della nostra vita; ricordi è "impossibile
non comunicare". E purtroppo apprendiamo dal
nostro ambiente modi erronei di "asserirci", cioè di
"affermare noi stessi".


Ma voglio farti leggere che cosa ne pensa una delle
maggiori esperte italiane del training assertivo, la
dottoressa Fracesca Baggio:


Per assertività s'intende uno stile relazionale e
comunicativo e un'abilità sociale che consistono sia in
un modo di agire in cui il rispetto dei propri desideri
e bisogni rivesta un ruolo di primo piano,sia un modo
di pensare (cioè di considerare se stessi, gli altri, le
situazioni sociali) che rispetti i diritti e le
uguaglianze delle persone (Baggio 1998); tale stile
caratterizza un individuo socievole, sicuro di se ed
aperto al confronto. In sintesi assertività e rispettare
se stessi senza calpestare i diritti degli altri
assumendosene le responsabilità, tenendo:
"un comportamento di relazione che implica un'onesta
espressione dei propri bisogni, desideri, sentimenti e
opinioni in modo adeguato e coerente alla situazione
specifica in cui si trova, senza provare imbarazzo o
sensi di colpa".


Ecco la struttura dell'esercizio


1) Nuove persone: come ti dicevo il compito si svolge
dal vivo, nelle prossime 4 settimane fai questo semplice
rituale...ogni volta che conosci nuove persone al termine
della conversazione assicurati sempre di ricordare
i loro nomi.


2) Presentazione: ogni volta che ti presenti scandisci
bene il tuo nome guardando negli occhi la persona a cui ti
stai presentando. E svolgi la tua normale conversazione...


3) Richiesta: al termine della interazione ri-chiedi il nome
delle persone ripetendoglielo dopo averlo ascoltato.
Richiedi il nome anche se lo ricordi è questo l'esercizio!


4) Osservare e aggiustare: nota come è stato il tuo stile
assertivo durante la richiesta del nome, passivo? attivo?
Se puoi chiedi a qualcuno di dirti, secondo lui, come ti sei
comportato e poi migliora, giorno dopo giorno quelli che
ritieni essere i tuoi difetti.


Come avrai notato l'esercizio mette sul piatto diverse
abilità - assertività, coraggio, intraprendenza e umiltà
- ognuna di essere può essere sperimentata appieno e
migliorata mettendoti un pò in gioco! Qui non è
stato nominato qualcosa te ne sei accorto? esatto il
"quadernetto degli esercizi", ma sappi che sarebbe
molto utile averne uno ed utilizzarlo per scrivere e
tracciare i tuoi progressi.


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook... o esprimiti direttamente con
il tasto "mi piace" che trovi qui sotto.


A presto
Genna

venerdì 15 aprile 2011

Relazioni di coppia: "perchè alcune coppie durano e altre no?"

















Ciao,


dopo aver pubblicato molti articoli sulla sessualità e la
vita di coppia, arriva una notizia molto interessante dal
mondo della scienza: cioè che la durata dell'amore
dipende dai livelli di dopamina che secerniamo alla
vista del nostro partner...detto in parole comuni, se
provi ancora piacere alla vista (reale o immaginata)
del tuo partner allora c'è speranza che il rapporto
duri a lungo ...ma non è tutto...


Lo studio condotto dai ricercatori della Università di
New York grazie alla risonanza magnetica funzionale.
I soggetti (7 donne e 10 uomini) sono stati invitati a
guardare fotografie del partner, di amici e dei parenti.
I ricercatori hanno riscontrato che alla vista dei rispettivi
partner, i soggetti attivavano un area del cervello
deputata alla secrezione di dopamina, l'ormone del
piacere. I partecipanti hanno tutti dichiarato di essere
ancora follemente innamorati dei loro partner, e la
media della durata complessiva dei loro matrimoni
era di 21 anni :O


Ma non è tutto, gli stessi risultati si sono avuti con
"giovani coppie", il quale amore era appena sbocciato.
Dimostrando che, fisio-anatomicamente (cioè la
risposta cerebrale) chi è ancora innamorato dopo 21
anni di matrimonio ha le stesse reazioni di chi si è
appena fidanzato. La questione non finisce qui, un
questionario distribuito precedentemente ha
dimostrato che i soggetti maggiormente "romantici"
erano quelli che secernevano più dopamina, per
cui erano "più innamorati".


Anche se correlare un neurotrasmettitore con una
emozione è un salto logico da veri funamboli, questo
studio può dare diversi spunti alle coppie. Primo fra
tutti quello di impegnarsi maggiormente nell'amore.
Troppo spesso infatti questo diventa scontato, come
se fosse una malattia che ti acchiappa dall'esterno e
che poi, svanisce con la "guarigione". Gli studi sulla
felicità hanno dimostrato che le persone più
soddisfatte
della loro vita compiono azioni che le
soddisfano.


Ok, anche in questo caso la correlazione potrebbe
essere inversa, cioè: sarà mica la loro felicita a fargli
fare cose per essere più felici? probabilmente si vista
la circolarità sistemica del nostro organismo, ma
perché non dare una mano alla natura svolgendo
azioni che possano migliorare il rapporto? dopo tutto
se hai scelto di passare la vita con una persona, o
quasi ;) è meglio che inizi a darti da fare, perché non
è affatto una passeggiata...e penso che oggi sia
assolutamente un record sentire parlare di coppie
che sono felicemente insieme dopo 21 anni :)


Concludendo: le ricerche ci dicono che l'amore dura
poco, ma alcune coppie riescono a tenerlo vivo per
anni e anni. Qual'è la differenza? una banalità che
spesso sfugge ai nostri occhi... il fatto di stare bene
con l'altra persona. C'è chi è naturalmente portato ad
esserlo (come documenta lo studio) ma è possibile
migliorare questo aspetto attraverso le azioni e le
attenzioni che diamo al nostro partner.

Che cosa hai da perdere nell'impegnarti ad essere
felice con il tuo partner? Niente... al massimo te la
sarai spassata alla grande ;)



Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna


-

mercoledì 13 aprile 2011

Persuasione: "10 modi per evitare le truffe psicologiche"

















Ciao,


dopo averti parlato in lungo e in largo di "persuasione" ho
trovato un altro super articolo dal mitico "psyblog" che
ha raccolto 10 studi sperimentali per evitare di beccare
le fregature - ovvero per evitare le trappole mentali che
non ci fanno amministrare bene il denaro e che ci
spingono ad acquistare. Ovviamente ci sarà chi sarà
interessato ad usarle a "scopi difensivi" ma anche chi
li utilizzerà per persuadere - l'importante è che chi li usa
sappia che a "grandi poteri corrispondono
grandi responsabilità" ;-)


Un bias è un errore cognitivo di elaborazione che viene
studiato nella psicologia sperimentale e sociale perchè
è molto utile. Di solito compiamo questi errori di defoult
cioè come se fosse per noi una cosa innata non riuscire
a fare quella determinata cosa diversamente. Adesso
analizzeremo da vicino questi 10 errori e conoscendoli
scoprirai come evitarli.


1) Lo status quo: siamo troppo abituati a lasciare le
cose così come sono. Questo non vale solo nella gestione
del denaro ma per tutte le abitudini umane. Virgina
Satir diceva che il primo istinto non è quello dei
sopravvivenza, ma quello della familiarità.


Samuelson & Zeckhauser, 1988 hanno dimostrato che
le persone tendono a fare gli stessi investimenti e a
tenere sempre lo stesso atteggiamento nei confronti
delle azioni da compiere per gestire il proprio denaro.
Cambiare le proprie abitudini è uno sforzo necessario,
fa bene sia a te che alle tue finanze.

2) Razionalizzazione del dopo acquisto: questo è
uno degli effetti più famosi in psicologia e si chiama
"dissonanza cognitiva" scoperta da Leon Festinger. In
pratica quando fai un acquisto, anche se è obiettivamente
un pessimo affare, tendi a darti delle spiegazioni per
giustificartelo. Per evitare la dissonanza congitiva, cioè
l'idea di aver fatto una cavolata si trovano dei modi
di vedere "in positivo" l'acquisto. Se ci pensi è un buon
meccanismo di difesa ma...


...ma spesso le "aziende cattive" sfruttano questo nostro
bias, ad esempio sanno che solo una piccola parte delle
persone sfrutterà la garanzia e riporterà indietro un
certo prodotto. Magari spingendo sul marketing e
facendoti credere che sia un buon prodotto quando
non lo è...


3) Trappola della relatività: noi pensiamo ai numeri
in modo relativo e non assoluto, ed è per questo che in
molti ristoranti si trovano pietanze costosissime. Perchè
al confronto le altre sembrano a buon mercato. Questo
trucco è usato da moltissime persone, è anche ben
illustrato nelle famose armi della persuasione.
Il proporre un abito da 1200 euro per poi dire "bhe,
però c'è anche questo che costa solo 850 ed è
praticamente identico"...è un trucco per fregarti ;)


Per sfuggire a questa trappola è necessario "pensare
in modo globale", cioè pensare ad altri esempi di
anche di altri generi. Usa internet, informati sui
siti che parlano di quel prodotto..ecc. Segui il post
di psyblog per approfondire.


4) Cosa nostra: tendiamo a valutare di maggior
valore le cose nostre. Abbiamo un attaccamento
emotivo... ed è per questo che non è sempre un
affare comprare cose di seconda mano soprattutto
se auto -gestite, come su eBay o aste del genere.
Gli studi dimostano che quando compriamo oppure
vendiamo dobbiamo staccarci dai nostri attaccamenti.


5) Errore del presente: gli esseri umani tendono a
preferire un "piacere immediato" ad uno procrastinato.
Come aveva notato sui i bambini Zimbardo. Read e van
Leeuwen (1998) hanno dimostrato che se chiedi alle
persone cosa mangeranno nelle prossime settimane
tutti includevano frutta e vedura, mentre se gli si
chiedeva di scegliere un cibo per il momento presente,
molti sceglievano la cioccolata.


Per questo i marketer, sfruttando anche il principio di
scarsità, dicono "solo per i primi 2 giorni il prodotto
costerà il 20% in meno". Se ci pensi, nonostante ci
sia la scarsità c'è anche un altro aspetto, appunto
quello del piacere istantaneo di ricevere uno sconto.
Dovremmo anche qui avere una visione più
globale, magari chiedendosi il perchè di una
eventuale promozione allettante.


6) Paura della perdita: le persone tendono a
comprare quando le cose valgono molto (o i mercati
vanno su) e a vendere quando calano. Questa è la
naturale conseguenza della paura di perdere o di
non ottenere un guadagno o un vantaggio.
Weber & Camerer, lo hanno provato studiando
l'andamento degli acquisti nei grandi magazzini.


Sono molte le ricerche che provano la tendenza ad
avere più paura di perdere che di guadagnare. Un
modo per evitare questa trappola è ricordarti che,
nella maggior parte dei casi "prendere decisioni
che hanno come base la Paura" porta a
conseguenze disastrose. Usa le tue emozioni come
un termometro che ti facciano sapere quando è
bene o meno prendere una decisione.


7) Effetto familiarità: le persone tendono ad
acquistare cose che le sono familiari. Questo è un
"principio misto", perchè sfrutta sia la nostra tendeza
a non cambiare le nostre abitudini e sia un effetto
ripetizione. E' per questo che le aziende spendono
un sacco di soldi su pubblicità basate, non tanto
sulla vendita immediata, ma sul ripetere il nome
di un determinato bene di consumo.


Se ci pensi, vai al supermecato e che pasta compri.
Con grande probabilità finirai su quelle di cui hai
visto una pubblicità (Barilla, Vioello, ecc) ...a meno
che tu non sia un cuoco o un appassionato (per cui
hai compentenza in quel campo) tederai sempre
ad acquistare le cose che conosci. Richter e Spath,
hanno documentato quanto sia più utile, invece,
essere un pò più diffidenti delle cose familiari
durante gli acquisti.


8) Retrospettiva rosea: tendiamo a ricordare le
nostre decisioni come migliori di quanto fossero
state realmente. Anche qui entra in campo la nota
dissonanza cognitiva ma anche la estrema fallacia
dei nostri ricordi. I promotori finanziari conoscono
questo "errore della mente" e cercano spesso di
farti ripetere gli stessi errori, o affidandosi alla tua
pigrizia (quindi alla tendenza a fare sempre le
stesse scelte) oppure modificando i ricordi delle
persone parlando per numeri e percentuali che
di solito, sono incomprensibili ;)


9) Gratis: "ah che bella parola non è vero?" quando
ci offrono qualcosa sembra davvero da stupidi non
approfittarne. Ed è proprio su questo che punta chi
utilizza un marketing del genere. Diverse ricerche
dimostrano
che spesso i peggiori acquisti vengono
fatti perchè vogliamo avere qualcosa di gratis. E' per
questo che spesso si offrono dei bonus appetitosi che
a volte smbrano valere più del prodotto stesso. Ad
esempio, chi acquista questo aspirapolvere avrà in
omaggio un weekend per due alle Maldive ;-)


10) La moderazione: molti degli errori nella gestione
dei soldi è la nostra mancanza di auto-controllo. Molte
ricerche dimostrano che se siamo davanti ad una
tentazione ci cadiamo... per cui evita di metterti in una
condizione di tentazione. Se ricordi quetso principio
valeva anche per il cibo, dove le persone che avevano
sotto mano i cioccolatini li mangiavano tutti, mentre
chi li aveva lontani ne mangiava molti meno. Allo
stesso modo supermercati e altri negozi cercano di
farti restare il più possibile da loro (magari offrendo
qualcosa) facendo in modo che tu abbia il tempo
per essere tentato.


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna

lunedì 11 aprile 2011

Creatività: "Sei cappelli per pensare di Edward De Bono"

















Ciao,


se sei un appassionato di "creatività" o più semplicemente
segui il mio blog di certo avrai sentito parlare di Edward
De Bono
e del suo famosissimo metodo dei "6 cappelli per
pensare". Da poco è stato tradotto il suo nuovo libro in
Italiano "Essere Creativi" e un pò perchè non è ho mai
parlato pubblicamente e un pò perchè mi piace troppo
come auotre, ho deciso di dedicargli un'intera ANL!
Oggi ti mostrerò il suo metodo raccontandoti come si
utilizzano i suoi cappelli e quali sono i vantaggi di
questo "datato" ma sempre eccellente metodo creativo.







L'hai ascoltato? bhe se conoscevi già il suo metodo di
certo non avrai trovato molto di nuovo, se non nella loro
spiegazione. Infatti li ho paragonati al metodo di Dilts sulla
creatività che spiego anche all'interno dei miei corsi. In
pratica Dilts afferma che dopo aver "studiato Walt Disney"
si è reso conto che la chiave del suo successo era quella di
essere "tre persone diverse" quando aveva idee creative:
un sognatore (che spara alto senza filtri) un critico (che
mette sotto il microscopio le idee del sognatore) ed un
realista (che trova come realizzare le idee del sognatore
nel mondo reale). Come avrai capito, nel metodo di Dilts
c'è anche molto di De Bono.


Vediamo insieme i 6 capelli:


1) cappello bianco: quando lo s'indossa si cercano
informazioni
. In pratica chi indossa questo capello è invitato
a riferirsi solo ai dati e alle informazioni concrete che
esistono o a come procurarsi le informazioni necessarie.
Potremmo dire che si tratta del "problem setting" nelle
comuni procedure di problem solving, dove si riuniscono i
dati a disposizione.


2) cappello rosso: rappresenta il fuoco ed il caldo. A che
fare con i sentimenti. Quando indossi questo capello devi
far sgorgare i tuoi sentimenti. Evitando il più possibile le
censure. In gruppo questo permette agli individui di dare
largo sfogo ai propri sentimenti senza essere giudicati o
senza presentarli sotto "mentite spoglie". Troppo spesso
i sentimenti sono celati o camuffati per evitare di ferire
o di essere feriti.


3) Cappello nero: rappresenta un giudice. Questo è il
cappello dei critici e di quelli che amano prendere decisioni
con cautela. Quando indossi questo capello devi essere
critico nei confronti delle idee che sono emerse. E' anche il
capello più usato ed è per questo che deve essere gestito
con molta attenzione dal moderatore del gruppo. Di solito,
si consiglia di utilizzare questo capello per ultimo, proprio
come nel "critico" della strategia di Walt Disney.


4) cappello giallo: rappresenta il sole e la visione
ottimistica delle cose. Ma non solo ottimistica anche e
soprattutto logica. Chi indossa questo capello afferma su
base logica quali potranno essere i vantaggi dell'applicazione
dell'idea che si sta discutendo...sempre su base logica.


5) cappello verde: come la natura...e se mi hai già letto
in passato sai quanto è impiotante la natura per la nostra
creatività. Il cappello verde è quello creativo per eccellenza.
Chi lo indossa s'impegna a fareuno sforzo creativo per
migliorare le cose... proporre idee ed ipotesi creative.


6) cappello blu
: come il cielo. Chi indossa questo
capello s'impegna a guardare le cose dall'alto ad osservare
il processo nel suo divenire. E' il cappello che ci permette
di vedere "se tutto va bene". Indossarlo significa controllare
il tutto, anche il fatto stesso di mettersi in testa un "altro
capello"... è quello che decide e riassume e fa il punto
della situazione.


B
ene i "cappelli sono finiti", ma come ti renderai conto
la possibilità di utilizzo di questo metodo è invece "infinita".
Infatti è un metodo davvero molto utile sia su se stessi ma
soprattutto da utilizzare in gruppo, dove le dinamiche
relazionali sono gestite proprio dai ruoli che i cappelli riflettono.
Per cui, se proprio posso darti un consiglio su questo punto
di vista: "utilizza questo metodo così come la tua capacità di -
sforzarti ad essere creativo- il più spesso possibile e vedrai
che diventerà sempre più facile avere idee creative che
possono cambiarti la vita ;)


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna

venerdì 8 aprile 2011

Psicologia: "Come è meglio, prendere le decisioni?"















Ciao,


rimpiangere le scelte del passato è uno degli hobbie
preferiti della nostra specie. Come abbiamo più volte
detto: "le decisioni migliori
sono inconsce", cioè
vengono prese con "l'istinto" e non con la razionalità.
Ma è davvero così? uno studio molto interessante,
creato da Dijksterhuis e Van Olden (autori che
abbiamo visto più volte perché sono i creatori dello
splendido unconscius lab) lo ha dimostrato in
modo piuttosto creativo.


Tre gruppi di soggetti sono stati chiamati nell'arduo
compito di scegliere alcuni poster, ognuno diverso
dall'altro per pochissimi dettagli. Ad un gruppo è
stato chiesto di selezionare i pro e i contro per
ogni poster. Al secondo gruppo è stato detto di
scegliere dando una rapida occhiata (basarsi sullo
istinto) e al terzo ed ultimo gruppo è stato detto
di, dare un rapido sguardo, dedicarsi ad un serie
di complessi anagrammi e poi, di scegliere.


Al termine dell'esperimento è stato chiesto a tutti
e tre i gruppi di valutare quanto fossero soddisfatti
della loro scelta. Il gruppo più soddisfatto risultò
essere il primo, cioè coloro i quali avevano scelto
in modo "ponderato e razionale" valutando i pro ed
i contro. Prima che i soggetti fossero congedati fu
loro regalato il poster che avevano scelto e gli fu
chiesto di lasciare il numero di telefono in caso i
loro dati venissero smarriti (ahahah...poveri
ingenui ;)))


I "subdoli ricercatori" hanno successivamente
chiamato i soggetti chiedendogli quanto fossero
ancora soddisfatti della loro scelta, e soprattutto
a quanto fossero disposti a vendere il loro poster.
I soggetti maggiormente soddisfatti e che avrebbero
chiesto più denaro risultarono quelli appartenenti
al secondo gruppo...cioè coloro i quali avevano
dato una rapida occhiata, risolto gli anagrammi e
poi scelto. Ma perché?


Secondo gli scienziati questo accadde perché il
compito impegnativo distraeva la mente conscia,
permettendo all'inconscio di elaborare la scelta
migliore da compiere. Come sanno i lettori più
attenti e informati, la mente conscia è limitata è
può elaborare solo poche informazioni per volta,
mentre quella inconscia (lavorando in parallelo)
è in grado di valutare molte più cose insieme,
fornendo una scelta - paradossalmente - più
accurata.


Concludendo: per affrontare decisioni difficili
ed evitare di pentirsene è utile affidarsi all'inconscio.
Ma in che modo? trovando un modo divertente di
distrarre la mente conscia, ad esempio: contando
all'indietro per gruppi di 3, rilassandoti oppure
giocando a tetris ;-)


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna

mercoledì 6 aprile 2011

Sviluppo Personale: "teoria contro pratica - epistemologia della psicologia"


















Ciao,


nel mondo dello sviluppo personale si da una estrema
importanza alla pratica, perché nella maggior parte
dei casi è questa che fa la differenza, fra chi "fa gli
esercizi e chi si limita a parlarne". E fino a qui sono più
che d'accordo, ma c'è un pericoloso presupposto dietro
questo assunto, cioè che sia la realtà percepita, quella
che i filosofi chiamano "percetto" ad essere la vera
detrattrice della verità. Per questo motivo in questi
anni si è sputato sopra il metodo scientifico e ci si è
schierati contro ogni tipo di teoria. Questo arzigogolato
post mi serve a mostrarti che la teoria è più che
importante
, soprattutto se hai deciso di fare dello
"sviluppo personale" la tua professione.


Il nemico numero uno di questo campo è la PNL con i
suoi bizzarri co-creatori che hanno sconvolto e rimodernato
questo mondo. Il discorso di oggi è alquanto complesso e
spero che i "veri filosofi" mi permettano una licenza poetica
in quanto io...di filosofia ne so davvero poco rispetto a loro.
Per farlo ho bisogno di mostrarti un di storia, sai chi è
"Copernico"? molto probabilmente si. E' un signore che ha
stravolto il mondo scientifico del '500...affermando che
fosse la terra a girare intorno al sole e non viceversa.


Prima di Copernico vi era una teoria di un certo Tolomeo,
che appunto guardando e percependo che la terra era
ferma
, mentre il sole si spostava, ha decretato che fosse
questa a restare immobile. Al di là di tutte le speculazioni
religiose, cioè basate sul fatto che la terra fosse al centro
perchè abitata dalle "creature di Dio"... questo passaggio
è di vitale importanza. Perchè prima di Copernico la
scienza andava di pari passo con il "percetto", in somma,
se vedevi, toccavi e ascoltavi una cosa potevi costruirci
una teoria scientifica. Ma con Copernico le cose cambiano,
perchè noi "ad occhio" non possiamo vedere la
terra che
gira intorno al sole.


Per cui abbiamo due visioni: una basata sul percetto, cioè
sul "vedere comune" ed una basata sul "dato osservativo",
cioè sulla teoria. Tonando all'esempio astronomico abbiamo
la vista, cioè l'organo di senso che ci permette di vedere che
la terra è ferma e le leggi della ottica, cioè la teoria che ha
permesso a Copernico di scoprire che è la terra a girare
intorno al sole e non viceversa. Mi segui? ;) Ok...a questo
punto abbiamo un modo di vedere "scientifico", cioè che
si basa sui dati osservativi e il vedere "comune" che si
basa su ciò che percepiamo.


Dato che non possiamo davvero conoscere la realtà, ne con
una visione ne con l'altra, la teoria è la "retina metaforica"
attraverso la quale osserviamo il dato scientifico. Ad esempio
tutti sappiamo come è fatto un atomo, e attraverso questo
dato osservativo possiamo fare formule chimiche e applicare
leggi fisiche, ma nessuno ha mai visto davvero un atomo ;)
Quello che noi vediamo è "un modello teorico dell'atomo"
che è stato costruito attraverso una serie di "dati
osservativi". Ecco perchè è necessario raccogliere dei
dati e costruirci delle teorie.


Abbiamo un "senso percettivo" ed un "senso scientifico".
Per fare un altro esempio: nel campo percettivo potremmo
dire che il legno galleggia mentre il ferro no; per cui le
prime navi erano fatte di legno ma poi, attraverso la "teoria"
si è scoperto che è molto meglio costruire "navi di ferro".
Il legno galleggia "nella percezione" mentre il ferro galleggia
nella teoria"!


Adesso credo che inizierai ad avere maggiore chiarezza
dell'importanza di conoscere la teoria. Per quanto
questa (la teoria), sia stata "malfamata" dalle pratiche
legate alla psicologia del cambiamento (e dalla maggior
parte dello sviluppo personale) è chiaro, che il discorso
fra percetto e dato osservato sia fondamentale per la
nostra evoluzione... "pensiamo in termini di tempo"...


La diatriba quindi a questo punto si sposta "fra la pratica
e la teoria". Se avessi dovuto scoprire solo con i miei sensi
che era il ferro a galleggiare (cioè privandomi della raccolta
dei dati "osservati" e delle asserzioni che vi costruisco
sopra) ci avrei impiegato sicuramente molto più tempo.
Ma allora quando è che la "teoria" ha bisogno di maggiore
pratica, quando deve essere applicata? quando la teoria
è debole. Più è debole la teoria è maggiore pratica mi
tocca fare... ahahah... ma non solo, meno padroneggio la
teoria è più dovrò muovermi per prove ed errori.


Ma torniamo al tempo: se avessi dovuto aspettare
che l'esperienza percettiva mi dicesse, che per allunare
è necessario fare X e Y, non saremmo mai andati sulla
luna. E' la teoria che, in assenza di esperienza percettiva
ci ha permesso di allunare con successo. Sono le formule
matematiche teoriche che ci permettono di prevedere
come si muoveranno le astronavi nello spazio, e non il
nostro modo di vedere. La teoria, per quanto bistrattata
(perché nel mondo vince sempre il percetto) ci ha
permesso di fare salti evolutivi quantici, mentre la
percezione, è troppo lenta e limitata.


D'accordo ti sto facendo un "super pippone epistemologico",
infatti è di questo che parliamo, non tanto di "psicologia" ma
di come noi conosciamo la realtà e quali sono i suoi presupposti,
cioè da dove "deriva la conoscenza". So che la maggior parte
della gente che legge il mio blog è fortemente interessata ad
utilizzare la cose che scrivo per migliorare la propria vita, e
fin qui va tutto bene, ma c'è un'altra grande parte che invece
anela a fare un mestiere di "aiuto". Dagli psicologi agli
psicoterapeuti, fino a sfociare nel coaching e nel counseling -
e ora lo urlo un pochettino "FREGARSENE della TEORIA
è una grandissima cazzata!!!" perdona il linguaggio.


Se vuoi usare le "tecnologie della psicologia" per stare
meglio puoi farlo senza dover necessariamente conoscere la
teoria. Per usare il telecomando non hai bisogno di sapere
come funziona... Ma se invece vuoi svolgere una qualsiasi
professione d'aiuto, devi conoscere e soprattutto "saper
padroneggiare",non in senso pratico ma concettuale, cioè:
conoscerla BENE per muoverti dentro con facilità ma
soprattutto per muoverti in modo elastico all'interno di essa.
Ma ovviamente la "cosa" non può finire qui perchè dopo
Copernico sono arrivati altri personaggi geniali, come
Galileo, Einstein e Heisenberg.


Concludendo: vuoi aiutare le persone nella vita? allora
devi studiare, non puoi limitarti ad imparare come si
usa un "bisturi" e cercare di appiccarlo alla cieca. Devi
sapere e conoscere tutte le sue applicazioni. Ma, come
avranno capito i miei lettori più attenti il discorso non
può finire qui... per cui ti do appuntamento ad un
prossimo post... e questa serie di post potremmo anche
chiamarli: "epistemologia dello sviluppo personale".


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna


Ps. immagino che questo post alzerà un super
polverone, ma se hai avuto l'accortezza di arrivare
sino a qui ti meriti di sapere che, non è tutto
esattamente come l'ho detto, perchè la pratica
ha la sua sacrosanta ragione di esistere, e lo
vedremo in un post futuro ;-) Non solo vedremo
anche come funziona questo passaggio
concettuale in questo "duro lavoro".

lunedì 4 aprile 2011

Psicologia: "come rinunciare al perfezionismo"

















Ciao,


hai letto il post sul perfezionismo? se la risposta è
affermativa saprai che ti avevo promesso di darti anche
un esercizio specifico per migliorarti "in questo senso".
La ANL di questa settimana è proprio dedicata a questo,
ma evita di preoccuparti, ti rispiego il tutto all'interno
dell'audio. Ma prima ci tengo a dirti che la "discussione"
di oggi è molto impegnati a ed importante, per cui, se
senti di avere bisogno di "cure", evita di svolgere
l'esercizio e contatta un professionista.









L'hai ascoltato? come ti avevo premesso l'esercizio
non è "complesso ma difficile" perché implica alcuni
presupposti importanti: 1) il tuo metterti in gioco e, se
ti trovi come "perfezionista" so quanto è difficile per te
questo passo. 2) l'applicazione sistematica del metodo
che ti presento, per cui ti chiedo di fare un piccolo "atto
di fede" e 3) la capacità meta-cognitiva (cioè di auto-
osservazione) che implica un certo grado di "equilibrio"
pregresso...ma svolgendo l'esercizio ti renderai conto
che la "capacità meta-cognitiva" può essere sviluppata
con l'esercizio.


Fatta questa premessa più che importante, nulla ti vieta,
se credi di non essere impossesso dei 3 pre-requisiti di
provare l'esercizio, ma ti chiedo solo un favore: se lo
"provi" mettilo almeno un pò in pratica... per lo meno
tieni a mente il "devo, posso, voglio". In realtà anche il
semplice ascolto potrebbe aprire nuove possibilità, ma
ti assicuro che agirlo e metterlo in pratica " è tutto
un altro paio di maniche" ;)


Ecco la struttura dell'esercizio:


1) Quaderno e perfezionismi: come in tutti gli esercizi
ti chiedo di scrivere e di metterti in gioco. Trova tutti i
"perfezionismi" che ritieni essere disfunzionali. Cioè che
non ti sono utili...ad esempio ti è utile essere perfezionista
sul lavoro (nei limiti del necessario) ma inutile se tutte le
mattine devi per forza passare 5 ore a disinfettare casa.


2) Uno alla volta:
scegli uno dei perfezionismi che
ritieni sia "disfunzionale" e valutalo chiedendoti - "quanto
è irresistibile per me, da 1 a 10, svolgere questa cosa?


3) Discutilo: che cosa accadrebbe se non lo facessi? è
proprio necessario farlo? devo proprio? che cosa accade
se non lo faccio? lo faccio davvero per me o per gli altri?
Come mi giudicheranno gli altri se non riuscirò a fare X?
i miei amici resteranno miei amici? esiste qualcuno che
non è riuscito a fare X e che stimo comunque? Scrivi la
risposta a queste domande e poi "dimenticatene".


4) Alternative e diminuzione: rispondendo alle
domande precedenti avrai trovato le "irrazionalità". Ora,
scrivi in quali altri modi più tranquilli potresti affrontare
la stessa cosa, cioè cerca delle eventuali alternative nei
tuoi comportamenti. E chiediti come potrei rinunciare
a questo "dovere inutile"? ed ogni giorno diminuisci
gradualmente il tuo comportamento - se prima lavavi
per 10 ore la casa, inizia a farlo per 8 ore e scala
settimana dopo settimana.


5) Applicazione: come avrai intuito, più il perfezionismo
è radicato e più è necessario che tu t'impegni a "scalare la
sua frequenza". Per cui, affrontane uno alla volta ed inizia
a diminuirlo fino a quando non è più un problema pratico
per te. Fallo per ogni comportamento che ritieni stia
realmente minando la qualità della tua vita. Il mantra
del perfezionismo è: "devo? posso? voglio?". Ripetitelo
quando senti che inizia ad innescarsi.


6) Rilassati: come ti dicevo, i perfezionisti disfunzionali
iniziano a presentare i sintomi peggiori (ansia, depressione)
solo quando sono sotto stress. Per cui è bene, mantenere
una forma di rilassamento/meditazione.


Ok, lo ammetto, l'esercizio di oggi non è di certo una
passeggiata. Ma se hai dei perfezionismi che non vuoi più
avere so "che il gioco varrà la candela". Metti in pratica
questi "consigli" e, in caso tu non riesca ti ripeto: "fare
un percorso psicoterapico a volte è la scelta migliore,
ti permette di risparmiare tempo e denaro". Se invece
ritieni di riuscire a farlo, allora, applica con costanza
questo esercizio e in breve tempo "sarai più libero" ;)


Fammi sapere cosa ne pensi e se ti piace il mio blog,
iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal tuo
account
di facebook.


A presto
Genna