venerdì 29 luglio 2011

Comunicazione Efficace: "parlare in modo meno ambiguo aiuta ad essere creduti"
























Ciao,
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la mente delle persone, il linguaggio verbale, una carettaristica
propria solo agli esseri umani è qualcosa di assolutamente
affascinante. Se segui PsiNeL (questo blog) sai che sono
particolarmente affezionato a questi temi perché ciò che
diciamo (e non solo come lo diciamo) esprime chi siamo e
come pensiamo. Utilizzare un certo termine per descrivere
ciò che ti circonda, piuttosto che un altro, fa davvero la
differenza in ciò che tu vuoi comunicare alle altre persone.
La PNL ha basato tutti i suoi primi studi sul linguaggio
utilizzandolo come "chiave di lettura pratica" per studiare
al microscopio "il cambiamento"... o meglio come grandi
terapeuti effettuavano "cambiamenti".


Un recente studio afferma che "utilizzare un lingaggio non
ambiguo aiuta la gente a crederti e a fidarsi di te". Questa
affermazione, che appare un pò come "la scoperta della
acqua calda" non è così banale come sembra. Infatti l'uso
di un linguaggio ambiguo permette alle persone di inserire
in quel "vuoto di significato" i propri significati e per questo
appare essere, in deiversi contesti (soprattutto in quelli
clinici) un linguaggio più adatto a quello concreto. Se ad
esempio dico ad una persona: "che sensazione le provoca
la cosa X?" è ben diverso dal chiedere "che emozione
negativa le provoca la cosa X?" o ancora peggio "prova
rabbia per la cosa X?". E' chiaro che la prima domanda
lascia più libertà di scegliere la "propria sensazione".


Ovviamente chi si occupa di relazione di aiuto non mira a
"farsi credere"... ma nel creare "rapport". Questa piccola
spiegazione di come funziona il linguaggio mi serve per
introdurti uno studio condotto da Hansen and Wanke che
dimostra come l'utilizzo di un linguaggio meno ambiguo
aiuta gli altri a credere nelle nostre affermazioni. I
ricercatori hanno utilizzato esempi del genere, leggi
queste due affermazioni:


1) Amburgo è il detentore del record europeo relativo al
numero di ponti.

2) Ad Amburgo, si può contare il maggior numero di ponti
in Europa.


I soggetti hanno ritenuta "più vera" la seconda frase, ma
perché? forse è più dettagliata? la risposta è no...è perché
la seconda frase, utilizza un linguaggio "sensorialmente
basato", cioè che si appoggia non a termini astratti come
"detentore del record" ma a cose reali "si possono contare".
Questo da ragione a Michael Hall che vede la efficacia
comunicativa come la capacità di trasmettere al nostro
interlocutore lo "stesso filmato che stiamo vedendo noi".
Le parole generano filmati nelle teste delle persone, se
siamo ambigui si genererà il filmato soggettivo del nostro
interlocutore, mentre più siamo precisi e sensorialmente
basati e più il filmato assomiglierà a quello che vogliamo
dire.


Per cui possiamo dire che "comunicare in modo efficace"
genera maggiore credibilità nelle nostre parole perché
riusciamo a trasmettere "il nostro modello del mondo".
La PNL utilizzando strumenti come il metamodello
ha dato al mondo del cambiamento uno strumento
potentissimo per indagare, arricchire e modificare i
"filmati personali" delle persone in difficoltà.
Nei contesti dove è necessario che una persona debba
comprendere al volo ciò che stiamo dicendo e che sia
necessario essere creduti (ad esempio nelle situazioni
di pericolo) è utile utilizzare un linguaggio concreto che
si rifaccia ai sensi, mentre quando vogliamo che l'altro
inserisca "i propri significati" è più utile usare un
linguaggio ambiguo e più astratto.


Dove ci porta questa ricerca? ci da l'opportunità di
fare più cose contemporaneamente... per prima cosa ci
aiuta a comunicare meglio e in modo più chiaro e, come
seconda cosa ci aiuta a comprendere come funziona il
linguaggio, avvalorando le tesi psicolinguistiche che hanno
portato strumenti come la PNL ad essere utilizzati in
diversi ambiti. Infatti l'abilità di passare da un livello all'
altro (astratto - concreto) ci permette di maneggiare con
cura il significato che vogliamo veicolare.


Esercizio PsiNeL:


Per questo è utile allenarsi ad essere sia meno ambigui e
sia più ambigui. Per prima cosa ti consiglio di vedere come
solitamente comunichi, se sei più portato per i dettagli e
il sensorialmente basato e sei più propenso all'utilizzo di
termini ambigui e nominalizzazioni. Una volta che hai
analizzato come parli inizia a modificare il "tuo stile di base",
questo ti permetterà non solo di comunicare meglio ma
anche di diventare più flessibile nell'uso del linguaggio e
nel pensiero. Infatti il linguaggio è lo specchio diretto di
come pensiamo e, modificarlo rendendolo più elastico, ti
permetterà di rendere più elastici anche i tuoi "pensieri".


Applicalo e fammi sapere come è andata lasciando un
commento qui sotto, secondo te in questo post e in genere,
sono più propenso ad utilizzare un linguaggio specifico e
sensorialmente basato oppure più astratto ed ambiguo?
a te "l'ardua sentenza" ;-)


A presto
Genna

4 commenti:

Tulipano ha detto...

Ciao Genna, volevo chiederti che tipo di linguaggio è meglio usare per una trance generativa(autoindotta) e se è vero che il vecchio esercizio dell'"immagine di se", basato su un "linguaggio" sensorialmente definito, non è efficace come un esercizio di tipo generativo. Se è così, come si può modificare l'esercizio per renderlo generativo?

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Tulipano,
mmmm gran bella domanda...e chi lo sa? ;)

Ci provo: la trance ipnotica di per sè produce pochi risultati (un rilassamento e una distensione. Sephen Gilligan la chiama "trance generativa" che in fondo è una "utilizzazione" della trance basata sulla psicologia buddisa.

Questa premessa per dirti che non esiste un linguaggio migliore dell'altro perchè dipende da te. Ovviamente puoi seguire tutti i dettami della tecnica ma non è "così" importante quanto l'esperienza. In auto ipnosi raggiungere un grado di "esperienza" è un cammino lungo di pratica... come in tutte le cose qualcuno è più portato di un altro.

Invece con un professionista è possibile utilizzare è rendere "generativa" la trance.

///e se è vero che il vecchio esercizio dell'"immagine di se", basato su un "linguaggio" sensorialmente definito, non è efficace come un esercizio di tipo generativo///

Questa non l'ho capita, dove hai letto che l'esercizio dell'immagine di sè non è generativo?

aspetto tue
notizie ;-)
Grazie
Genna

Tulipano ha detto...

Ciao genna,
tieni conto che non sono un professionista e quindi parlo in base a quello che "mi è sembrato di capire" ;-) leggendo qualche libro ed ascoltando qualche audio di Gilligan.
Ti dicevo, da quello che mi è sembrato di capire, lui dice che un cambiamento a livello di identità tramite l'ipnosi può avvenire solo ad un livello di astrazione più alto, che sarebbe quello che lui chiama campo delle possibilità. Idea che a me ignorantone - per come viene usata - ha richiamato quella di inconscio.

Quindi, le sue induzioni consistono in un intento dal quale di solito si parte, una trance per andare giù ed un contesto. Arrivati a quel punto, si rimane ad osservare con curiosità(credo sia una specie di dissociazione) in attesa che accada qualcosa, che il CAMPO GENERI un insight, un flash, un intuizione che possa shiftare il modo di vedere la realtà. Questa sorta di intuizione, generata dal campo che modifica l'identità, può verificarsi anche successivamente, fuori dalla trance, ad esempio mentre laviamo i piatti, ecc..
Per chiarire ancora meglio fa l'esempio di Erickson e dei momenti di rivelazione che hanno caratterizzato la sua vita, tipo quello del vocabolario o quando ricominciò a camminare, ecc. ecc.
Si tratta sempre di situazioni nelle quali è stato il campo(inconscio) a GENERARE/creare
l'opportuno cambiamento.

Nell'immagine dell'io, invece, i presunti cambiamenti vengono determinati dalla parte cosciente e poi simulati mentalmente.
Questo modo di procedere porterebbe da una parte a rinforzare una sorta di dissociazione dei tre se e dall'altra al massimo a qualche modifica nelle strategie, ma non nel modo di percepire se stessi e la realtà.
Ti chiedo, il ragionamento fila, nella realtà le cose vanno veramente così o è tutta una pippa mentale?

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Tulipano,
si sono tutte "pippe mentali" ;-)

"Scherzo" :) potrebbe essere plausibile, ma solo se s'intende l'esercizio dell'immagine dell'Io come una pratica cognitiva. E all'inizio è qualcosa del genere, tuttavia anche questo esercizio dovrebbe portarti a creare quello "spazio generativo" altrimenti tanto vale che non immagini nulla e ti limiti a scrivere ciò che vuoi diventare. Così sarebbe cognitiva!

Pensavo che avessi trovato quelle parole qui sul blog, penso che quello che intende Gilligan quindi sia una distinzione fra una pratica "guidata ed artificiosa", contro una pratica più naturalistica... "attendi ciò che accade senza aspettarti nulla" - visione tipica del buddismo ma anche degli insegnamenti ericksoniani. La differenza quindi starebbe nella qualità della trance ipnotica.

Per me anche un esercizio dell'immagine dell'Io dovrebbe portarti in quello spazio di possibilità, dove potrebbe accadere che ti vengano intuizioni che non c'entrano nulla con la tua "immagine dell'Io" ;-)