Musica e Psicologia: “Chi ascolta musica comunica meglio?”

Ciao,

hai mai ascoltato la tua voce registrata? molti di quelli che l’hanno fatto si sono resi conto di quanto sia “strano”. Ciò accade per diverse ragioni, prima fra tutte il fatto che la voce che arriva a noi è diversa da quella che arriva agli altri perché filtrata dal “nostro corpo”. Fai questo strano esperimento… registra la tua voce con una frase di due o tre parole e ascoltala di continuo (in loop)…dai su coraggio fallo… è semplice 😉

Dopo poche ripetizioni ti renderai conto che quelle parole diventano, a mano mano, sempre più simili ad una melodia che non ad un parlato. Questo è il prologo con il quale inizia un interessante articolo apparso su “Mente e Cervello”del mese di Novembre (2010)…e scritto dalla psicologa e ricercatrice Diana Deutsch della Università di San Diego.La quale ha scoperto diversi aspetti interessanti del legame che passa fra “musica e linguaggio”.

In poche parole, una grande mole di studi prova che il linguaggio influenza come percepiamo la musica e, com eaccade spesso, anche il contrario. In pratica chi ha una educazione musicale (ma anche chi solo è appassionato di musica, per cui ne è spesso esposto) è più bravo nell’individuare le emozioni di chi parla. Queste scoperte che potrebbero non stupire chi conosce le caratteristiche della lingua parlata (come la musicalità o prosodia)sono invece abbastanza innovative.

Infatti quando nacquero i primi studi sulle lateralizzazione degli emisferi, cioè sul fatto che abbiamo due emisferi e che ognuno è deputato a svolgere specificamente alcune  funzioni…musica e linguaggio sono stati relegati ai due poli opposti…la musica era associata all’attività dell’emisfero destro mentre il linguaggio a quello sinistro.Ma grazie alle moderne tecniche di neuro-immagine,cioè per “guardare dentro la testa” si è scoperto che questa “netta separazione” non è poi così netta 😉

Molti studi effettuati con la risonanza magnetica hanno provato che quando una persona comprende la lingua attiva parte dell’emisfero destro…e quando uno ascolta musica attiva in parte le due aree principali del linguaggio (Wernike e Broca) poste in quello sinistro. Dalla mole di questi studi emergono dei punti molto interessanti per il nostro sviluppo personale ma soprattutto per quello dei nostri figli:

1) Educazione musicale: ascoltare musica o meglio apprendere come funziona la musica prepara il bambino ad un migliore apprendimento del linguaggio. Anche la semplice esposizione può fare molto, come hanno anche dimostrato altri studi sulla intelligenza e l’ascolto musicale (vedi il noto effetto Mozart).

2) Emozioni: chi ascolta musica è anche più bravo nel riconoscere le emozioni altrui. Abilità fondamentale per saper comunicare bene con gli altri… e che fa parte dei noti “5 pilastri” della intelligenza emotiva.

3) Lettura: è stato dimostrato che ascoltare musica aiuta a leggere meglio. Per questo sarebbe interessante utilizzare una sorta di “musicoterpia” sui dislessici per vedere quanto possano migliorare. Per ora siamo certi solo del contrario…e cioè che chi legge bene ha un miglior orecchio musicale.

4) Efficacia: chi consce gli studi sul “non verbale” sa che la musicalità del linguaggio (la prosodia) è di fondamentale importanza per l’efficacia che avrà il messaggio. Ti basta ascoltare il suono delle parole dei grandi leader carismatici per rendertene conto…o più semplicemente sentirti dire “ti amo” in differenti modi… per scoprire che ci sono toni belli e brutti e che questi veicolano la maggior parte del significato.

Gli studi del bell’articolo della Deutsch (che non riporto altrimenti chi si va più a comprare la rivista ;-)) terminano con uno studio che prova come, i parlanti nativi di lingue tonali (come cinese mandarino e vietnamita) abbiano più probabilità di possedere il famoso orecchio assoluto. Cioè il saper riconoscerequalsiasi nota senza averne un’altra di riferimento al solo ascolto.

Concludendo: fra musica è linguaggio c’è un forte legame… se ascolti e/o studi musica hai più probabilità di essere anche un miglior oratore e non solo ;-)Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto…

A presto
Genna

Ps. per gli appassionati dell’argomento sul sito della Deutsh trovate un sacco di chicche davvero molto interessanti…comprese delle “illusioni acustiche”bellissime 😉

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4 Commenti
  • Ciao,

    fare i "rilassamenti" è molto bello da una parte ma dall'altra è uno sbattimento 😉 infatti ci vuole molta costanza prima di "desiderarlo ardentemente".

    Probabilmente non hai ancora sperimentato i benefici migliori… evita di pensare ai "conflitti interiori" agisci…fai l'esercizio sforzandoti un pò e vedrai che le cose miglioreranno sempre di più.

    Pascal diceva: "se vuoi convertire un non fedele inizia con il portarlo in chiesa" 😉

    spero di esserti stato
    d'aiuto
    Genna

  • ciao Genna, non sapevo dove poterti scrivere cosi utilizzo i commenti di un post, spero mi perdonerai! 😀 al massimo poi puoi cancellarlo questo commento… comunque mi serviva un piccolo consiglio riguardo ai rilassamenti dinamici, molto spesso nei 10 minuti che precedono il mio rilassamento sono sempre in uno stato particolare, ovvero c'è una parte di me che per qualche assurdo motivo mi vuole convincere a non farli! 😀 io in questi casi cerco di motivarmi, mi ripeto lo scopo ed il perché voglio farlo, mi carico, e con un pò di impegno e tenacia poi riesco finalmente a fare il mio bel rilassamento, e quando ho finito e apro gli occhi mi dico: "porco cane che bene che sto ora! ero proprio stupido a non volerlo fare!" 🙂
    E cosi via quasi ogni giorno, ora mi sorge il dubbio che ci sia qualche parte di me che non ha ancora accettato a pieno di voler migliorare, forse c'è ancora qualche vecchia convinzione da eliminare, tu cosa mi consigli? continuo in questo modo e prima o poi riuscirò ad accettare con tutto me stesso di fare i rilassamenti? perchè per mollare non mollo di certo ora che sonno arrivato a questo punto, ma sarebbe di certo una buona cosa migliorare il tutto! 🙂 un caro saluto e grazie ancora! p.s. devo decidermi a fare un account! 🙂

  • Ciao Carogabro,

    apprendere come usare bene il linguaggio non significa saper parlare in pubblico.

    Infatti li entrano in atto le nostre emozioni che per quanto uno sappia "parlare bene" possono minare o facilitare la nostra prestazione.

  • Sarà Gennaro ma io nonostante ascolti musica e suoni da una vita… Con l'ars oratoria non sono affatto bravo! 😉
    Sopratutto di fronte a forti emozioni mi si ingarbugliano le parole! Agli esami orali faccio dei casini linguistici colossali!

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