mercoledì 27 luglio 2011

Apprendimento efficace: "la punizione aumenta la memoria?"

















Ciao,


le teorie sull'apprendimento e sulla memoria sono fra le
più studiate in psicologia, dopo tutto, in ogni istante della
tua vita sei chiamato ad apprendere. Uno dei concetti che
sembrava ormai assodato era il fatto che, per imparare,
fossero molto meglio gli stimoli positivi (rinforzi per usare
una terminologia comportamentale) che non quelli di tipo
avversivo. A causa di questo oggi abbiamo molti genitori
che lasciano ai loro figli il 100% di libertà, perché temono
in un qualche modo che, "punendoli" li traumatizzeranno.
Se da una parte questo è un bene, perché ha anche
aiutato a segnare una linea di demarcazione fra maestri
"con la bacchetta" e "buoni maestri"... dall'altro sembra
che i giovani d'oggi abbiano sempre maggiori difficoltà
con l'apprendimento.


Uno studio recente ha provato, per la prima volta, che uno
"stimolo avversivo" può migliorare la capacità di recupero
delle informazioni. Diversi studi dimostrano che la mossa
migliore da fare per consolidare un ricordo non è tanto
quella di "ristudiare" un certo materiale, ma piuttosto quella
di cercare di recuperarlo dalla memoria. Infatti se ci pensi, le
mnemotecniche sviluppate negli ultimi anni mirano ad un
recupero più efficace... presupponendo che quando stai
studiando il difficile non è immagazzinare ma è trovare
quel determinato contenuto nel "magazzino". Per cui
richiamare alla mente le informazioni è il modo migliore
per allenarsi a ricordarle, questo in psicologia prende il
nome di "effetto test"...


...due ricercatori Bridgid Finn and Henry Roediger si sono
chiesti "è possibile incrementare l'effetto test?" in altre
parole, se il metodo migliore per ricordare è quello di
richiamare alla memoria, esiste un modo per consolidare
ancora meglio il ricordo? Secondo i due ricercatori SI!
e lo hanno fatto semplicemente "punendo le risposte
errate" durante un test di ricordo. In pratica si trattava
di imparare una serie di 10 nomi in una lingua straniera
e poi di ricordarli. Le risposte giuste erano seguite da una
schermata bianca o neutra (con su l'immagine di un
animale) ma se la risposta era sbagliata venivano mostrate
delle immagini negative, come ad esempio "un gatto morto".


I ricercatori hanno fatto diversi test, come ad esempio
attendere più secondi fra la risposta e l'immagine, oppure
mettere immagini negative dopo le risposte corrette, e in
ognuno degli esperimenti si osservato lo stesso dato: punire
le risposte con un'immagine negativa porta all'aumento della
performance, in altre parole aumenta "l'effetto test".
Nonostante questo risultato possa apparire come "banale"
in realtà è la prima volta che uno studio in psicologia
dimostra in modo così eclatante che uno stimolo negativo
possa portare ad effetto così positivo. Infatti bisogna
evitare di confondere questo processo con quello del
condizionamento. Non si tratta di "condizionare la
mente" ma di mostrarle, in modo forte, quali sono le
risposte giuste.


Per "condizionamento" non intendo il suo termine comune,
cioè quello di "condizinare" l'andamento delle cose, ma
quello scientifico, cioè il capire se una persona possa
apprendere attraverso stimoli condizionati. E, invece qui
la ricerca ha mostrato che le "punizioni" o meglio gli stimoli
avversivi legati al richiamo di una cerca informazione,
aumentano l'apprendimento. Questo mi ricorda
tanto l'esperimento di Milgram, quello sull'obbedienza
in cui un soggetto doveva imparare una serie di nomi ed
un secondo soggetto doveva sottoporlo ad una scossa
elettrica se avesse sbagliato la risposta...


...peccato però che quel soggetto, quello che doveva
apprendere fosse un attore e che lo scopo di tutta questa
costruzione non fosse quella di farlo "imparare" ma
quella di vedere se, chi somministrava le scosse (cioè il
vero soggetto), portasse il voltaggio del macchinario
sino a livelli pericolosi e continuasse nonostante
l'attore (nascosto ma di cui si poteva udire la voce)
soffrisse e dicesse cose come "basta, smettila" ecc.
Per cui non si trattava di uno studio sull'apprendimento
ma sull'autoritarismo. Tuttavia la dinamica è molto
simile, solo che invece delle scosse si usano immagini
raccapriccianti come "punizione".


Secondo i ricercatori la paura di vedere uno stimolo avversivo
è collegata alla amigdala mentre la memoria a lungo termine è
connessa all'ippocampo due stretture adiacenti ed entrambe
facenti parte del "sistema limbico". Che memoria ed
emozioni fossero collegate non è un mistero, ma che la paura
di una immagine potesse aumentare l'apprendimento "post-
richiamo" è una notivà in questo ambito di ricerca. E come
sempre il questito che mi pongo (per il progetto psinel) è:
"come si potrebbe applicare questo concetto alla vita di
tutti i giorni, o meglio all'apprendimento di tutti i giorni?",
di certo punirsi non è una buona cosa, ma ad esempio il
sottoporsi a determinate immagini fra un "richiamo alla
memoria e l'altro" quando si sbaglia potrebbe allenare il
cervello a selezionare le informazioni corrette.


La controversia è aperta, meglio punire oppure no? fammi
sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui
sotto.


A presto
Genna


Ps. fortunatamente non ci sono solo notizie del genere,
cioè che ti dicono che "un'attivazione negativa del
corpo e della mente migliorano l'apprendimento" ma
anche notizie come questa...sull' auto-apprendimento
che si ti era sfuggita di certo ti lascierà a bocca a perta ;-)

1 commenti:

David ha detto...

Se può essere utile, io posso dire di aver visto molti compagni di scuola (correvano gli anni 90) che con le punizioni non memorizzavano e diventavano aggressivi.