lunedì 31 gennaio 2011

Psicologia: "come dimagrire con l'effetto placebo"
















Ciao,


sai cosa è l'effetto placebo? è uno dei fenomeni più studiati
dalla psicologia: persone che credono di essere a contatto
con edera velenosa (di plastica) hanno reali reazioni
cutanee.. chi crede di aver assunto caffeina si sente più
sveglio...chi crede di aver bevuto biascica ecc. L'effetto
placebo esiste, è ben documentato e nella AnL (audio
newsletter
) di questa settimana scoprirai come utilizzarlo
per dimagrire ... facendo davvero il minimo sforzo...
non ci credi? ascoltala ;-)













Riuscito a sentirla? come avrai notato è più lunga del
solito, proprio per il motivo che hai ascoltato nell'audio.
Crum e Langer hanno ideato davvero un esperimento
geniale che può aiutare a dimagrire con "l'effetto placebo"
...o in altri termini modificando le tue "convinzioni"
con un semplicissimo esercizio. La cosa divertente è che
nello studio descritto da Wiseman (che puoi trovare sul
suo ultimo libro) lui lo commenta con "stranamente"
le donne sono dimagrite.


Non puoi ascoltare l'audio? allora ti riassumo, cosa
fare per dimagrire osservando meglio quante calorie
consumi durante le tue attività giornaliere... da ciò che
fai per lavorare.. al leggere un libro. Alia Crum e Ellen
Langer hanno selezionato 80 cameriere di 7 alberghi diversi.
Le cameriere sono state sottoposte a diverse analisi,
compreso un questionario sulle abitudini quotidiane.
L'ipotesi che volevano verificare le ricercatrici erano:
"se le cameriere sapessero quante calorie consumano
tutti i giorni questo le farebbe dimagrire?
"


Crum e Langer hanno diviso le cameriere in due gruppi:
il primo di controllo, il quale è stato semplicemente
sottoposto alle analisi e ai questionari, mentre al secondo
è stato mostrato quante calorie consumavano al giorno.
Ma non solo, è stato dato loro un opuscolo che mostrava
esattamente quante calorie per ogni minuto di attività
fisica (ad es. rifare il letto 1,5 kal). Poi, le ricercatrici si
sono limitate a mettere un poster che ricordava questo
nella sala comune dove si riunivano le cameriere.


Le astute ricercatrici sono tornate dopo un mese e hanno
rieffettuato gli esami su tutte le cameriere. "Stranamente"
(come dice Wiseman ;)) le "cameriere informate" erano
dimagrite, avevano ridotto l'indice di massa corporea e gli
si era abbassata la pressione arteriosa. Mentre il gruppo
di controllo è rimasto inalterato. Tieni presente che
entrambi i gruppi hanno compilato questionari che gli
chiedevano: quanto esercizio fai al di fuori? quanto tempo
lavori e quali mansioni svolgi quotidianamente..insomma
tutto...


...nessuna di queste abitudini è stata modificata durante il
mese. Secondo Crum e Langer la causa è l'effetto placebo
che ha modificato le convinzioni che, a loro volta, hanno
avuto un effetto fisico... sul corpo. Ed ecco l'esercizio
di oggi, cliccando qui finirai in un sito che ti mostra come
calcolare quante calorie consumi al giorno. Se non riesci
a trovare la tua attività, cercala su google oppure cerca
qualcosa di simile. Fai questo calcolo e mettiti davanti
questa bella cifrozza... e appendi un piccolo poster che
ti ricordi quante calorie sprechi.. magari sul frigo ;)


NB... c'è una sorpresina la trascrizione completa
dell'esercizio in formato pdf. allinterno del quale
troverai una BONUS che ...se mi segui... mooolto
probabilmente aspetti da tempo ;) Clicca qui per
scaricare il pdf


Fai l'esercizio non ti costa nulla, solo 5 minuti del tuo
tempo... fra i centinaia di approcci psicologici al
dimagrimento, questo è il più facile, economico e
soprattutto documentato. Fammi sapere che cosa ne
pensi lasciando un commento qui sotto e se ti piace il
mio blog, iscriviti ai miei feed rss oppure seguimi dal
tuo
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A presto
Genna

Articoli per "dimagrire con la mente" ;-)

Ingannare il cervello 1

Ingannare il cervello 2

venerdì 28 gennaio 2011

Sviluppo personale: "la metafora del cambiamento... nuovi occhiali per vedere il mondo".




















Ciao,


ti sei mai chiesto come funziona il tuo cervello? ma in
modo particolare ti sei mai chiesto come mai alcune
tecniche possono davvero modificare il tuo modo di
sentire e percepire il mondo? bhe... di certo non
esiste una risposta univoca a questi interrogativi,
ma negli anni molti studiosi hanno tirato fuori le
loro teorie... alcune sono state sconfermate dalle
neuroscienze mentre altre sono state avvalorate.


Quella che maggiormente mi affascina e che
oggi voglio condividere con te, è un modello nato e
cresciuto nel campo dell'ipnosi... e nello studio della
mente: il modello neo- dissociativo di Hilgard. Ma
prima è necessario che ti racconti quale era il primo
modello (altrimenti che "neo" sarebbe? ;)). Allora,
il primo a postulare l'esistenza della dissociazione
(che non è il fenomeno piennellistico per cui uno
si vede dal di fuori - posizioni percettive) è stato
Pierre Janet uno psicologo francese a cavallo fra
l'800 e il 900.


Janet è stato allievo di Charcot (come Freud) e si
è interessato prevalentemente all'ipnosi. Ora potrei
parlarti per ore di come funziona la sua teoria ma ti
assicuro che sarebbe noioso perchè ognuno ha detto
la propria a proposito. Veniamo direttamente al lato
semplice: ti è mai capitato qualcosa di inaspettato in
un "brutto momento"? (perdona questa induzione
negativa di stato ;)) qualcosa di piccolo che però hai
dovuto "accantonare" perché stavi facendo altro?


Ecco, quell'accantonare è la dissociazione...cioè quando
riesci a mettere da parte dei "contenuti mentali" o
perché non sono utili in quel determinato momento
della giornata o per altri motivi più "profondi". Questo è
un modo di vedere il fenomeno da un punto di vista "sano"
... cioè riusciamo a mettere via le cose ... ma fino ad un
certo punto. I più esperti e pissi-cologi :P staranno già
pensando alla rimozione freudiana... ed effettivamente il
concetto appare simile... ma è diverso ;))


Per spiegare questo fenomeno tempo fa avevo usato
una metafora, quella del "giradischi", ma non era
sufficientemente isomorfa (cioè non rispecchiava in
tutte le sue parti ciò che descriveva (azz che parole
difficili che sto usando ;)). Nel modello neo dissociativo
si postula che non esista un solo luogo dove queste
cose avvengono... come ad esempio un magazzino
freudiano unico ... ma che esistano vari flussi di
coscienza che sono regolati da un organo superiore
e suddivisi in moduli.


Tutto il mondo del cambiamento moderno passa dalle
"teorie ericksoniane".. cioè invece di andare a liberare,
scaricare o cancellare (o peggio ancora riprogrammare)
il cervello ... si vanno a cercare le risorse della persona.
La pratica clinica (e non solo) ha dimostrato in questi
anni la validità di questa ipotesi ... è spesso molto meglio
occuparsi di ciò che il cliente ha... e sa utilizzare. Ma a
volte non è così facile da attuare, altrimenti il cliente
ci avrebbe pensato da solo... no? ;-)


L'ipotesi è che queste risorse siano "congelate", cioè non
accessibili a quella persona. Oggi si parla dell'incrocio di
differenti stati di coscienza modificata che permettono o
meno l'accesso alle risorse. Così sono abbiamo due modelli
di cambiamento, entrambi validi ma diversi e in alcuni
casi complementari: da una parte abbiamo quello di tipo
"cognitivista" dove si porta il cliente a pensare alle sue
risorse per fare in modo che... "razionalmente"... capisca
come utilizzarle e come smettere di agire i comportamenti
non adattivi...


... dall'altra abbiamo un modello che passa dall' inconscio,
cioè dal sentire più che dal pensare... cioè dalla esperienza
di qualcosa di diverso. Attraverso un tipo specifico di
comunicazine è possibile entrare in contatto con queste
risorse e "scongelarle"... agendo in modo più o meno diretto
su quei flussi di coscienza paralleli che soggiaciono il nostro
pensare ed il nostro agire. Non ti nascondo che questo è il
mio modello preferito... anche se ad un certo punto del
cambiamento sarebbe utile utilizzarli in modo congiunto.


Tutta questa parpardella per arrivare alla metafora del
cambiamento che ultimamente mi sta dando più frutti.
E, se fai questo mestiere sai che le metafore che usi per
descrivere ciò che fai guidano, modificano e a volte
ostacolano il tuo lavoro. Ed è per questo che credo che
una semplice "nuova metafora" possa aprire più porte
di una "tecnicuccia da applicare"...anche se, pensandoci
ti renderai conto che ci sono 10000 applicazioni ...
una di queste la trovi alla fine del post ;-)))


La mente come una grande casa... una villa enorme
zeppa di stanze e stanzette che a loro volta sono zeppe di
armadi e luoghi in cui custodire cose. Ma non è una casa
fatta di cemento è fatta di un materiale plastico che si
modifica in continuazione... ogni volta che un contenuto
entra nella tua mente questo viene riposto in un luogo...
e il semplice inserire quell'elemento modifica a sua
volta il luogo stesso...e... l'elemento stesso. Purtroppo
però alcuni luoghi, per diversi motivi, diventano
inaccessibili, sfocati oppure diroccati.


Quindi capita che, quando ci si ritrova in una certa area
della villa, di non riuscire ad avere accesso a certe stanze.
Oppure di non riuscire a passare perché c'è un disordine
esagerato. Ma non solo, la creazione di queste stanze che
non vengono utilizzate, in un qualche modo "spreca
energia" per cui, più stanze del genere congeliamo e meno
energia abbiamo per gestire le altre. Un bel pastrocchio ;)
Secondo Hilgard (e non solo) quando una persona accede
in uno stato modificato di coscienza ha la possibilità
di scongelare i contenuti, riordinare le stanze e ridistribuire
al meglio l'energia che le teneva insieme.


Siamo come sempre davanti alla finitezza del nostro bel
sistema cognitivo. Infatti oggi con l'aumentare delle
informazioni e della complessità siamo serratamente
costretti a creare stanze e stanzette... non per nulla c'è un
crescente interesse nel mondo della psicologia e in genere
del benessere (ovviamente non mi riferisco alle dinamiche
sociologiche ;)). Come ti ho descritto molte volte, la nostra
società non è proprio disegnata sull'essere umano :/


Fortunatamente le metafore che creiamo per descrivere
il nostro mondo possono aiutarci a "ridurre" quella che
viene chiamata "complessità" (altro super argomento su
cui si potrebbero scrivere libri - e qualcuno lo ha anche
fatto) ... è per farlo ti pongo una semplice domandina:
quando hai letto la descrizione della "villa mentale" che
cosa ti è venuto in mente? di che colore l'hai vista? era
una bella immagine? quante stanze pensi di aver già
creato? come ti sentiresti se ti dicessi che hai un
sistema automatico che funziona benissimo se lo lasci
lavorare in pace?


Scrivi o descrivi (se ti va puoi anche disegnare) questa
tua villa... e se ti va... condividi con gli altri la tua
esperienza lasciando un commento qui sotto...


A presto
Genna

giovedì 27 gennaio 2011

PsiNeL: "cambiamento"












Ciao,


molto spesso le persone dicono "ma io sono fatto così e
sono fatto cosà"... non posso mica cambiare"..mentre non
si rendono conto che tutti cambiamo durante l'arco della
nostra vita. Il cambiamento è il sale della vita, il corpo
stesso è sottoposto a continui cambiamenti...i capelli
crescono, la pelle si rigenera e probabilmente ci sono
davvero poche cellule del tuo corpo che, negli ultimi 10
anni sono rimaste le stesse. Come dicono gli afterhours
(uno dei miei gruppi preferiti) "non c'è niente che sia
per sempre" :-)


Amare il cambiamento è uno dei segreti della felicità
ma non solo, anche del successo personale. Infatti in un
mondo in così rapido cambiamento è inevitabile. Ed è
proprio per questo che ti scrivo... infatti oggi è un giorno
importante per il blog di PsiNeL... dopo 3 anni di serrata
pubblicazione giornaliera (cioè pubblico un post al giorno
dall' 8 agosto del 2007 :O)) ho deciso di diminuire la
frequenza di pubblicazione. Lo avevo già detto ma non
ancora fatto...e con questo post voglio suggellare questo
patto fra "me e te"...adorato lettore ;) (che lecchino:)).


Ma perché pubblicare meno? ho forse meno cose da dirti?
NO è l'esatto contrario... visto che ho sempre più cose
da raccontarti... e sempre più specifiche, pubblicare tutti
i giorni è una cavolata. Avevo iniziato con l'idea di farlo
quotidianamente, perché 3 anni fa era la cosa più
importante da fare per dare visibilità ad un blog appena
nato...ma oggi...fortunatamente non è ho più bisogno ;))
E poi... è ora di cambiare no? ;-)


Tutto nasce
dai consigli del mitico Robin Good che
seguo con passione e che è, per me, vero guru italiano dei
moderni mezzi di comunicazione. Bene, ecco che cosa
posso offrirti di più pubblicando di meno:


1) Articoli verticali: post più specifici e curati, avendo
più tempo per leggere e rivedere gli articoli posso renderli
delle vere e proprie chicche imperdibili (non che gli altri
non lo siano ;))).


2) Prodotti
: posso concentrarmi maggiormente sulla
creazione di prodotti formativi. Cosa che sto facendo
sempre meno visto che, scrivere un post al giorno è un
vero e proprio lavoro che, se fatto ad un certo livello
ti succhia tutte le energie.


3) Interazione
: se mi segui avrai notato che rispondo
sempre meno ai commenti... o che le risposte si limitano
a leggeri scambi... delle chiccherate. Quando invece sono
convinto che i commenti siano il sale dei blog. Non solo
quelli pubblici, ma soprattutto quelli privati


4) Collaborazioni:
probabilmente non lo sai, ma ci
sono una dozzina di aspiranti collaboratori a PsiNeL...più
tutte quelle gentili persone che negli anni mi hanno
chiesto di pubblicare qui sul blog. (ti ricordo che non
pubblico nulla che io stesso non abbia studiato e provato..
e questo è un sito "newage free".


Ecco, questi sono solo alcuni dei vantaggi del pubblicare
meno. Senza contare tutte le interviste, gli audio, i
video e i pdf che posso sfornare con maggiore calma e
quindi maggiore precisione. Insomma, tu avrai tutto il
tempo di leggerti gli articoli e io ... di migliorarli e
scriverli ;-) evviva il cambiamento....


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A presto
Genna

martedì 25 gennaio 2011

Sviluppo personale: "sentiti libero...di fare tutto ciò che ti va" ;:

















Ciao,


a volte capita... conosci una persona, senti che esiste un
legame speciale ma non puoi farci niente...ti è mai
successo? magari andando ad una cena fra amici o più
semplicemente chiaccherando sul treno, ti sembra che
alcune persone abbiano un qualcosa di magico. Che
esista una sorta di predisposizione a far si che quando
due persone si guardano negli occhi, sentano che
esiste una specie di legame... qualcosa che va oltre la
comprensione razionale delle cose.


Ed è proprio questo a fregarci "va oltre il razionale" e
molto spesso diamo troppa importanza a quella parte.
Frequentemente ascolto storie di coppie o pseudo-tali
che rovinano il loro rapporto semplicemente perché
devono fare i conti con la realtà circostante. Magari è la
famiglia a mettersi di mezzo o forse il lavoro...fatto sta
che in molti casi, la nostra "simpatica società" ci mette
di fronte a troppa "razionalità" o meglio alla convinzione
che sia la razionalità la cosa giusta da seguire.


E invece arriva il sognatore di turno a dirti che non è affatto
così... la nostra vita è fatta di emozioni e non di razionalità,
sono più di uno gli studi che dimostrano che prima arriva la
risposta emotiva e solo successivamente quella razionale...
e indovina... è quella emotiva quella che conta davvero per
i nostri reali bisogni. Solo che, ripeto, la società moderna
non la pensa allo stesso modo... usa le emozioni per fare
una sola cosa... vendere e collegare bisogni e stati di
piacere agli oggetti e alle persone per ricavarne un
profitto... e altro...


Ma perchè ti dico queste cose? perchè sempre più spesso
trovo persone bloccate da questo punto di vista...me
compreso...e mi rendo conto che non è la mancanza di un
training specifico, di un percorso personale o qualcosa di
simile (ovviamete tutte cose che possono aiutare) me è
mancanza di sapersi lasciar andare al nostro istinto.
Qui per "istinto" non intendo qualcosa di "animale" (si
anche quello) ma della presenza di un tuo mondo
inconscio costellato di risorse, esperienze e capacità che
la nostra società ha assopito.


Questo post, leggermente delirante, serve a dirti "osserva
come ti comporti e scopri quanto è bello lasciarti andare
e farti trascinare da quello splendido fiume interno che
possiedi... ti porterà sicuramente in posti splendidi a meno
che tu non voglia modificare il corso dell'acqua...cosa
molto difficile" ;-)


Lo so, di solito scrivo post molto strutturati, che danno un
piccolo consiglio o tecnica o metodologia da seguire...oggi
non sono in vena, perchè così mi dice il mio inconscio. Allora
do l'esempio e ti dico che questo, è per un mio modesto
parere il vero segreto della "felicità" e della autorealizzazione".
Evitare il confronto, restare nel presente, seguire il flusso
sono tutti consigli eccezionali, ma nessuno di questi può
essere attuato per bene se non ci si fida di quella nostra
piccola parte nascosta, che governa ogni nostro pensiero
e comportamento.


Ieri ho scritto sul mio profilo di facebook: "se devi bagnarti
allora tanto vale farsi una bella nuotata" :) questa frase
racchiude un pò il senso di questo post... " se senti di
voler fare qualcosa... falla... evita di pensarci, fidati di
quelle sensazioni nello stomaco... evita di passarle in
rassegna con la testa... non funziona quasi mai ;-)))


Erickson diceva "fidati del tuo inconscio"...tutto qui...
non voglio neanche sapere che cosaq ne pensi ;-)


A presto
Genna


Ps. si è un pò un delirio...ma sto passando un bel
periodo così... non ci posso fare nulla ;P

lunedì 24 gennaio 2011

PNL: "Come diventare assertivo"

















Ciao,


hai letto il post di giovedì su Woody Allen e Tony Soprano?
bhe... si parlava di assertività, cioè della capacità di far
esigere i propri bisogni rispettando i bisogni altrui. Una bella
dote non credi? ;) Se lo hai letto partirai avvantaggiato ma
in caso tu non l'abbia fatto, evita di preoccparti perché tra
poco potrai ascoltare l'audio-newsletter di questa settimana.
L'esercizio che stai per ascoltare è tratto dal modeling della
PNL, cioè dalla capacità innata degli esseri umani (e non
solo) di apprendere mediante l'osservazione di un
modello.









Hai ascoltato? guarda, la cosa più importante è che tu ci
abbia, per lo meno, provato... magari scegliendo le due
figure che rappresentano le due anime della assertività.
Come avrai notato non è un "esercizietto facile facile"..ma
ti assicuro che con un pizzico di pratica diverrà semplice.
La cosa più importante non è tanto che tu ti senta e ti
veda nitidiamente ecc...ecc... ma che inizi a vedere quali
sono i comportamenti (contestualmente migliori) che
puoi iniziare ad agire nella tua quotidianità.


Ecco la struttura dell'esercizio in 7 passi ;)


1) I modelli: trova due modelli che rappresentino la
passività positiva... nel mio caso ho utilizzato woody allen
... tu puoi scegliere chi vuoi......Mentre per quello "attivo
/aggressivo" ho scelto Tony soprano... un mafioso più
che assertivo.


2) Analizza: come ti comporti in un senso e nell'altro...
cioè prendi un pezzo di carta e nota in quali casi e...
sopratutto "come" ti comporti quando sei più passivo e
quando sei più aggrssivo/attivo... e per ogni profilo scrivi
5 parole che descrivano il tuo comportamento.


3) Passivo: ora prendi il tuo modello passivo, immaginalo
davatni a te... guarda ciò che vedresti, seni ciò che senti e
percepisci ciò che percepiresti. Immagina di entrare dentro
quella persona... e immagina proprio di essere lui...se ti è
utile puoi immaginare di indossarlo. E quando sei li dentro
vedi cosa vedresti, ascolta cosa ascolteresti e sentiti proprio
come se fossi dentro di lui...e quando senti la sensazione
come molto intensa ancora in una parte del corpo.
Il meglio è ancorare in una mano specifica.


4) Attivo: ora prendi il tuo modello attivo e immaginalo
davanti a te...vedi quello che vedresti ascolta quello che
ascolteresti e vedilo davanti a te.. Quando pensi di averlo
visualizzato e provato per bene immagina di entrare
dentro di lui... e nota come risolve le questioni, come
risponde e immagina di entrare dentro di lui...anche qui
puoi immaginare di indossarlo...e quando senti di essere
entrato "nei suoi panni" ancora la sensazione in una
mano opposta.


5) Collasso: vedi davanti a te le due rappresentazioni dei
due tipi differenti di personalità... e collassa le ancore...
cioè attivale entrambe contemporaneamente.


6) Ricalco nel futuro: immagina una situazione nel
futuro in cui ti sarà necessario questo nuovo modo di
comportarti. Fallo con due scene diverse, una situazione
dove dovrai ottenere le cose con la la passività e una al
contrario dove impunterai i piedi...


7) Testa: immagina una persona con cui di solito non
riuscivi a far valere i tuoi bisogni... e guarda come ti senti
ad intereagirci... molto meglio se lo fai dal vivo.


Bene, come avrai intuito non è un esercizio da 2 minuti
ma una vera e propria "esercitazione pratica" ;) Voglio
continuare a ricordarti che in realtà, non stai inserendo
nulla dentro di te, ma solo attivando quelle risorse che
sono dentro ognuno di noi :)


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A presto
Genna

domenica 23 gennaio 2011

PNL: "l'uso dei tempi verbali e i ricordi"

















Ciao,


hai mai frequentato un corso di PNL...diciamo in un
qualche modo "avanzato"? Personalmente ritengo che la
parte più interessante e applicativa di questa disciplina sia
la sua stretta formalizzazione del linguaggio... in altre
parole ti "dice come è necessario dire le cose" ;) Fra i
diversi super "pattern" dei vari modelli linguistici, quelli
che più mi avevano colpito erano quelli riferiti all'uso dei
tempi verbali. Cioè, utilizzando i tempi verbali sarebbe
possibile spostare le cose nel "dominio temporale
più appropriato
"...


Facciamo un esempio... se un cliente dice "mi sento un
triste"... il consulente potrebbe rispondere "ok, quando ti
sentivi giù cosa facevi?". Come puoi notare la risposta
sposta il tempo al passato (ti sentivi), non solo, modifica
o ristruttura la nominalizzazione, da "triste" a "giù"...ecc.
Un recente studio ha dimostrato come queste varianti
del linguaggio influenzino realmente la nostra memoria,
e di conseguenza le nostre rappresentazioni interiori.


Ezzyat e Davachi
hanno fatto leggere a 23 partecipanti 6
storie contenenti una dozzina di aneddoti tratti dalla vita
quotidiana. Una parte degli aneddoti terminava o iniziava
con "mentre dopo..."... con un segnale di stop...che indica
l'inizio di un'altra storia. Mentre altre frasi contenevano
una variante: "dopodichè"... che stava ad indicare che la
storia non era ancora finita e doveva proseguire. Subito
dopo aver letto queste storie...ecco il trucchetto ;-)...


... dopo 10 minuti di pausa è stato chiesto ai soggetti di
ricordare le storielle appena lette. Parlo di "trucchetto"
perchè nella ricerca psicologica si usa "il covering",
cioè una sorta di "inganno buono" per eliminare tutte le
variabili che potrebbero inficiare l'esperimento. Il
compito funzionava così, veniva data una storia e si
chiedeva di ricordare quella successiva. Ora capisci
perchè era così importante la differenza fra "mentre
dopo" e "dopodichè" ;-)


Risultati: i soggetti faticavano a ricordare gli eventi
che avevano uno stretto legame termporale. Cioè,
tutte quelle che terminavano per "mentre dopo" e che
quindi davano l'idea di "finire il periodo". Non solo
è stato svolto un secondo esperimento su 19 soggetti
che hanno svolto lo stesso identico compito mentre
erano monitorati da una risonanza magnetica.
I ricercatori hanno notato come i tempi verbali
attivino diverse aree del cervello...


...ma torniamo alla PNL... per cui, attraverso
questi studi si può immaginare che l'uso dei tempi
linguistici permetta realmente di modificare i
ricordi... proprio come postulato dagli psicologi e
dai due pazzi co-fondatori della PNL...ormai più
di 40 anni fa ;-) Ovviamente la ricerca in questo
campo è ancora agli albori... ma sono fiducioso ;)


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A presto
Genna


Ps. una volta ho visto un video dove c'era un tizio
che afferamva che la psicologia "è cattiva" proprio
perchè usa il covering... ecco chi la pensa così,
dal mio punto di vista, ha capito davvero poco;)

sabato 22 gennaio 2011

Psicologia e cambiamento: "il modello è solo una mappa"















Ciao,


segui qualche "corrente di pensiero psicologica"?
se nella vita ti occupi di relazioni di aiuto probabilmente si.
Sempre più spesso mi ritrovo a parlare con colleghi nuovi
e vecchi sui vari modelli di approccio della "psicologia" e in
modo particolare della "psicoterapia". Ognuno con il suo
punto di vista esplorativo della mente... infatti per coniare
un modello è necessario avere diversi elementi...come ad
esempio: una ethiopatogesi (cioè da dove arrivano i
problemi), una teoria della mente che inglobi sia la sua
analisi (la diagnosi) e sia il suo trattamento (la prognosi).


Questo non accade solo nel mondo "classico"...ma anche
nelle moderne figure attuali che sempre più stanno
prendendo piede: parlo di coach, counsellor, mediatori
ecc... ognuno ha il suo punto di vista...ed è giusto che ci
sia. Cosa ancora più importante è che questo modello sia
coerente con se stesso... cioè i vari tasselli che si vedono
nell'insieme devono essere tutti correlati alle ipotesi di
base. Attraverso questo è possibile confrontare le varie
scuole... soprattutto in base alla loro "efficacia"....o
come viene chiamata oggi "evidence based" (cioè una
pratica basata sull'evidenza).


Tutto questo è necessario per uno studio approfondito di
come funziona la mente e soprattutto di come intervenire
nei diversi "contesti". Ma c'è un aspetto pericoloso in
tutto
ciò: credere che il modello sia la verità!!!!
I
l modello è una cartina necessaria per muoversi in un
territorio, ma come immagino tu sappia, le cartine non sono
mai precise... per cui se da un lato ci aiutano ad orientarci
dall'altro possono limitare il nostro sguardo.


L
a storia della scienza è costellata di esempi: pensa solo al
fatto che si credevano cose pazzesche, come il fatto che la
terra fosse piatta... oppure che la vita nascesse dal nulla,
da forze estranee e pseudo-magiche. Poi, nel tempo la
ricerca ha portato sempre più luce a riguardo fino ad un
punto che oserei chiamare "di rottura". In cui i vecchi
paradigmi non sono più coerenti con le nuove evidenze
che mostra la realtà. Ed è a questo punto che avviene
una vera e propria selezione naturale...

...in cui, alcuni scienziati si muovono verso il nuovo
mentre altri lottano per il vecchio. Qual'è il modo giusto
di comportarsi? Non esiste una risposta univoca a questa
domanda ma di certo, il mio personale punto di vista (e
già se hai letto fino qui ti sei proprio beccato un mio
classico delirio da weekend ;)) è che bisogna sempre
tenere a mente che "la mappa non è il territorio" e che,
nonostante sia utile attenersi a modelli che sono stati
scoperti da altri (sulle spalle dei giganti) è anche utile
che questi vengano rivisti e aggiornati.


Chi svolge una pratica clinica privata (cioè vede dei
clienti privatamente) sa che, dopo diversi anni di pratica,
è difficile incasellarsi in una "mappa standard". Come in
ogni lavoro, dopo molta pratica iniziano ad emergere
nuove qualità (emergere nel senso sistemico). Queste
nuove "qualità" vengono inserite nel nostro repertorio
di azioni da svolgere, modificando spesso radicalmente
il modello di base dal quale si parte. Ciò accade per un
milione di motivazioni, regina fra tutte il fatto che in
questo lavoro "sei tu lo strumento di cambiamento" e
non la tecnica o il modello che segui.


Tenere a mente questo passaggio, cioè che sei tu e non
il tuo modello a far "cambiare le persone" potrebbe essere
un buon punto di vista da applicare nella tua pratica.
Uff... un bel delirio non trovi? e potremmo parlarne per
giorni se non secoli... ma non voglio tediarti...oggi è
sabato esci e vai a divertirti con gli amici :))) ma se
proprio non stai nella pelle, lasciami un commento qui
sotto e fammi sapere che cosa ne pensi.


A presto
Genna

venerdì 21 gennaio 2011

Sviluppo personale: "come essere più assertivi...guardando Woody Allen" ;)
















Ciao,


sai chi sono Woody Allen e Tony Soprano? bhe immagino
di si... più o meno... Il primo è di certo il più famoso, ma
anche il secondo al suo fascino, sono due personaggi che
in un qualche modo... contrapposti. Forse adesso
starai pensando "ma Genna cosa c'entrano questi due
personaggi con l'assertività?". Se mi segui ti sarai
accorto che in questi giorni utilizzo spesso questo
"terminone psicologico" ;-) Questo perché sempre più
persone mi chiedono "come faccio a comportarmi in
quel determinato modo?".


Così qualche giorno fa, durante una consulenza privata,
mi è venuta in mente questa analogia con alcune persone
del mondo dello spettaccolo. Come sai, una delle basi del
nostro apprendimento è il "modellamento"... Albert
Bandura ha coniato questo termine. In pratica si tratta
dell'apprendimento attraverso l'osservazione di un
modello (base della Programmazione neurolinguistica).
Ma c'è qualcosa di più... questi modelli diventano per
noi come dei "miti" che incarniamo. Ti ricordi quando
ti ho parlato del Mythoself di Riggio? e del prodotto di
Piernicola De Maria?


Ma facciamo un passo indietro, che cosa è l'assertività?
è la capacità di far valere i propri bisogni in modo sano.
"Sano? in che senso?"... senza essere ne troppo passivi
(come Woody Allen) ne troppo aggressivi (come Tony
Soprano). Basandomi su questa intuizione ho creato un
bell'esercizio che sfrutta il "modellamento" e i nostri
miti personali. Nulla di fantascientifico, ma un modo
facile per inserire "nuovi atteggiamenti positivi" nel
nostro repertorio di risposte... al mondo ;)


Se conosci la PNL e lo sviluppo personale avrai già capito
dove voglio arrivare...ma non oggi;) perché ho deciso di
"formalizzare l'esercizio" nella audio-newsletter di questa
settimana... per cui troverai l'esercizio lunedì...o
direttamente seguendo il blog oppure nella tua casella
email se sei iscritto (ti basta inserire nome ed email nel
box qui in alto a destra:)). Nel frattempo, inizia a pensare
a due persone/personaggi che secondo te incarnano le due
anime della assertività...


... una deve essere "passiva"... il che non significa "debole"
ma che utilizza la sua "passività" per ottenere ciò che vuole
mentre l'altra deve essere "attiva o aggressiva". Pensa a
queste due figure, non è necessario che appartengano al
mondo dello spettacolo, potrebbero anche essere due
tuoi amici o conoscenti che per te, rappresentano questi
due modelli contrapposti di comportamento. E se sei un
bel " zelante", allora prendi carta e penna e scrivi, per
ognuno, 5 caratteristiche che pensi di avere in
comune
con entrambi ;-)


In attesa della Audio-newsletter ti auguro uno
splendido weekend ;-)

A presto
Genna

giovedì 20 gennaio 2011

Sviluppo personale: "bere caffè migliora le prestazioni delle donne ma non quelle degli uomini"

















Ciao,


ho scovato una ricerca davvero interessante sugli effetti
della caffeina durante gli incontri di lavoro. E' noto che,
durante le pause nei meeting ma anche durante il normale
orario di lavoro... che cosa si fa? si prende il caffè. Bene,
una ricerca ha documentato una stravagante differenza
fra uomini e donne: infatti pare che la caffina migliori le
prestazioni del gentil sesso mentre debilita quelle dei
maschietti
.


Lindsay St. Claire e colleghi hanno reclutato 64 coppie di
donne e uomini consumatori di caffè abituali. Ai quali è
stato chiesto di cimentarsi in una serie di compiti, tutti
con uno scopo collaborativo... cioè i partecipanti per
arrivare ad una soluzione dovevano negoziarla con altre
persone. I compiti venivano svolti dopo aver assunto
una tazzina di caffè ... in alcuni casi era decaffeinato
mentre in altri conteneva 3 volte la caffeina di un
normale caffè... Subito dopo venne chiesto ai partecipati
di esporre le loro soluzioni in pubblico (evento che in
teoria sarebbe servito per testare lo stress).


Risultati: gli uomini nella situazione stressante che
avevano ricevuto la caffeina erano significativamente più
lenti delle donne, nella risoluzione dei compiti. Il loro
comportamento è stato descritto dai ricercatori come:
"gravemente danneggiato"... soprattutto nei compiti di
memorizzazione (effetto strano visto che quando
studiavo bevevo litri di caffè ;)). Secondo i ricercatori
questo accade perché, sotto stress, le donne cercano di
essere più collaborative, mentre gli uomini reagiscono
con la risposta (ancestrale) di attacco-fuga.


Concludendo: in caffè è una delle bevande più usate
al mondo. Ma soprattutto in quello occidentale è ormai
diventato un rituale imprescindibile, sia dal mattino
quando ti svegli e sia quando sei in ufficio per ritagliarti
una piccola pausa. Nonostante io sia del parere che sono
altri i problemi di collaborazione e gestione dello stress
(puoi immaginare quanti metodi hanno sfornato i miei
colleghi in questi anni per farlo)... tenere a mente che la
caffeina non aiuta "i maschietti" nei loro compiti può
essere sempre una "marcia in più" ;-)


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A presto
Genna

mercoledì 19 gennaio 2011

Comunicazione efficace: "da Rogers a Bandler...la risoluzione dei conflitti"
















Ciao,


pochi appassionati di comunicazione efficace sanno che uno
dei massimi esponenti della "comunicazione" come modalità
di interazione efficace è stato Carl Rogers il padre della
terapia centrata sul cliente... Rogers è stato anche uno dei
primi a parlare di "comunicazione attiva", cioè una modalità
partecipativa d'interazione col prossimo, che in quel certo
periodo si contrapponeava al dialogo non direttivo tipico
della psicoanalisi. Credo che oggi sia possibile fare una summa
di questi approcci e cercare di legare le buone intuizioni di
Rogers (che sono poco tecniche e applicative) con quelle
della PNL... e della comunicazione efficace.


Uno dei più grandi teorici e sostenitori della teoria di Rogers
applicata alla comunicazione è Rosenberg, secondo il quale
il conflitto è "l'espressione tragica di bisogni insoddisfatti".
Per cui viene da se, che se i bisogni delle persone coinvolte
vengono tutti soddisfatti il conflitto non esiste più. Da questo
punto di vista hanno diviso i due tipi di comunicazione in "da
lupo" cioè, secondo il branco, dove si comunica la propria
forza e si parla male degli altri... in pratica "vince il più
forte"... contro una "comunicazione non violenta" (tema del
numero di Psicologia Contemporanea di
questo bimestre).


Secondo Rosenberg esistono 4 passaggi da applicare
per
utilizzare la "comunicazione non violenta": ma
prima ho bisogno di farti un appunto... visto che non sono
l'unico a dire che questa metodologia (o atteggiamento, come
lo chiama lui) è poco pratico, lo infarcirò di ciò che può
davvero rendere applicabili molte teorie psicologiche e
mi riferisco alla PNL ;-)


1) Descrivere: in modo oggettivo quello che ci da fastidio
nel comportamento altrui. Il trucco quì e fare in modo che
la comunicazione sia "ben formata"... cioè priva di quelle
generalizzazioni, cancellazioni e deformazioni che minano
le nostre conversazioni. Per cui, per quanto possibile, è
utile conoscere le regole linguistiche della PNL.


2) Emozione
: nominare l'emozione; se hai mai sentito
parlare di "intelligenza emotiva", sai che uno dei passaggi
obbligati per aumentarla è la capacità di riconoscere e
nominare le tue emozioni... anche in questo caso bisogna
essere estremamente coscienti. Mentre Rosenberg parla
di differenze fra emozioni primarie e secondarie io ti
consiglio (tenendole ovviamente presenti) di usare
ancora una volta il metamodello trasformando le
emozioni negative processi e "nominalizzando" le
emozioni positive.


3) Bisogni: le accuse vengono ristrtutturate in bisogni.
Uno degli assiomi della PNL è che ogni comportamento
umano sottende una "intenzione positiva". Ed è proprio
questa che bisogna andare a cercare... una volta trovata
è possibile trasformarla nel bisogno di cui necessitano le
controparti in disputa.

4) Richista: si tratta del chiedere qualcosa a qualcuno in
modo chiaro e senza giudizi. Ad esempio: "visto che deleghi
sempre a me questo tipo di lavori, perché non m'incarichi
di farlo sempre?".


Stenberg ci tiene a sottolineare che non si tratta di una
tecnica ma ben si di un "atteggiamento menale" e che è
molto difficile ottenerlo... ma per fortuna, parla già di
pratica... più pratichi questo metodo e più ti dovresti
discostare dal modello del "lupo" per andare verso una
comunicazione non violenta. Altre critiche sono state
mosse a questo modello (ti invito a leggere l'articolo
di Psicologia Contemporanea)...


...secondo il mio modesto parere la PNL può ampliare
questo modello, così come altri modelli "un troppo
teorici" della psicologia (una su tutti il noto empowement).
La psicologia è agli albori, per quanto ti possa sembrare
una "scienza antica" è in realtà davvero una bambina
rispetto alle sue sorelline più grandi... per cui... io sono
fiducioso... fiducioso nel fatto che prima o poi
i miei colleghi si rendano conto che un "modello di
riferimento"... è sempre e solo un "modello" ;-)


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A presto
Genna

martedì 18 gennaio 2011

Psicologia: "eri bravo in educazione fisica?"


















Ciao,


quando andavi a scuola (sempre se non ci vai ancora;))
eri più o meno bravo nell'attività fisica? una ricerca ha
dimostrato che, i bambini che erano più abili nelle attività
fisiche fossero anche quelli meno stressati in età adulta.
Pare che il controllo del corpo sia un ottimo "predittore
delle condizioni di salute mentale" anche dopo anni. Tra
le altre cose, i bambini più coordinati e abili negli sport
sono anche quelli che godono di maggiore successo
sociale.


In una ricerca effettuata da Catherine Gale e colleghi ha
analizzato 6000 bambini con età compresa fra i 10 e gli
11 anni. Li hanno sottoposti a diversi test psico-fisici,
come: camminare all'indietro, stare su di una gamba sola
e raccogliere piccoli oggetti sul pavimento stando in
equilibrio... i bambini sono stati ri-analizzati dopo 20 anni
(facendo un calcolo dovrebbero essere miei coetanei;))
e, chi aveva ottenuto punteggi bassi era anche chi aveva
più problemi di salute legati allo stress.


Pare quindi che una predisposizione alla coordinazione
e alla "destrezza fisica", possa essere un buon predittore.
E' un come se, pensando che il cervello possa in un
qualche modo "controllare il corpo"... possa anche...
"controllare" (che brutto termine:)) lo stress e in genere
la salute delle persone. Se hai seguito gli articoli sulla
embodied cognition sai che non è una ipotesi così
assurda... ma anzi... una ennesima prova della unione
inscindibile fra mente e corpo.


Dato allarmante, sempre emerso dalla stessa ricerca,
è che i bambini esaminati in studi precedenti (sempre
fatti con metodo longitudinale...cioè seguiti negli anni)
dimostrano uno stress sempre crescente. Dal primo al
secondo campione (per cui a distanza di soli 12 anni, il
primo era del 58 mentre il secondo del 70), lo stress
medio calcolato è raddoppiato. Questo non stupisce
chi si occupa di salute mentale e vede quanto questo
mondo e questo stile di vita - moderno - non sia
assolutamente disegnato per l'essere umano ;-)


Applicazioni dello studio: la prima grande dritta
che da questo studio è il NON sottovalutare l'attività
fisica nei bambini. Troppo spesso i genitori vedono la
educazione fisica come l'ultima materia di cui preoccuparsi,
mentre questo studio dimostra che è estremamente
importante. Questo non significa che devi costringere
tuo figlio a fare attività strampalate che a lui non
piacciono ;) ma cercare qualcosa che possa piacergli
e che gli permetta di migliorare la coordinazione.


Semplici esercizi, come questo ;) , possono davvero
gettare le basi psico-fisiologiche per una futura e migliore
gestione dello stress... la coordinazione pare, a prima vista
essere una "dote innata"... ma da batterista posso dirti
che non è assolutamente così. Di certo c'è chi nasce e
cresce in ambienti più stimolanti ed è anche più portato,
ma una sana coordinazione la si può ottenere facilmente
con l'esercizio. Ripeto, la cosa più importante è che
questo esercizio sia facile (o meglio fattibile) e soprattutto
che piaccia al bambino.


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A presto
Genna

lunedì 17 gennaio 2011

PNL: "come liberarsi dal confronto con gli altri"
















Ciao,


ti è mai capitato di confrontarti con qualcuno? nel senso
di fare un paragone fra te ed un'altra persona. E' una
cosa naturale che facciamo spesso per diversi motivi
legati alla nostra identità. Ma sempre più spesso vedo
persone con una tendenza cronica a fare "questo tipo
di paragoni"...e indovina cosa succede? si sta male a
farlo di continuo... fortunatamente un esercizio
di Steve Andreas ci torna utile a questo proposito.
(clicca qui per l'audio-newsletter della scorsa
settimana ;)).









L'hai ascoltato? questo è un meraviglioso esempio
di come funziona la creazione del significato nel tuo
cervello e, di come, sia possibile migliorare anche
solo attraverso il "ragionamento". Ma evita di essere
troppo razionale, perché non è mai da lì che vengono
le soluzioni migliori... fai l'esercizio per modificare e
migliorare la tua modalità di gestire dei domini
contrastanti.


Struttura esercizio per i "confrontatori cronici"
e non
solo ;-)


1) Evento: pensa ad una situazione in cui il confronto ti
ha fatto soffrire. Ad esempio il pensare che un tuo collega
sia nettamente più intelligente o più bravo di te in quello
che fa...e pensa a come ti fa sentire. Valuta da 1 a 10
quanto ti ha ostacolato questo pensiero...


2) Dominio contrastante: ora immagina il secondo
dominio contrastante...l'opposto...nell'esempio potrebbe
essere, pensa ad una persona che, invece è nettamente
meno brava di te nel lavoro...e pensa a come ti fa sentire


3) Esagera: esagera i due domini... ad esempio, pensa a
due veri maestri in quel dominio e chiediti...chissà come si
sente...esempio Robbins nei confronti di Bandler? più o
meno abile nell'aiutare le persone? come si sente Bandler
quando si confronta con qualcuno che si trova "alle prime
armi"? che genere di atteggiamento avrebbe...?


4) Confronto con te stesso: come mi sentirò fra un anno
quando mi confronterò con me stesso...Sarò più o meno
bravo di adesso? e come percepirò chi si trova ora al mio
livello di competenza?


5) Testa: chiediti da 1 a 10 quanto questo confronto ti da
ancora fastidio e annota tutte le cose che ti vengono in
mente. Come ad esempio: nuovi domini da confrontare.


Bene, come avrai intuito non è un esercizio nuovo, perché
moltissime tecniche sono basate su questo "allargare e
stringere" i domini dei nostri concetti interiori. Ricorda
di sperimentare, per cui, anche se sei libero da pensieri
negativi riguardo al confronto... cerca due reami in cui
provi anche un leggerissimo attrito e fai l'esercizio.
Vedrai è una sorta di "collasso concettuale"... dove i
due domini iniziano a penetrarsi e a renderti
maggiormente flessibile...ed un miglior comunicatore.


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A presto
Genna

domenica 16 gennaio 2011

Psicologia: "imitarsi non è sempre funzionale"





















Ciao,


tutti noi tendiamo ad imitarci! è la dimostrazione più
palese di questo fenomeno si vede nei bambini. Se ti
metti ad osservare un bambino puoi subito notare che
ama imitare i più grandi... oggi sappiamo che questo
meccanismo è insito in tutti i primati e di tutte le età.
Tutto questo nasce dalle ricerche sui neuroni specchio.
Infatti pare che l'imitazione esperienziale, che viene
veicolata da questo "set di neuroni" sia una delle chiavi
della nostra evoluzione.


I ricercatori si sono chiesti se fosse possibile utilizzare
questo meccanismo per "insegnare concetti sbagliati".
In pratica hanno preso una scatola ed un bastone ed hanno
mostrato ad alcuni bambini come aprire la scatola usando
l'utensile... peccato però che fosse decisamente più facile
aprire la scatola con le mani che non utilizzare il bastone.
Risultato: tutti i bambini utilizzavano il bastone proprio
come avevano osservato dall'adulto. A questo punto i
ricercatori si sono chiesti: "ma è possibile che sia un
fenomeno culturale occidentale?"...


...a questo proposito hanno svolto lo stesso esperimento
con una tribù di Boscimani del deserto del Kalahari...una
delle poche tribù "incontaminate" di cacciatori e raccogli-
tori. Anche qui hanno utilizzato "bastone e scatola" e
anche in questo caso hanno ottenuto lo stesso identico
risultato: i bambini tendevano ad imitare l'adulto anche
quando il gesto era decisamente sconveniente.


M. Nielsen e K. Tomaselli, autori dello studio hanno
ripetuto l'esperimento anche sugli scimpanzé (piccoli) e
hanno notato che tendevano molto meno ad imitare e,
molto spesso abbandonavano il bastone per usare le
mani... scelta più logica e meno dispendiosa.


Concludendo
: imitare è uno dei processi più potenti per
apprendere e, come tutte le cose "potenti", bisogna farne
buon uso... Apprendere è di certo la quinta essenza dell'
essere umano... passiamo tutta la vita ad imparare
cose nuove.
Ma oggi possiamo impararne di cotte e di
crude con l'eccesso di informazioni presente... è sempre
necessario "tenere il cervello acceso"


Buona domenica
a presto
Genna

sabato 15 gennaio 2011

Psicologia di coppia: "l'uomo che guadagna meno della donna...tradisce di più"





















Ciao,


molte volte resto a bocca aperta nel leggere gli studi che
si fanno :O anche perché nella ricerca sociale c'è sempre
il rischio che vi siano delle variabili che non sono state
prese in considerazione, oppure che la causa/effetto
venga invertita...ecc...ecc. Ma nello studio che stai per
leggere, dedicato alle relazioni di coppia, pare che
tutto sia "al posto giusto". In sintesi: una donna che
guadagna di più del proprio partner ha molte più
probabilità di essere tradita.


Per effettuare la ricerca sono state intervistate 2500
persone, con un'età compresa fra i 17 e i 27 anni, di
entrambi i sessi che fossero coinvolti in una relazione da
almeno un anno. Risultati: il partner maschio è in media
più fedele quando la donna guadagna il 25% in meno...e
per riflesso, più l'uomo guadagna e meno la donna è
propensa a tradirlo. Quando ho letto lo studio ho pensato
"ma come...mia nonna mi diceva sempre...dove ci stanno
i soldi ci stanno le corna"...


...in questo detto napoletano c'era tutto il retaggio culturale
di un tempo... e anche una pericolosa credenza negativa ;)
Tuttavia c'era un di verità, infatti se l'uomo guadagna
molto di più della donna (e lei è una casalinga..."o non mi
guardare così, sono gli studi a dirlo" ;)) pare che si alzi la
probabilità che tradisca. Mentre se la donna guadagna di
più accade il contrario...


C. Munsch, che ha presentato questo studio presso il
congresso annauale dell'associazione americana di
sociologia... vuole mostrarci come il valore della fedeltà non
sia più legato al genere ma al denaro. E, altro fattore più che
importante emerso è "quanto è possibile non essere beccati
dal partner?"... in pratica più una persona ha la possibilità di
non farsi beccare e più si alza la probabilità di tradimento.


Chiaramente si tratta di "medie statistiche"...e molte volte
queste sono un "fallaci" ;) perché, fortunatamente, c'è
chi guadagna ma non tradisce e viceversa. Il campione
esaminato è forse troppo giovane? dai 17 ai 27 anni?
molto probabilmente si...per cui, concludendo,
con un simpatico paradosso che mi è saltato in mente...


...se tua moglie guadagna più di te, evita di metterle alle
costole un investigatore... anche perché non puoi
permettertelo... ma se guadagni a sufficienza per poterlo
fare ecco che...forse... la proporzione cambia e allora
non sei più nella media del campione esaminato...
"ora capisco a cosa servono sti investigatori" ;-)


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A presto
Genna