venerdì 28 gennaio 2011

Sviluppo personale: "la metafora del cambiamento... nuovi occhiali per vedere il mondo".




















Ciao,


ti sei mai chiesto come funziona il tuo cervello? ma in
modo particolare ti sei mai chiesto come mai alcune
tecniche possono davvero modificare il tuo modo di
sentire e percepire il mondo? bhe... di certo non
esiste una risposta univoca a questi interrogativi,
ma negli anni molti studiosi hanno tirato fuori le
loro teorie... alcune sono state sconfermate dalle
neuroscienze mentre altre sono state avvalorate.


Quella che maggiormente mi affascina e che
oggi voglio condividere con te, è un modello nato e
cresciuto nel campo dell'ipnosi... e nello studio della
mente: il modello neo- dissociativo di Hilgard. Ma
prima è necessario che ti racconti quale era il primo
modello (altrimenti che "neo" sarebbe? ;)). Allora,
il primo a postulare l'esistenza della dissociazione
(che non è il fenomeno piennellistico per cui uno
si vede dal di fuori - posizioni percettive) è stato
Pierre Janet uno psicologo francese a cavallo fra
l'800 e il 900.


Janet è stato allievo di Charcot (come Freud) e si
è interessato prevalentemente all'ipnosi. Ora potrei
parlarti per ore di come funziona la sua teoria ma ti
assicuro che sarebbe noioso perchè ognuno ha detto
la propria a proposito. Veniamo direttamente al lato
semplice: ti è mai capitato qualcosa di inaspettato in
un "brutto momento"? (perdona questa induzione
negativa di stato ;)) qualcosa di piccolo che però hai
dovuto "accantonare" perché stavi facendo altro?


Ecco, quell'accantonare è la dissociazione...cioè quando
riesci a mettere da parte dei "contenuti mentali" o
perché non sono utili in quel determinato momento
della giornata o per altri motivi più "profondi". Questo è
un modo di vedere il fenomeno da un punto di vista "sano"
... cioè riusciamo a mettere via le cose ... ma fino ad un
certo punto. I più esperti e pissi-cologi :P staranno già
pensando alla rimozione freudiana... ed effettivamente il
concetto appare simile... ma è diverso ;))


Per spiegare questo fenomeno tempo fa avevo usato
una metafora, quella del "giradischi", ma non era
sufficientemente isomorfa (cioè non rispecchiava in
tutte le sue parti ciò che descriveva (azz che parole
difficili che sto usando ;)). Nel modello neo dissociativo
si postula che non esista un solo luogo dove queste
cose avvengono... come ad esempio un magazzino
freudiano unico ... ma che esistano vari flussi di
coscienza che sono regolati da un organo superiore
e suddivisi in moduli.


Tutto il mondo del cambiamento moderno passa dalle
"teorie ericksoniane".. cioè invece di andare a liberare,
scaricare o cancellare (o peggio ancora riprogrammare)
il cervello ... si vanno a cercare le risorse della persona.
La pratica clinica (e non solo) ha dimostrato in questi
anni la validità di questa ipotesi ... è spesso molto meglio
occuparsi di ciò che il cliente ha... e sa utilizzare. Ma a
volte non è così facile da attuare, altrimenti il cliente
ci avrebbe pensato da solo... no? ;-)


L'ipotesi è che queste risorse siano "congelate", cioè non
accessibili a quella persona. Oggi si parla dell'incrocio di
differenti stati di coscienza modificata che permettono o
meno l'accesso alle risorse. Così sono abbiamo due modelli
di cambiamento, entrambi validi ma diversi e in alcuni
casi complementari: da una parte abbiamo quello di tipo
"cognitivista" dove si porta il cliente a pensare alle sue
risorse per fare in modo che... "razionalmente"... capisca
come utilizzarle e come smettere di agire i comportamenti
non adattivi...


... dall'altra abbiamo un modello che passa dall' inconscio,
cioè dal sentire più che dal pensare... cioè dalla esperienza
di qualcosa di diverso. Attraverso un tipo specifico di
comunicazine è possibile entrare in contatto con queste
risorse e "scongelarle"... agendo in modo più o meno diretto
su quei flussi di coscienza paralleli che soggiaciono il nostro
pensare ed il nostro agire. Non ti nascondo che questo è il
mio modello preferito... anche se ad un certo punto del
cambiamento sarebbe utile utilizzarli in modo congiunto.


Tutta questa parpardella per arrivare alla metafora del
cambiamento che ultimamente mi sta dando più frutti.
E, se fai questo mestiere sai che le metafore che usi per
descrivere ciò che fai guidano, modificano e a volte
ostacolano il tuo lavoro. Ed è per questo che credo che
una semplice "nuova metafora" possa aprire più porte
di una "tecnicuccia da applicare"...anche se, pensandoci
ti renderai conto che ci sono 10000 applicazioni ...
una di queste la trovi alla fine del post ;-)))


La mente come una grande casa... una villa enorme
zeppa di stanze e stanzette che a loro volta sono zeppe di
armadi e luoghi in cui custodire cose. Ma non è una casa
fatta di cemento è fatta di un materiale plastico che si
modifica in continuazione... ogni volta che un contenuto
entra nella tua mente questo viene riposto in un luogo...
e il semplice inserire quell'elemento modifica a sua
volta il luogo stesso...e... l'elemento stesso. Purtroppo
però alcuni luoghi, per diversi motivi, diventano
inaccessibili, sfocati oppure diroccati.


Quindi capita che, quando ci si ritrova in una certa area
della villa, di non riuscire ad avere accesso a certe stanze.
Oppure di non riuscire a passare perché c'è un disordine
esagerato. Ma non solo, la creazione di queste stanze che
non vengono utilizzate, in un qualche modo "spreca
energia" per cui, più stanze del genere congeliamo e meno
energia abbiamo per gestire le altre. Un bel pastrocchio ;)
Secondo Hilgard (e non solo) quando una persona accede
in uno stato modificato di coscienza ha la possibilità
di scongelare i contenuti, riordinare le stanze e ridistribuire
al meglio l'energia che le teneva insieme.


Siamo come sempre davanti alla finitezza del nostro bel
sistema cognitivo. Infatti oggi con l'aumentare delle
informazioni e della complessità siamo serratamente
costretti a creare stanze e stanzette... non per nulla c'è un
crescente interesse nel mondo della psicologia e in genere
del benessere (ovviamente non mi riferisco alle dinamiche
sociologiche ;)). Come ti ho descritto molte volte, la nostra
società non è proprio disegnata sull'essere umano :/


Fortunatamente le metafore che creiamo per descrivere
il nostro mondo possono aiutarci a "ridurre" quella che
viene chiamata "complessità" (altro super argomento su
cui si potrebbero scrivere libri - e qualcuno lo ha anche
fatto) ... è per farlo ti pongo una semplice domandina:
quando hai letto la descrizione della "villa mentale" che
cosa ti è venuto in mente? di che colore l'hai vista? era
una bella immagine? quante stanze pensi di aver già
creato? come ti sentiresti se ti dicessi che hai un
sistema automatico che funziona benissimo se lo lasci
lavorare in pace?


Scrivi o descrivi (se ti va puoi anche disegnare) questa
tua villa... e se ti va... condividi con gli altri la tua
esperienza lasciando un commento qui sotto...


A presto
Genna

1 commenti:

Stefano ha detto...

voglio farti i miei più grandi complimenti per questa metafora, per mè è stata a dir poco provvidenziale!! :D era ciò di cui avevo bisogno, spesso non riuscivo ad accettare il fatto che le risorse possano essere già dentro di mè, mentre ora grazie a questa metafora, dopo un rilassamento fatto proprio 5 minuti fa, ora mi sento "indescrivibile" ...fino ad ora non avevo mai raggiunto questa vera essenza dei rilassamenti!! :D ribadisco il concetto:"stato indescrivibile", dispiace solo di non poter registrare i pensieri perché con la mia scena della natura di oggi ci potevo fare un film da incasso record!! :D