Motivazione: il bastone e la carota funzionano?

Ciao,

la maggior parte delle persone vede la propria motivazionenel fare le cose legata in modo indissolubile con un premio…ma è proprio vero? la vecchia tecnica del bastone e dellacarota era già stata messa in discussione da diversi psicologiuno fra tanti Martin Seligman (per saperne di più daiun’occhiata qui ;-))…

In uno studio condotto da Mark R. Lepper e David Greenedella Università di Stanford in Michigan i ricercatori hannoreclutato 51 bambini di età compresa fra i 3 e i 4 anni.Questi “piccoli partecipanti” sono stati scelti perché eranotutti interessati al disegno. Primo scopo dei ricercatori eraquello di vedere quali di questi bambini fosse realmenteappassionato di disegno.

Questi sono stati casualmente suddivisiin tre gruppi:

1- Ricompensa Promessa: al primo gruppo è statodetto esplicitamente che il disegno sarebbe statopremiato con una medaglia d’oro e con tantodi certificato…

2- Ricompensa a sorpresa: a questo gruppo è statodetto che gli sarebbe stata data una ricompensa ma chequesta sarebbe stata assegnata a sorpresa, anche durantela composizione stessa.

3- Senza ricompensa: a questi bambini non è statapromessa alcuna ricompensa.

Ogni bambino è stato invitato a disegnare, in una stanzaseparatamente (probabilmente per evitare questo effetto)per 6 minuti. Dopo che avevano consegnato il loro disegnogli sperimentatori potevano spiarli da uno specchio uni-direzionale per vedere chi avrebbe continuato a disegnare.

Il gruppo Ricompensa Promessa è stato quello che hacontinuato a disegnare di meno (circa il 10%), poi si èposizionato quello “Senza Ricompensa” (circa il 16%) einfine il più alto di tutti è stato quello della “Ricompensaa Sorpresa” che ha visto ben il 20% dei bambinicontinuare nel “compito”…

Nella condizione “ricompensa promessa” i bambinihanno perso la spontanea motivazione al disegno. Mentrein entrambe le altre due condizioni questa motivazione èrimasta. Infatti non ci sono differenza significative frale condizioni “senza ricompensa” e “ricompensa asorpresa”.

Questi stessi risultati sono stati poi ottenuti anche sucampioni di adulti, e in ogni loro forma di sperimentazionela risposta è sempre la stessa: la ricompensa programmatadiminuisce la motivazione intrinseca nel fare qualcosa…questo è un fenomeno che ho notato molte volte nellarealtà che mi circonda.

Come sai bene svolgo un lavoro professionale che amoe ho iniziato a farlo insieme a molti altri colleghi che comeme erano perdutamente innamorati di questo lavoro. Emolti di loro, non appena hanno iniziato a percepire unostipendio fisso hanno completamente perso quella fortepassione che li animava nei loro “periodi giovanili”.

Per contro chi, come me, si è costruito un’attività da solotollerando quell’ansia del non sapere se a fine mese siavrebbe avuto uno stipendio lauto o meno, è in costantecrescita, frequenta corsi ed è sempre aggiornato.Chiaramente sto generalizzando, ma a me pare chesia proprio così 😉

E tu che cosa ne pensi? anche tu hai un’esperienza simile?fammelo sapere, lascia un commento qui sotto. E se nonlo hai ancora fatto iscriviti ai miei feed rss oppure seguiil blog dal tuo account di facebook.

A prestoGenna

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6 Commenti
  • Ciao Giuseppe,
    mi sono accorto di aver dimenticato un link 😛 puoi trovare tutto cercando come parola chiave "Martin Seligman" nel motore di ricerca. Oppure leggendo "Imparare l'ottimismo", nel quale Seligman ti mostra come è arrivato al paradigma della "impotenza appresa".

  • ciao genna all'inizio articolo dici che la tecnica è già stata messa in discussione ma non riesco a trovare nulla a proposito…
    potresti consigliarmi dove approfondire?

  • Ciao Paolo,

    si infatti in tutti i gruppi si è cercato di creare motivazione, ma a quanto pare evitare di dare una ricompensa aiuta le persone ad aumentare questa "motivazione interna".

    I bambini erano selezionati proprio perchè avevano dimostrato di essere già altamente motivati al disegno.

    Bello risvegli 😉

  • Genna
    secondo me una motivazione esiste nei due gruppi: quelli con la ricompensa avevano come limite prefissato proprio quell'evento mentre gli altri il limite se lo costruivano da soli e era, come dici tu, il piacere di disegnare, di fare qualcosa, solo per il piacere di farlo. Questa motivazione del piacere in sè vale ovviamente molto per bambini di 4 anni, mentre per gli adulti proporrei una specie di generica ambizione (in assenza di ricompensa certa) a fare bene, una sorta di autopresentazione di sè che tende sempre al meglio. del resto la motivazione è essenziale, penso sempre ai pazienti di sacks in >Risvegli, che pur avendo una sorta di consapevolezza non avevano nessuna motivazione a agire.
    bye

  • Ciao Manuel,

    assolutamente si…probabilmente determinati lavori facilitano la "perdita di connessione". Non ti permettono di guardare avanti se non come una missione di "pace e bene".

    Quando invece, come sai bene, hai degli "obiettivi golosi" e sei connesso dentro di te…allora le cose viaggiano ad un'altra velocità 😉

    Thanks
    Genna

  • Ciao,
    oltre alla motivazione(fare) sarebbe bello valutare la felicità(che senso ha quello che faccio).

    Quei colleghi che tu citi, molto spesso non sono felici perchè fanno e sicuramente fanno bene e sono anche molto "indaffarati", ma non sono "connessi" a quello che fanno(ricompensa interna).

    Specialmente qui a Milano, vedo sempre più pazienti e colleghi che dovrebbero essere felici perchè hanno dall'esterno ricomprense continue " per contratto";-)

    Solo che distratti dalla ricompensa si sono persi il bello di "disegnare", la ricompensa interna;-)

    Ciao
    Manuel

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