mercoledì 18 maggio 2011

Psicologia e psicoterapia, coaching e counseling - "come affrontare la consulenza del futuro?"



















Ciao,


psicologi? psicoterapeuti? coach? conuselor? perché è
così difficile? No tranquillo non ho deciso di abbandonare
la professione e neanche di sparlare di coach e compagnia
bella. Ma solo di mostrarti perché oggi è più difficile (di
un tempo) fare questo lavoro e, in caso tu facessi una di
queste professioni mostrarti come migliorare le tue
doti relazionali e professionali. Toglierti dal vecchio
"mind-set" per catapultarti nella consulenza 2.0 :)


La domanda: "perché oggi è così difficile?" (oltre ad
essere infelicemente formulata), presuppone un bel di cose
- intanto che esista qualcosa che si chiama "cambiamento" e
che questo sia possibile...che la persona possa migliorare.
Poi, che esistano delle persone in grado di facilitarlo
ma più difficilmente di un tempo. In realtà la frase
presuppone molte più cose ma fermiamoci a questo livello
di significato ed esploriamo il passato per comprendere
il "metro di paragone"...cioè la "consulenza 1.0"


Un tempo "il terapeuta" era una persona posta sopra
ad un piedistallo. Un uomo competente ed autoritario,
di solito medico o un religioso, che elargiva i suoi
consigli da una posizione di supremazia o Up, diremmo
oggi. Solo lui era detentore della verità e si comportava
di conseguenza. Adesso starai pensando che questo
tipo di figura o meglio questo tipo di "mind set" esiste
ancora, come: medici, notai, avvocati, ingegneri e ...
ahimè...anche psicologi...a tal proposito
- apro una parentesi...


...per questi ultimi, insieme agli psichiatri la questione è
ancora più spinosa visto il sapere normativo: cioè il
presupporre di sapere che cosa significa "normalità" e
dettare delle regole affinché una persona sia "normale"
o meno. Alla luce della ricerca psicologica, sociale ed
antropologica, oggi sappiamo non esistere un criterio
unico di "normatività"... per cui per lo psicologo la
questione è ancora più spinosa - (senza parlare delle
molte incongruenze epistemolgiche in cui ci s'imbatte
quotidiamente) - chiusa parentesi.


Per cui un tempo per far agire e pensare le persone in un
certo modo bastava imporgli la propria conoscenza. In
una relazione asimetrica dove esiste un superiore (up) ed
una inferiore (down)
. Ma fortunatamente le cose cambiano
la tecnologia ed il benessere crescono ed oggi, un cliente,
spesso ne sa molto più di te. Arriva con una lista di obiettivi,
sa anche che tecnica vuole che tu utilizzi e ti valuta
perché ha la conoscenza in mano...la rete :) Prima di
presentarsi da te ha già fatto 1ooo ricerche ha già chiesto
in 10 forum ed ha "suppergiu" una propria teoria (anche
se non lo sa ;)) su come dovrebbe proseguire il
trattamento.


Immaginando la consulenza come un combattimento
(brutta metafora) è troppo facile vincere se si è a
cavallo e si possiedono armi che l'altro non ha. Anche
se spesso queste armi "sono immaginarie" - ti basta
pensare ai diversi depistaggi durante gli scontri mondiali
o nella guerra fredda, dove i rivali fingevano di avere
armi e potenzialità che non possedevano. Ma se siamo
tutti è due allo stesso livello, senza cavallo e a mani
nude la cosa cambia. E' troppo facile dare consigli,
suggerire strategie e comportamenti se l'altra persona
si "prostra ai tuoi piedi". Ma oggi non è più così,
le persone sono informate e pretendono.


Questo che cosa determina? per me solo buone
notizie :) i professionisti saranno costretti ad essere
sempre più aggiornati e competenti. Si dovranno
apprendere tecniche di comunicazione che diano
l'opportunità alle persone di "trasferire in modo
efficace ciò che vogliono comunicare". E' anche per
questo che PNL e altre metodologie stanno
divagando in ogni area professionale.



Questo varrà per tutte le professioni, anzi in realtà
già vale ma la gente fa fatica ad abituarsi. Pensa,
un tempo chi vendeva pesce nella tua Città poteva
stare tranquillo, "il mare è lontano, vado ogni santa
mattina a prenderlo fresco, lo porto sul mercato e
lo vendo." Il pescivendolo di un tempo poteva dormire
fra 2 guanciali; controllando la concorrenza avrebbe
continuato a prosperare. Ma purtroppo arriva la
globalizzazione, i supermecati ed il costo della vita
aumenta...


...e il povero pescivendolo non può competere.
Tuttavia, se come me hai grande spirito di osservazione
noterai, che nonostante la crisi ci sono delle piccole
attività che continuano a prosperare... perché? perché
in qualche modo hanno capito l'importanza di
trattare bene l'acquirente cioè dello sviluppo di
competenze trasversali. La gente si sente a casa
ad andare da "Luigi" (nome di fantasia) a comprare
il pesce. Perché Luigi ti da buoni consigli, ti dice con
quali cibi è meglio prepararlo e poi, è gentile.


Sto parlando di qualcosa di diverso dalla sola
"custumer satisfation" (la soddisfazione del cliente) sto
parlando del fatto che oggi ti trovi davanti una persona
che sa il fatto suo e che, per prima cosa, vuole testarti
come persona... perché se tu non gli vai a genio ci sono
altri 1000 professionisti come te lì fuori. Ma quali sono
le competenze che oggi bisogna avere e che un tempo
non erano richieste?


1) Aggiornamento: devi essere preparato ed aggiornato,
non sai quante volte ho trovato persone che, iniziando un
percorso con me lo riferivano ai loro psichiatri (o ex
terapeuti) dicendogli "vado da uno ericksoniano" e questi
gli rispondevano "chi è sto Erickson"? ;) E' un come se
andassi da un medico che non conosce i nuovi farmaci,
non sa che l'aulin buca lo stomaco o cose del genere.
Non sto dicendo che devi sapere tutto, ma devi essere
per lo meno informato ed aggiornato sulla ricerca e gli
sviluppi del tuo campo (qualsiasi esso sia).


2) Comunicare: la capacità di saper comunicare in
modo efficace, dell'essere padroni dell'atto performativo
della comunicazione. Il saper analizzare la domanda
altrui scovando i veri bisogni e creando soluzioni ad
hoc (cucite sul cliente). Il saper vedere dietro alle
parole, gestire l'implicito della relazione ed osservare
la comunicazione nella sua interezza (verbale non
verbale e relazionale, cioè saper osservare tutte
quelle relazioni e scambi spesso più importanti
delle parole stesse).


Sai che la "comunicazione" significa un sacco di cose.
Oggi è necessario fare training specifici su questa, che
ti aiutino a padroneggiare il tuo strumento principale,
le parole. Non basta sapere che "devi essere empatico"
o che "devi ascoltare attivamente" - devi avere un mezzo
tecnico che ti permetta di comprendere "come fare".
Poi è logico che, una volta appreso il metodo lo farai
tuo e diventerà qualcosa di estremamente personale.
In questa accezione allargata di "comunicazione" ci
inserisco pienamente la capacità di entrare in rapport
che è poi la base di tutto.


3) Avere una mappa: devi sapere dove ti trovi quando
stai operando cambiamenti importanti. E' inutile avere
una "valigia piena di attrezzi" se non sai dove porteranno.
Sarebbe come partire per un viaggio senza sapere ne il
percorso ne la meta. E' chiaro che un viaggio come questo
non ha ne tragitti ne mete prestabilite (di solito) ma è
sempre necessario avere una mappa per permetterti di
uscirvi con comodità. E' inutile affermare di agire in modo
istintivo, è vero la terapia spesso procede così, ma è giusto
è eticamente corretto verso il cliente, sapere dove ti
trovi e dove stai andando.


4) Pratica: devi praticare avere una reale esperienza di
ciò che vai "professando". Ci sono fin troppi consulenti che,
dopo aver letto un libro usano i loro clienti come cavie.
Questo vale soprattutto con chi ha poca esperienza e non
ha ben chiaro quali sono i propri punti di fora e di
debolezza. A questo serve la pratica a conoscere se stessi,
e ad impratichirsi. Come dicono tutti i grandi sia nello
sport che nella terapia (vedi Erickson) " i fondamentali
vanno costantemente ripetuti". Per cui anche se sei un
"esperto" è utile tornare indietro ed allenarsi sui
fondamentali del proprio lavoro.


5) Flessibilità: quando si entra nel merito delle teorie
psicologiche c'è sempre il rischio di cadere nella teleolo-
gia o teologia del metodo. Cioè credere che quello che ha
detto "Caio o Semprogno" (magari Erickson) sia "oro
colato" e che tu debba fare esattamente come diceva lui.
Abilità indispensabile per un "consulente 2.0" è quella
di essere aperto e flessibile...rispettando la famosa
massima " facendo le stesse cose otterrai gli stessi
risultati". Questo non è un invito a provare 1000 tecniche
se qualcosa non funziona, ma è un invito ad essere
sufficentemente flessibile da cambiare ed adattarsi
nel momento apporopriato.


6) Passione: se fai il consulente aziendale non è
necessario che tu sia "appassionato" dei prodotti di
quella azienda. Ma se ti occupi di psicologia e di
miglioramento personale allora "devi esserlo". Forse
questa doveva essere la prima voce (insieme al
rapport) ma dovrebbe essere scontato che, aiutare
le persone è un lavoro talmente "pregnante" da
necessitare una forte passione di fondo. Se sei li a
pensare "bhè fare il counselor mi sembra un bel
lavoro dove si fa poco sforzo e si guadagna tanto"
ti sbagli di grosso ;-) è un lavoro come tutti gli altri
ed è difficile! la passione è necessaria!


Molto probabilmente questi 6 punti non esauriscono
le capacità utili ad essere un "consulente 2.0" e di
sicuro dedicherò altri post a proposito. Ma sono
fermamente convinto che siano abilità indispensabili
per avere sempre più consulenti pronti, preparati che
sappiano cosa stanno facendo. Persone che realmente
decidono di aiutare il prossimo con etica ed onestà
in qualsiasi ambito si decida di fare consulenza.


Insomma, hai afferrato no? mi piace credere di vivere
in un modo di abbondanza dove "c'è posto per tutti" e c'è
sempre meno bisogno di competere per ciò che ci serve.
E dato che il web oggi permette di "sapere tutto" oggi la
consulenza non è più una "lotta impari" ma si tratta di
mettersi in gioco davanti ad una persona intelligente
quanto te e in grado di "metterti nel sacco" (a volte è
uno dei desideri dei clienti;)). Non devi diventare un
"manipolatore della mente per batterlo", ma
semplicemente essere preparato, appassionato
ed onesto ;-)


Aspetto un tuo prezioso feedback
a presto
Genna


Ps. In ogni ambito ci sono le eccezioni e se da te
arriva una persona che "si mette down" e vuole il
"medico classico"...fai il medico classico. Così se
ti arriva un "posseduto" puoi fare (o mandarlo) da
un esorcista

15 commenti:

Christian ha detto...

E' proprio vero che con la nascita del web si ha la fortuna e la possibilità di informarsi ancor prima di intraprendere qualsiasi percorso o visita medica che sia; ed è bello sapere che ciarlatani e finti professionisti avranno più difficoltà ad emergere rispetto a chi è guidato da onestà e passione!

Anonimo ha detto...

ciao Genna,

che tipo di qualifica è: Basic Practitioner in NLP?

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Christian...
puoi ben dirlo :)))

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Anonimo,
è un tipo di certificazione pratictioner non rilasciata dai suoi fondatori, cioè nel senso che Bandeler e Grinder rilasciano certificati di "NLP practitioner".

Il basic nasce da altre società, non per questo "non serie". Se non ricordo male è la certificazione di "PNL Meta", una delle più serie organizzatrici di corsi in PNL in Italia. E anche altri istituti utilizzano quella certificazione..

attento però...

perchè c'è chi la usa come certificazione intermedia, cioè per farti diventare master devi farne 3 invece che 2. Di solito, quando c'è questa differenza informati bene sulla durata del corso e sui docenti.

Per il resto puoi scoprire tutto digitando la parola chiave "certificazioni" nel motore di ricerca del blog.

Genna

Ps. ti ricordo che le certificazioni in PNL non hanno alcun valore legale in Italia.

Francesco ha detto...

Per l'Anonimo
Ifatti...nessun valore legale in Italia. Quindi la cosa veramente importante è guardare:

1) I docenti, chi sono, cosa fanno nella vita (come si dice, chi sa fare fa chi non sa fare insegna: occhio)

2) Il programma del corso. In genere basic practitioner è un corso introduttivo, dove si imprano le basi della pnl (livelli della comunicazione, tecniche base di ricalco e guida, sistemi rappresentazionali principali, e forse fondamenti dell'ancoraggio). Poi, per arrivare alla certificazione di practitioner dovrai frequentare un altro corso (di solito chiamato practitioner o advanced practitioner, il basic a volte è chiamato anche technician)
in cui affronterai i temi delle submodalità, del metamodello, forse anche le posizioni percettive ed i livelli neurologici. Anche se oggi ogni scuola decide i suoi programmi, a meno che non sia federata con qualche associazione, nel qual caso dovrà rispettare i programmi decisi dall'associazione (e rilascierà la certificazione autorizzata dall'associazione medesima)

3) Forse il punto più importante di tutti: cosa vuoi fare tu? Qual'è il tuo obiettivo? Ti serve un pezzo di carta (ma come dice lo zio hack te lo puoi fare col photoshop che costa meno e vale uguale)? Vuoi imparare i fondamenti e riservarti di decidere poi se continuare o meno? Vuoi fare un pò di pratica con altri che condividono la tua passione?

f

Anonimo ha detto...

Ciao Gennaro!
Anche dalla mia prospettiva trovo stiamo vivendo un periodo di profondi e ricchi cambiamenti e da ingordo appassionato di relazioni quale sono, non posso che gioire della cosa!
Tanti approcci si stanno moltiplicando e sviluppando offrendo nuovi strumenti per una migliore comprensione di noi stessi ed una maggiore efficacia quando siamo confrontati con le difficoltà dell'altro.
Questo continuo sviluppo, in connessione alla quantità d'informazioni disponibili in rete, ha certo contribuito al cambiamento del concetto di "verità" e a quello conseguente di "up" e "down". EVVIVA!
In questa postmodernità, l'apertura a più chiavi di lettura offre davvero un'enorme possibilità d'integrazione di diverse teorie e quindi strumenti! Non da meno si stanno sviluppando approcci che integrano già nel loro percorso formativo più prospettive.
Tra questi, ho la grande fortuna di frequentare un triennale di counselling cognitivo-sistemico a Bellinzona (Svizzera) che integra nel percorso elementi rogersiani, di sistemica, costruttivismo e costruzionismo, teoria della narrativa, gestalt, pnl, psicodinamica, mantenendo modelli della psicologia generale, di quella evolutiva e di psicopatologia, in un mix che trovo assolutamente geniale e a braccetto con l'evolversi del presente.
Quello che mi viene da dire è che pur essendoci maggiore informazione e preparazione anche da parte dei clienti, oggi sappiamo che il potere del cambiamento è nel cliente stesso, è lui il vero esperto, quindi non c'è più una verità da essere venduta, un modello da offrire rigidamente, ma piuttosto delle abilità che permettano alla persona di riprendere la guida della propria vita.
L'efficacia dei nuovi approcci, permette alle persone di poterli valutare più velocemente, attraverso il proprio grado di ritrovato benessere.
Mi verrebbe dunque da dire che oggi, se vuoi fare delle "relazioni" un mestiere e che questo ti mantenga, devi essere mosso da una profonda passione, competenza e preparazione, altrimenti è meglio rimanga un hobby, perchè correresti il rischio di rimanere da solo e al verde.
...tutto ciò a pieno vantaggio di chi è in difficoltà e cerca l'aiuto di un professionista per uscirne!!
GIOIA E GAUDIO DUNQUE, perchè se il nostro obiettivo è sostenere chi è in difficoltà (in un percorso che porta forzatamente anche alla scoperta di noi stessi), oggi lo si può fare efficacemente solo in un contesto di "eccellenza". Mi diverto così a pensare che, su questa via, un giorno potremo forse dedicarci a popolare allegramente il paradiso in cui viviamo, abbandonando alla storia difficoltà e sofferenza!!
Luminosa continuazione a tutti voi che vi state impegnando in questa direzione!!!

Alexander

Anonimo ha detto...

Ciao Genna e ciao a tutti i lettori del blog!
Non sono un'esperta del campo, solo una lettrice, ma credo che tu abbia fatto una carrellata estremamente importante,riguardo le competenze, per chi vuole operare nel settore.
In particolare, quando dici " Il saper analizzare la domanda altrui scovando i veri bisogni e creando soluzioni ad hoc....."....trovo sia verissimo, ma quante e quali
figure hanno le conoscenze e la preparazione per farlo? ;-)
E' vero, spesso il cliente sa cosa vuole e chi vuole, per essere aiutato, ma probabilmente il suo sapere, almeno all'inizio credo che si fermi lì, -e qui mi riferisco ad Alexander- , non credo sia il cliente il vero esperto...altrimenti farebbe tutto da solo :-)
Ci sono problematiche psicologiche gravi di cui il cliente potrebbe non essere assolutamente consapevole e che solo certi tipi di professionisti possono riconoscere e qui diventano veramente fondamentali la preparazione di base ma anche l'etica deontologica del consulente.

Complimenti per lo stimolo continuo che offri ai tuoi lettori!
D.

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao a tutti

ragazzi mi piace un sacco l'argomento e vi ringrazio tutti :)

Grazie Francesco per l'esaustiva risposta e per la competente partecipazione.

Grazie Alexander per aver condiviso il tuo pensiero.

Grazie D. per aver messo in risalto l'importanza di essere preparati a fare un'eventuale diagnosi (perdonatemi le parolacce mediche;)). Effittavamente esistono problemi che le persone etichettano e vivono in modo complesso e che necessitano l'intervento di uno specialista.

NBBB. Avete sentito che i "counselor" hanno denunciato l'ordine degli psicologi della Lombardia? il 26 Maggio si terrà il processo, chissà come finirà ;-)


Genna

Francesco ha detto...

Vorrei riprendere e sottolineare il discorso di D. e di Genna sulla preparazione.
La mia formazione universitaria è stata proprio in "Analisi della domanda", un ateoria dell'intervento psicologico che, al di la della scelta infelice del nome (ma gli appassionati di pnl ahimè ci sono abituati :-)) non è solo un metodo per analizzare la domanda. Tuttavia il punto di partenza è proprio quello: una persona (o un gruppo, un'organizzazione ecc) si rivolge allo psicologo con delle idee su cosa vuole, su come dovrebbe andare l'intervento, su cosa dovrebbe fare o non fare lo psicologo, su quali temi si debbano toccare e quali invece resteranno fuori "perchè lì non ho nessun problema" ecc. ma lo psicologo dovrebbe accettare queste richieste (pretese?) o, appunto, indagarle per capire cosa implicano? Per gli addetti ai lavori: dovrebbe accettare le fantasie relazionali del cliente (rischiando di colludere - per dirla con laing - o di confermare gli schemi del cliente, per dirla con l'approccio sistemico-strategico)? Oppure devrebbe considerare già tali richieste ed aspettative come i temi dell'intervento? Insomma, il cliente del consulente/coach/psicologo ecc.,è competente e sa bene ciò di cui ha bisogno oppure con le sue richieste ci fa una "proposta relazionale", un invito alla collusione in un gioco psicologico?
E' una tematica di metodologia dell'intervento tutt'altro che risolta e, come per molti altri temi è una questione di teoria di riferimento, anche se, questo in particolare è un tema trasversale a diverse teorie, anche molto distanti tra loro (psicodinamica, sistemica, strategica, analitico-transazionale).
Naturalmente, dipende dal livello dell'intervento (da un percorso di coaching tutto ci aspettiamo tranne che il coach si improvvisi ad indagare le nostre più perverse fantasie....e tuttavia se il coach è preparato e nota che un cliente potrebbe trarre giovamento dal supporto di un altro professionista, farà un invio competente....almeno spero) come anche daal'obiettivo che cliente e professionista concorderanno.

Scusate la lungaggine ed i tecnicismi, ma sono convinto che questi temi vadano tarttati con precisione.
F

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Francesco,
hai perfettamente ragione. Nel momento in cui c'è l'analisi della domanda di un intervento di coaching possono capitare diverse "collusioni". Questo diventa vero sia quando si fa un intervento di tipo "riparativo" (più di stampo psicologico) e sia quando l'intervento è "generativo-migliorativo" (coaching).

Nell'ambito "vis a vis" (per non usare il solito one to one;)) la cosa è ancora più difficile da gestire. E ne approfitto per il tuo assist per segnare un punto in favore degli psicologi ;-)... cioè... se arriva una persona e ci dice che vuole più autostima perchè si sente giù, noi applicchiamo 1000 metodi di coaching e lo "pompiamo" a manetta, senza eseguire un'analisi della domanda (che in questo caso prende il nome di diagnosi, che è ancora esclusiva dello psicologo). Il cliente esce dal nostro studio, più motivato ecc...

ancora un'attimo e arrivo al punto...

...il tizio esce dallo studio; noi da bravi coach abbiamo raccolto solo alcune informazioni del presente e chiesto gli obiettivi del futuro, poi ci siamo accertati (magari da abili Piennellisti) a non intervenire sul contenuto...e alla fine, dopo un ciclo di "abili incontri", il cliente si sente meglio e ci saluta....

... esce dallo nostro studio...e va a fare ciò che più ama...stuprare le ragazzine o qualsiasi altro atto riprovevole.

Anche questo è un pericolo, non facendo un'adeguata diagnosi (pur restando flessibili, ricordandosi che le persone sono tutte diverse, ecc.) c'è il rischio di aumentare le risorse di una persona che vuole farci "cose sbagliate". In psicologia c'è un modo semplice per farlo, ad esempio notando se il problema che ci porta la persona è qualccosa che a lei piace o dispiace (nel nostro gergo se il disturbo è egosintonico - cioè accettato dal nostro ego e riconosciuto - oppure egodistonico).

Quando ho lavorato nei vari servizi per i diversi tirocini che ho dovuto fare ("uff..quanto volontariato";))i miei "maestri più saggi" affermavano sempre la stessa cosa:

1° comandamento evitare di nuocere...cioè di peggiorare la situazione.

Lo so che qualche piennellista penserà: "si ma che brutta convinzione"...ma è necessaria se vuoi che tutto vada in modo ecologico (per usare un termine trasversale fra PNL ed altro).

Per imaparare a fare questa "analisi della domanda" lo psicologo, oltre ai 5 anni di facoltà si spara 1000 ore di tirocinio. Per non parlare dell'esame di stato, dove si verificano le conoscenze e le compentenze...e, le 400 ore di tirocinio della scuola di psicoterpia (mettendo sempre da parte i 4 anni di scuola ;)).

Insomma, per quante "belinate" (perdonate il ligurismo ;)) uno psicologo psicoterapeuta possa apprendere, ha ben 10 anni di tempo per guardarsi attorno, lavorare accanto a persone che la pensano diversamente ed apprendere un "Know how" che non si può apprendere da un corso. E' per questo che ritengo ancora che la "diagnosi" debba essere esclusiva degli psicologi. Per cui il discorso dovrebbe funzionare al contrario... mi spiego meglio:

....continua :)

Gennaro Romagnoli ha detto...

...ecco la continuazione...

Di solito si pensa, uno va dal coach per raggiungere i suoi obiettivi. Durante il percorso il coach si accorge che la persona è ansiosa, allora alza la cornetta è contatta il "suo psicoterapeuta" di fiducia da cui mandarlo...giusto?

Sbagliato, almeno nella logica "del non nuovere" o potremmo dire della "prevenzione". Prima dovrebbe andare dallo psicologo e poi dal coach.
Se mi arriva una persona con, ad esempio problemi di erezione (che con l'ipnosi si trattano benissimo) la prima cosa che faccio è chiederle se ha fatto accertamenti medici...e se non l'ha fatto ce la mando io :)

Questa è, secondo me, la logica giusta per far si che si viva in armonia tutti, coach, counslor e psicologi. Ripeto, è una logica un pò da "mi paro il culo" ma è necessaria quando si gioca con le "emozioni delle persone".

Grazie Francesco, attraverso i tuoi commenti oceanici (che ispirano anche i miei ad essere tali;)) forse intravedo una strada per la regolarizzazione di altre professioni.

Non so, sto delirando o qualcuno concorda con il mio punto di vista? ;-))

Anonimo ha detto...

Mi intrometto sempre "fuori dal campo" perchè trovo i commenti interessantissimi e appassionati.
Non credo che tu stia delirando Genna, ;-) ti comporti semplicemente da serio professionista che conosce molto bene le proprie competenze e ciò che potrebbe andare oltre (vedi diagnosi medica).
Ognuno dei consulenti già citati dovrebbe farlo. Insomma, prima di tutto, il bene del cliente/paziente...

Ciao! D.

Francesco ha detto...

Genna ti giuro io ci provo ad essere sintetico....:-D

Scherzi a parte, ricordiamoci che purtroppo in contrasto ai 10 anni (e più) di studi per psicologi/terapeuti, c'è chi si propone come consulente dopo un corso di 9 giorni....OCCHIO!!!!!

Andrea ha detto...

Ciao Genna,
seguo con grande interesse i tuoi contenuti e devo dire che sono in linea con te per quanto riguarda la

Andrea ha detto...

Ciao Genna,
seguo con grande interesse i tuoi contenuti e devo dire che sono in linea con te per quanto riguarda la