mercoledì 25 maggio 2011

Psicologi contro counselor e le "tecniche segrete"






















Ciao,


la settimana scorsa ho scritto un articolo molto letto e
commentato sulla "consulenza" in generale
, analizzando
gli aspetti di quella che ho definito la "consulenza 2.0".
So che il blog è letto da psicologi, psicoterapeuti ma
anche da counselor e coach...e ovviamente c'è chi vuole
semplicemente migliorare la propria vita :) Oggi in
Italia c'è un grande vuoto legislativo per quanto
riguarda queste figure professionali, infatti non è
ancora chiaro chi possa fare cose e perché. Stai
attento perché questo è un post che potresti non
apprezzare ;-)



Il 26 Maggio si terrà un processo importante,
qualcuno l'ha definita "la resa dei conti". Qualche tempo
fa l'ordine degli Psicologi della Lombardia ha creato una
"carta etica" in cui convogliare alcuni nuovi principi della
professione di psicologo, puntando il dito contro quelle
scuole di psicoterapia che offrono percorsi formativi ai
non psicologi, o counselor. A questa mossa si è subito
opposto il dott. Riccardo Zerbetto, psichiatra e direttore
di un centro di terapia della Gestalt che offre proprio
formazione per conunselor. E lo ha fatto in "grande
stile" citando in giudizio l'Albo della Lombardia.


Se sei un mio collega immagino già che "vista così" la
decisione da "che parte stare" sembra logica. Invece
non è così... infatti i counselor (secondo me) hanno messo
prorpio il dito nella piaga. Cioè in quell'articolo del nostro
codice deontologico in cui viene espressamente fatto
divieto allo psicologo di insegnare materie psicologiche
ai non psicologi. Questo articolo che potrebbe apparire
come sensato, per me, non lo è affatto...o per lo meno
oggi non ha ragione di esistere.


Probabilmente quando si credeva che un test o una
qualsiasi manovra segreta permettesse allo psicologo di
"saperne più del cliente/paziente" (è sempre la stessa
storia del combattere ad armi pari, ricordi?) allora aveva
senso. Se ad esempio uno impara come dovrebbe essere
disegnato un "albero" per poter essere valutato in modo
positivo da uno psicologo che usa quel genere di test,
allora c'è il rischio di vanificare il test stesso. Questa è
la logica sottostante. Tuttavia nessuno oggi assume o
fa valutazioni basandosi solo su un questionario o su
un test di dubbia scientificità. E' per quanto riguarda
la clinica e la psicoterapia?



Bhe...vale lo stesso principio. Oggi sono sempre più le
forme di terapia che non presuppongono che il cliente
sappia tutto ciò che sta accadendo. E molte volte è di
un'utilità estrema evitare che il cliente "mangi la foglia"
per poter agire in modo "strategico". Ma c'è un problema,
chi viene nel tuo studio di solito ha già fatto 1000
ricerche e, solitamente, si è anche già imbattuto nella
tua "tecnica segreta". Perchè? perché esiste la rete e
perché quelle stesse metodologie sono incluse in un
numero, ormai considerevole di testi (ti basta leggere
anche solo un libro di Nardone).


Le incongruenze continuano: se l'Ospedale di Padova mi
chiedesse (come è già successo) di fare formazione al suo
personale io potrei o non potrei insegnare materie di
tipo psicologico? secondo la deontologia psicologica non
potrei a meno che non mi trovi davanti un gruppo di
psicologi o aspiranti tali. L'incongruenza diventa ancora
più palese quando ha seguire un mio corso è un medico.
In caso non lo sapessi un medico è libro di iscriversi ad
una scuola di psicoterapia e diventare in questo modo
psicoterapeuta, con tutti i poteri dello psicologo (e
qualcosina di più). Potrei fare formazione ad un medico
psicoterapeuta? No, perché non è uno psicologo ;-)


Personalmente a me sembra il "segreto di Pulcinella",
nessuno deve parlarne ma tutti lo sanno. Ma poi,
quale branca scientifica (è ciò che cerca di essere la
psicologia con tutte le sue forze) si può avvalere di un
segreto del genere? solo chi si occupa di Ufo o di
dietrologia potrebbe pensare a qualcosa di questo
tipo...e invece no! ci hanno pensato i colleghi che
qualche anno fa hanno stilato questo "codice"...e
non serve un giurista per capire che l'articolo su cui
si sono scagliati i counselor "fa acqua" ;)


Attenzione però perchè con questo non mi sto mettendo
dalla parte di chi, dopo 2 weekend di formazione, diventa
counselor cerca di "rubarmi il lavoro" ;) Allora già nello
scorso articolo ho detto come si potrebbe risolvere questo
problema e far si che si possa lavorare tutti liberamente.
Infatti le strade possono apparire solo due: o gli si permette
di fare ciò che vogliono, allora si deve liberalizzare ogni
altra forma di trattamento che agisca sulla psiche. Cioè
non devono esistere più gli Albi professionali. Oppure si
vieta tutto e se provi a fare lo psicologo è abuso della
professione. Cosa forse da estendere agli psicoterapeuti
medici che non essendo psicologi non possono avvalersi
di tale formazione ;-)


Fortunatamente la realtà delle cose non è mai in bianco e
nero, per questo esistono diverse "vie di mezzo" che
possono accontentare tutti. Se ad esempio sono un
appassionato di veterinaria, mi studio i libri, vado a corsi
per appassionati e mi formo perchè amo gli animali non
significa che io possa aprire il mio cane liberamente per
fargli operazioni che non sono qualificato a fare. Per cui,
se lo facessi e il cane morisse probabilmente verrei
denunciato, proprio come se tentassi un operazione
chirurgica su mio figlio senza esserne abilitato.


La curiosità di conoscere non può essere bloccata da una
legge. La conoscenza che la psicologia ha accumulato
deve essere di pubblico dominio. Deve servire a
migliorare la vita delle persone comuni e non solo di chi
può frequentare certi corsi. Sarebbe come impedire ad
uno studente appassionato di storia di leggere la
visione di un certo storico solo perchè la pensa in modo
diverso dagli storici che gli ha consigliato il suo
professore. Di certo per superare l'esame dovresti
conoscere gli storici del professore, ma se vuoi
davvero approfondire nessuno può vietartelo.


E siamo alle solite è un discorso noto per chi studia
materie come la persuasione, non è mai la conoscenza
ad essere dannosa ma lo è sempre l'ignoranza. E il non
conoscere le tecniche di persuasione che è pericoloso e
non il contrario.


Vedo già le obiezioni fioccare: " si ma allora se ad
esempio sappiamo che un medicinale esprime il suo
massimo risultato quando il paziente non è informato
sul suo effetto, come nell'esempio dell'effetto placebo
come facciamo?" Dipende! Infatti molti studi stanno
provando che l'effetto placebo funziona lo stesso,
anche se il paziente è informato, ciò che deve invece
cambiare è la modalità di comunicazione che hanno,
nel caso specifico, medici e pazienti. E' anche per
questo che non possiamo nascondere le scoperte
della psicologia
.


Ah... vorresti sapere la mia opinione sui counselor?
a
nche io come molti altri miei colleghi ho un pò il dente
avvelenato contro certe cose. Ma non sono loro ad essere
in torto ma il sistema legale che tiene su i vari ordini
professionali. Come ad esempio l'articolo che contesto
in questo post... Se si potesse trovare una via di mezzo,
dove si dia maggiore potere a chi a studiato (cosa giusta
visto che ha dedicato minimo 6 anni di vita alla causa,
contro qualche ora dei counselor) magari facendo si che
una persona che si rivolge ad un counslor possa farlo
solo dopo aver consultato uno psicologo, allora le cose
sarebbero diverse.


Si attuerebbe la logica medica, lo so non piace neanche
a me, ma è normale che sia così. Ad esempio, se a me
che non m'importa un fico secco della psicologia iniziano
a presentarsi degli attacchi di panico raramente andrò a
parlarne con uno psicologo. Per cui vado dal mio medico
di famiglia che se è bravo e preparato mi manderà da uno
psichiatra che, a sua volta, se bravo e prparato mi invierà
da uno psicoterapeuta. Se invece sono informato sullo
argomento andrò direttamente da uno psichiatra e poi
dallo psicoterapeuta (o direttamente da quest'ultimo).


Lo
so, la mia soluzione implica sistemi di controllo che
ne controllano altri, ma dopotutto è la stessa teoria dei
sistemi che ci dice quanto questa modalità possa esserci
utile, nonostante l'approccio medico, che, ti ricordo è
molto lontano da quello "psicologico". Ritengo
che debba essere possibile insegnare le tecniche e la
conoscenza a tutti ma che questa debba essere
attentamente legificata. E dato che i problemi
che si presentano ai counselor sono di natura
psicologica, ci debba essere una supervisione
psicologica.

E tu, chi speri che vinca la diatriba fra psicologi e
counselor?
lascia un commento qui sotto e fai
"sentire la tua voce"!


A presto
Genna

15 commenti:

Nino Gelsi ha detto...

Ciao Gennaro, in realtà la diatriba non è tra i counselor e gli psicologi, ma tra gli psicologi e gli psicologi e lo sai bene. La carta etica è destinata alle scuole di psicoterapia (quelli contro i counselor) che formano anche i counselor per far cassa e riuscire ad arrivare alla fine del mese.
Se lo psicologo avesse le competenze e gli strumenti di un chirurgo i tuoi esempi avrebbero un senso. Sai bene che la psicologia non è una scienza esatta...tutt'altro. Esiste anche un errore nella selezione del campione: a differenza dei medici che fanno medicina e non intraprendono il loro percorso di studi per curare una loro malattia, non si può dire altrettanto degli psicologi per i quali la facoltà di psicologia è spesso un'alternativa (molto costosa) alla terapia. Comunque se trovi un cliente di un counsolor che muore dissanguato per strada perché qualcuno gli ha aperto incautamente la testa senza chiedere ad uno psicologo fammelo sapere. Ancora mi pare che non sia avvenuto. La verità è che gli psicologi formati in Italia non hanno la competenza per lavorare con i clienti (e anche questo lo sai bene), mentre altri che hanno fatto maggiore pratica, anche con un corso breve, sanno cosa fare e cosa dire. Molti dei laureati in psicologia se sono stati bravi nei 6 anni che menzioni sono riusciti a risolvere le loro difficoltà, posticiparle o proiettarle sugli altri: questo non li rende automaticamente adatti a lavorare sugli altri. Direi che forse è meglio uscire dal qualunquismo e dai luoghi comuni ed iniziare a capire che cosa realmente chiede la gente e come poter rispondere a dei bisogni reali piuttosto che cercare di difendere quelli ipotizzati dalla psicosetta degli psicologi. Consiglio pratico per i neolaureati:

- non vi fate condizionare dagli anatemi e le visioni catastrofiche dei colleghi mummificati (se a loro è andata male questo non deve valere per forza anche per voi);
- fate tutti i corsi possibili e immaginabili che vi insegnano tecniche pratiche e subito utilizzabili (non il test dell'albero o il rorschach che è la barzelletta del secolo e che rende la categoria ancora più ridicola);
- prendete a modello qualcuno con la vostra stessa specializzazione che è riuscito a realizzare ciò che anche voi vorreste realizzare e fregatevene di counselor, coach e reflector...potete essere migliori di loro perché avete le basi teoriche sulle quali sviluppare la vostra competenza;
- infine imparate l'inglese e leggete solo in inglese, visto che tranne rare eccezioni, tutto ciò che è nuovo in italia è solo una traduzione di qualcosa che negli usa o all'estero era nuovo almeno 10 anni fa;
Vi auguro di realizzare i vostri sogni senza aver bisogno di proiettare le mancanze sugli altri (inventati), ma attraverso un lavoro che vi renda fieri di voi.
Buona giornata! :-)

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Nino,
innanzi tutto ti dico che sono d'accordo con te al
90%... e il restante 10%? bhe..sono in disaccordo
sul fatto che si studi per curarsi. O meglio si è
vero che una percentuale lo fa per quello, così
come lo fanno i medici che magari hanno perso un
qualche caro e allora tendono a voler salvare
tutto il mondo con quella stessa patologia.

Se è vero ciò che affermi lo sarà anche per i counselor
e per i coach, che vogliono fare questo mestiere per
curarsi. Questi sono 1000 volte più pericolosi. Facciamo
un calcolo fittizio, ammettendo che su 100 persone che
s'iscrivono a psicologia 30 lo facciano per curarsi
(una percentuale enorme), durante i 6 anni di studio
su 30 almeno 15 capiscono che non è la loro strada e
fra i 15 rimanenti 5 si arrendono dopo aver fatto un
pizzico di tirocinio (e aver incontrato la loro stessa
patologia) e 10 sono quelli che restano a piede libero.
Mentre trasportando questo stesso ragionamento (a cui
ricordo non sono avvezzo) su 100 counselor 30 lo fanno
per lo stesso motivo e 30 restano a piede libero.
Perchè non hanno ne gli strumenti teorici e ne la
pratica per giudicare se quello è il loro mesitiere.
E questo raginamento vale anche per le persone che,
di partenza potremmo definire "sane".

Per il resto sono completamente d'accordo con i tuoi
consigli :)
Grazie
Genna

Francesco ha detto...

Questione spinosa Genna....di non facile soluzione. Nè è facile esprimere opinioni perchè, già quando la formuli l'opinione tenderà ad essere di parte, mentre io non voglio prendere le parti di nessuno dei 2 poli. Infatti credo che nessuna delle 2 posizioni sia completamente accettabile (da parte mia). Cmq è un tema su cui ho avuto modo di confrontarmi parecchio già in tempi universitari, sia con colleghi che con professori.
Posso fare quindi alcune riflessioni.
1) in un momento in cui è facile percepire scarsezza di risorse ed opzioni, è abbastanza naturale temere che qualcun'altro ci possa "rubare il lavoro". Eppure io credo che se queste professioni "altre" (che poi così altre nn sono) continuano a proliferare e prosperare vuol dire che vengono ben accolte dal mercato, e cioè dai fruitori, altrimenti il mercato stesso le avrebbe tagliate fuori da tempo. Contemporaneamente, scuole di counselling varie risultano molto attraenti con la promessa di poco impegno e di futuri prossimi ed abbondanti di lavoro.
2) confrontata con un mercato altamente competitivo ed in rapidissima trasformazione, la psicologia non ha saputo tenere il passo. E' l'unico settore in cui non c'è una vera conoscenza della concorrenza (concorrenza reale o presunta). Mi spiego meglio: coaches, counsellors ecc. vengono percepiti da molti psicologi come concorrenti "che ci rubano il lavoro", ma gli stessi psicologi che dicono ciò nn hanno idea di cosa sia o cosa faccia un coach o un counsellor. In nessun altro settore al mondo potrebbe esistere questo fenomeno. Forse lo psicologo, oggi, farebe bene ad interrogarsi su questo piuttosto che saltare a piè pari sul carrozzone dell'accusa al "diverso quindi nemico".
Credo che in gran parte, la questione dipenda da un'immagine della psicologia confusa, debole, decisamente poco attraente (e lo dimostra il fatto che di fronte alla prima sfida ecco il panico), il vuoto legislativo è solo un riflesso di questo, a mio modesto modo di intendere.
3) gli ordini professionali badano molto poco a questioni di tutela dei confini della professione. Così gli psicologi si sentiranno poco tutelati dai loro stessi ordini, minacciati dai nuovi (e ben più grintosi) "colleghi".
Sono d'accordo con Nicola Piccinini quando dice che la faccenda merita l'attenzione dell'ordine nazionale (che finora se ne sta fottendo....oops, scusate, fregando). NOn sono d'accordo con lui invece quando "tutela" della categoria professionale diventa campanilismo (e torniamo quindi al non VOLERCI interrogare sul perchè queste nuove professioni stiano riscuotendo tanto successo e perchè fanno così paura).

melamarcia ha detto...

salve
nn credo che le questioni si possano affrontare da questo punto di vista Anni di studi contro 2 settimane del corso di counselor ( il mio percorso di counseling è durato 3 anni più tirocinio più supervisione più collaborazione reciproca )e neppure, credo, si posssa ridurre alle cure che counselor o psicologi fanno nel loro percorso. seguo da molto tempo la diatriba in corso e nessuno parla mai di "relazione di aiuto". La relazione di aiuto è a carico di un insieme di figure: educatori psicologi counselor operatori di strada preti filosofi assistenti sociali centri di meditazione.... Ora.... stabilire che alcune gravi patologie sono a carico degli psicologi nn credo sia un problema , x fare relazione di aiuto io ho bisogno di una persona che si determina e che sa assumersi la responsabilità del proprio agire. Il problema stesso nn sta negli anni di studio ma nell'efficicia e, possibilmente nella libera scelta di una persona di andare verso il percorso che preferisce. Molte persone che arrivano nel ns studio sono stanche di percorsi lunghi che nn sempre le hanno aiutate. quello che manca oggi alla psicologia e soprattutto alla psicoterapia è il contatto con il quotidiano della gente.

Roland Delvecchio ha detto...

Ciao Genna,
sull'argomento, ricordo un post di Charlie Fantechi che recitava più o meno così:
"Il mio meccanico dice che a lui sembra che gli psicologi, se potessero, si mangerebbero gli psichiatri che, se potessero, mangerebbero gli psicoterapeuti che mangerebbero i Counselor che mangerebbero i Coach che, se potessero, si mangerebbero tra loro...ma sempre e comunque in una relazione ( o masticazione ) d'aiuto.

Oltre a farmi ridere un bel pò, ritengo che la genialità di questa "battuta" stà nel fatto che per segnalare la presenza di questa enorme incongruenza è stato indicato un meccanico. Ovvero un qualunque osservatore esterno che consta come si "scannano" coloro che si propongono per risolvere le difficoltà del prossimo.

Un incongruenza così evidente che se ne stanno rendendo conto tutti tranne -forse - noi che, naturalmente, ne pagheremo le conseguenze in termini di sfiducia da parte del popolo...dei meccanici;-)

Per questo credo di far bene a tener presente le parole del "meccanico di Charlie" e rientrare nel ruolo che voglio ricoprire favorendo l'esplorazione della psiche anche da parte di chi studia in altri campi...affinchè si possa raggiungere quanto prima una nuova dimostrazione, sempre più nuovi sistemi, altri metodi efficaci, e quant'altro possa aiutare chi ne ha bisogno.

Del resto tengo sempre a mente la massima che dice: " le cose più semplici devono ancora essere scoperte". E quella semplicità è certamente nascosta proprio dove non abbiamo ancora cercato.

Forse c'entra poco con il post ma è quanto ho voglia di dire oggi.
Ciao

ODEMS ha detto...

Buonasera, ciao Gennaro e Nino,appunto parlando di questi argomenti, vorrei un consiglio, siccome voglio iniziare un percorso di esperienze nuove nel campo dell sviluppo e crescita personale, cioè vorrei iscrivermi o all'università in psicologia , ma ,o frequentare una scuola per diventare un Coach esperto di Pnl, cosa mi consigliate ? per cominciare è meglio prima laurearsi in psicologia? magari solo con la triennale e poi frequentare corsi per Coach? ...Oppure andare direttamente sui corsi per coach?

cosa mi consigliereste di fare?

Carla Massaro ha detto...

"Direi che forse è meglio uscire dal qualunquismo e dai luoghi comuni ed iniziare a capire che cosa realmente chiede la gente" cito dal post di Gino Gelsi e mi permetto di aggiungere :"Cosa realmente SERVE alla gente" in termini di qualità di vita, di accesso alle proprie risorse, di fiducia e di "apprendimento" del cambiamento. Tutte cose che - mi riferisco anche a post precedenti del blog - hanno a che fare con esigenze "moderne" o meglio con la nuova consapevolezza di se' che si sta diffondendo e cui - forse - terapeuti di altra formazione non centrano da un po' . Ovvio che generalizzo banalmente. Ma spero di essere stata chiara. Grazie per questo interessantissimo blog.

guido ha detto...

Gennaro, pensavo di aver lasciato un commento stamani ma l'ho perso... (ti prego correggi il titolo! :D)

Mi pare che si metta completamente da parte la capacità di decidere, da parte del cliente o del paziente che sia, se il professionista che si ha di fronte sia o meno quello che testimonia di essere.



Per fortuna l'intuito umano è ancora un potente mezzo che guida le scelte.



Ovviamente c'è chi ha avuto la possibilità di addestrarsi meglio, o più a lungo, a vendere la propria professione attraverso lo "studio del setting", attraverso una introspezione personale e attenzione a gestirsi bene sotto il profilo professionale.

Insomma intendiamoci, dei 30 Counselors a piede libero, 27 richiedono un investimento economico sicuramente diverso rispetto ad un percorso psicologico o psicanalitico, e di questi una 20ina utilizzano un approccio breve (che raramente comporta sconvolgimenti negativi nel vissuto del soggetto... ops.. dimenticavo che ogni cambiamento in psicologia è positivo e verrà trattato "nella prossima seduta"! ;D).

Mi chiedo quanti di questi 20 poi riescano a “procacciarsi” clienti, cosa che risulta così difficile a persone che si sono preparate per 8 – 10 anni a riceverle (e che spesso hanno l’assurda convinzione che cominceranno a bussare alla loro porta appena aggiunta la dicitura “Psicologo” al campanello di casa).



Esaminato questo punto di vista credo che poi si debba prendere in considerazione, in una latro luuuungo post, l’efficacia dei diversi approcci…

O forse conviene rimanere in tema e concentrarsi come giustamente hai fatto tu, su questa azione legale e su quello che praticamente significa e la muove.

Grazie di cuore

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao a tutti,

intanto vi ringrazio per la partecipazione "educata e professionale" che state offrendo.

Purtroppo ho un problema sia con la moderazione dei post che con i tempi di risposta (è tutto un pò bloccato) per questo do solo una risposta:

"ragazzi abbraccio tutti i vostri punti di vista, perchè mi servono per inquadrare il problema da angolazioni che non avevo visto in precendenza.

E' certamente un argomento che non si può liquidare parlandone in un singolo post. Bisognerebbe, come avete suggerito, far parlare ogni parte in causa e da più "pulpiti".

Come dice Francesco, "non è facile esprimere opinioni"...e purtroppo ha pienamente ragiona. Ringazio Guido (se non sbaglio..scusate ma riesco a mlapena a visualizzarvi) che mi ha segnalato l'errore nel titolo del post.

Grazie ancora a tutti
Genna

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao ODEMS,
dipende da quello che vuoi fare e dalla tua età. Personalmente ti consiglio di fare psicologia se sei giovane, per un sacco di motivazioni legate soprattutto agli aspetti legali in Italia.

Anonimo ha detto...

Hihihihi!!
Quanto mi fanno sorridere gli esperti di psiche e di relazione che si scannano per arrogarsi il diritto ad una qualche "verità" che consegni loro qualche genere di potere o riconoscimento!
Li trovo un vero controsenso!!
Approciarsi alla sofferenza altrui presuppone, a mio modesto parere, passione e coinvolgimento con il principale obiettivo del maggior benessere in chi chiede aiuto!! Fosse questione di potere o riconoscimento faremmo i politici o i banchieri!!
Con 50 titoli professionali ma senza questi presupposti potrei essere meno efficace di chi non ha mai studiato ma possiede spiccate doti!
A che servono dunque i titoli??
A garantire un certo livello qualitativo di formazione e preparazione, a definire la specificità del tipo d'approccio... ma dietro ci sono sempre le persone no? ...e non sono soprattutto quelle a fare la differenza?
Bene dunque l'importanza di certi aspetti ma senza dimenticarsi che non sono certo gli unici a risultare determinanti!
Pensare che siano persone come il meccanico di Charlie a segnalare l'assurdità di certe battaglie è quanto meno indicativo... altro che titoli che qualificano, quando i comportamenti squalificano!!.... Mi fanno scompisciare!
Per quanto mi riguarda credo che in ogni approccio serio vi sia ricchezza... dunque mi piace pescare... non credo nelle "verità"!
Riguardo al counselling, come in altri approcci, v'è ancora una certa confusione anche perchè piuttosto recenti e non acora ben definiti e regolamentati. E' così che sono fiorite scuole di tutti i tipi, serie e meno.
Penso però che sia riduttivo credere che tutti i couselleur, nello specifico, ottengano i loro riconoscimenti attraverso percorsi di qualche giornata.
Io sto frequentando un corso di counselling cognitivo sistemico composto da oltre 1500 ore formative, dove i requisiti d'accesso e formazione sono ben definiti e altamente qualitativi... non certo bruscoletti... :D
Per arrivarci ho ottenuto un bachelor in scienze sociali prima e lavoro da oltre 6 anni in ambito sociale.
Se a questo aggiungo la ricca esperienza di vita accumulata in precedenza e prendo come metro la soddisfazione delle persone con cui lavoro.. beh! Sono certo della qualità e competenza del mio apporto per altro in continua crescita.
Non è certo una questione di titoli e territori da difendere ad accalorarmi... nel modo più assoluto (altrimenti avrei fatto lo psicologo! hihihihihi!!!) ma bensì la mia efficacia nel offrire sostegno a chi ne ha bisogno.
Lascio ad altri le battaglie per defendere la propria identità professionale...
Io la mia identità la conosco, conosco i miei confini, collaboro volentieri con altri professionisti e mi aggiorno in continuazione cercando sempre nuovi stimoli che possano essere utili.
Il benessere delle persone rimane il mio primo obiettivo nonchè biglietto da visita... che difficilmente mi lascerà senza lavoro... e non è certo un titolo a garantirmelo! ;)

Luminosa continuazione! :)

Alexander

Gennaro Romagnoli ha detto...

Ciao Alexander,
ci tengo a precisare che in quella frase

Cito << non mi sto mettendo
dalla parte di chi, dopo 2 weekend di formazione, diventa
counselor cerca di "rubarmi il lavoro" ;)>>

era una provocazione più che una verità. Esistono si i corsi da 2 weekend ma questo conta poco confrontato con i valori personali, la propria missione e le abilità che si sono acquisite in anni di pratica. Molte persone come te si trovano in questi contesti da anni e infatti, quando scelgono un percorso lo fanno in modo "molto serio".

Come in tutti i lavori c'è chi fa bene le cose e chi le fa male.
La cosa pericolosa ma allo stesso tempo altamente democratica è che negli ultimi 30 anni pochi altri lavori hanno avuto una "barriera d'accesso" così bassa in vista di un compenso così elevato...e sono molti quelli che sono attratti da questi "valori" che non dai tuoi.

grazie per il
commento e una
luminosa continuazione
anche a te :)
Genna

Alexander ha detto...

Ciao Genna!
I ragazzi con cui lavoro direbbero:
"Bella zio! Ti stimo!" :D
Che la tua fosse una provocazione più che una verità mi era chiaro. Mi auguro che fosse altrettanto chiara la propensione provocatoria del mio scritto.
Mi capita sovente di sentire, o vedere, professionisti scannarsi sulle loro rispettive posizioni dimenticandosi che il focus del loro agire è la persona!
Credo sia facile comprendere quanto questo possa avere derive controproducenti e "tossiche" capaci di dissipare l'efficacia degli interventi, a scapito di chi è in difficoltà.
Se non riusciamo a risolvere i nostri conflitti come possiamo pensare di aiutare altri a farlo?
Partendo da questa riflessione vorrei riprendere anche il concetto di "studiare per curarsi" ponendo, se possibile, un'ampliamento della riflessione:
è immaginabile avvicinarsi alla sofferenza altrui senza aver sviscerato e riconosciuto la propria? Senza conoscere i propri meccanismi e le proprie rappresentazioni? Senza incontrare sè stessi attraverso ciò che studiamo e le persone con cui lavoriamo?
Forse "studiare per curarsi" può diventare pericoloso, ma che studiando ci si curi mi pare innegabile!! :D
Riguardo alla tua affermazione
"negli ultimi 30 anni pochi altri lavori hanno avuto una "barriera d'accesso" così bassa in vista di un compenso così elevato".... cosa ti dice l'ipotesi che sia stato generato dallo smarrimento e dalla sofferenza delle persone, con la conseguente determinazione di un grande bisogno ma anche di una ancora confusa risposta? :)

.... ma forse mi sono dilungato in riflessioni, domande e ipotesi che non trovano, in questo spazio, la loro collocazione ideale, considerate anche le tue segnalate difficoltà. Non esigono dunque risposta (...e forse nemmeno pubblicazione)! :)


Luminosa continuazione! :)

Alexander

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, utilizzo "Tutti" inetendendo in fatto che vorrei rispondere ad ogni commento rilasciato sul Blog. La diatriba Psicologi Vs Counsellor è una guerra santa, almeno per me.
Sono in contatto con il Presidente dell'OPL e con lo stesso condivido idee e opinioni sul tema oggetto del blog. Credo che L'ordine degli Psicologi della Lombardia si stia comportando in maniera egregia e coraggiosa circa la tutela della nostra Professione di Psicologo (mi riferisco alla Carta Etica). Ed aggiungo,....finalmente!

I Counsellor, I couch filosofici, psicologici e tutte le cosidette "professioni affini" NON SONO PROFESSIONI RICONOSCIUTE DAL MINISTERO DELLA SANITA' come professioni sanitarie!!!

Quindi tali sedicenti professionisti esercitano un presunto mandato (autoproclamato dalle scuole di formazione private) di tutela, cura della salute PUBBLICA (!), o se preferite del benessere psico-fisico, presentandosi come professioni NON RICONOSCIUTE LEGALMENTE (l'utenza lo sa??? Intendo, le persone che si rivolgono ai Counsellors sono a conoscenza che gli Organi Istituzionali non prevedono l'esistenza della loro figura professionale? secondo la mia opinione No! ..tutto fa brodo, eh??)

Quindi, perchè queste professioni esercitano le Nostre competenze sull'utenza "fragile" e facendolo non rispettano Nessun Codice Deontologico? Forse perchè non possiedono un Codice Deontologico?

Ironico: "Si ma i titoli non servono :-)!!"

A differenza delle altre professioni Sanitarie Serie e riconosciute legalmente, che prevedono una formazione universitaria (non privata): quindi esame di stato, iscrizione ai rispettivi albi professionali, tirocini, crediti formativi (ECM), le sedicenti ( e qui il termine è appropriato) professioni "affini" non possono dimostrare nessun tipo di formazione Istituzionale.

Cari Counsellor..non psicologi..ve tocca passà dall'università! Aimè!
Peccato che attualmente non hanno programmato nessun Corso di Laurea che prevede la formazione di Counsellor ( tanto per rispondere a chi afferma che il mercato richiede fortemente tali figure ).

(Ps:E' vero che viviamo nel paese dei furbi!! ma quando è troppo è troppo!)

Se attualmente queste figure professionali non sono riconosciute, ci sarà pure un perchè? un fondamento di tale posizione...


Cari Counsellor ed affini...Si.. i titoli contanto,e molto..: quando si tratta di lavorare con la psiche delle persone, perlopiù definite "persone fragili", non basta la "sensibilità umana", come qualche coreggioso ha scritto nel proprio commento.

Ogni professione Legalmente riconosciuta deve avere una formazione Istituzionale, o tale formazione deve essere riconosciuta dal MURST.

Volevate fare gli Psicologi? Bene, ci sono facoltà apposite che prevedono un Lungo iter formativo regolamentato dal Ministero dell'Istruzione.

E' talmenete palese l'anomalia (del sistema) che nel campo sanitario e sociale tali figure stanno portando che pure L'OPL è stato obbligato a muoversi: il segreto di "pulcinella" sta proprio nella scorciatoia professionale che queste professioni (Counsellor..etc) vogliono auto-legittimizzarsi.

Vi saluto con una battuta alla Bersani: "Ma Ragassssi, siamo passsi?"

A studiare anni....grazie!

Saluti Davide.

Alexander ha detto...

Ciao Davide!
Ho sorriso leggendo le tue illuminanti righe!:D
Volevo ringraziarti sinceramente per l'esempio che hai saputo offrire; chiara testimonianza della confusione che effettivamente regna anche nei professioniste del ramo! :)
In attesa sia fatta maggior chiarezza nel guazzabugio esistente oggi, a tutela di chi ha bisogno di sostegno valido e competente (corredato certo da Titoli, ma condito anche da ben altre competenze!), ti auguro un futuro dove possa splendere il sole!! ;)

Alexander